Gerusalemme

27 dicembre 2008
Gerusalemme

Gerusalemme, terra di gatti e fantasmi! (almeno la sera durante lo shabbat)..arriviamo a tel aviv con la canonica ora di ritardo e al controllo passaporti, dopo averci chiesto dove fossimo diretti, chi conoscevamo e perché viaggiavamo da soli, ci fanno passare velocemente, dopo aver girato foglio x foglio le pagine dei passaporti e dopo aver fatto una telefonata quando si sono accorti che c’era un visto sudanese..prendiamo un taxi (che ci spilla 50 euro ma vabbè, deve fare 60 km e non abbiamo voglia di cercare altro) e , quando su un’alta collina vediamo innalzarsi gerusalemme, il “compare” autista si ferma dicendoci che non sa dove andare..poveri noi.

Ci provo in tutti i modi a spiegargli la strada che ormai conoscevo a memoria dalle cartine, ma alla fine scende dall’auto e ci lascia lì mentre va a cercare qualcuno che gli insegni i punti cardinali…ci lascia proprio a fianco di un gruppo di militari, saranno stati 15, di cui il più grande avrà avuto 20 anni, e il più alla moda girava coi calzoni della mimetica, una felpa bianca e un M16 a tracolla!

Sembrava di essere ad un raduno di softair, quante volte ho visto la stessa scena al parcheggio dello scientifico! Qui però le armi erano autentiche, solo che a portarle erano un gruppo di ragazzini svogliati! Quel momento raggiunse poi il suo punto topico quando sopraggiunge una macchina che scarica un altro ragazzo, che si fa aiutare a scaricare un mitra più grosso di lui con tanto di treppiedi!

Il “compare” a quel punto torna e ci dice che adesso sapeva dove andare, e così ci rimettiamo in cammino! Ci lascia più o meno davanti la porta di damasco (nella foto), scarichiamo le valigie e ci dirigiamo verso la nostra guesthouse. Dedichiamo il resto del tempo prima di cena a passeggiare x i vicoli della città vecchia, rischiarata da luci soffuse ed abitata da decine di gatti, che a volte, unici abitanti di quei corridoi arabi, si aggirano tra le numerose ombre. Sono molto pochi i turisti e molto spesso, oltre ai gruppi di militari appostati agli incroci di quelle piccole vie (alcuni pure a maniche corte manco fossero rambo), ci siamo solo noi a respirare su quei pavimenti antichissimi!

Decidiamo di mangiare le “mezze” in un ristorante consigliato dalla guida e ci dirigiamo verso il muro occidentale. Ci fanno passare sotto ad un metal detector e ci frugano nelle borse, dopodiché davanti a noi compare, emozionandoci non poco, il muro del pianto e più in alto la cupola dorata della roccia!

Che spettacolo, questo posto è una delle meraviglie del mio immaginario, un punto di arrivo e uno dei simboli che rispecchiano la parola “viaggiare”! Mi avvicino con timore reverenziale a quella bianca parete e toccandola mi soffermo lì qualche istante, circondato dalle preghiere dei mormoni che mi stavano a fianco.

A fatica mi allontano, è ora di tornare indietro e riposare un pò che domani sarà una lunga giornata, Roberta prova anche lei ad avvicinarsi al muro nella parte destinata alle donne (molto più stretta purtroppo) ma non riesce ad aprirsi un varco poiché le donne a pregare erano tante quanto gli uomini ma costrette a stare in pochi metri quadrati, per cui ripassiamo dal check point militare ed entriamo nell’albergo, mentre alla tv al jazeera trasmette le immagini del massacro ai danni dei palestinesi di Hamas..

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