L’anno nuovo si apre con Roberto alla guida della sua Grande Punto senza termostato, senza volante termico, senza riscaldamento degno di questo nome, diretto verso Scalea a 7 gradi centigradi con le mani congelate sul volante. Ma Roberto ha ben altro in testa: il 2019 si è inaugurato con quattro sonde in giro per il sistema solare, e lui ha intenzione di raccontarle tutte quante, una per una, in una serie di messaggi vocali che coprono l’intero tragitto casa-lavoro. Sandrino e Rocco sono avvertiti.
La prima è la New Horizons della NASA, che il primo di gennaio ha fotografato l’oggetto cosmico più lontano mai raggiunto dall’uomo: Ultima Thule, un asteroide nella fascia di Kuiper che sembra un pupazzo di neve, due rocce rotonde fusesi dolcemente assieme — parole testuali della NASA. Roberto è fuori di sé dall’emozione: quest’aggeggio non era nemmeno nei piani originali della missione, è stato scoperto da Hubble per caso, e la sonda ha corretto la rotta a 6,4 miliardi di chilometri dalla Terra per andarci a dare un’occhiata. Ma non finisce qui: la sonda OSIRIS-REx si è messa in orbita stabile attorno all’asteroide Bennu, un sasso di pochi chilometri con gravità praticamente nulla, e il suo obiettivo è atterrarci, prelevare un campione e riportarlo a casa. I cinesi hanno fatto atterrare il primo lander sulla faccia nascosta della Luna, mai successo prima in 40 anni di esplorazione lunare. E la sonda Juno ha fotografato un’eruzione vulcanica su una delle lune di Giove. Roberto chiude la rassegna spaziale facendo colazione con cappuccino, prima di proseguire. Sandrino, che ha ascoltato attentamente tutti i messaggi, risponde che gli mancava soltanto la sonda anale e le aveva dette tutte.

Ma Sandrino ha altro per la testa. Cazzia entrambi gli amici per la loro cronica sterilità fotografica: Roberto quando ha comprato casa non ha mandato neanche una cartolina, e Rocco va a visitare la villa dei sogni e manda soltanto la foto della vista dal balcone. Che cosa ci fa con quella foto, Rocco? Vuole vedere gli interni, gli esterni, qualcosa di più sensato. Poi passa la parola a Veronica, che irrompe nel gruppo con una proposta imprenditoriale per Roberto: visto che il suocero è andato in pensione, perché non prende lui il negozio di pesca? La seconda proposta è ancora più ardita: perché non apri una gelateria a Guardia?
Roberto risponde con la pazienza di chi deve spiegare l’ovvio. Sul negozio di pesca: lui ha fatto il guardiano di tappi delle canne per anni, non sa assolutamente nulla di pesca, e dovrebbe accarezzare i bigattini e mettergli la copertina della notte. Ne ha parlato con Luisa, ne ha parlato con il suocero, grazie ma no. Sulla gelateria: Guardia è una cittadina morta. Punto. Non è Velletri, non è Cetraro, non è Paola. In vent’anni che la frequenta ha visto aprire trenta gelaterie, tutte chiuse dopo una stagione. L’unica sopravvissuta è quella del Bar Lo Scoglio, ma lo Scoglio non è esattamente una gelateria — è più un convivio di gente simpatica con qualche piccolo problema con la giustizia, che nei momenti liberi, e anche quando è agli arresti domiciliari, va lì per discutere con donnine discinte e magari, perché no, anche a prendere un gelato. A rinforzo della tesi, racconta la storia del cugino di Luisa: corso da gelataio, gelateria in franchising Crema e Cioccolato, struttura bellissima, campata due stagioni, chiusa. Adesso fa il gelataio in Svizzera e guadagna un boato di soldi.
Sandrino, dopo attente analisi e ricerche, comunica al gruppo un’informazione aggiuntiva: Crema e Cioccolato è una catena gestita dalla camorra — no, scusa, dall’ndrangheta, siamo in Calabria — che apre gelaterie per riciclare soldi sporchi e le richiude un mese dopo. Ha aperto e chiuso anche a Velletri e ad Ariccia. Roberto conferma: tra l’altro in Calabria non puoi aprire niente senza che qualcuno venga a bussarti alla porta. Guardia ormai è una succursale dei xxxx.
Rocco intanto ha visitato una casa spettacolare sulla Via dei Laghi. Dentro è perfetta — parquet bellissimo, neanche una macchia su un muro, armadi a muro, cucina bella, spazi giganti. Ma è gigante davvero: due piani, due ingressi, tre cucine, quattro camere, tre bagni, un salone doppio col camino, più un rustico esterno accatastato come unità abitativa. Si potrebbe dividere in quattro case. Il problema: il prezzo — 495.000 euro, improponibile — e il terrazzo da 150 metri quadri con le mattonelle che fanno scratch scratch, segno di infiltrazioni sotto. L’hanno vista più che altro per sfizio. Bella, ma non balla, come direbbe Ciccio.
Ma Rocco ha un altro progetto, molto più concreto: comprare l’appartamento accanto al suo per 70-80.000 euro, ristrutturarlo con circa 50.000 euro di lavori, e unire le due case. Il piano è minuzioso: al piano di sopra la zona giorno con cucina a vista stile Cracco nella pubblicità della Scavolini, un salone di 30 metri quadri, zona notte con camera grande per i bambini, studio più grande per lui, secondo bagno con vasca. In una stanza separata, la stanza dei giochi: console, PlayStation, Lego, tutto il necessario. Un’altra stanza diventa palestra con cyclette, tapis roulant e panca per Margherita. Il piano di sotto resta rustico — e qui si illuminano gli occhi di Rocco — perché tra una decina d’anni, quando Leonardo avrà 15 anni, diventerà la zona dove i ragazzi si vedono con gli amici, come facevano loro dai Cinquini in campagna: cucina, TV, spazio, genitori tranquilli al piano di sopra. Il sogno a lungo termine resta la villetta con giardino e piscinetta alla periferia di Velletri, magari quella villa sul Ponte Rosso dove ha una ex paziente che sorveglia i due anziani proprietari in attesa che decidano di vendere.
Sandrino ascolta tutto e sentenzia: Rocco, ti stai comprando un condominio. Sette piani, la signora Corbetta sotto, il signor Ribacchi sopra. E poi pensa a Lavinia — cosa ci farà con una casa del genere in eredità? Rocco, con la calma dello psicologo, risponde: ha ragione su tutto, ma il budget è quello che è. Una casa in periferia come la vorrebbe lui costa 300.000 euro, e ha ancora 5 anni di mutuo da pagare. Intanto prende questa, investe poco, e tra 8-10 anni si sposta nel villone carino.
Le vicende della casa di Sandrino a Parco Muratori prendono una piega da giallo investigativo. Veronica, con il suo stile da cliffhanger televisivo che fa impazzire Roberto — il quale la vuole inserire nel gruppo al posto di Sandrino per le sue doti narrative — racconta gli sviluppi. Al comune manca il progetto che certifica la divisione della casa in due unità abitative: a livello catastale tutto è in regola, ma a livello urbanistico il comune di Velletri non ha nulla. La signora Corbetta del piano di sotto ha nel suo atto di compravendita il riferimento a una variante depositata, ma al comune questa variante non esiste. O è stata scritta a cazzo sull’atto con un notaio compiacente, o è andata perduta, o semplicemente non è mai stata depositata per il piano di sopra.
Sandrino e il suo amico Federico rintracciano il geometra Carlo Felici, settantenne, che costruì il complesso con l’ingegnere Muratori negli anni ’70. Al telefono, Felici è criptico: non dà nomi, non dà numeri, richiamami lunedì e ci penso io. L’ex amministratore di condominio, intervistato da Sandrino e dalla moglie in mezzo al gelo, conferma i sospetti: la società Villa dei Pini negli anni ’80 ha fatto le cose all’acqua di rose, l’accatastamento probabilmente non è stato fatto correttamente, ma sono fregnacce che si risolvono con un condono. Lo hanno fatto tutti. L’agente immobiliare, per la prima volta, resta senza parole al telefono. Sandrino gode come un riccio: dopo mesi di pressioni e minacce, il problema non è più suo — è tutto loro. Ma la casa appare sempre più lontana.
La grande guerra degli aspirapolvere esplode nel gruppo. Roberto, che pulisce casa con un Folletto regalato dal suocero — pesa una tonnellata, fa rumore come un turbojet e non aspira un caspita di niente — scopre lo Xiaomi da 250 euro e chiede opinioni. Rocco vede un video comparativo di Andrea Galeazzi che lo paragona al Dyson V10 da 620 euro. Lo Xiaomi ha pure i LED che si accendono quando aspiri sotto il letto. Sandrino interviene con la delicatezza di un bisturi: Rocco, sei uno stimato professionista, tra breve professore universitario, non ti puoi comprare uno Xiaomi. Comprati il Dyson. Roberto gli dà ragione: anche se arrivasse Gesù Cristo a dire che sono equivalenti, va di Dyson. Ma non te l’ha detto Gesù Cristo, te l’ha detto Andrea Galeazzi, che Sandrino odia perché è un nano e Roberto odia per principio. Poi parte la battuta preparata da giorni: Xiaomi contro Dyson? Dyson mette KO Xiaomi con un destro. Dyson, Tyson, capito? Sandrino chiude la questione con una teoria cospirazionista: la Dyson è quella che ha creato Skynet. Dall’aspirapolvere ciclonico al robot super minchionico.
Sul fronte videogiochi, Sandrino sta giocando a Dragon Quest XI — carino, ripetitivo nel modo giusto. Le grandi città nei giochi sono il suo nemico numero uno: ogni volta che deve esplorare un agglomerato urbano pieno di casette e negozietti gli prende a male. Roberto condivide il sentimento ma non ce la fa a staccarsi da Assassin’s Creed Odyssey, il giochino monotono e ripetitivo adatto a lui, con la sua bella trama e il senso di progressione dal nessuno al Gesù Cristo. Una sera, alle undici, casa libera, Caterina e Luisa che dormono, lancia Uplay, fuori piove leggero — quella pioggerellina che culla. Parte l’aggiornamento di Windows 10. Dal nulla, un tuono allucinante: un fulmine solitario, il tuono di Dio che lo ha puntato personalmente. Salta la corrente, l’aggiornamento si corrompe, Windows non funziona più. Dalle undici e un quarto all’una e un quarto bestemmie, ripristino del sistema operativo dalla chiavetta USB, riscaricare Uplay, terrore che 50 giga di Odyssey siano andati perduti. La seratina si chiude con una missioncina stupida prima di andare a dormire. Rocco intanto gioca ad Assassin’s Creed Odyssey col personaggio femminile e si emoziona per le scene forti: da quando sono diventati papà si sono rammolliti, prima dicevi sticazzi, adesso dici poraccio mi dispiace.
Sandrino, che ha il Surface Book da qualche settimana, annuncia che venderà la Nintendo Switch perché da quando ha il portatile non la usa più. Tanto vale venderla prima che esca il modello nuovo e si deprezzi. Sta giocando anche a Return of the Obra Dinn, un gioco investigativo su una nave dove devi scoprire come sono morti 70 membri dell’equipaggio. Gran bel gioco, assicura.
Rocco scopre la Xiaomi Mi Body Scale 2, bilancia smart da 40 euro che si collega al cellulare e gli dà tutte le informazioni su metabolismo, massa grassa, densità delle ossa, e gli dice pure se deve fare una corsetta dopo pranzo. È la stessa app collegata con la Mi Band 3. A 40 euro, la Xiaomi è il top del top, altro che Apple. Roberto conferma dal suo Xiaomi A1: 4 giga di RAM, 64 giga di storage, 150 euro, superiore in tutto al Motorola che aveva prima. La Xiaomi è il futuro: primo brand a fare il cellulare tutto schermo col Mi Mix, e il top di gamma costa un terzo dei concorrenti. Dio li benedica.
Rocco va dal barbiere Eklet a Velletri con Margherita — lei i capelli, lui barba e capelli per 8 euro. Quaranta minuti di coccole, macchinetta, forbici, sciacquo. Si compra la macchinetta Moser da 19 euro su Amazon. Sandrino ha guadagnato 6 punti fascino col nuovo taglio. Roberto, dalla Calabria, si autoesclude dalla competizione: il suo barbiere si chiama Ernesto, apre quando gli pare, fa un solo taglio, e la sua barba ha l’alopecia — i peli crescono radi a chiazze, sembra un cane morsicato. Anche vivesse nel posto più figo del mondo, non c’è verso e speranza.
Le cose che la gente odia diventano tema del mese. Sandrino non sopporta gli uomini che bevono il cappuccino al bar: li vede con la testa china, mezzi gobbi, che si bagnano le labbra e i baffi, e gli verrebbe da squartarli. Roberto alza la posta: cornetti vegani al bar, gente che ti si attacca al cofano in auto invece di sorpassarti, e chi butta la spazzatura dal finestrino dell’Audi. Ma la confessione più disarmante è la sua: al bar dell’ufficio, i colleghi trentenni laureati sono contenti di fregarsene di 1,20 euro di cappuccino quando la cassiera si è dimenticata di farli pagare. Roberto è tornato il giorno dopo a pagarlo, inventando una scusa. Sa di essere un coglione per natura.
Sandrino consiglia a tutti il vaccino antinfluenzale: lui e Veronica l’hanno fatto e sono passati indenni attraverso le feste. Roberto e Luisa, che hanno passato un Natale e Capodanno devastante tutti ammalati, giurano che il prossimo anno lo faranno. A 44 anni è ora.
In chiusura di mese, due questioni serie. Rocco racconta dell’inquietudine per i clienti che non lo pagano: una persona gli deve dei soldi da mesi, dice sempre sì sì ti pago e non si fa vivo. Non sa come comportarsi, non è nel suo carattere fare lo stronzo. Roberto, con uno dei suoi messaggi più lunghi e sentiti, risponde: le persone sono marce dentro, sei troppo buono, in ambito soldi non ci sono amici. L’unica realtà fattibile è spezzargli le gambe — lo dice scherzando, ma neanche tanto. Il discorso scivola nel profondo: la sua inquietudine vera è come dovrà insegnare a Caterina a sopravvivere in questo mondo di merda. Ogni sera, prima di coricarsi accanto a lei nella culla, la guarda dormire beata e si chiede cosa potrà mai insegnarle. Sandrino condivide: nemmeno lui è capace di fare lo stronzo per riavere il suo, non è nel suo carattere.
Ma la questione più delicata riguarda Margherita. Rocco parla del karma, di quanto ci creda, di come si interroghi su che tipo di uomo sia. Racconta che le analisi del sangue hanno rivelato un’anemia con globuli rossi al limite della trasfusione — valori a 8, a 7 si interviene. Probabilmente un effetto collaterale legato ai farmaci presi dopo la chemioterapia, un’interazione tra antibiotici e aspirina su un organismo ancora debilitato. Rocco è stanco — da ottobre che vivono così, tra paure e ospedali. I bambini da gestire, il lavoro da portare avanti, la logistica quotidiana che diventa un’impresa. Roberto lo ascolta e gli scrive uno dei messaggi più belli che siano mai passati nel gruppo: sei Rocco, sei una delle persone più buone e ottimiste che conosco. Quando faccio le battute sul Rocco vede vista mare anche in mezzo al deserto, non è una presa per il culo — è il senso profondo di quello che sei. Sei ottimista sempre, positivo sempre. Sei buono come il pane. Sandrino è buono anche lui, ma ha una bontà più frizzante, più battagliera. Rocco è diverso. Permettimi che siano gli altri a dirti che tipo di uomo sei. Uno degli altri te l’ha detto. E a me basta e avanza.
Margherita viene ricoverata al San Camillo. L’oncologa conferma: al 99% non è oncologico, è un’infezione, ma bisogna capire perché le piastrine e i globuli rossi sono così bassi. Potrebbe restare anche dieci giorni. Sandrino e Roberto stringono i ranghi attorno a Rocco, pronti a mollare tutto se serve. Il mese si chiude con una grandinata apocalittica sulla macchina di Sandrino — mazzacane de mare calabrese che gli fanno fare un salto sul sedile — e con Roberto che guida nella nebbia calabrese e scopre una nuova categoria di persone da odiare: quelli che accendono il fendinebbia posteriore con un filo di pioggia. Sandrino dalla Via dei Laghi conferma: un tempo si attaccava al cofano di quelli col fendinebbia e gli sparava gli abbaglianti negli occhi finché non capivano. Magnifica vendetta, anche se poi guidava guardando la striscia laterale della strada perché il fendinebbia di quello davanti lo accecava.