Settembre arriva portando con sé quel sottile malessere che segue sempre i grandi eventi. Per Roberto il mese si apre con una riflessione amara sui genitori appena ripartiti dopo la lunga visita estiva. Sono stati giorni intensi, pieni di presenza e di interferenze. “Sto diventando scemo,” confida agli amici, “uno la vuole tenere in un modo, una in un altro, una dice una cosa, uno dice un’altra. Sono contentissimo che ci siano i miei genitori ma non si può, abbiamo bisogno dei nostri spazi, abbiamo bisogno di crescere nostra figlia come diciamo noi e non come dicono i nonni. C’è tanto da imparare.” È la eterna lotta tra generazioni, tra chi ha già cresciuto figli e chi sta imparando a farlo, tra l’esperienza che vorrebbe insegnare e l’autonomia che deve conquistarsi il proprio spazio.
Ma settembre è anche il mese dei videogiochi. Sandrino scopre con entusiasmo Mario più Rabbids, trovandolo divertente e sfidante in egual misura. “Le battaglie ti impegnano cerebralmente in maniera incredibile,” racconta mentre spiega la sua strategia perfetta: Mario obbligatorio, un personaggio con fucile a pompa per i danni ravvicinati e uno sniper per quelli a distanza. Ha trovato il team perfetto con Luigi e Rabbid Mario, anche se a volte deve sostituirli con Peach per le missioni di scorta. I mondi sono pieni di enigmi, alcuni così difficili che deve abbandonarli per riprenderli il giorno dopo a mente fresca. “Bello bello bello,” conclude con soddisfazione, “brava Nintendo.”
Roberto invece vive il gioco con più fatica. Ha finalmente passato il primo boss dopo aver lasciato Caterina con i nonni per dieci giorni interi. Quando i nonni se ne sono andati, la bambina ha percepito immediatamente la loro mancanza. “Luisa mi ha detto che è andata de matto,” racconta con tenerezza, “si è stranita, ha percepito la mancanza dei nonni per tutta la giornata. Era nervosa perché non c’era più nessuno che giocava con lei. Ieri sera quando sono andato a casa era molto moggia, ho dormito quasi sempre. Mi ha fatto una tenerezza assurda e quindi non ho potuto giocare a Mario, ho concolato con Caterina.” Anche nei videogiochi la vita reale entra prepotente, ricordando che ci sono priorità più importanti dei perfect nei boss fight.
Ma settembre porta con sé anche riflessioni più concrete, più materiali. Sandrino e Rocco, ciascuno per motivi diversi, si ritrovano a pensare a una casa nuova. La discussione si fa seria quando Roberto, sempre curioso, chiede spiegazioni su queste case in legno che sembrano essere il nuovo interesse comune. Sandrino spiega con la consueta lucidità che in realtà vive bene nel suo appartamento, ma Veronica ha maturato il desiderio di avere più spazio, un giardino, la possibilità di invitare più di sei persone senza stare stretti. “Io ci ho sempre vissuto, non mi sono mai fatto problemi,” ammette, ma comprende il bisogno di cambiamento. Le case in legno sono affascinanti ma costosissime, un mercato di nicchia per chi ha veramente molti soldi. Con un budget di 250.000 euro si possono fare solo 50 metri quadrati. È una cifra irraggiungibile.
Allora l’alternativa diventa un’altra: c’è una casa in vendita a Colle Zioni, vicino a quella del fratello. Più di 160 metri quadrati su due livelli, il proprietario ne vuole 200.000 euro. Troppi. Per ristrutturarla servirebbero altri 80-90.000 euro. “O me la vende a 150-160.000 oppure ce ne restiamo a casa nostra,” stabilisce con fermezza. Ma dietro questa ricerca c’è un ragionamento più profondo, quasi filosofico. Sandrino non vuole spendere più di 250.000 euro per una casa perché non la vede come la dimora definitiva della sua vita. Ha visto i suoi genitori cambiare tre case in cinquant’anni e sa che quella di Colle Zioni, troppo costosa e troppo grande, sua madre fatica a venderla. “Non voglio comprarmi una casa che valga più di 250.000 euro perché se un giorno voglio vendermela so per certo che i 250 ce li rifaccio. Investire di più vuol dire avere un lusso che non mi serve e un giorno avere difficoltà a rivenderla.” È la saggezza di chi pensa al futuro, non solo al presente.
Roberto ascolta pendendo dalle labbra dell’amico, ma viene interrotto dall’arrivo al lavoro. Promette di riprendere la conversazione la sera, aggiungendo un dettaglio che lo intriga particolarmente: anche Luisa tempo fa si era fissata con le case prefabbricate, quando ancora pensavano di poter vivere a Velletri. Sono sogni comuni a molti, quel desiderio di qualcosa di proprio, di diverso, di migliore. Ma poi la vita ti riporta sempre coi piedi per terra, tra lavoro, soldi che non bastano mai e compromessi necessari.
I giorni scorrono tra partenze e ritorni. Roberto deve portare le urine di Caterina all’ospedale, fare code infinite, comprare cose per il viaggio a Velletri. Luisa ha un sopralluogo con un tecnico di merda che gli impedisce di partire quando vorrebbe. E poi c’è il problema della Switch: se la vuole portare ma non ha comprato nessuna custodia. “Con che cacchio la trasporto?” si domanda sconsolato, prima di trovare una soluzione artigianale: la ricaccia alla meno peggio nella confezione originale. D’altronde dove avrebbe dovuto trovarla una custodia a Guardia o Cetraro?
Quando torna dalla trasferta, i tre amici si scambiano consigli videoludici come fossero ricette segrete. Sandrino ha finito la campagna principale di Rayman Legends con riflessi che “rasentano quelli di una divinità ellenica,” come lui stesso si definisce con ironia. Il gioco lo ha allenato a superare livelli di difficoltà quasi impossibile. Roberto invece combatte con i controlli della Switch nei livelli a tempo dei cannoncini blu di Mario più Rabbids. “Avrò provato a fare tipo 30 volte il livello, non sto scherzando,” confessa con frustrazione, “mi è preso talmente tanto nervoso che ho dovuto fermarmi, se no spezzavo in due la Switch.” Le diagonali del joypad sembrano fare come gli pare, i blocchetti nei puzzle non vanno dove vorrebbe. È una battaglia tra uomo e tecnologia che lo fa bestemmiare più dei nemici virtuali.
Ma settembre è anche il mese in cui arrivano nuove opportunità, quelle che possono cambiarti la vita. Sandrino un giorno manda una raffica insolita di messaggi vocali. Roberto si preoccupa subito perché l’amico non è solito farlo, ma alla fine scopre che si tratta di una notizia importante. A causa dei movimenti strategici tra Italia e Francia, con Fincantieri che acquisisce i cantieri di Saint-Nazaire e Vivendi che mantiene il controllo di Telecom Italia, TIM Vision verrà distaccato per fare una joint venture con Canal Plus. E Sandrino andrà con loro. “Tra almeno due mesi non lavorerò più per Telecom Italia,” annuncia con un misto di eccitazione e timore. È una società nuova, solo 100 persone contro le 60.000 di Telecom. Nasce per contrastare Netflix in Europa, per fare produzione di contenuti video. “Sarà una società più snella e soprattutto penso che avrò la possibilità di vedere finalmente il mondo della produzione video, dalla sceneggiatura alle riprese cinematografiche.”
Certo, è un salto nel buio. Un nuovo contratto, una società che non si sa che fine farà. Tra un anno o due potrebbe chiudere e lui ritrovarsi senza lavoro. Ma Sandrino ha deciso di affrontare il rischio. “In una società di 100 persone è facile cambiare lavoro, quindi magari inizio così e poi un giorno mi ritroverò a fare che ne so, speriamo il regista. Se chiudono poco male, mi ero rotto il cazzo di lavorare in Telecom. Se mi liquidano e mi danno un po’ di soldi, mi apriranno una pizzeria e cambierò ragione di vita.” Roberto ascolta tutto d’un fiato e risponde con la consueta schiettezza: “Sandrino, ma una persona come te, pure che questa nuova avventura dovesse finire male, ma uno come te non trova lavoro? Dai, hai un curriculum che fa paura, poi hai l’inventiva, l’intraprendenza. Di tutto mi preoccuperei. Ti rinventi in un attimo.” E poi aggiunge quello che è evidente a tutti: “Ti sento contento, veramente contento. Ti potrebbe aprire un mondo, un mondo di possibilità.”
Mentre tutto questo accade, Roberto fa una scoperta che cambierà per sempre il suo modo di vedere il lavoro e la vita. Nel condominio sotto di lui è venuto ad abitare un mesetto fa un uomo che tutti chiamano Gesù Cristo. Non perché sia il figlio di Dio, ma perché per anni ha fatto la parte di Cristo nella rappresentazione della Passione a Guardia. È un omone grande con la chioma fluente, sposato con una ragazza bellissima, e ha trovato la perfezione nella vita. Guida il pulmino giallo della scuola, quello che si vede nei Simpson. Si alza alle sei e mezza, va a prendere i bambini, li porta a scuola. Poi torna a casa, si fa una doccia, va al bar, passa la mattinata lì o va a correre. A mezzogiorno riparte, va a riprendere i bambini, li riporta a casa. Finito. La sua giornata lavorativa è conclusa. Il sabato non lavora, la domenica non lavora. Tutti i giorni fa mezza giornata.

E non è nemmeno povero. Si è sposato la figlia di uno degli assessori più importanti di Guardia e gira con una Alfa 159 con doppio tubo di scappamento bicolore, cerchi e maniglie cromate, che ai tempi sarà costata non meno di 30.000 euro. “Io veramente lo ammiro,” confessa Roberto con una punta di invidia, “non è solo rosicamento, è proprio stima verso una persona che ha trovato la sua perfezione nella vita. Io vorrei fare come Gesù Cristo, vorrei guidare il pulmino della scuola, avere tutto il giorno libero per fare quello che mi pare mentre mia moglie lavora, occuparmi di Caterina, dei miei hobby quando lei dorme.” È il sogno di molti, quel desiderio di una vita semplice, senza stress, con tempo per sé e per le persone che si amano.
Il mese scorre tra piccole scoperte e grandi riflessioni. Roberto sperimenta la demo di Forza Motorsport 7 su un computer con una scheda grafica antidiluviana e rimane allucinato: il gioco gira benissimo. “Non vedevo una cosa così dal 1992,” esclama stupito. Sandrino va a Napoli con Veronica per il weekend e finalmente mangia una pizza napoletana che gli piace davvero, dalla Figlia del Presidente e poi in una pizzeria vicino alla stazione. Roberto invece continua a non apprezzare la pizza napoletana, convinto di essere stato sempre sfortunato nei posti scelti. I tre amici parlano di andare tutti insieme a mangiare da Heinz Beck o da Cannavacciuolo, ma Sandrino è categorico: “Non mi ci vedrai mai a meno che non mi offri tu la cena. Di mangiare due cacchette e pagare 200 euro va contro ogni logica.” Meglio posti più terra terra come O Chicchero o Giorgione, dove l’importante è stare insieme spendendo poco.
Rocco invece attraversa un periodo difficile. Bestemmia forte, più del solito, e gli amici se ne accorgono. C’è stato pure un incidente in autostrada che lo ha scosso: un camion si è cappottato davanti ai suoi occhi, per fortuna senza feriti gravi, ma abbastanza da fargli pensare “non oggi, non oggi.” Ha un intervento importante da preparare, viaggi continui, lo stress che si accumula. E poi ci sono i litigi con Veronica per cose che agli amici non vengono mai raccontate per intero, solo accennate con rabbia e frustrazione.
Sul fronte videoludico arrivano nuove scoperte. Roberto consiglia caldamente SteamWorld Dig 2 a Sandrino, un platform metroidviano con livelli disegnati a mano e non più generati casualmente come nel primo capitolo. “È il gioco perfetto per te,” gli dice con convinzione. E poi c’è Timberwood Park che esce finalmente su Switch, l’avventura grafica di Ron Gilbert con interfaccia SCUM vecchio stile, verbi sotto, “usa martello su chiodo.” Roberto è talmente entusiasta che sta per comprarlo anche se lo possiede già su PC. “Ma sti cazzi, 19 euro per Ron Gilbert, campa una volta sola!” esclama con l’entusiasmo del nerd che sa di aver trovato un tesoro.
Verso fine mese Roberto ha un’illuminazione mentre guida verso il lavoro, schivando una Ford che vuole sorpassarlo. È una di quelle idee folli che nascono dall’osservazione dei dati di vendita: gli sviluppatori indie stanno scoprendo che i loro giochi, morti su Steam e PS4, esplodono su Nintendo Switch. In pochi giorni su Switch coprono le vendite di tutte le altre piattaforme messe insieme. Il motivo è semplice: i giochi indie hanno senso in mobilità, non davanti a un monitor fisso. “Sandrino, dobbiamo fare una startup!” annuncia con foga crescente mentre l’idea prende forma. “Dobbiamo creare la prima console portatile compatibile con Steam! È la nostra chimera, il nostro sogno bagnato. Una console portatile con il catalogo di Steam farebbe veramente ferro e fuoco. Mettiamoci di impegno, chiediamo anche a Rocco, ci servono i soldi, i fondi, le conoscenze.” È un delirio entusiastico che parte dai Final Fantasy per arrivare agli YS, passando per migliaia di giochi che “hanno bisogno di una seconda vita perché su Steam non se ne incula nessuno.”
Sandrino risponde con la consueta praticità: “Guacamelee l’ho già giocato su PS Vita. Comunque mi compro console portatili da anni proprio per questo. Gli unici momenti liberi che ho sono sulla tazza del cesso e sul treno. Magari ci fosse una console su Steam, l’ho inseguita per anni. Per farla ci vogliono un sacco di dindini. Metti mano a internet e vedi se su Alibaba c’è già qualcosa, una scocca, una scheda madre. Poi bisogna trovare qualcuno bravo in elettronica.” È la differenza tra il sogno e la realtà, tra l’entusiasmo e la concretezza. Roberto lo sa, lo ammette: “So che non succederà mai, so che sono parole perse al vento. Ma se avessimo veramente il potere di creare una cosa del genere faremmo i miliardi, i miliardi.” E così settembre si chiude con sogni di startup impossibili, case in legno troppo care, lavori che cambiano, videogiochi che uniscono e la vita di Gesù Cristo che guida il pulmino giallo come modello di perfezione esistenziale. Un mese di transizione, di riflessioni, di piccoli passi verso futuri incerti. Un mese che sa di cambiamento imminente, di scelte da fare, di strade che si biforcano. Un mese dove tutti e tre gli amici, ciascuno a suo modo, si trovano davanti alla domanda fondamentale: cosa voglio davvero dalla mia vita?