Gennaio 2024: samurai, schede video e fluidi corporei

L’anno nuovo si apre con un Custode in preda a un raptus evangelico. Roberto, appena tornato dalle vacanze calabresi, si presenta nel gruppo con una missione sacra: convertire Sandrino alla fede di Blue Eye Samurai. Non un consiglio, non un suggerimento: una supplica. La voce gli trema mentre descrive il quinto episodio come qualcosa che rivaleggia con Arcane, forse lo supera. Dice di aver dovuto raccogliere i fluidi corporei da terra dopo la prima puntata. Dice di pensarci tutto il giorno e di aspettare la sera per mettere a dormire Caterina e Luisa, per poi guardarsi la puntata successiva fino alle tre di notte. È un uomo posseduto.

Sandrino, che aveva liquidato i consigli del 2023 con la grazia di un muro di cemento, annuncia con solennità i suoi buoni propositi per il 2024: ascoltare di più gli amici. Roberto quasi si commuove. Poi Sandrino aggiunge che deve prima finire Slow Horses, e il Custode deve trattenersi dal lanciare il telefono.

Intanto Rocco, rientrato dalle festività, racconta il disastro epico di Zombicide. Lui e Christian — due menti che si districano tra criptovalute, regolamenti cosmici e meccaniche da gioco da tavolo avanzate — si sono seduti al tavolo di casa del fratello di Sandrino, circondati da ragazzini che sbuffavano perché gli zombie non comparivano sul tavolo. Un’ora a cercare di decifrare le regole, tentativi su YouTube, nulla. Baracca e burattini chiusi, appuntamento all’anno prossimo. Roberto, quando sente la storia, fa il bastian contrario: ma è possibile che due luminari non riescano a capire le regole di un gioco? Poi scopre che il contesto era un campo di battaglia domestico con bambini urlanti e ritira tutto.

Sandrino, finalmente, cede. Si piazza davanti al televisore un pomeriggio in cui Mila e Veronica sono a una festa di bambini, e accende Blue Eye Samurai. Dopo una puntata esplode: “Che cavolo di capolavoro! Roberto, non smetterò mai di ringraziarti!” Il Custode tira un sospiro di sollievo cosmico. Per qualche giorno il gruppo vive in armonia assoluta, unito dal samurai dagli occhi blu.

Poi arriva il verdetto finale di Sandrino, e l’armonia si incrina. Le prime quattro puntate: sublimi. La quinta — quella nel bordello, tutta flashback — è un tracollo. “I flashback vuol dire che non sai cosa scrivere,” sentenzia Sandrino con la delicatezza di un macigno. La sesta, solo spadate: bocciata. Roberto, che considera quella quinta puntata l’episodio più bello che abbia mai visto in vita sua — l’ha rivisto tre volte — incassa il colpo con la dignità di chi sa che il mondo è bello perché è vario. Rocco, da parte sua, ammette di essersi addormentato sulla maggior parte delle puntate, e il Custode decide che non vale la pena polemizzare.

La guerra dei gusti esplode anche sul fronte cinematografico. Roberto, che ha iniziato a vedere C’era una volta a Hollywood su Netflix, spegne dopo un’ora. Brad Pitt che va in macchina, Leonardo DiCaprio che va in macchina, Roman Polanski con Margot Robbie che vanno in macchina. Un’ora e dieci di gente che va in macchina ascoltando musica d’epoca. Sandrino, paradossalmente, quel film se l’era piaciuto. Roberto coglie la contraddizione con la precisione di un chirurgo: “Non capisco come tu possa trovare noiosa una puntata di Blue Eye Samurai e vederti un’ora e dieci di gente che va in macchina in silenzio.” Sandrino risponde che in realtà non si ricorda quasi nulla del film, forse c’era Brad Pitt, forse una scena con gli zingari, forse si era addormentato. Roberto non sa se ridere o piangere.

La redenzione tarantiniana arriva con The Hateful Eight. Roberto lo scopre su Netflix, inizia a vederlo aspettandosi l’ennesima delusione, e invece: colpo di fulmine. Un western-thriller, una versione tarantiniana di Dieci piccoli indiani, dialoghi brillanti, suspense crescente. Samuel L. Jackson in stato di grazia. Finalmente, esulta il Custode, un bel film di Tarantino.

Sul fronte videoludico, il mese è dominato da un trittico sacro: Sea of Stars, Star Ocean Second Story R e Baldur’s Gate 3. Sandrino installa Star Ocean Second Story R con aspettative altissime, lo setta a 60 frame al secondo, e dopo tre ore lo abbandona senza appello. “Bambocci, dialoghi infiniti, meccaniche vecchie come il cucco,” decreta. Tutti quelli che gli hanno dato 9 e mezzo sono fanboy degli anni 90.

Sea of Stars invece procede con grazia. Rocco lo finisce in 28 ore trovando il true ending, Roberto ci macina lentamente le sue 33 ore, e Sandrino riceve il consiglio di giocarlo sapendo che non lo farà mai perché è in inglese. Tutti e tre convergono su un punto: la modalità storia è l’unica via. “Dio benedica la modalità story,” proclama Rocco.

E poi arriva Baldur’s Gate 3, il mostro sacro, il Game of the Year che li terrorizza e li attrae in egual misura. Rocco è il primo a tuffarsi, e il suo racconto evolve giorno dopo giorno come un diario di guerra. All’inizio la creazione del personaggio lo devasta: mille opzioni, razze mai viste, la scelta tra cinque tipi di genitali che nessuno ha capito a cosa serva. Poi però qualcosa scatta. Entra in un villaggio goblin e, giocando un drow, viene accolto come un signore. Scopre stanze segrete, pozzi da esplorare, dungeon nascosti, libri maledetti. Ogni interazione apre un mondo. A metà mese è a 40 ore, infognato nell’atto terzo, e ogni messaggio è un’esplosione di meraviglia. Trova armi leggendarie impossibili — “sembra di prendere un tesoro all’Indiana Jones” — e risolve missioni con creatività da vero giocatore di ruolo: incantesimi di silenzio, blocca persona, assassinii chirurgici senza che nessun goblin se ne accorga.

Sandrino, che aveva giocato mesi prima e si era arenato dopo aver rotto il gioco rubando tutto a tutti col ladro, ascolta con un misto di invidia e pentimento. Roberto, terrorizzato dall’immensità del gioco, resta paralizzato dall’indecisione cronica che, ammette, pervade tutta la sua vita: “Non so che personaggio fare, che razza, buono, cattivo, neutrale. L’indecisione è il più grande male.”

Sandrino, intanto, ha trovato la sua droga: Alan Wake 2. Due ore e mezza di investigazione pura, mappe mentali nella testa del protagonista dell’FBI, fotografie collegate con i fili sul muro. E una grafica che gli fa dire: “Questo è il metro di paragone d’ora in poi.” Poi arriva la prima sparatoria e quasi cade dalla sedia. È il gioco perfetto per un quarantasettenne che vuole giocare in modalità storia senza stress. Roberto, che non l’aveva comprato durante i saldi a 27 euro, si pente amaramente.

Ma il vero delirio tecnologico del mese ha un nome e un cognome: Nvidia 4070 Super. Roberto la desidera con un’intensità che rasenta il misticismo. La scimmia, come la chiama lui, gli salta dalla spalla destra alla sinistra senza sosta. Studia recensioni, confronta prezzi, passa notti intere a spulciare siti. Su Amazon trova una MSI a 729 euro, tripla ventola, rateizzabile a 24 rate. Il cuore dice compra, il cervello dice aspetta: 100 euro di differenza rispetto ai 629 della KFA su altri siti. “Pago 100 euro in più per una ventola? Non ha senso.” Eppure teme l’effetto domanda: se vanno a ruba, i prezzi saliranno. Il Custode oscilla tra desiderio e ragionevolezza come un pendolo impazzito, e alla fine del mese la scheda è ancora lì, non comprata, oggetto di una tortura autoinflitta che gli dà quasi più piacere dell’acquisto stesso. Sandrino osserva divertito, lui che con la sua 4090 non ha questi problemi.

Roberto, nel frattempo, si consola comprando un telefono. In un momento di debolezza gli arriva una notifica: Motorola in offerta a 200 euro, metà prezzo, rateizzabile a interessi zero con Cofidis. Lo compra al volo. Non è un Google Pixel, è un medio gamma, ma è sicuramente meglio del suo Xiaomi del 2017. Del 2017. Sette anni con lo stesso telefono. Quando poi configura anche quello per la suocera — un Motorola entry level da 139 euro per sostituire il cellulare che Caterina le aveva rotto mesi prima — scopre con stupore che persino il processore più scrauso del mercato fa viaggiare il telefono come un razzo. La tecnologia ha fatto passi da gigante, e il Custode ne è sinceramente commosso.

Sandrino, da parte sua, compie un acquisto misterioso: un Rabbit R1, quel piccolo dispositivo con intelligenza artificiale integrata di cui tutti parlano. Lo paga 200 dollari, riceve 200 dollari di crediti per servizi AI, e si lancia in una spiegazione entusiastica di come funziona: un concentrato di Perplexity AI con GPS, fotocamera, traduzione simultanea. Roberto ascolta affascinato, prova a capire ChatGPT per la prima volta — racconta di aver tentato di giocare a un libro-game con Bing ambientato nei miti di Cthulhu, con risultati tragicomici — e conclude che la traduzione simultanea è la funzione di Star Trek diventata realtà.

Le serie TV divorano le serate di tutti. Sandrino si spara quattro stagioni di For All Mankind in due settimane e ne esce lacerato: la prima stagione sublime, la seconda disastrosa perché quasi tutta ambientata sulla Terra, la terza di nuovo magnifica con lacrime a fiumi nelle ultime tre puntate, la quarta in dirittura d’arrivo. Roberto, pur non avendola ancora vista, sviluppa una scimmia talmente forte che alla fine del mese supplica Sandrino di prestargli le credenziali Apple TV+. Il che scatena un battibecco comico: Sandrino gliele offre da settimane, Roberto rimanda sempre, Sandrino sbotta: “Ma che cacchio devi fare tra le 7 e mezza e le 9? Metti un nome utente e una password!”

Rocco intanto si vede Reacher seconda stagione e ne esce devastato. I primi episodi sono una soap opera con flashback, amori, e — orrore supremo — scene di combattimento tra due donne in tacchi a spillo. “Io voglio vedere un tipo dei 2 metri e 20 che mena e spacca tutto,” urla nel gruppo. La serie si riprende negli ultimi tre episodi, ma il danno è fatto.

Il Custode scopre anche La caduta della casa degli Usher su Netflix e ne rimane turbato. Non per l’horror, ma per il modo in cui la piattaforma calca la mano su sessualità e diversità senza che servano alla trama. La seconda puntata lo lascia particolarmente interdetto: un rave party con nudità esplicite, falli di gomma, orge ostentate. “Se sto guardando un porno, è normale. Ma qui non serve a niente,” protesta. Rocco concorda: Netflix ha un problema cronico nel forzare rappresentazioni che dovrebbero essere naturali.

Tra le note più serie del mese, Luisa finisce al pronto soccorso dopo una notte di dolori lancinanti al torace. Roberto la accompagna a Belvedere, preoccupato. Le fanno elettrocardiogramma, pressione, RX toracico, analisi del sangue: tutto negativo. La diagnosi è un mix di influenza, postumi del Covid e la sua mastocitosi cronica. Ogni volta che Luisa pronuncia quella parola ai medici si apre un cielo di spiegazioni generiche. Sandrino racconta che anche Veronica, dopo il Covid, ha avuto un versamento al cuore che le rimarrà per tutta la vita. Il maledetto virus, ormai considerato una banale influenza, lascia strascichi che banali non sono per niente.

Roberto, dal canto suo, deve sottoporsi a un intervento per rimuovere un lipoma dalla schiena, vicino alla colonna vertebrale, all’ospedale di Paola. “Sai come entri per una sciocchezza, ma non sai come e se esci,” scherza con il suo consueto ottimismo apocalittico. L’operazione va bene, e nei giorni successivi torna per la medicazione.

L’invecchiamento diventa tema collettivo. Sandrino nota che la metà destra del viso gli sta imbiancando: barba e capelli bianchi solo a destra, mentre la sinistra resiste. Chiede a Rocco un’interpretazione psicologica e il dottore, tra il serio e il faceto, gliela dà: la parte destra è l’emisfero femminile, le donne glielo stanno causando. Roberto racconta che a lui crescono peli bianchi lunghissimi dalle sopracciglia, dalle orecchie e dal naso, trasformandolo in un emulo di Ciampi. Rocco si sveglia una mattina tremando dal freddo per quaranta minuti, incapace persino di spegnere la sveglia. Tutti e tre stanno diventando vecchi, e lo sanno.

Rocco apre anche il capitolo macchine: la Captur inizia a stare stretta con due figli che crescono. Inizia a sognare SUV elettrici, valuta leasing e noleggi a lungo termine, scopre che un Range Rover costa minimo 120.000 euro e realizza che alla scuola dei figli ne circolano almeno tre insieme a un paio di Lamborghini. Roberto gli consiglia di prendere un macchinone, Sandrino gli consiglia il Dacia Duster nuovo che costa un quinto. Il dibattito non si risolverà questo mese.

Roberto consegna a Caterina un Nintendo Switch Lite con Animal Crossing, e dopo una fase iniziale in cui la bambina si annoia mortalmente per i venti minuti di dialoghi introduttivi, entra in modalità droga e va messa al timer. È il cerchio della vita che si chiude: il padre che passava le notti su Blue Eye Samurai ha generato una figlia che non staccherebbe mai da Animal Crossing. Rocco, stremato ma felice, addormenta col Portal sulle gambe e si sveglia alle quattro del mattino ringraziando Gesù di non essersi girato nel sonno.

E in mezzo a tutto questo, Roberto compie un pellegrinaggio involontario. A Santa Maria del Cedro, fermandosi per un cappuccino al bar Daniela, vede uscire dalle retrovie una ragazza di colore, alta un metro e ottanta, in pantacollant attillati e maglioncino aderente, che si chiama Cristel. Si innamora sul posto, come è suo solito. Annuncia al gruppo che inizierà a fare colazione lì almeno due volte a settimana. Poi capisce perché quel bar ha sempre il parcheggio pieno.

Il mese si chiude con Roberto e Luisa che si concedono una rarissima serata fuori — la prima in sette anni — per vedere Maurizio Battista a Diamante, ridendo fino alle lacrime. Rocco è a 65 ore di Baldur’s Gate e non ha nessuna intenzione di smettere. Sandrino, saturo di 40 ore di For All Mankind, decide di tornare ad Alan Wake 2. E la 4070 Super è ancora lì, irraggiungibile e desiderata, come un miraggio nel deserto di gennaio.