Aprile 2023: denti spaccati, razzi spaziali e confessioni nerd tra amici

Aprile si apre con una notizia che suona come una sentenza: il Cinema Guardia, l’unico cinema degno di questo nome in tutto il circondario calabrese del Custode, ha chiuso definitivamente. Roberto lo scopre nel modo peggiore, mentre passeggia con Caterina e altri genitori dell’asilo. Un padre lo guarda con la compassione riservata ai condannati: “Hanno chiuso definitivamente, ho parlato col proprietario, non ci stavano più con le spese.” Roberto rimane impietrito. Caterina, che da settimane lo tartassa con il conto alla rovescia per il film di Super Mario — “Papà, quanto manca il 5 aprile?” — non sa ancora che il suo tempio del grande schermo ha abbassato la saracinesca per sempre. L’alternativa più vicina è a Paola, forse a Diamante, forse a Cosenza. Roberto sospira e guarda la vetrinetta vuota delle locandine come si guarda una tomba fresca.

Ma il Custode non è tipo da arrendersi quando si tratta della felicità di sua figlia. Qualche giorno dopo, carica Caterina in macchina e macina 30 km solo andata per portarla a vedere il film di Super Mario al cinema. È la prima volta che fanno un viaggio così, da soli, padre e figlia, ed è già una conquista. Il film li entusiasma entrambi. Roberto ne esce in visibilio: “Uno dei migliori film d’animazione che abbia mai visto,” sentenzia con la solennità di chi ha appena assistito a una rivelazione divina. Il fanservice per i conoscitori del franchise è totale, e Caterina riconosce personaggi, livelli, perfino i nomi dei nemici. “Ah ma questo è Todd! Ah ma ci sono i Koopa!” Roberto gongola come un padre che vede il proprio seme nerd germogliare rigoglioso.

Sandrino, dal canto suo, porta Mila allo stesso film pochi giorni dopo. L’esperienza è meno trionfale. La piccola, che ha solo quattro anni e due anni in meno di Caterina, si spaventa quando Luigi finisce nel bosco pauroso e si accuccia in braccio al padre piangendo. Per il resto del film sbadiglia. Sandrino ne esce con una critica spietata: “Noioso a dire poco,” e un filo di risentimento verso Roberto, che non l’aveva avvertito abbastanza della scena paurosa. Roberto si cosparge il capo di cenere: “Non era questa la mia intenzione, se Mila si è spaventata mi dispiace tanto.” Le scuse sono sincere, ma Sandrino ha già aggiunto l’episodio al suo catalogo mentale di lamentele cosmiche.

Il vero dramma del mese, però, si consuma nella bocca del Custode. Una sera qualunque, mentre pranza al lavoro, sente qualcosa che non va. Pensa a un’otturazione saltata, va dal dentista la sera stessa, si stende sul lettino. Il medico lo guarda e impallidisce: “Cioè, non ci credo. Hai il dente spaccato di netto con una frattura verticale identica a quella dell’anno scorso.” Roberto vede bianco. Per un attimo pensa di svenire. La stessa identica frattura, sullo stesso tipo di dente, dalla parte opposta dell’arcata. Il dentista ammette di non aver mai visto niente del genere in tutta la sua carriera. “Ma che hai mangiato?” gli chiede, genuinamente perplesso. Roberto non sa che rispondere, sa solo che l’universo ce l’ha con lui personalmente.

Il medico, preso dalla pietà pasquale — siamo a ridosso di Pasqua e non può lasciarlo in quelle condizioni — gli estrae la parte scheggiata e gli fa una ricostruzione temporanea con del composito, il tutto in un’ora, per 50 euro in nero. L’appuntamento decisivo è fissato per il 26 aprile: in base alla guarigione della gengiva, o gli mettono una corona per circa 500 euro, o estraggono tutto e gli impiantano un dente nuovo per 1.500 euro. Roberto torna a casa e riassume la situazione con lucidità disarmante: “Io a 48 anni sto perdendo i denti.”

Come se non bastasse, la stessa sera il frigo di casa smette di funzionare. Luisa apre il congelatore e le cola addosso un’alluvione di ghiaccio sciolto. Roberto esce dalla doccia in quattro e quattr’otto, si veste e corre a constatare il disastro. Il tiramisù della zia di Luisa, congelato per le grandi occasioni: buttato. Un quarto di forma di gorgonzola — “la zola,” come la chiama Roberto, scatenando le correzioni linguistiche di Sandrino — che una cugina aveva portato da Monza Brianza appositamente per lui: buttata. “Santi Dio, santi numi, santa polenta,” è tutto quello che riesce a dire. La scheda del frigo costerà 170 euro di riparazione.

E mentre le spese si accumulano — denti, frigo, benzina a 1,719 euro al litro — Roberto tiene viva la fiamma della sua ossessione: la scheda video. Ogni mattina, sulla tazza del cesso, e ogni sera, prima di spegnere il cellulare alle tre e mezza di notte, controlla Amazon alla ricerca dell’offerta divina su una RTX 4070 Ti. Sandrino gli posta link di schede in offerta per simpatia, e Roberto oscilla tra il delirio consumistico e la disperazione economica come un pendolo impazzito. “Non c’ho una lira, Sandri, non c’ho proprio una lira,” ripete come un mantra, per poi aggiungere: “Però se trovi la scheda al prezzo giusto, me la compro pure io, la devi comprare tu, dobbiamo morire da fame insieme, Roberto!”

Sandrino nel frattempo ha i suoi dilemmi. Analizza la RTX 4070 — non la Ti — uscita a 669 euro, e dopo una notte di benchmark e recensioni la scarta con la grandezza d’animo del poeta: “Meglio bruciare come una stella che vivere in un grigio di mediocrità.” Roberto sottoscrive col sangue. Poi Sandrino fantastica sullo Steam Deck, che aveva già comprato e rivenduto a 1.000 euro, e ora vorrebbe ricomprare su Subito.it a 500-550 euro per giocare a Hogwarts Legacy in mobilità. Il ragionamento è perfetto nella sua circolarità: comprarlo, giocarci, rivenderlo a 400 euro, una perdita di soli 100 euro come investimento nel proprio futuro. Tutto questo finanziato liquidando 700 euro di Ethereum, cosa che non avrebbe mai fatto prima perché quei soldi erano sacrosanti. Ma i tempi cambiano, e la scimmia sul groppone pure.

A fine mese, Sandrino taglia il nodo gordiano in modo inaspettato: annulla l’ordine della 4090 perché si è comprato una bicicletta nuova. “Ho dovuto fare una scelta: o bici o scheda,” annuncia con la calma di un samurai. Roberto accoglie la notizia come un lutto personale.

Ma il mese non è solo hardware e denti spaccati. Nella chat dei tre serpeggia un’apprensione più profonda. Roberto, elencando i sintomi — stanchezza cronica, vista che cala inesorabilmente, denti che si spezzano, caviglie gonfie e venose — arriva alla conclusione che teme: potrebbe soffrire di diabete. Suo nonno materno ne soffriva ed è morto per quello. Si fa prescrivere le analisi, va a fare i prelievi al centro Sanitas di Cedraro perché dell’ospedale pubblico non si fida, e aspetta i risultati con la serenità di chi si sta scrivendo il testamento.

I risultati arrivano a metà mese e sono, nella sostanza, una buona notizia: tranne il colesterolo un po’ alto, cosa cronica e nota, tutti i valori legati alla glicemia sono nella norma. Roberto è sano come un pesce, almeno su quel fronte. “Se sto a perdere la vista e i denti è per un altro motivo,” commenta con il suo tipico ottimismo rovesciato. Prenota comunque una visita dalla diabetologa per scrupolo.

Rocco, da buon consigliere, gli fa notare con gentilezza chirurgica che forse il problema della vista non è il diabete ma il fatto che dorme quattro-cinque ore a notte, tre sere a settimana, e passa il tempo restante incollato a schermi luminosi. Roberto riconosce il punto ma si difende: “Se mi privo di quel poco che c’ho di svago, me posso pure buttare in un pozzo.” Il Custode è un uomo che non ha amici fuori dalla chat, non esce, non ha vita sociale. Quei momenti notturni davanti al PC sono il suo ossigeno. Toglierglielo sarebbe come chiedere a un astronauta di respirare nel vuoto. Sandrino gli suggerisce di andare a letto alle 9:30 come fa lui e giocare solo quando ci sono i nonni a tenere Caterina. Roberto finge di non aver sentito.

Sul fronte lavorativo, Custode racconta la storia di Naomi, una ragazza musulmana di Modena che si era trasferita a Scalea per amore di un ragazzo calabrese e aveva lavorato tre mesi alla Capitan. Se ne torna su, il fratello le ha trovato un posto da segretaria a 1.600 euro al mese contro i 750 che guadagnava in Calabria. Il divario è talmente abissale che nessuno può biasimarla. Sandrino riassume la lezione economica del Mezzogiorno con la consueta sintesi: “Ma posso fare la segretaria pure io a quel prezzo.”

Un pomeriggio, Sandrino sale sulla Tesla Model 3 dell’amico Frenk e ne esce convertito. Il tetto trasparente, gli interni in radica, lo scatto da 0 a 100 in 6 secondi. Frenk l’ha pagata 35.000 euro con l’azienda, senza sconti. Parte una discussione epica su come Tesla abbia “ammazzato il mercato”: una Volkswagen ID.3 a 42.000 euro, una Fiat 500 elettrica a 25.000 per una scatoletta. Roberto, dalla Calabria, ascolta con la devozione di un fedele davanti alla reliquia e rilancia: “A 25.000 mi sarei venduto casa per andarla a comprare.” I due sognano insieme la fantomatica Model 2, l’auto del popolo promessa da Elon Musk da anni a 25.000 euro, che però non esce mai. Nel frattempo, Sandrino ripercorre la sua storia automobilistica in discesa — Alfa 147 a 25.000 euro, Audi A3 usata a 20.000, Dacia Duster a 15.000 — e conclude: “Sono sempre andato a scendere nella vita, dovrei farmi una domanda e darmi una risposta.”

A proposito di Dacia: Roberto segue una Duster grigio scuro per strada e si innamora. Sandrino gli garantisce che i prezzi partono ancora dai soliti 12-13.000 euro per la base. Roberto se ne va sul configuratore online a sognare, ben sapendo che non può permettersi nemmeno i calzini nuovi.

L’esplorazione spaziale regala al gruppo uno dei momenti più genuini del mese. Il secondo tentativo di lancio di Starship decolla con successo, e Sandrino se lo gode in diretta, emozionandosi visibilmente. “Pensate quando negli anni ’60 sono andati sulla luna, che cosa ha provato la gente,” riflette con voce rotta. Roberto, che non ha potuto vederlo in diretta perché lavorava, condivide la stessa commozione parlando di Ingenuity, l’elicotterino marziano progettato per 5 voli che ne ha compiuti 50, e delle provette di campioni lasciate da Perseverance sulla superficie di Marte in attesa di una missione futura. “A me vengono i brividi, mi trema la voce solo a dirlo,” confessa con una sincerità che buca lo schermo.

La rabbia arriva quando i titoli dei giornali riducono tutto a “BOOM! Il razzo di Musk esplode!”: clickbait da due soldi che alimenta l’ignoranza di chi pensa che i soldi andrebbero spesi a “piantare le patate.” Roberto, che si sta leggendo i romanzi di Eymerich, invoca il rogo per giornalisti e commentatori: “Tornerei proprio ai tempi di Eymerich, rogo per tutta sta massa di cialtroni.”

Sul versante delle serie TV, il Custode regala al gruppo la confessione più imbarazzante del mese. Prima il prologo: su consiglio dell’amico Lucchino, inizia a guardare Mercoledì, la serie che aveva stroncato senza mai vederla. La figlia ne era ossessionata, aveva speso 30 euro per la parrucca di Carnevale, e Roberto aveva resistito per principio. Ma una sera si siede, guarda il primo episodio, poi il secondo, poi il terzo, e si ferma al settimo solo perché sono quasi le tre di notte. “Mi è piaciuta tantissimo,” confessa con la voce di chi si sta consegnando al nemico. “Lo so, ci sta un girone dell’inferno solo per me.” Anticipa chirurgicamente la reazione di Sandrino: “C’hai ragione, uno che gioca a Hogwarts Legacy catturando gli animaletti pupazzetti è normale che gli piaccia pure Mercoledì.” Poi rincara: si è “stra-innamorato” di Emma Myers — “peccato che c’ha 21 anni, potrebbe essere mia nipote” — e ha scoperto che la rettrice della scuola è Gwendoline Christie del Trono di Spade.

L’altra confessione riguarda Gintama, l’anime adorato sia da Sandrino che da Rocco. Roberto guarda il primo episodio e si addormenta. Non una metafora: si addormenta fisicamente sul divano. “Uno strazio, una palla allucinante,” sentenzia, sapendo di servire la propria testa su un piatto d’argento. Sandrino non si stupisce: “Uno che si è guardato Il Trono di Spade, una serie di una noia mortale, e che gioca a Hogwarts Legacy con gli animaletti, non mi aspetto nulla di meno.” Roberto promette di dare almeno una seconda possibilità, poi devia su The Witcher, che inizia a guardare e promuove con un timido sette e mezzo. Apprezza Henry Cavill — lo adora dai tempi di Superman e della scazzottata nel bagno di Mission Impossible — ma nota che Yennefer e Triss nella serie sono un po’ “scialbette” rispetto alle versioni videoludiche. Sandrino concorda con trasporto.

Nel mezzo di tutto questo, Roberto inizia anche Cyberpunk 2077. In fase di creazione del personaggio, scopre che è possibile mettere il seno grande e il “pipino” contemporaneamente, e ovviamente lo fa. Quando Sandrino lo viene a sapere, gli fornisce il background narrativo perfetto: “Forse è un nomade proprio perché era trans e l’hanno cacciato dalla città.” Roberto apprezza la battuta e dopo qualche scambio decide di ricominciare da corporativo, convinto da Sandrino che in un gioco cyberpunk “che ci stai a fare in mezzo alle tende.”

I bambini, intanto, si ammalano a rotazione con la costanza di un orologio svizzero. Caterina si becca catarro, febbre a 38, vomito, e infine la scarlattina, tutto nel giro di poche settimane, ogni volta puntualmente nel weekend. “Sembra che lo faccia apposta mia figlia,” commenta Roberto con una rassegnazione cosmica. Mila sta sotto antibiotico. La pediatra non si scomoda nemmeno più: “Signora, è il virus che hanno tutti i bambini di questo periodo.” Solo Leonardo e Lavinia sembrano immuni. “Ma che gli dai, le vitamine atomiche?” chiede Sandrino con genuina incredulità. Rocco risponde con la saggezza di chi combatte su un altro fronte: Lavinia si inventa la tosse per attirare attenzioni, e i problemi comportamentali, a volte, sono più complessi di quelli fisici.

Rocco, nel frattempo, racconta del suo viaggio a Roma per gli esami del master e della fossa IMHOF da 11.000 euro che deve installare, un impianto per lo smaltimento delle acque reflue che i costruttori avrebbero dovuto fare e per cui lo hanno preventivamente rimborsato. Sandrino gli chiede se per caso ha una spesa da 5-6.000 euro da fare in nero, perché vorrebbe far girare soldi sulla sua carta cripto con il 5% di cashback. La proposta è talmente sfacciata che risulta quasi poetica.

Il mese si chiude con Sandrino che, tornando a casa, percorre il vialetto alberato prima del cancello e viene salutato da un paio di anziani del posto. Dopo tre anni che vive lì, è passato dall’essere “il pezzente che non voleva nessuno” a una persona che salutano. “Piano piano, cari amici, ci si fa strada anche in quel di Parco Muratori,” commenta con una soddisfazione che vale più di qualsiasi scheda video.