Terre alte

7 settembre 2016
Terre alte

Nel 2010 ho intrapreso un viaggio in Nepal, ed ho raccontato sul blog, giorno per giorno, le giornate passate sull’Himalaya.

Terre alte è una sintesi del viaggio, raccontata in una nuova forma per i lettori di altitudini.it ed in vista del Blogger Contest.2016.

Buona lettura, e non dimenticate di guardare il video del viaggio!

 

Terre alte

 

Vagabondo dei cieli: mi affaccio dal finestrino e scopro di sorvolare il Nepal, coperto di foreste e incorniciato da montagne incredibili.

E altrettanto incredibile è l’avvicinamento a Lukla, simile alla pista di atterraggio di una portaerei ormeggiata su una parete di roccia verticale.

Finalmente sono sull’Himalaya!

3840m, pioggia: qui piove, quella pioggerella continua che non cessa mai e che ti entra nei vestiti.

Eppure il maltempo non guasta la meraviglia provata nel percorrere una giungla di rododendri in fiore, simile ad un giardino arroccato su rocce dalle forme aguzze e scolpite di preghiere.

Questo è quello che vuol dire staccare dal tran tran giornaliero!

3880m, vette: bevo acqua o thè nero, le altre bevande costano troppo a questa altitudine. Seguendo questa dieta in 5 giorni ho già bisogno di una cintura per i pantaloni!

In lontananza scorgo l’imponente massa dell’Everest e del Lhotse. Da qui Sagarmatha mi richiama, ma è ancora talmente lontana che sembra di essere in una scena del Signore degli Anelli, quando Frodo vede per la prima volta Monte Fato.

4270m, nuvole: Arrivo a Periche attraversando una gola dove convergono tutte le nuvole viste nei giorni precedenti, un vento fortissimo le scaglia sopra l’avamposto dell’Himalaya creando un vortice di nubi sopra la mia testa.

4930m, roccia: stanotte faceva talmente freddo che non ho dormito più di 2 o 3 ore. Il percorso di oggi si snoda attraverso la morena del ghiacciaio del Khumbu, un’enorme galleria scavata sul terreno che parte dall’Everest e termina nei pressi di Periche.

È una valle di roccia ferrosa con le montagne a fare da sfondo, le scarpe sporche di polvere ed il sole che mi stacca la pelle.

5364m, ghiaccio: al limite dell’insolazione arrivo alla base dell’icefall, la lingua di ghiaccio che il Lhotse, il Nuptse e l’Everest vomitano sulla valle, porta di accesso alle vette più alte della Terra. E proprio qui un’infinità di tende colora il ghiaccio, sono arrivato al campo base dell’Everest!

5545m, pensieri: la quota non mi dà fastidio ed il respiro è regolare, passo tutto il tempo a pensare quanto sia inutile avere buone gambe quando invece la testa va per i fatti suoi. E finalmente tocco la cima del Kala Patthar, l’anticima del Pumori, la vetta più alta scalabile senza piccozza e ramponi!

Vagabondo delle montagne: scendo verso Lukla, oltre 2600 metri più in basso, e c’è talmente tanto ossigeno che sembra di essere in una dimensione diversa. Fa meno freddo, sono meno stanco, respiro meglio ed ho più appetito.

La montagna ancora una volta mi ha trasformato. Gli effetti sul corpo svaniranno, ma ho nuova forza per affrontare la vita senza vertigini.

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