Dicembre 2023: tra iPhone, Covid e neve finta: un Natale mancato e ritrovato

Dicembre si apre con una discesa al Sud. Sandrino ha preso il treno per la Calabria e Roberto lo aspetta con l’impazienza di chi ha già un programma chiaro: aperitivo, pasta col pomodoro, serata da passare insieme come ai vecchi tempi. Custode esce dal lavoro a Scalea ancora in tenuta da cantiere, puzzolente e vestito da straccione per sua stessa ammissione, ma non c’è tempo per tornare a casa a lavarsi. «Chiuderei un occhio per me per fare un aperitivo, o no?» chiede via messaggio con la voce di uno che sa già che l’amico non gli dirà di no. E infatti Sandrino lo aspetta nell’appartamento sopra la vecchia banca, quello con le finestre blindate e l’aria di un covo segreto. Roberto parcheggia sotto, cinque minuti esatti, puntuale come un orologio svizzero — evento raro che merita di essere registrato nella storia.

Intanto Rocco, dall’altra parte d’Italia, si allieta la mattina con un acquisto che segna l’inizio di una nuova ossessione collettiva: il PlayStation Portal. Se l’è finalmente procurato dopo settimane di caccia allo scalper, e il suo entusiasmo è contenuto come quello di un bambino davanti all’albero di Natale. Ci gioca a letto, ci finisce Kena: Bridge of Spirits, ci prova Sable, ci lancia Diablo. Lo schermo da 8 pollici è più che sufficiente, la connessione non fa una piega, l’ergonomia è ottima. «200 euro veramente spesi bene» sentenzia con la serenità di chi ha trovato il proprio bene rifugio. Silvia, interpellata per una recensione imparziale, offre il contributo decisivo: «È meglio del telefono perché è basso e l’arco, quindi quando tu ci giochi a letto se volessi guardare la televisione potrei guardarlo perché non mi dà un piccio.» Recensione certificata dal reparto convivenza.

Ma è il weekend del ritorno di Sandrino a scatenare la vera bomba nucleare del mese. Il buon Custode ha avuto modo, durante la visita in Calabria, di mettere le mani sull’Asus ROG Ally di Sandrino, e la sua reazione è quella di un pellegrino davanti a una reliquia sacra. L’oggetto è bello, è stiloso, è leggero — «quando l’ho preso in mano un altro po’ lo iettavo per aria» — e quando Diablo 4 si accende su quello schermetto, il mandibulo di Roberto precipita al suolo con la violenza di un meteorite. La scimmia tecnologica inizia a scuotergli le sbarre della gabbia, ma il prezzo lo tiene a bada. Per ora. Rocco, da parte sua, da buon psicologo del gruppo, legge la situazione e sentenzia: il futuro è quello, il costo è inferiore a una buona scheda grafica, e la prossima generazione con i nuovi AMD potrebbe essere la follia giusta al momento giusto.

Il vero terremoto tecnologico, però, arriva a metà mese. Sandrino, in un delirio di scimmia post-Portal altrui, decide che non basta ammirare i giocattoli degli altri: bisogna agire. E quale azione migliore se non cambiare completamente ecosistema? Via il Google Pixel 6, dentro un iPhone 15 Pro Max. Il passaggio viene compiuto con la lucidità di chi sa che Amazon offre il reso fino al 31 gennaio e la rateizzazione in 5 rate, ovvero la combinazione perfetta per acquisti impulsivi travestiti da decisioni ponderate.

Quello che segue è un weekend di puro tormento digitale. Passare da Android a iOS nel 2023 si rivela un’esperienza paragonabile a una migrazione biblica, con meno mare che si apre e più bestemmie che si alzano. Nulla si sincronizza, le chat di WhatsApp non si trasferiscono, e l’unico modo per farlo è cliccare un bottone nascosto durante l’installazione iniziale — bottone che Sandrino, naturalmente, aveva ignorato con la sicumera di chi dice «ma che mi frega, faccio tutto da zero.» Risultato: reset completo dell’iPhone, reinstallazione da capo, e un vocabolario di imprecazioni che si arricchisce di sfumature inedite.

Ma una volta superato il trauma migratorio, le impressioni iniziano a prendere forma. Il lato positivo è innegabile: l’iPhone è un oggetto di lusso, pesante nel modo giusto, quello che comunica qualità e non zavorra. La schermata always-on permette di controllare notifiche, messaggi e persino il prezzo del bitcoin senza neanche sbloccarlo. Il Face ID è di una precisione che rasenta il soprannaturale: «anche se stai lontano dal telefono e volgi lo sguardo verso il telefono, si sblocca.» Il lato negativo? La gestione dei ricordi fotografici, che su Android era una meraviglia quotidiana e su iPhone risulta più macchinosa. E poi i tasti invertiti: il volume a sinistra anziché a destra, come gli inglesi che guidano al contrario, il che genera quotidianamente lo spegnimento involontario del telefono invece dell’aumento del volume, seguito da puntuale bestemmia.

In mezzo alla rivoluzione Apple, Sandrino compie anche un esperimento collaterale: acquista un iPad Air 5, sempre in 5 rate, con l’ambizione di usarlo per il montaggio video. La promessa del tablet per creativi, il dispositivo che Apple vende come la tela digitale del futuro, si scontra brutalmente con la realtà. La penna è inutile per qualsiasi cosa che non sia disegnare a mano libera, il montaggio video su tablet è un calvario rispetto a mouse e tastiera, e dopo tre giorni l’iPad viene rispedito al mittente. «Questa cosa è proprio brutta a livello di consumismo globale» ammette Sandrino con un briciolo di vergogna, prima di aggiungere: «Ma c’è una legge che dice che lo puoi fare e io lo faccio.»

Roberto, dal canto suo, non è da meno in quanto a sfide esistenziali, ma le sue sono di tutt’altra natura. La trasferta a Milano per l’Immacolata, organizzata principalmente per Caterina, si rivela sorprendentemente bella. Il pranzo con i cugini buontemponi di Luisa lo riporta ai vecchi tempi degli sbevazzamenti in compagnia, e il villaggio di Babbo Natale regala un momento che il Custode racconta con la voce che gli trema. Caterina, che non ha mai visto la neve vera, si ritrova sotto una pioggia di schiuma che simula fiocchi di neve, e la sua reazione — «Papà, la neve! Papà!» seguita dal tuffo in mezzo al palco — commuove Roberto fino alle lacrime. «Papà, ma è questa la neve?» chiede poi la bambina. E quando la mamma le spiega che è schiuma, non neve vera, la risposta è immediata e definitiva: «Allora mi ci porti a vedere la neve papà a questo inverno?» Roberto, nel buio del suo vocale, fa una promessa: fosse l’ultima cosa che fa nella vita, deve portare sua figlia a vedere e toccare la neve vera.

Ma dicembre è anche il mese in cui il Covid decide di fare il suo ritorno in grande stile a Guardia Piemontese. Roberto inizia a sentirsi male verso metà mese: brividi, febbre, catarro che non si espettora e non si deglutisce. La corsa a Fuscaldo per il tampone è accompagnata da una preghiera collettiva, perché se è Covid, il Natale a Velletri — il primo vero Natale di Caterina dai nonni — salta. E infatti il verdetto è positivo. Segue una settimana di agonia non tanto fisica quanto psicologica, perché il Custode in malattia va in pseudodepressione, e il Covid amplifica tutto. Sandrino cerca di rassicurarlo: «Non ti preoccupare, dopo 5 giorni sfebbri e via, e poi in famiglia di solito è uno solo il fragile.» L’ottimismo regge fino a quando anche Luisa e poi Caterina risultano positive.

La settimana prima di Natale diventa un conto alla rovescia fatto di tamponi casalinghi e secondi lineette che appaiono o scompaiono. Sandrino offre ripetutamente ospitalità: «Se i tuoi non vi vogliono, vi attrezzo la mansarda!» Ma quando finalmente tutti si negativizzano e la partenza sembra confermata, arriva la doccia fredda definitiva. I genitori di Roberto, terrorizzati dal Covid che impazza, non sono convinti. Non dicono no, ma nemmeno sì: «Fate voi, vedete voi, fate voi, vedete voi.» Per Roberto, che si demoralizza al primo segnale di resistenza e non combatte mai contro i mulini a vento, quel «fate voi» è una sentenza. Il Natale a Velletri salta. La notizia viene comunicata agli amici con la voce di chi ha già iniziato a scivolare nel baratro. «Non so che altro aggiungere, tranne la mestizia che mi pervade.»

La reazione di Roberto alla mancata partenza è un classico del suo repertorio emotivo: necessità compulsiva di spendere. «Ho necessità di spendere, cari amici. Sono sottoterra d’umore. Cosa mi compro?» La scheda video non ha senso perché stanno per presentare la serie 4000 Super. Il telefono nuovo non ha senso perché l’ha appena valutato. Il ROG Ally costa troppo. Sandrino e Rocco sparano idee — caschetto per la realtà virtuale, drone, Nintendo Switch — ma nulla sembra colmare il vuoto. Alla fine Roberto opta per otto volumi del manga di Pluto, l’anime che ha scoperto su Netflix e che considera un capolavoro assoluto, sullo stesso livello dell’Attacco dei Giganti. Sandrino, con la delicatezza di un bisturi, commenta: «Massimo rispetto per chi ancora compra fumetti nel 2023, ma non potrò copiarti l’acquisto perché io intendevo qualcosa di elettronico.»

In parallelo, l’universo nerd del trio continua a espandersi in tutte le direzioni. Rocco ha terminato l’ultimo semestre di lezioni universitarie con una standing ovation degli studenti — «sono venuti tutti a ringraziarmi, mi hanno chiesto di tornare il prossimo semestre» — e la soddisfazione è tangibile. Si è buttato a capofitto nel PlayStation Extra, alternando Journey to the Savage Planet, Guardiani della Galassia, Sea of Stars e Dragon Quest XI con la voracità di chi ha finalmente tempo libero. Sea of Stars in particolare lo conquista: «Quasi alla soglia del capolavoro, un Japan RPG classico fatto da americani con una pixel art bellissima.» Roberto intanto si perde Observer, un indie di fantascienza dove interpreti il computer di bordo di una stazione spaziale, e il gioco lo convince definitivamente: i giochi indipendenti hanno qualcosa che i tripla A hanno perso.

La saga dei consigli videoludici raggiunge il suo apice quando Roberto suggerisce a Sandrino Alan Wake 2, considerato uno dei tre giochi del 2023 con la grafica più impressionante e uno dei soli due titoli a supportare il Path Tracing insieme a Cyberpunk 2077. Il prezzo è irrisorio — 26 euro con lo sconto Epic Game Store — e in omaggio c’è pure il primo Alan Wake Remastered. L’unica controindicazione è che il motore grafico, secondo Digital Foundry, è sostanzialmente rotto: stuttering e framerate ballerino anche su 4090. «Ma il gioco in sé è un gran gioco» chiude Roberto con la logica inattaccabile di chi sa separare l’arte dalla tecnica. Poi rilancia con Final Fantasy VII Remake Intergrade, e qui parte il viaggio nel tempo: Sandrino ci ha giocato 500 ore al Final Fantasy VII originale, l’ha platinato nel 1998, e in più si è fatto 200-300 ore a guardare il compagno di camerata durante il militare che ci giocava sulla PlayStation in una stanza da due letti. «Quasi mille ore su Final Fantasy VII» calcola, con la precisione di un commercialista dei ricordi.

Intanto Sandrino, nelle ferie pre-natalizie, si dedica a un nuovo hobby: la domotica. Si è comprato un Raspberry Pi con Home Assistant e sta scrivendo codice YAML per controllare tutta la casa. «Sto imparando un po’ di codice» dice con la nonchalance di chi sta in realtà rifacendo l’impianto domotico da zero, perché Roberto commenta ammirato: «Bravo Sandrino! È il programmatore di domotica!»

Sul fronte serie TV, il mese è dominato da tre scoperte. Roberto predica instancabilmente il Vangelo di Pluto, l’anime Netflix tratto dal manga di Urasawa che considera un capolavoro al pari dell’Attacco dei Giganti. Lo spinge ovunque, ma Sandrino lo stronca prima ancora di provarlo: «Sottotitolato? Non lo guarderò mai, mi dispiace, non ce la faccio proprio.» Roberto ci rimane male, ma non demorde: «Due cose in cinque anni mi hanno esaltato: l’Attacco dei Giganti e Pluto. È sullo stesso livello.» Poi c’è Blue Eye Samurai, consigliato da Rocco, che Roberto inizia e di cui si innamora immediatamente: «Se il buongiorno si vede dal mattino, il primo episodio vale da solo.» E infine la grande scoperta del mese: Slow Horses su Apple TV+, la serie britannica sugli agenti segreti relegati nell’ufficio dei reietti, che Sandrino definisce superiore a Jack Ryan «di tanto, di tanto, di tanto.» La menzione di Jack Ryan scatena la consueta scaramuccia: Roberto ammette candidamente che quando Sandrino e Rocco parlano di anime, manda avanti veloce i messaggi, e Sandrino risponde che dopo Jack Ryan e Il Trono di Spade ha perso la fiducia nei consigli di Roberto.

La questione Apple TV+ genera poi un siparietto memorabile: Roberto non sa se il servizio richieda hardware Apple o sia accessibile ovunque. Sandrino gli spiega che funziona come Netflix, su qualsiasi dispositivo, e Roberto ammette beatamente: «Io pensavo stupidamente che fosse legato solo all’hardware Apple.» La scoperta lo libera dalla gabbia mentale, e Sandrino gli offre le proprie credenziali per accedere a Slow Horses.

Il Natale del Custode, privato della trasferta a Velletri, si trascina in una palla allucinante — sue parole — alleviata soltanto da Caterina che impara a pattinare con le rotelle regalate per Natale, e dall’assemblaggio di qualche Lego. I messaggi di auguri gli provocano un rigurgito esistenziale: odia la liturgia degli auguri natalizi, odia i «tanti auguri, buon Natale» da gente che non vede e non sente da eoni, e la moglie che passa due giorni a fare auguri su WhatsApp e Facebook gli appare come un fenomeno incomprensibile. «A parte le persone carissime, che potete essere voi e i miei genitori, ma che me ne frega?»

La coda del mese riserva ancora colpi di scena. Roberto scopre che Amazon gli ha tolto il pagamento rateizzabile in 5 rate su ogni prodotto, inspiegabilmente, nonostante sia stato un pagatore impeccabile. La cosa lo manda in bestia, ma non abbastanza da impedirgli di trovare soluzioni: PayPal rateizza in 3 rate, e il destino della Nintendo Switch Lite per Caterina è segnato. La bambina, del resto, gli aveva teso una trappola perfetta: fermandosi durante i compiti, lo aveva guardato negli occhi e gli aveva detto «Papà, ti ricordi cosa mi avevi promesso? Mi avresti regalato Animal Crossing quando sapevo leggere. Io adesso so leggere e so scrivere.» Touché. La Switch Lite corallo con Animal Crossing viene acquistata da BBM Computer, rateizzata in 3 rate PayPal da 66 euro, il giorno stesso della visita per la cisti alla schiena — programmata per l’intervento chirurgico il 24 gennaio.

Il mese si chiude con i preparativi del Capodanno. Rocco e la famiglia passeranno la serata a casa di Sandrino, e i piani del padrone di casa — cenare e andare a dormire alle 22:30 — vengono immediatamente demoliti da Rocco con una promessa che suona come una minaccia: «Leo, noi che faremo alle 10 e mezza a casa di Zio Sandrino? Giocheremo alla PlayStation! E balleremo e canteremo sì da non fargli chiudere gli occhi fino a mezzanotte, quando gli riempiremo il terrazzo di avanzi di fuochi d’artificio!» Sandrino accoglie la prospettiva con l’entusiasmo di un condannato. Roberto, dal suo esilio calabrese, informa che a casa sua Luisa e i suoceri stanno cucinando per 20 persone la sera e 30 il giorno dopo, ma lui, ringraziando Dio di non saper cucinare, si limiterà a mangiare.

L’ultimo giorno dell’anno lavorativo, Roberto esce dal turno con un’euforia che gli è quasi estranea, e Sandrino gli ricorda con la solennità di un filosofo: «Ci pensi veramente, Robè, che il prossimo messaggio che ci manderai sarà un anno dopo? Non saranno 7 giorni dopo, sarà un anno dopo. È una cosa incredibile.» Roberto ride, e per una volta il suo depression style lascia spazio a qualcosa che somiglia pericolosamente alla felicità.