Dicembre 2019: tra orologi, sparatorie virtuali e il primo Natale senza di lei

L’inverno bussa alle porte e porta con sé il suo corredo di malanni. Rocco si trascina una febbre a 38, Sandrino combatte un mal di gola perenne e il Custode, dal suo avamposto calabrese, se la cava per il rotto della cuffia tra medicinali e sinistri presagi di influenzoni natalizi. La stagione dei virus non risparmia nessuno, nemmeno la piccola Caterina che, a metà mese, verrà colpita dalla temuta “bocca, mani, piedi” con tanto di bolle e febbre a 38 e mezzo. Come se non bastasse, Mila si ammala di raffreddore, guarisce per un giorno, e si riammala. Il cerchio dell’influenza si chiude perfettamente su tutti quanti, grandi e piccoli.

Il Cyber Monday arriva e se ne va senza lasciare traccia nei portafogli del trio. Sandrino pronuncia il suo verdetto con la solennità di un giudice della Corte Suprema: “Zero, zero, zero.” Tre anni di Black Friday Amazon e sono sempre le stesse quattro cose messe in croce, gli stessi telefoni, gli stessi televisori, la stessa desolazione consumistica travestita da festa. Neanche un centesimo, giura. Zero.

Salvo poi, naturalmente, capitolare su Amazon America per un Seiko Turtle color oro con cinturino nero, orologio da sub con movimento automatico, trovato scontato del 50% durante quel Cyber Monday che non gli interessava affatto. 250 dollari, circa 210 euro, più 60 di dogana prepagata da Amazon. Sandrino lo ordina il martedì, e mercoledì mattina l’orologio è già in Germania. “Amazon come cazzo è veloce” è la sintesi tecnica della sua esperienza logistica. La dogana si risolve con una mail, un documento d’identità e la scoperta meravigliosa che se l’importo doganale effettivo è inferiore alla stima, Amazon rimborsa la differenza. Da lì parte uno sproloquio estatico sulle meraviglie di Amazon USA, dove Seiko, Casio e Hamilton sono disponibili a catalogo completo. L’Hamilton Khaki Field — quello di Interstellar, quello che il protagonista regala alla figlia, quello con il Luminova a puntini e linee che in codice Morse scrivono “Eureka” — costa 800 euro e resta un sogno, ma un sogno documentato con precisione chirurgica.

Rocco, che di orologi capisce eccome, gli dà la sua benedizione con l’entusiasmo di un cardinale a una prima comunione: “Vai e fallo, vai e fallo, perché è una cosa bellissima.” Poi, con la delicatezza di un maestro orologiaio, lo bacchetta: Seiko non copia nessuno? E il Fifty Fathoms della Blancpain, e il famoso Seiko “Fiffi Foffi” che gli assomiglia come una goccia d’acqua? Ma è una correzione affettuosa, da intenditore a intenditore, condita con la segnalazione di Keepa.com — il sito che traccia i prezzi Amazon e ti avvisa via Telegram quando scendono sotto la soglia desiderata. Rocco nel frattempo sogna un Panerai della nuova serie, ma con uno stipendio solo e l’INPS che non si muove, il sogno resta nel cassetto.

Sul fronte videoludico, il mese esplode con l’arrivo della Halo Master Chief Collection su PC. Sandrino ne annuncia la disponibilità con un’euforia mattutina che sconfina nel delirio mistico. Tutti gli Halo, dal primo al quarto, passando per ODST e soprattutto Halo Reach — “un capolavoro” — finalmente convertiti su PC “in maniera eccelsa”, con texture ridefinite e modelli poligonali aggiornati. Poi il lapsus: “La creazione di MasterChef.” MasterChef. L’ha detto. A sua discolpa, è mattina presto e l’euforia è inspiegabile, soprattutto considerando che tra 30 secondi lo aspetta un’altra giornata di merda al lavoro con la zavorra in macchina.

Ma il vero protagonista videoludico del mese è Red Dead Redemption 2. Sandrino, dopo aver disinstallato e reinstallato il gioco per questioni di launcher e bug offline, capitola definitivamente davanti alla sua bellezza. Il racconto che ne fa è pura poesia nerd: il personaggio non corre, cammina. Sulla neve non ti fa correre. Ogni missione dura un’ora e mezza. C’è la modalità cinematica dove le telecamere inquadrano il tramonto mentre i personaggi parlano del West che finisce, della civiltà che arriva. “Pura pura poesia” dice Sandrino, e Rocco conferma che ha appena usato le stesse parole di tutte le recensioni professionali, aggiungendo che potrebbe fare tranquillamente il recensore. Il Custode, dal canto suo, ha iniziato anche lui a giocarci e conferma tutto: le impronte sulla neve, la gestione del freddo e del cibo, “un mondo dove è molto piacevole perdersi.”

Poi però Sandrino abbandona il gioco. Il motivo è talmente nerd da risultare eroico: per sparare bisogna prima premere un tasto per sfoderare l’arma, poi mirare con il grilletto sinistro, poi sparare con il destro. Un passaggio intermedio che, dopo vent’anni di grilletto-sinistro-mira-destro-spara, gli provoca orticaria. Ogni scontro a fuoco si trasforma in una danza macabra di tasti sbagliati, morti istantanee e 10 dollari virtuali bruciati per ogni resurrezione. Il Custode capisce perfettamente: a lui era successo lo stesso con la schivata di Darksiders 3, assegnata a un grilletto dorsale che nessun essere umano avrebbe mai pensato di usare per schivare.

Rocco intanto vive la sua saga con Destiny 2 e ne fa la cronaca dettagliatissima al trio. La stagione dell’Intramontabile si è conclusa in maniera pessima — un portale Vex costruito pezzo per pezzo per tre mesi che alla fine non si è nemmeno aperto, un boss finale identico al precedente tranne che nella grafica. Ma la nuova Stagione dell’Alba porta aria fresca: Mercurio finalmente espanso, il ritorno di Saint-14 con un viaggio nel tempo che emoziona i giocatori di lunga data, la Meridiana con i suoi drop selezionabili e un sistema di grind che rispetta sia il casual che l’hardcore. Rocco descrive con trasporto quasi mistico le sessioni notturne col fucile da cecchino, le ondate di schiavi senza occhi che avanzano nella penombra lunare, la soddisfazione di restare calmo mentre la folla ti viene incontro: “aspetta, aspetta, aspetta, pam, pam, pam, pam.” Per lui Destiny non è solo un gioco: è la compagnia serale del party chat, 5-6 amici dai 26 ai 52 anni, tutti con figli, tutti nerd, che dopo cena si ritrovano per due risate. Un modo per non stare da solo davanti alla PlayStation.

Il mese è anche quello dei regali di Natale e delle amare scoperte economiche del genitore moderno. Sandrino entra in un negozio di giocattoli e trova il draghetto Torch della FurReal a 134 euro. Su Amazon costa 37. Tre volte di più nel negozio fisico. Un aspirapolvere giocattolo Folletto — sì, esiste, e sì, Caterina lo vuole specificamente quello — costa 59,99 euro in negozio, cioè un euro in meno dell’aspirapolvere Rowenta vero che i coniugi usano dal primo giorno di matrimonio. Su Amazon sta a 27,90 ma con consegna a febbraio. L’avventura al Lidl è un piccolo capolavoro di frustrazione: un set Lego Technic nel cestino “tutto a 5,99”, che alla cassa viene battuto a 13,99. Sandrino compie l’atto più purciaro della sua vita: “No, a sto prezzo non lo prendo”, e lo lascia lì. In compenso si consola con un mini set Duplo animali della giungla a 5,99. Rocco, dal canto suo, naviga tra il peluche di Olaf per Lavinia, Gastone Testone per Leonardo e l’aereo di Barbie preso al Black Friday a 79 euro invece di 130, mentre manipola con pazienza certosina la lettera a Babbo Natale del figlio per allinearla ai regali effettivamente acquistabili. Il dibattito sui negozi fisici versus Amazon è acceso: Rocco sostiene che il commerciante “è sempre stato un ladro e truffatore” e che Amazon gli fa risparmiare centinaia di euro l’anno. Sandrino puntualizza che lui campa grazie all’online, quindi non può lamentarsene. Il Custode, pragmatico come sempre, chiude: “Si deve evolvere.”

A metà mese, Roberto racconta un evento che somiglia a un miracolo: Caterina, la bambina ultra-selettiva che rifiuta qualunque cartone non rientri nelle sue quattro scelte approvate, si ipnotizza davanti a Frozen. Completamente. Anche in tedesco. Non fiata, beve il latte, guarda lo schermo con gli occhi spalancati. Da lì in poi, Frozen 1 acquistato sul Play Store con i crediti Google Rewards, e poi Alla Ricerca di Nemo in diretta su Rai 2, guardato dall’inizio alla fine seduta in braccio al papà. Nella scena finale, quando Marlin riabbraccia Nemo, Caterina si butta al collo del padre stringendolo forte. “È stato bello, molto bello. Fine, fine, fine” dice Roberto, e nelle sue parole c’è tutto l’universo.

Rokko, a metà dicembre, torna da Roma con una notizia che cambia le carte in tavola. Paolo Capri, presidente dell’EPG, gli ha proposto di insegnare al master di Psicologia Giuridica dell’Università Europea di Roma. Il suo curriculum è stato valutato positivamente dal comitato scientifico e, ciliegina sulla torta, il direttore ha proposto di farlo iniziare subito — tipo il giorno dopo. Otto ore di lezione da preparare tra il pomeriggio e la mattina successiva, 90 euro l’ora lordi, con la prospettiva di lezioni bisettimanali e l’ingresso nel mondo accademico. Rocco ci pensa, è tentato di dire no, poi immagina cosa direbbe Margherita: “Ma che cazzo stai a fare?” E dice sì. Sandrino e il Custode non possono che applaudire: è un sogno che inseguiva da tempo, e arriva nel momento in cui ne ha più bisogno.

Perché il mese di dicembre, sotto la superficie delle nerdaggini e degli acquisti compulsivi, porta con sé il peso specifico del primo Natale senza Margherita. L’8 dicembre, il giorno dell’albero, Rocco non è solo: 16 persone vengono a casa sua per aiutarlo a decorarlo, e lui ringrazia tutti, compresi Sandrino e il Custode che, col cuore, c’erano anche se fisicamente no. Racconta di aver smesso la sambuca serale — da un dito erano diventati due o tre bicchierini, una bottiglia alla settimana, e lui ha percepito il confine sottile della dipendenza e ha tagliato tutto. Sandrino gli dice che è forte, veramente forte. E lo è.

Poi c’è il capitolo delle donne. Rocco lo affronta con una trasparenza disarmante, essendo tante quelle che lo invitano a pranzo, o a prendere un tè. Rocco è gentile ma fermo: è ancora totalmente innamorato di Margherita. Lo spiega con parole che Sandrino definisce “la più bella definizione dell’amore che mi sia capitato di sentire da parecchio tempo, forse da sempre.” L’amore non cambia se la persona non c’è fisicamente accanto a te. Se penso a una persona a fianco a me, penso a lei. Perché lei ha tutte le cose che io voglio in una persona. Non vuole una sostituta: vuole che sia eccezionale, “del dire, ah ecco, ok, allora capisco il senso.” E per ora non c’è, e va bene così. Sandrino e il Custode, solidali, liquidano queste donne con colorite espressioni che coinvolgono volatili necrofagi e professioniste del mestiere più antico del mondo, immaginando Margherita dall’alto che osserva queste “avvoltoiesse” con il suo commento preferito.

Una sera, a cena da amici, Lavinia — tutta sorridente, una pizza in mano — si avvicina al padre e chiede con la naturalezza dei bambini: “Papà, ma è vero che mamma è morta?” L’aria si congela. Rocco resta così. Lavinia aggiunge che non ci vuole pensare perché le mette un po’ paura, e lui le risponde come può, parlando di angeli custodi e stelle. “Mi ha dato una martellata incredibile” dice, e i suoi amici dall’altra parte del telefono restano muti. Sandrino prova a rispondere e non ce la fa, perché ultimamente i messaggi di Rocco lo emozionano troppo.

La vigilia di Natale arriva con il suo carico di preparativi. Rocco prepara il tavolino davanti al camino — Leonardo gli ha già chiesto come farà Babbo Natale a passare dal camino se è chiuso — dispone latte, biscotti e carote per le renne, impacchetta i regali, sbriciola i biscotti e morsica le carote per simulare il passaggio notturno. È qualcosa che ha sempre fatto con Margherita, e adesso lo fa da solo. “Se sono felice perché loro sono meravigliosi, dall’altra che coglione, amici miei, che coglione veramente.” Sandrino gli ruba l’idea delle carote per le renne. Il Custode manda una foto di sé giovane, magro e abbronzato con una Dreher al limone, che provoca reazioni viscerali nel gruppo. Le feste si passano tra parenti, cenoni e la corsa perpetua che Rocco usa come scudo contro il dolore. “Correre per queste feste mi aiuta a sopravvivere fino al primo. Dal primo sarà tutto più semplice.”

L’anno si chiude con il vento che divelle la tapparella della casa del Custode in Calabria, lasciandolo esposto agli elementi e alle viste dei vicini — “ci sarebbe poco da vedere, purtroppo madre natura m’ha fatto, o non m’ha fatto” — con la notizia che il collega Zavorra si è beccato 6 mesi di sospensione patente per guida in stato di ebbrezza. Come se non bastasse litiga in una pasticceria di Belvedere perché tre colazioni consecutive gli sono costate tre prezzi diversi: 2,50, 2,60 e 2,80 euro. “Questa è l’ultima volta che mi vedete” dice alla proprietaria, che lo guarda esterrefatta. Ci sono battaglie che vale la pena combattere, e questa è una di quelle. L’ultima nota è dolce: Davis, l’amico musicista, si risposa a marzo e ha chiesto a Sandrino di fargli da testimone. Il trio progetta di ritrovarsi tutti per il concerto e la festa. L’anno nuovo bussa, con le sue promesse e i suoi spigoli, e i tre amici ci entrano come sempre: insieme, anche quando sono lontani.