Ottobre 2023: tra barche strette, opliti digitali e la bellezza greca della palestra

L’ottobre dei tre amici si apre con il sapore del sale e il cigolio di una barca troppo piccola per le ambizioni di chi ci sale sopra. Sandrino è appena tornato da un weekend all’Isola d’Elba, e il racconto della traversata è un’epopea marinaresca che oscilla tra l’idillio e l’incubo. Porto Azzurro, con le sue montagne frastagliate a picco sul mare e le palme dietro la spiaggia, gli è apparso come un approdo piratesco, rovinato soltanto dalle palazzine moderne che ne tradiscono la magia. La barca, lunga 10 metri, ospitava 5 persone in spazi che definire angusti è un complimento: minicamere con letti da una piazza e mezzo dove il respiro è optional, bagni che si aprono come armadi, e un quadrato dove il divano letto è l’opzione più lussuosa. Sandrino, condannato nella prima notte a dividere il quadrato con un collega che russa come un locomotore, non riesce a chiudere occhio. Alle 3 o 4 del mattino, si arrende: esce dalla barca, trova una sala d’attesa nel porto, si sbrava su una sedia e aspetta l’alba come un naufrago in sala d’attesa. Roberto, ascoltando il racconto, quasi si commuove. “Te stimo tanto,” gli dice, con quella sincerità disarmante che gli è propria, confessando che lui, comodino com’è, sarebbe crollato al primo dondolio. E a proposito di dondolii: Roberto ribadisce che a lui la barca farebbe vomitare l’anima, per quanto ami l’idea romantica di approdare nei porti e sbarcare per un aperitivo. A corredo dell’avventura marina, Sandrino lancia la sua consueta crociata sociologica: l’Italia è un paese di tatuati e portatori di cane ovunque, anche in barca. In Trentino, racconta, i tedeschi erano immacolati — nessun tatuaggio, nessun cane al seguito — mentre gli italiani sfoggiavano entrambi con fierezza. Roberto coglie la palla al balzo: lui e Luisa sono tra i pochi cristiani al mondo senza un tatuaggio, e confessa di star crescendo Caterina nel più assoluto “razzismo” verso piercing e tatuaggi. “Guarda quella, pare una mucca,” dice indicando i piercing al naso, mentre Luisa lo sgrida perché Caterina poi ripete tutto a scuola.

Nel frattempo Roberto accompagna Caterina al cinema a vedere il film dei Paw Patrol. Il viaggio di 25 minuti fila liscio — nessuna nausea, nessuna pillola — e per un padre che monitora ogni chilometro della figlia come un ingegnere della NASA, questa è una vittoria epocale. Il film, però, è un’altra storia: graficamente curato, ma di una noia letale. Roberto rischia di addormentarsi più volte, mentre Caterina, che in vita sua non ha mai visto un episodio dei Paw Patrol, se lo gusta dall’inizio alla fine dichiarandolo bellissimo. I misteri dell’infanzia.

Qualche giorno dopo, Roberto annuncia trionfante una notizia storica: l’Agenzia delle Entrate gli deve dei soldi. Per la prima volta nella sua esistenza, il flusso è invertito. Dai calcoli a campione dell’anno 2020 risulta che gli spettavano 1.200€ di rimborso per lavori di ristrutturazione, gliene hanno restituiti solo 700, e quindi avanza 500€. Il problema è che la comunicazione dell’Agenzia è scritta in “agenzia-delle-entratese”, una lingua che nemmeno le due commercialiste — la sua e quella di Luisa — riescono a decifrare immediatamente. Ci vuole il marito di una cugina, commercialista per una grande azienda a Potenza, per tradurre il geroglifico in linguaggio umano. Sandrino non perde l’occasione per la cazziatona: “Ma tu il CUD lo schiaffi sul 730 e pg invio, che cacchio ti serve una commercialista per piggiare un bottone?” Roberto, serafico, accetta la crocifissione: “Cinquanta euro, questo è quello che pago. Sono pronto alla fustigazione.” Ma quando Roberto menziona di avere un ISEE basso, Sandrino esplode: un avvocato in famiglia e l’ISEE basso? “È per questo che l’Italia va male,” sentenzia. Roberto si difende con la rassegnazione di chi ha spiegato la stessa cosa mille volte: da lì a Natale entreranno circa 4.100-4.200€ tra stipendi e tredicesima, ma Luisa deve pagare 3.000€ alla Cassa Forense tra tasse e albo. Il conto non torna mai. Il giorno dopo Sandrino si scusa, ci ha riflettuto una notte e ammette di aver esagerato. Però nel frattempo ha rinominato Roberto sul cellulare: “Custodino Iseino.”

Nel frattempo Sandrino tira le somme su Starfield: voto 8, non di più. La grafica non è da urlo ma la ricchezza di particolari è devastante — racconta di un avamposto dove ha trovato su due scrivanie i disegni di una bambina, uno col razzo che precipita e la scritta “io odio lo spazio”, l’altro col razzo che parte e “io amo lo spazio”. Due texture uniche, trovate solo lì, un dettaglio che da solo vale più di molte trame principali. La trama, però, è un déjà vu di fantascienza già vista: con 55-60 ore di gioco, la missione principale si potrebbe chiudere in 30. Il crafting invece è fenomenale, con gente su YouTube che costruisce città e astronavi gigantesche. “Uno potrebbe campare come il re dei ratti lunari sulla sua base,” commenta con la poesia che solo un nerd innamorato sa trovare.

A inizio mese arriva il giorno dell’intervento di Silvia, la compagna di Rocco. Quella mattina, alla clinica, Rocco nota una cimice nell’ingresso e ne trae un paradossale conforto: è il segno che questa volta non si tratta dell’ospedale con le doppie porte, le mascherine, i camici sterili. Questa è una clinica privata tranquilla, dove una cimice è solo una cimice. Il chirurgo, il dottor Marziali, li accoglie e sorprende tutti: si ricorda che Silvia aveva rimandato l’intervento perché Lucia, la nonna dei bambini, doveva operarsi al seno. Un dettaglio mai scritto su nessuna cartella clinica, ricordato a mente. Rocco si commuove: “Ci vorrebbero più dottori come lei.” L’intervento non è la laparoscopia prevista ma un taglio vero, più grande del previsto, da un lato all’altro della pancia. Silvia ne esce bene, anche se il recupero sarà lungo: dolori, umore altalenante, giorni buoni e giorni in cui ogni parola è sbagliata. Roberto e Sandrino seguono tutto a distanza con affetto sincero. “Mi viene soltanto in mente da dirti che te voglio bene,” dice Roberto dopo aver ascoltato d’un fiato il racconto di Rocco.

Mentre Silvia recupera, Rocco racconta con orgoglio crescente la sua avventura universitaria. Da 14 allieve iniziali sono diventate 16, con ragazze trasferitesi da altri corsi appositamente per il suo insegnamento di psicologia giuridica e criminologica. L’unico esame specifico della loro facoltà, l’unica lezione in cui ci sono solo loro. Rocco descrive il suo metodo: parte dai Simpson, dal processo di Tony Ciccione. “Quindi lei nega di aver fatto entrare in città dei tir con sigarette di contrabbando? Durante il proibizionismo?” E Tony Ciccione che risponde: “E che cos’è un tir?” Ecco, spiega alle allieve, lo psicologo forense deve sempre ripartire da zero: “Che cos’è un tir?” ogni volta, per ogni caso. Niente sovrapposizioni, niente pregiudizi diagnostici. Roberto rimane folgorato dall’aneddoto e lo ricorderà per settimane. L’unica difficoltà confessata da Rocco, con la sincerità che lo contraddistingue, è che 16 ragazze ventenni di un’università privata costosa, tutte curate, eleganti, atletiche — “c’è una, Talesofia, bionda, occhi azzurri, d’origine polacca, proprio bella bella bella” — rappresentano una sfida di concentrazione che farebbe impallidire Indiana Jones. Roberto, ascoltando la descrizione, commenta con un tuffo al cuore: “Sono le mie ragazze ideali. Belle, ben vestite, tutte accittate come piace a me.” E poi, la nota surreale: Rocco ha iniziato a insegnare senza sapere quanto lo pagheranno. “Ho iniziato un nuovo lavoro, sì, me pagano, sono sicuro che me pagano, ma non so quanto me pagano,” riassume Roberto incredulo.

La risposta arriva verso metà mese, quando Rocco finalmente ritira il contratto: poco più di 100€ l’ora, pagamento in due tranche tra gennaio e marzo. Per una mattina a settimana e tre mesi di corso è uno stipendio degnissimo. L’università gli ha anche creato la pagina sul sito come professore, con tanto di foto ufficiale. Su 76 docenti della facoltà, 56 sono a contratto come lui — la normalità accademica italiana, dove la pensione resta un miraggio ma almeno la soddisfazione è reale.

Il versante nerd del mese è dominato da una nuova ossessione condivisa: la saga di Drizzt Do’Urden dei Forgotten Realms, scritta da R.A. Salvatore. Rocco è partito per primo, divorando libri su audiolibro durante i viaggi in macchina, e il suo entusiasmo è talmente contagioso che Roberto si fionda su Audible a scaricare il primo volume. “Non potrei interrompermi perché è bello, bello, bello, bello,” dice Rocco del quarto libro, La Lama di Cristallo, descrivendo un mondo di elfi, nani, barbari e draghi che sembra una campagna classica di D&D resa prosa. Roberto rimane colpito dalla bravura del lettore dell’audiolibro — “recita ogni singola parte, fa tutte le vocine” — e si ritrova a tardare nel parcheggio del supermercato per finire il capitolo prima di scendere dall’auto. Entrambi concordano: non serve sempre il Nobel norvegese che scrive senza punteggiatura sulla vita di un pittore. “Ma va, ma che cioè, viva i libri di intrattenimento carini, di fuga,” taglia corto Rocco con la grazia di un barbaro nanico. La discussione letteraria si allarga: Martin del Trono di Spade ha sicuramente preso a piene mani da Salvatore, che scriveva negli anni ’80, così come l’autore di The Witcher si è ispirato al Drow bistrattato dai capelli bianchi. “Le idee sono finite con Shakespeare,” conclude Rocco filosoficamente.

Roberto nel frattempo finisce Invincible in una maratona di un episodio a sera. “Dopo l’episodio di ieri sera è veramente un capolavoro,” proclama dopo il finale di stagione, ammettendo che la serie contiene tutto ciò che odia dei fumetti americani di supereroi e contemporaneamente tutto ciò per cui adora le storie ben raccontate. Finisce anche The Devil’s Hour, che lo lascia a occhi spalancati durante lo spiegone finale: “Vedevo solo che inginocchià di fronte ai tuoi consigli,” dice a Rocco, il sommo consigliere seriale del gruppo. Rocco consiglia anche il film “Nessuno ti salverà” su Disney Plus — non un horror come sembra, ma qualcosa di sorprendente dove nessuno parla per quasi tutta la durata. Anche Rocco ha le sue scoperte: la Caduta della Casa degli Usher su Netflix, pseudo-horror di Flanagan, l’ennesima gemma del creatore di Hill House e Midnight Mass.

Il dibattito sul woke esplode brevemente quando Sandrino lamenta le pubblicità del Pixel 8 e del Meta Quest, e Roberto conferma che Disney sta pagando a caro prezzo la sua svolta ideologica. “Neanche quella stessa gente sta premiando la Disney,” osserva il Custode, elencando le produzioni zoppicanti compreso il discusso live action di Biancaneve.

Sul fronte videoludico, Roberto si mette in testa di procurare a Roberto il nuovo Super Mario Wonder per Nintendo Switch — tramite canali, diciamo, alternativi. Il Custode, nel suo ruolo di “Antonio del gruppo,” chiede sfacciatamente il link torrent, e Sandrino glielo trova. Il gioco funziona sull’emulatore Ryujinx ma non su Yuzu senza una patch introvabile. Sandrino, nel frattempo, lo gioca da ROG Ally e lo giudica da 10 per level design e trovate geniali, anche se ammette che il platforming 2D gli intreccia le dita dopo anni di RPG. Roberto suggerisce anche Lies of P, il souls coreano basato su Pinocchio, gratuito su Game Pass — “Non stravolge nulla, è fortemente ispirato a Bloodborne, talmente ispirato che alcuni dicono che siamo alla soglia del plagio. Però un plagio fatto bene.”

La saga di Star Citizen torna con l’ennesimo capitolo: un’intervista a Chris Roberts nel suo ufficio fantascientifico con un’astronave in scala alle spalle — “Tutto quell’ufficio l’hanno pagato con i 600 e passa milioni” — e una tech demo del nuovo motore grafico. Sandrino analizza con precisione chirurgica le nuvole volumetriche, il Ray Tracing, il DLSS, e il sistema di fisica degli abiti di un personaggio in pigiama ospedaliero che ha mandato in visibilio i forum. “Due pagine di discussioni per un grembiule che svolazza,” commenta sconsolato. La cosa che lo diverte di più è la guerra nei forum tra i cultisti esaltati e gli scettici: qualcuno ha persino compilato una statistica delle dichiarazioni di Roberts, calcolando che quando dice che una feature è pronta, significa che verrà implementata dopo 2,5 anni. “Spero solo di essere vivo quando il gioco uscirà,” ha scritto un utente, riassumendo il sentimento di una generazione. Sandrino e Roberto concordano: di Star Citizen non gliene importa nulla, ma Squadron 42 lo aspettano con la fede cieca di chi sa di essere preso in giro ma non riesce a smettere di sperare.

Sandrino annuncia di essersi iscritto in palestra, e lo fa con la solennità di un manifesto ideologico: basta con il buonismo sull’aspetto fisico, il suo modello è la bellezza greca delle statue classiche. “Non penso che diventerò mai come una statua greca, ma voglio avvicinarmici.” Veronica gli ha dato del pazzo. Roberto osserva perplesso: “Ma tu fai sport da sempre, vai in bicicletta chilometri e chilometri, come fai a non essere tonico?” E poi si arrende alla propria cicciosità con eleganza: “Io continuerò a morire nella mia ormai cicciosità, non tonicità e vecchitudine.” Sandrino, imperterrito, coglie l’occasione per un’altra osservazione sulla palestra: le donne lì dentro “fanno di tutto per far vedere la loro tonicità senza nascondere nulla.” Servirebbe un paio di Ray-Ban Meta con le telecamerine, confida a Roberto con la complicità di chi sa di non doversi giustificare.

Verso fine mese, il discorso scivola su un terreno condiviso e dolente: la vita domestica. Rocco descrive giornate massacranti tra studio, pazienti, spesa, bambini, e un ritorno a casa dove Silvia, ancora dolorante dall’operazione, ha l’umore altalenante e ogni parola può diventare una miccia. “Io sento d’averci la voglia di farmi una risata, di essere gioioso, di essere felice,” dice con quella stanchezza che non è fisica ma dell’anima. Sandrino filosofeggia con la delicatezza di un martello pneumatico: “Le donne non hanno interessi. Stanno in casa tutto il giorno senza fare una mazza.” E poi, con un colpo di genio: “Dalle il gamepad, falla farmare a Diablo. Tu torni a casa, il personaggio è livellato di 10 livelli, lei è felice, tu sei felice.” Roberto si accoda con lo sfogo liberatorio di chi ha tenuto troppo dentro: Luisa torna sempre a casa incavolata, non ha hobby, il suo unico svago è una partita a burraco online con i genitori, e il suo unico vero interesse è la pulizia della casa. “Le peggio litigate per Caterina che tira fuori i giochi dopo che è venuta la donna delle pulizie. Ma che deve fare una bambina di sei anni, stare seduta sul divano a vedere Matataranni?” Il trio si ritrova, come sempre, nella solidarietà maschile di chi sa che non c’è soluzione, solo condivisione. E Sandrino chiude con una riflessione tagliente rivolta a Rocco: tu hai vissuto una tragedia, hai avuto l’opportunità di stare per conto tuo, e hai scelto di accompagnarti di nuovo. “Prendatela soltanto con te stesso, caro Rocco.”

Il mese si chiude con Sandrino che torna a Diablo 4, sconfitto da Super Mario Wonder — “troppo per il mio cervello, troppo per la mia mente debole” — mentre gioca da ROG Ally a 900p e 60 fps con quasi tutto al massimo. Rocco intanto è al sesto libro di Drizzt, e racconta del Bitzee che hanno regalato a Lavinia: una scatoletta con un display che flippa mostrando animaletti che sembrano fluttuare in 3D, una specie di Tamagotchi evoluto a 30€ che entusiasma padre e figlia allo stesso modo. “È un po’ il senso dei giochi che facciamo noi,” ammette Rocco. “Nuovi vestitini per i nostri personaggi.”