Gulkana river

8 agosto 2012
Gulkana river

l’amo della sconfitta

La sconfitta di oggi ha un sapore talmente amaro che mi rimarrà appiccicato per tutta la vita.
Non ho catturato neanche un salmone, neanche un pesciolino come quelli presi da Davis e Chiara che almeno qualcosa hanno tirato a riva!
Mike e Alan oggi ci hanno scarrozzato sul fiume Gulkana fermandosi di volta in volta nei pressi degli “spot” che in genere sono ricchi di salmoni. Il fiume era abbastanza calmo e sulle sponde ci osservavano appollaiate numerose aquile americane dalla testa bianca, enormi uccelli che prima d’ora avevo visto solo negli zoo!

Il primo spot serve per farci prendere confidenza con le canne da pesca e Mike ci insegna i rudimenti della pesca a mosca. Dal secondo spot si fa sul serio, e passiamo circa mezzora a gettare l’amo al centro del fiume per poi farlo scorrere con la corrente sperando che qualcosa abbocchi! Ma niente, neanche un’alga o una scarpa bucata tiramo su, per cui ci spostiamo al terzo spot dove finalmente, dopo un’ora di tentativi, riesco a prendere il mio primo salmone all’amo! Tira forte il maledetto, e poco pratico sul da farsi alla fine non riesco a trattenerlo e si riesce a liberare!
Fantastico, capisco che posso farcela e dopo nuovi consigli di Mike riprovo per un’altra oretta fino a quando la mia lenza si blocca e comincia a pesare come un macigno. All’inizio penso che l’amo si sia incagliato in qualche sasso, ma poi l’acqua comincia a gorgheggiare e mi sento tirare via la canna dalle mani, un salmone gigante ha abboccato, ha abboccato alla mia esca!
Questa volta seguo i consigli di Mike e dò filo al pesce per farlo stancare, mi strattona come un forsennato e salta fuori dall’acqua neanche fossimo in una scena di Sampei, dove ad un certo punto il salmone viene bloccato con un fermo immagine e sotto gli compare la scritta: King Sorabaki (è il nome del pesce, mi ha detto lui di chiamarsi così), Alaska Great Salmon.
Il maledetto si immerge di nuovo ed il mulinello della cannaccia da pesca che mi ha dato Alan non regge la violenza del colpo e cede filo facendo allontanare Sorabaki, il braccio destro comincia a farmi male ma non mollo e comincio a far girare in senso inverso la carrucola! Faccio così per un secondo e poi mollo, continuo a questo ritmo per un minuto e sembra che il pescione voglia darmi una tregua avvicinandosi a me, il braccio brucia per la tensione e la canna è piegata in un arco che sembra spezzarla, ma ormai la distanza che ci separa è di soli cinque metri per cui decido di cominciare a fare forza per sollevare la mia preda e tirarla fuori dall’acqua! Sorabaki capisce cosa voglio fare e ricomincia a scuotersi nell’acqua con una violenza micidiale, qui mi gioco il tutto per tutto, afferro la canna con due mani come fosse uno spadone medievale e la tiro indietro per dare il colpo di grazia!
Sorabaki è fuori, lo vedo, è enorme, mi guarda negli occhi schizzando acqua dappertutto in un ultimo folle tentativo di liberarsi e colgo nel suo sguardo il segno della mia sconfitta…
Durante il duello mi ha trascinato lontano dalla riva e solo ora mi accorgo di essere con le gambe nel fiume e mezzo metro d’acqua che le ricopre. La corrente è forte e non è possibile pensare contemporaneamente all’equilibrio e al mostro marino. Ce l’ho di fronte a me che si scatena in salti mortali e giravolte per liberarsi dall’amo ed alla fine ce la fa.
Mi è sfuggito, ho fallito. Sorabaki non è un salmone che possa essere pescato da un principiante, ti ricorderò per sempre Grande Re del fiume Gulkana!

Mentre lottavo per la vita le nostre due guide dormivano nel gommone. Due tipi abbastanza strambi. Alan, il proprietario, un uomo oversize tipicamente americano che ha dato del comunista ad Obama per tutto il tempo e che, dopo averci detto di stare attenti a non cascare nel fiume, è caduto lui stesso tre volte bagnandosi dalla testa ai piedi nell’acqua gelida. Mike vestito con camicia a quadri e cappello da cowboy era la nostra guida esperta di pesca, che infatti si è quasi amputata una mano cercando di liberare l’amo che gli si era incastrato in un albero, mentre volteggiava la canna…

Per finire in bellezza i nostri due amici tedeschi sono tornati a casa con ben sei salmoni. Rifiutiamo, per mantenere saldo il poco onore che ci rimane, la loro offerta di regalarcene uno per la cena. Davis stasera cucina l’arrosto avvolto nella pancetta, non vogliamo sentir parlare di pesci per almeno un paio di giorni!

altre letture interessanti

3 commenti

  • Lke 8 agosto 2012 a 04:46

    Ahahah il miglior post della serie! Bravo Alex! 😉

  • Ale T 8 agosto 2012 a 14:00

    Che onta…da due crucchi!!!!

  • Christian Massi 8 agosto 2012 a 20:42

    davvero bellissimi sia il racconto che l'esperienza!

  • rispondi