Aprile 2021: tra vaccini, portali calabresi e rosicate per schede grafiche introvabili

Aprile si apre con un tema che attraversa le vite di tutti e tre come una corrente sotterranea: il vaccino. Rocco si è fatto l’AstraZeneca e ne sta pagando le conseguenze con tutto il corpo. Alessandro, in collegamento dalla sua scrivania mentre Mila e Veronica dormono ancora, elenca i caduti: Veronica, un cugino poliziotto di Luisa, e ora Rocco. Tutti quanti, senza eccezione, devastati. L’unica voce fuori dal coro è una zia marchigiana di Roberto, Adria, quasi ottantenne, che dalla provincia di Pesaro Urbino giura di non aver sentito nemmeno un brivido. Roberto ci crede poco. Ha chiesto conferma alle cugine, ha richiesto alla zia stessa se fosse sicura che fosse davvero AstraZeneca. Lei conferma. Resta un mistero, un’anomalia statistica in carne e ossa in quel di Pesaro Urbino.

Rocco, intanto, riemerge dalla nebbia dei dolori muscolari con una dichiarazione che suona come un manifesto esistenziale: non stava così male da 15 anni. Ossa a pezzi, testa pesante, occhi che non mettono a fuoco. Ma nella sofferenza, un barlume di consolazione nerd: ha iniziato Assassin’s Creed Valhalla. Lo descrive con l’entusiasmo di chi ha trovato un’oasi nel deserto del malessere fisico — molto bello, molto poco Assassin’s Creed, molto vikingoso, con loot e drop che gli scaldano il cuore febbricitante.

Roberto, però, ha altro per la testa. Qualcosa che gli ha rovinato la cena, il sonno e la mattina successiva sulla tazza del cesso. La sera prima, a casa dei suoceri, si è seduto davanti al portatile per aiutare con la prenotazione del vaccino. Il portale della Regione Calabria è finalmente online, il medico di base ha consegnato le tabelle con le fasce d’età, la suocera rientra perfettamente nei tempi. Invio, codice d’errore. Invio, codice d’errore. Invio, codice d’errore. Roberto prova con il suocero, che in teoria non potrebbe ancora prenotare: stesso identico codice d’errore anonimo. Il portale, semplicemente, non funziona.

Chiama il numero verde. Dopo la trafila di voci registrate, risponde una signora con accento romano, professionale, cortese. Roberto fornisce i dati della suocera: nome, cognome, codice fiscale, residenza — Guardia Piemontese Marina, Cosenza. Quando pronuncia “Cosenza”, la voce dall’altra parte cambia registro. Il romano professionale diventa romanaccio puro. “Cosenza? Come Cosenza? Ah no, ma allora no. Non potete fare richiesta. La regione Calabria è in condizioni disastrose. Non funziona niente.” Roberto cerca di spiegare che ha un documento ufficiale, con date precise. La signora taglia corto: “Non si preoccupi. Quando il portale sarà funzionante, lo verrete a sapere dalla televisione. Buona giornata.” E riattacca.

Roberto resta lì, con il telefono in mano, circondato dallo sguardo attonito di Luisa, della suocera e del suocero. Lo verrete a sapere dalla televisione. Quella frase gli si pianta nel cervello come un chiodo e non esce più. A cena, Luisa lo vede scuro in volto. “Ma che c’hai?” Quello che c’ha è una domanda che lo consuma: in che posto sto facendo crescere mia figlia? Non per sé stesso — lui ha fatto le sue scelte, ha costruito qualcosa. Ma per Caterina. Roberto si chiede se scrivere alle Iene, se denunciare l’assurdità di tutto questo. Poi si risponde da solo: ma che non lo sanno già?

Lo sfogo si allarga, diventa un fiume. Roberto racconta del sistema di vita in Calabria, del clientelismo, del magna magna, della mentalità per cui se chiami i carabinieri perché dei ragazzini giocano a pallone in una struttura pericolante sotto sequestro, non ti ringraziano per aver protetto i bambini — ti guardano storto, rischi ritorsioni, qualcuno potrebbe rigarti la macchina o smontar il cancelletto di casa. Luisa, che è avvocato, non ha mai voluto fare la penalista in Calabria per questo motivo: sa che significherebbe difendere gente che non merita difesa. Roberto dice che per trovare una soluzione al suo malessere ha comprato una casa da 240.000 euro: se il panorama dalla finestra non ti piace più, cambi panorama. Punto.

Rocco risponde con parole che colpiscono Roberto nel profondo. Lo paragona alla voce di Mazzoli quando leggeva le mail serie allo Zoo di 105: gli ha trasmesso l’amore per una terra e la tristezza di vederla ridotta così. Cita il sopravvissuto alla Shoah Elie Wiesel e il suo monito: il silenzio favorisce il torturatore, mai il torturato. Bisogna prendere posizione. Alessandro concorda, dice che pure lui, dopo anni di neutralità su tutto, si sta stancando del verbenismo. Forse non riesce a metterlo in pratica al cento per cento, ma finalmente l’ha capito.

Qualche giorno dopo, un raggio di sole burocratico squarcia le nubi calabresi. Roberto annuncia trionfante che il portale della Regione Calabria ha finalmente funzionato: sia il suocero che la suocera hanno ottenuto l’appuntamento per il vaccino. Entrambi faranno AstraZeneca. Roberto, per una volta, concede un bravo alla sua regione d’adozione.

La Pasqua passa sottotono. Roberto lavora anche a Pasquetta — mezza giornata come ogni anno, tranne l’anno del primo lockdown. L’ufficio di Capitan Sport è operativo, ma il negozio adiacente è chiuso, il che significa una cosa sola: niente bagni. Roberto, con il pragmatismo di un sopravvissuto, si è portato amuchina e salviette disinfettanti. Per la pipì c’è sempre il parcheggio, come già sperimentato in passato. Il problema è l’assenza di acqua corrente per lavarsi le mani dopo aver maneggiato scatole polverose — un incubo per un ipocondriaco dichiarato che si laverebbe le mani ogni 3 secondi.

Rocco racconta una Pasquetta serena: pranzo dal fratello con Bizzoni, i mitici carciofi alla matticella. Erano mesi che non vedeva anima viva al di fuori della famiglia stretta, e quella giornata con persone diverse ha fatto bene a tutti. Alessandro, intanto, scopre che la quarta stagione dell’Attacco dei Giganti non finisce dove pensava: l’ultima puntata rimanda a dicembre 2021. Rocco gli infierisce con un ulteriore spoiler temporale — non sarà neanche quella la fine, probabilmente ci saranno altre 6-8 puntate. La Final Season è Final quanto una partita di Monopoli in famiglia: non finisce mai.

Roberto, dal canto suo, confessa un problema che lo tormenta più del portale calabrese: non riesce a fare niente. Da almeno venti giorni, qualunque sia l’ora in cui si sdraia per far addormentare Caterina, crolla anche lui. Occhi sbarrati, posizione scomoda, non importa: si addormenta. Si sveglia alle 3 di notte, fine. Niente serie TV, niente videogiochi, niente film. L’unica luce nella monotonia è il volo di Ingenuity su Marte, che la NASA ha programmato per il giorno successivo. Un drone che si alza di 5 metri, rimane in volo per 30 secondi e riatterra. Per Roberto è sufficiente a illuminare una domenica.

A metà mese, Rocco condivide con gli amici un momento delicato. Leonardo gli ha fatto una domanda che sapeva sarebbe arrivata: una di quelle domande dei figli che i genitori temono e preparano in silenzio per anni. Rocco era pronto, ma Leonardo no. Roberto gli dice di stare attento a come il bambino interiorizza la verità, di osservare come la metabolizza. Alessandro prova ad alleggerire con una cazzata nerd, come si fa tra amici quando il peso si fa troppo. Rocco racconta che Leonardo dorme sereno, si addormenta per le 21:30, legge Geronimo Stilton con Silvia. Lavinia ha detto a Silvia che è una “mamma supplente stupenda”. Le cose si muovono, anche se la preoccupazione più grande resta Lucia, la nonna, che Alberto dice essere sempre triste e star bene solo quando sta con i nipoti.

Ma parlando di nerd, Alessandro decide che le ferie forzate di fine aprile meritano un investimento culturale. Si compra Cthulhu: Death May Die della Asmodee — gioco base più espansione di Yog-Sothoth — per un totale che si avvicina ai 90 euro, beccato al prezzo più basso degli ultimi tre mesi. Le miniature, a sentire lui, sono una cosa che andrebbe comprata la scatola solo per quelle. lo Cthulhu della scatola principale è un capolavoro in miniatura. Roberto non capisce il nome del gioco, lo riascolta più volte, chiede il link. A casa ha ancora Arkham Horror sigillato da due o tre anni, più un altro gioco di Cthulhu a volumetto di cui non ricorda il nome. Però trova eccezionale che si possa giocare in singolo — “quindi mi interessa più che altro per quello, perché tanto io solo in singolo ci potrò giocare. Olè.”

Alessandro non si ferma al gioco: decide di riprendere un hobby abbandonato trent’anni prima. Ordina colori, pennelli e tutto il necessario per dipingere le miniature. Il conto? 250 euro. “Sti cazzi,” proclama, “fammi di usare i Bitcoin prima che crollano tutti.” Per giorni interi, le mattinate delle sue ferie volano via in un lampo tra pennellate e dettagli. Quando spruzza l’Aegis Suit — una vernice protettiva che rende le miniature brillanti — e guarda il suo Cthulhu finito, si fa i complimenti da solo. “Ma veramente l’ho fatta io?” Roberto, che ricorda la bravura di Alessandro e di Christian ai vecchi tempi, conferma: era già bravo allora, e rosicava già allora.

Nel frattempo, il dramma delle schede grafiche raggiunge il suo sesto mese. Roberto apre Amazon ogni santo giorno, mattina e sera, digitando RTX 3070, RTX 3080, RTX 3090, RX 6800, e ogni volta trova solo prezzi da rapina: 1.400, 2.000, 3.500, che salgono verso i 4.000 euro. Una 3060 Ti, che dovrebbe costare 459 euro, viene venduta a 3.500-5.000 euro — più cara di una 3090. Roberto non si dà pace. Ha un PC intero smontato che non può assemblare perché gli manca la scheda video. Alessandro gli offre di attivare i suoi contatti nel “malaffare della Roma male” per trovargliene una, e Roberto, disperato, accetta: “Se me la trovi a un prezzo ragionevole, la prendo sicura. Però la devo pagare a rate.”

Poi Alessandro sgancia la bomba. In un mattino di ferie, preso da un attacco di malinconia digitale, decide di comprare una RX 6800 XT. La paga 1.440 euro. In Bitcoin. “Tanto sono soldi guadagnati col Monopoli,” dice, con la nonchalance di chi ha capito che i soldi finti si spendono meglio dei soldi veri. Roberto esplode: “Sto a rosicà a bestia. Sto rosicando come un porco maiale schifoso. Ma quanto cazzo sto rosicando.” Non lo disprezzo il gesto, chiarisce. Rosica. Rosica forte. Parte poi in un’analisi tecnica comparativa tra RX 6800 XT e RTX 3080 degna di una tesi di laurea — DLSS, RTX, hash rate, machine learning — concludendo che forse Alessandro non dovrebbe nemmeno rivenderla quando arriverà la 3080. La 6800 XT, in molti frangenti, va uguale o meglio. L’unico vantaggio Nvidia resta il DLSS, che è “non la marcia in più, le due marce in più.”

Alessandro scarica immediatamente Half-Life: Alyx e scopre che la realtà virtuale da PC, collegata via cavo, è un universo diverso rispetto all’Oculus Quest 2 in Wi-Fi. “Cari amici, collegate col cavo, sembrate stare nel mondo reale.” La grafica è spettacolare, l’immersione totale, e dopo 10-15 minuti non ti rendi più conto di avere un caschetto. L’unico limite: dopo due ore sei sudato fracico, gli occhi bruciano, ed è il momento di fermarsi. Ma ne vale ogni goccia di sudore.

A fine mese, Rocco aggiorna gli amici sulla casa: i lavori si avvicinano. L’ingegnere Maria Sole — che ha chiesto un quinto di quanto Check e Alviti pretendevano — gli ha preparato non uno ma 6 progetti per il bagno e lo sgabuzzino, comprensivi di capitolato e ricostruzione 3D, il tutto per circa 300 euro. Rocco resta basito: “Ma Check, per 11.800 euro, che cazzo mi avrebbe fatto? Me lo costruiva con le sue sante manine?” L’unica spina nel fianco burocratico sono gli atti della compravendita: ci sono voluti 3 mesi per riceverli dal notaio, nonostante gli 8.500 euro siano stati versati il primo giorno.

Roberto, nel frattempo, racconta una novità da Capitan Sport. Mattia se ne va per gestire il lido dello zio, e al suo posto arriva una ragazza: Emanuela, 39 anni, mamma di due bambini, capelli bianco platino, occhi di ghiaccio. Roberto è folgorato. “Per me è una strafiga allucinante,” confessa, aggiungendo che cancellerà il messaggio appena possibile. Pure Mattia e il capo Marcello “il fotomodello” ci stanno facendo i provoloni. Il cognome di lei — Damante — è già tutto un programma.

Il mese si chiude con il volo di Ingenuity e una riflessione amara. Roberto si infuria perché i telegiornali dedicano ore ai funerali del Principe Filippo e al trucco di Kate Middleton, mentre per il primo volo di un drone su un altro pianeta bisogna andare a “spucciare in rete” quattro frame sgranati. Il trio Medusa e Francesco Lancia, comici per mestiere, trattano l’evento con il dovuto rispetto e meraviglia. I giornalisti seri lo liquidano con una scrollata di spalle. Rocco chiude il cerchio: “Francesco Lancia e Matteo Curti sono probabilmente i più grandi geni comici e anche giornalisti migliori in Italia. E quelli che stanno invece sui giornali standard sono dei minchioni raccomandati che non capiscono un cazzo.” Roberto aggiunge che il più grande difetto di internet è aver dato la parola a tutti, anche agli imbecilli: “Una volta, se eri imbecille, non avevi diritto di parlare. Ingiusto, ma almeno nessuno poteva dare credito a castronerie.”

Aprile muore tra pennellate su miniature lovecraftiane, rosicate per schede grafiche introvabili, il silenzioso avanzare dei lavori di casa, e quella domanda che Roberto si porta dentro dal primo giorno del mese: in che posto stiamo facendo crescere i nostri figli?