Il mese si aprì con Custode reduce da un crescendo alcolico che partiva dalla sambuca a pranzo e arrivava alla cena, e con un’umiliazione a Mario Kart 8 per mano di Matteo, cugino diciassettenne di Luisa. Un alieno che giocava col sensore di movimento, niente stick, e vinceva sempre. Custode lo guardava allibito mentre la sua autostima veniva calpestata da un ragazzino con i riflessi da ninja. Rokko tirò fuori il meglio di sé: «Diglielo, Gustavo! Che scende il campioncino e gli faccio un culo come un cesto di ciammotti! Guida bendato come guido io! Il ruolo del campioncino è ineludibile!» Io applaudii: «Finalmente il Rocco che conosco!» La 500L intanto era un’epidemia: grigio scuro con interni neri, rottamando la C3 di Margherita. «Sono circondato. 500L ovunque. Una congiura.»
Il giorno della festa della Repubblica, Custode lavorava. Ovviamente. Colazione da Rino — strafatto ma simpatico, occhi da pesce palla e movenze da ballerino al terzo mojito — poi via col solito Mimmo. Radio con Ligabue e Jovanotti in loop, e la riflessione amara sulla religione calabrese del lavoro: averlo ti toglie il diritto di commentarlo. Io da lontano: «Lavorare il 2 giugno è blasfemia.» Lui: «Dall’alto dei miei 40 anni senza fa un cazzo, me ne sto zitto.» Nel frattempo, due puntate di Game of Thrones trovate in fila: Custode si era perso una settimana, inghiottita dal blackout progressivo.
Qualche giorno dopo, Rokko pose la domanda fatale: «Mi conviene passare a Windows 10 o mi tengo Windows 7?» Fu come evocare un demone. Custode si scatenò in una difesa furibonda di Windows 8.1: «Il miglior sistema operativo mai creato sulla faccia della Terra! Ancora con Windows 7? Ma che cazzo fai?» Io, pragmatico: sì, 8.1 era fulmineo, ma provare a collegarlo a un proiettore Epson era un’esperienza mistica nel senso peggiore. Il Surface diventava inutile come un ventilatore in un freezer. Alla fine un vecchio PC con Vista — museo delle torture — funzionò subito. Chiusi: «L’unico non obsoleto so io. Piglia e porta a casa.» Il giorno dopo Custode faceva colazione col sindaco di Guardia: «Mi sento un cittadino del mondo.»
Il sabato arrivò il grande giorno della 500L. Custode, che l’aveva definita esteticamente merdosa, cedette: «Non dico che mi sta a piacere, però nera è caruccia!» Si parlò del misterioso PDF — forse il filtro antiparticolato — e si finì con l’appello per Cannavacciuolo: «Andiamo a mangiare da lui!» Ma la domenica regalò la scena più tenera dell’anno. Rokko insegnava a Leonardo la mitologia lovecraftiana: «Come si dice Margherita?» «Cucciolo oscuro di Shubnigurath!» Poi tentò Cthulhu. «Di’ un po’: Cthulhu.» «Clopo.» «Cthulhu!» «Clopo to.» Un padre, un figlio e un Grande Antico che si rifiutava di farsi pronunciare. Altro che catechismo: qui si insegnava il Necronomicon.
La settimana dopo portò il compleanno di Margherita — «finalmente smette di dirmi che sono vecchio» — e la festa sbrilluccicosa di Adamantea: «A me la voglia di andarci è pari a un calcio sullo scroto.» Il tema era l’essere sbrilluccicosi. Commento: «Mi sbrilluccico la cappella.» Custode si trasformò in corriere ufficiale con la macchina piena di pacchi, iniziò Wolf of Wall Street — «Un capolavoro, ma Luisa lo vuole rivedere» — e affrontò il circuito aerobico: «Mi devo portare la calzamaglia? Mi vesto da Arsenio Lupin?» Rokko, crudele: «Mi sono preso The Witcher 3 a 45 euro!» Custode lo prese sul personale: «Tu stai giocando e io no. Questo è il cazzo di problema.»
Le ferie erano un miraggio: «Ho chiesto un weekend. Risposta: te la prendi nel culo.» Al Bancomat di Guardia la carta non funzionava: «Ma Cristo Dio! Il mio istituto di credito sta in Culonia!» L’Unicredit di Belvedere funzionava, e il Bancomat venne ribattezzato quel cazzo di Bancomat di merda. Rokko raccontava della carta di Margherita smagnetizzata in America: «Il vero ladro non è chi rapina la banca, ma chi la fonda.» Si organizzava l’addio al celibato di Simone, io ero troppo stracco — «sembro un rumeno, mi manca solo la puzza d’alcol» — e Custode si scusava per l’assenza: lavorava come un cane, leggeva i messaggi solo in macchina prima di raccattare Mimmo.
Un giorno Custode mi dichiarò: «Con quella barbetta da bello e maledetto sei un figo della Madonna.» Dopo il momento Cioè Magazine, la realtà: 150 euro prelevati per la RAM della Steam Machine finirono nel muretto del balcone che crollava. Luisa avvertiva: «Sta a crollà.» L’artigiano si offrì, ma pagava Custode. Come se non bastasse, Luisa staccò un’anta del mobiletto: «Vieni a vedere!» E lui la trovò col pezzo in mano come un trofeo. «Anche questo mese niente RAM. Un bacione.»
L’indoor cycling regalò il quasi-incidente dello spogliatoio: Tina lo afferrò per un braccio un attimo prima che entrasse su due ragazze che si cambiavano. Una era «un tocco di fregna assurda». «Non ho visto niente! Tina mi ha bloccato in tempo. E le altre ridevano!» Almeno l’onore era salvo. E le palle pure, visto che Luisa non aveva sentito il messaggio. Poi lasciò finalmente la recensione su Mamma Mia: un momento storico.
L’E3 fece impazzire il gruppo. Custode annunciò Mass Effect Andromeda senza sapere nulla: «Non ho visto il trailer, non so un cazzo, però esce!» Io lo corressi: «Fallout 4 e Shenmue 3 sono le vere novità!» Tremavo solo a pronunciare Shenmue: «Veramente mi sparo una sega!» La Rare tornava con un gioco di pirati ma multiplayer: «Tacci loro.» Custode seguiva tutto col giga residuo, reporter di guerra digitale. Dishonored 2 gli faceva brillare gli occhi. E io mi lamentavo: «Vi avevo detto i giochi per PS4 e non mi ascoltate. Mi avete dimenticato!» Grido da Banshee digitale.
Tyrant diventò la serie del momento: «Sembra la prima stagione di Homeland! Il protagonista è un figo della madonna. Se fossi donna, me bagnerei dalla mattina alla sera. E Luisa conferma!» Il riassunto della trama partiva in quarta, si incartava e poi si raddrizzava: «Due fratelli, Jamal e Barry, anzi Bassam… dacchete, succede un casino!» Wayward Pines saltava una settimana e Custode era devastato.
Rokko riemerse con la naturalezza di chi ha appena preso il pane: «Ieri abbiamo preso una nuova macchina.» 21 km al litro, nonostante il traffico. Si prospettava una birretta ai Tre Papaveri, ma Leonardo era la variabile impazzita. Il matrimonio di Simone era imminente. Custode fu zen: «Sono contentissimo per Simone. Stop.» Ma virò su Antonio: demansionato in uno sgabuzzino, video di sigari su internet, e dopo trenta minuti la Collector’s Edition di Cowboy Bebop. Tre mesi prima una Harley da 7.000 euro. Rokko: «Ma non eri povero?» Antonio aveva tre profili social che a volte si rispondevano tra loro.
A Matera con Luisa: «Bellina, ma non mi strappo i capelli.» Tornando, senz’acqua da venerdì: «Mi sto facendo la doccia a secco. Sono un abitante di Matera del 2015, però con lo shampoo.» Le cacche condominiali sulla rampa d’uscita meritavano vendetta con scopetta e paletta. Si preparava il tecnico Telecom per l’ennesimo sopralluogo, con canaline otturate e il tabaccaio del corso come proprietario della terra da attraversare. I dettagli del matrimonio: l’artista calabrese, la mise en place che Custode ribattezzò soffocon del bucio, le bomboniere in uncinetto a forma di reggi-scroto. Il viaggio nelle Marche per le partecipazioni, guardando i parenti negli occhi: «Così se dicono no, lo fanno in faccia.» Io: «Si dice mise en place, non soffocotto del bucio.»
Rokko riemerse: «Amici, amici, amici!» Reduce da avvocati, quasi un incidente, e neanche mezz’ora per Destiny. Custode annunciava il portascroto in arrivo, e io chiedevo che ruolo avessimo al matrimonio: «Invitati? Testimoni? Figuranti?» Risposi criptico: «Ogni risposta a tempo debito. E i Lannister pagano sempre i loro debiti.» Rokko: «Cazzo, me manca l’ultima puntata!»
Io lanciai l’interrogativo esistenziale: «Quando è l’ultima volta che sei andato a cena fuori? Ti fa schifo la mia app?» Rokko andava da MediaWorld con Margherita in modalità Willy l’Orbo (congiuntivite): sconto del 40%, Dragon Age, Bloodborne, GTA V nel mirino. Custode confessò di non essersi mai registrato su Mamma Mia: «Ecco, l’ho detto.» Un vocale partì per sbaglio: «Quel rumore NON era quello che pensate!» Io, impietoso: «Ti sei segato mentre parlavi, eh?» Rokko scopriva il Festival dei Droni uscendo dall’autostrada. E Custode, dopo l’indoor cycling: «Stasera ho fatto il pieno di culi. Non posso non fare quello che devo fare.»
Un venerdì Rokko andava a Roma per un’intervista con una dottoranda di Padova — «una sorca malededetta, questo messaggio si autodistruggerà» — mentre io stavo a Siracusa e pensavo alla PS4. Custode chiedeva peperoncini piccanti da piantare. L’ultimo giorno di giugno portò Mimmo terrorizzato da un’ape pelosa in macchina: sbatteva i piedi come un indemoniato. Custode fermò l’auto, liberò la petta con un pezzo di carta. «Sto energumeno con la sensibilità di un cucciolo di panda sotto Xanax è pure quello che mi firma lo stipendio.» La cena della palestra si avvicinava, Custode era tentato dalla scheda video da 670 euro, l’indoor cycling finiva, e io: «Comprati una bici! La scheda video no, per favore.» Veronica, da dietro, rideva. Ma rideva col cuore.
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