Il giugno del trio comincia con Roberto che racconta una delle sue epopee calabresi con la solennità di un narratore omerico. La gomma bucata della Grande Punto dell’Amore — così lui chiama la sua vettura con un affetto che farebbe invidia a un cavaliere medievale — si è risolta per intervento divino. O almeno così la racconta lui: si gira e trova un gommista esattamente a tre metri dallo studio medico dove doveva andare. Roberto non perde l’occasione per attribuire il merito a Gesù in persona, che a quanto pare gli avrebbe dato una pacca sulla spalla rimproverandolo bonariamente. Sandrino, ascoltando il resoconto, annuisce compiaciuto. Rocco tace, probabilmente chiedendosi quando toccherà a lui la conversione.
È il compleanno di Mila. Sei anni, non cinque, come Roberto si ostinava a credere, scatenando la correzione immediata della diretta interessata che si stacca persino dal display del McDonald’s per precisare la questione. Roberto, colto in flagrante gaffe anagrafica, si lancia in un calcolo esistenziale che lo porta dritto alla soglia dei cinquant’anni: “Porca paletta, 50 anni, non so se ci arrivo.” La festicciola è organizzata con le amiche, Lavinia sarà presente, Leonardo forse no perché si annoierebbe — il verdetto è chiaro: le feste delle bambine non sono roba da ragazzini.
Nel frattempo il mondo della tecnologia non dorme mai, e Rocco si presenta puntuale al Computex come un inviato di guerra sul fronte dei nanometri. AMD ha svelato sulla carta i nuovi Ryzen serie 9000, Intel risponde con la linea mobile 200, e Rocco analizza slide su slide con la precisione di un analista finanziario che studia un bilancio trimestrale. Sandrino, dall’altra parte, si ritrova in quel limbo esistenziale che conosce bene: nessun PC portatile, nessuna console, nessun gioco nuovo, e nessun portafoglio abbastanza gonfio per comprare qualcosa. “È quel periodo dell’anno in cui di solito mi compro qualcosa, ma quest’anno non mi posso comprare niente.” Lo dice con la stessa rassegnazione di chi guarda la pioggia dalla finestra di un ristorante chiuso. Si vocifera di una console portatile Xbox, e per un attimo gli occhi gli brillano, ma l’annuncio non arriva.
La discussione sulle console portatili si trasforma in un trattato di filosofia applicata al gaming. Roberto interviene con la saggezza del consumatore illuminato: lo Steam Deck a meno di 300 euro è la scelta più sensata, perché giocare all’ultimo titolo spaccamascella su uno schermo da 7 pollici è come guardare un tramonto attraverso il buco della serratura. Un Senua’s Saga Hellblade 2 in fotorilismo su una consolina? Follia. Gli indie bidimensionali, quelli sì, sono il pane quotidiano dello Steam Deck. Sandrino, che inizialmente sbavava dietro l’MSI Claw e il ROG Ally X, si ritrova a fantasticare su uno Steam Deck per giocarci al suo amato Megaton Musashi Wire. “Mi sconquifferebbe,” ammette, usando un verbo che probabilmente esiste solo nel suo vocabolario personale.
Il fronte degli audiolibri è in piena fioritura. Rocco consiglia “La scomparsa di Majorana” di Sciascia e Roberto si lancia nell’ascolto con l’entusiasmo di un convertito. Ne esce estasiato: lo stile è antico, arcaico, desueto — “ma tratta tematiche molto attuali,” sentenzia, collegando Majorana a Oppenheimer con la disinvoltura di un critico letterario da salotto. Rocco, dal canto suo, è alle prese con “The Atlas Six,” un fantasy di adolescenti maghetti letto da una narratrice con una vocina squillante che lo fa impazzire — in senso negativo. La consiglia a nessuno, ma nel frattempo scopre che il narratore Riccardo Ricobelli, quello prodigioso che cambia voce a ogni personaggio, ha letto tutta la saga di The Expanse. La prossima tappa è segnata. Roberto intanto sta procedendo a passo lento coi Principi di Ambra, rallentato da un periodo pesante: l’intervento della suocera, il collega che se n’è andato, un po’ di malinconia che gli ha tolto la voglia di leggere.
Su Destiny 2 si consuma un capitolo epico. Rocco vive l’ultima espansione, “La Forma Ultima,” come un pellegrinaggio emotivo attraverso sette anni di ricordi. La campagna ti riporta nei luoghi di Destiny 1, la missione finale si gioca in 12 persone, e quando Cayde-6 guarda il giocatore negli occhi e dice “Tu sei sempre stato il mio preferito, non dimenticarlo mai,” Rocco crolla in lacrime. “Lacrimoni, lacrimoni,” confessa, senza vergogna. Sandrino gli chiede se ha chiamato la sua Barbara “Barbara.” No, i bambini l’hanno chiamata Nomun. E per la cronaca, Rocco ha accumulato 1.656 ore e 59 minuti su Destiny. Sufficienti, dice lui. Sufficienti.
Su Diablo 4, Rocco è arrivato a 400 ore e sta costruendo un barbaro con la build Twisted Blade Blizzard, inseguendo scintille risplendenti e il leggendario Grandfather. Sandrino invece ha raggiunto il punto di non ritorno: quando legge che arrivano i pet nel gioco, chiude tutto. “Proprio fine, fine, fine.” La pietra tombale è posata, il gioco disinstallato. Roberto, che butta un occhio distratto sulla nuova stagione, osserva il tutto con il distacco di chi ha già visto troppo.
Poi Godzilla Minus One sbarca su Netflix e Roberto perde ogni freno inibitorio. “Non ho mai visto niente di così epico, commovente, esaltante, fatto di un bene allucinante.” Il film giapponese è per lui un dito medio alzato alle produzioni americane su Godzilla. Rocco ascolta compiaciuto, Sandrino annuisce.
A metà mese Roberto inaugura una nuova rubrica: le Custode Stories. Un sabato mattina, mentre è in fase di “espulsione, evacuazione e relax” sul trono, una botta scuote la casa. Lui e Luisa corrono alla finestra convinti che qualcuno abbia sfondato le macchine. Invece la vicina Maria si è schiantata con la sua Classe A contro il cancello automatico. Il muso distrutto, il cancello a terra, e Maria in stato di shock con un’unica ossessione: deve andare a dare da mangiare ai gatti di Chettina. “Ma dove vai? Ma siediti! Ma vedi che barcolli!” Niente da fare. Roberto alla fine la accompagna lui con la macchina, aggiungendo ritardo al ritardo, e invoca nuovamente Gesù che gli rivela la soluzione: il cancello lo paga lei, che è anche la mamma del costruttore. Pace fatta, almeno col Signore.
Rocco porta una notizia triste: la nonna è mancata, a quasi cent’anni. I messaggi di Sandrino e Roberto sono pieni di affetto e delicatezza. Sandrino ricorda che non ha mai potuto godere dei suoi nonni, venuti a mancare quando era piccolo, e ripete sempre a Mila di godersi i suoi finché ci sono. Rocco, con la sua consueta positività, propone di festeggiare comunque il compleanno dei cent’anni della nonna, perché è un traguardo che merita di essere onorato. La famiglia approva.
E poi arriva la bomba: Sandrino si è interessato ai profumi. Lui, che non ha mai usato nulla oltre al deodorante, si è tuffato nel mondo delle fragranze marine con la stessa intensità con cui si tuffa nelle specifiche tecniche di un processore. Tre campioncini da 10 euro l’uno, profumi da 200 euro a boccetta. Il primo, Blu Mare di Giardini di Toscana, è troppo canforato. Il terzo, troppo agrumato, “sembra di avere uno zampirone al polso.” Ma il secondo — Black Sea di Lorenzo Pazzaglia — è la rivelazione. Sandrino legge la descrizione olfattiva con la voce di chi declama poesia: “Il cielo si fa scuro e il mare è quieto, un istante prima della tempesta.” Poi annuncia: “Sto godendo, sto veramente godendo con questo profumo addosso.” Roberto resta letteralmente a bocca aperta in macchina, i moscerini che gli entrano in bocca. “Sandrino, il re dei profumi.” Il verdetto finale arriva quando Mila annusa il polso del padre e dice: “Il mare, papà.” Obiettivo raggiunto.
Roberto, intanto, ha le sue saghe profumate: la regola aurea insegnata a Caterina. “Se guardi una pubblicità e non capisci assolutamente nulla, quella è la pubblicità di un profumo.” La bambina, da quando aveva cinque anni, la applica con rigore scientifico.
I robottoni della Bandai irrompono nella chat come un’ondata di nostalgia. Sandrino compra un Grande Mazinga della Bandai, versione cartone animato anni ’70, tutto opaco, colori originali, trovato su eBay dopo una caccia estenuante. L’arrivo del pacco è un evento. Roberto è in modalità “rosicamento buono”: lo vuole anche lui, ma il portafoglio dice no. “189 euro in preordine… dove li trovo mo’ 200 euro? Li devo trovare, li devo trovare in qualche maniera.” Sandrino lo tenta con link, siti alternativi più economici, la versione aggiornata con più pose. Parte un viaggio nei ricordi: Mazinga Z su Rai 1 dopo Quark con Piero Angela, Goldrake in prima serata prima del telegiornale, il Grande Mazinga su un canale regionale piemontese — lo stesso che la notte trasmetteva Colpo Grosso con Umberto Smaila. Roberto ricorda il trauma del fumetto del Grande Mazinga comprato all’edicola: corpi dilaniati, occhi fuori dalle orbite, il dottor Kabuto squarciato a metà. Gonagai non scherzava. La nostalgia abbraccia anche Creamy, Occhi di Gatto, e Ken il Guerriero, e Roberto scopre un’action figure di Creamy da 700 euro che quasi lo uccide di desiderio.
A metà mese, Rocco lancia la bomba delle macchine. Lui e Silvia stanno decidendo il prossimo acquisto, e la chat si trasforma in un’edizione speciale di Quattroruote. In gara: Dacia Duster 2024, Toyota RAV4, BMW X3, Kia Sportage, Renault Austral. Sandrino parte con un monologo di 13 minuti sulle macchine che fa sclerare Rocco — “la cosa più nocchiosa che posso ascoltare da te, oltre a quando parli di audiolibri, è quando parli di macchine.” Ma Roberto non si ferma: analizza l’ibrido Toyota con devozione, esalta la Kia Sportage per i 7 anni di garanzia e i colori gratis, sogna il Range Rover Evoque sapendo che è proibitivo, e alla fine piazza il colpo da maestro: la Peugeot 3008 come opzione fuori dal coro. Il tutto condito dalla certezza che Silvia ha già deciso per la BMW e che il Duster è solo una cortina fumogena femminile. Sandrino interviene con pragmatismo: “Ma chi vuoi prende in giro? Il confronto è fra la Dacia e la BMW? Brava Silvia, fagli comprare la BMW, Rocco è pieno di soldi.”
Segue un dibattito epico su ibrido, elettrico e diesel che occupa giorni. Roberto, con l’enfasi del predicatore, dichiara l’ibrido “il male dei due mondi.” Sandrino profetizza la fine di Toyota perché non vuole passare al full elettrico. Rocco, che alla fine l’ibrido lo vuole comunque, ascolta tutti con la pazienza di chi sa che i soldi sono i suoi.
Il caldo di giugno è micidiale. Sandrino registra 38 gradi dal termometro della macchina, Roberto a Guardia boccheggia senza termostato sulla Grande Punto, e il cielo è rosso di sabbia del Sahara. Roberto confessa di non accendere l’aria condizionata di notte per paura che Caterina si ammali, e Sandrino lo guarda come si guarda un marziano.
L’episodio più epico è lo sturatore Roberto. Un sabato pomeriggio, dallo scarico della doccia fuoriesce “di tutto” — melma, acqua putrida, orrori innominabili. Roberto apre il pozzetto e il bagno si allaga. Guanti, mascherina, bicchieri di carta, e ore di pulizia sotto ogni mobile. “Ho spostato la lavatrice, l’armadio, tutto.” Luisa ha i conati di vomito. Ma la vera notizia è un’altra: Roberto non ha detto una sola bestemmia. “Neanche un porca madori, niente di niente di niente.” L’uomo nuovo è nato. Sandrino applaude commosso, poi svela la sua tecnica di sturamento con il cavo pilota e il pezzetto di spugna, una procedura che descritta così suona come un brevetto industriale.
Rocco annuncia di essere stato confermato come professore all’Università Europea di Roma per l’anno accademico 2024-2025, con la cattedra di Valutazione del Danno. La notizia lo rende felice, anche se il sogno è diventare professore associato e poi ordinario — “un professore ordinario a fine carriera si porta a casa pure 8-9.000 euro al mese.” Ma accanto alla soddisfazione c’è quel compagno di viaggio scomodo che è l’insicurezza del libero professionista: “Voi non avete idea di quanto io invidi la vostra certezza matematica dello stipendio.” Roberto lo rassicura subito: “Ma come bip sai a preoccuparti te, te morite fame, dai Rocchi!”
Il coltello nel cuore di Sandrino arriva a fine mese: dopo anni di compravendite online senza intoppi, viene truffato. 160 euro per un Mazinga Z comprato fuori eBay, mai arrivato. Il venditore sparisce. Roberto, che ci era passato anni prima con un acquisto Xbox, gli si stringe accanto con la solidarietà del veterano: “Io ci faccio ironia, ma ancora mi brucia.” E ricorda il poliziotto della Polizia Postale che lo prendeva in giro: “Ah De Cerreto, bravo, lei voleva fare il furbo.” Sandrino si sente “ferito nell’orgoglio” più che nel portafoglio. La lezione è imparata.
Inside Out 2 conquista una mezza approvazione: Roberto ci porta Caterina che si annoia un po’ perché è troppo cresciuta per lei, ma lui ride a crepapelle per una scena nerd che nessun altro nel cinema capisce. Non è all’altezza del primo, ma “tratta tematiche sempre molto belle.” L’inchiesta “Roma città aperta” di Cento Minuti su La7 invece scuote Roberto fin nelle ossa. Le interviste ai personaggi di Velletri — Cascella, Servadio, la Daga, Luciani — lo lasciano sconvolto. “Per la prima volta ho visto Velletri sotto un’altra ottica.” Si gira verso Luisa e le dice: “Forse era meglio che questo servizio io non l’avessi mai visto.”
Il mese si chiude con Roberto al battesimo del collega Davide, un evento che è praticamente un matrimonio: dalle 13 alle 22, con porchetta arrosto alle 8 e mezza di sera, e Sandrino che gioca a un nuovo misterioso videogioco alle due di notte, mandando screenshot criptici. Il caldo non molla, i robot della Bandai aspettano nelle loro scatole, e il profumo di mare di Sandrino si mescola alla brezza di un’estate appena cominciata.