Ottobre 2019: orologi, Joker e buchi neri

Ottobre si apre con la liturgia mattutina del Custode, che si rivela al mondo nella sua interezza: sveglia alle 6, lavastoviglie, caffè in mano, sedere sulla tazza del cesso e mezz’ora di scrolling compulsivo delle news. Solo dopo questo rituale sacro e immutabile, Roberto si concede il suo momento zen: una missione su Assassin’s Creed Odyssey prima di andare al lavoro. Tre boss dell’arena eliminati in sequenza, la mattina ha un senso. “Mi sfoga un pochino”, confessa, come se sterminare gladiatori virtuali alle 7 meno un quarto fosse la cosa più naturale del mondo.

Il grande annuncio di Sandrino arriva avvolto nel mistero: “Ve lo dico domani”. Roberto, che ha la pazienza di un bambino davanti a un regalo di Natale, quasi implode. “Cercherò di non fare il delfino curioso”, dice, fallendo miseramente nel tentativo. Il giorno dopo la rivelazione è servita: Sandrino si è comprato un orologio su Subito.it, e non uno qualunque. La spesa è stata “abbastanza importante”, tanto da giustificare un viaggio fino a Reggio Emilia per ritirarlo di persona, farsi accompagnare da un gioielliere per verificarne l’autenticità, e tornare a casa col bottino. Si tratta di un Omega, un cronografo meccanico che Sandrino descrive con l’estasi di un bambino il giorno di Natale: il click delle leve interne quando si preme il pulsante del cronometro, la ghiera che non si avvita come il Seamaster che aveva prima, il fascino del meccanismo che risponde sotto le dita. Rocco approva con entusiasmo — lui avrebbe scelto il Moonwatch a occhi chiusi se solo avesse avuto la data — mentre Roberto commenta che anche fosse stata una patacca, sarebbe stata una “patacca di Filipa-tec”, e ammette di aver perso 30 secondi buoni per partorire quella battuta. “Capitemi come sto.”

Il viaggio a Reggio Emilia di Sandrino, tra l’altro, ha il sapore dell’avventura: un’ora di ritardo su Italo, il monitoraggio paranoico della posizione GPS per paura che il venditore si presenti con una pistola, e Roberto che si accorge del potenziale rapimento solo 24 ore dopo. “Non penso che tu possa fare molto affidamento su di me”, ammette candidamente il Custode. “Mi fustigo per questo.”

Rocco, intanto, scopre foto che il suo amico Luca aveva scattato di nascosto durante momenti intimi con Margherita. Foto rubate, spontanee, che adesso sono diventate un tesoro. “Luca è proprio uno stalker”, dice con un sorriso nella voce, “ma quelle foto adesso per me sono una ricchezza incredibile.” Ne condivide un paio con gli amici, quei frammenti di felicità catturati quando nessuno guardava.

Roberto, nel frattempo, combatte la sua eterna battaglia con l’indoor cycling. Per giorni si tormenta: “Ce vado, non ce vado, ce vado, non ce vado.” Le motivazioni per andarci sono evidenti — è arrivato “in condizioni veramente pietose, di panza, di grasso” — ma quelle per restare a casa sono altrettanto potenti: non vedere Caterina, buttare una serata, il blackout post-lavoro. Quando finalmente si decide, scopre che la lezione non esiste. O meglio, esiste ma alle 2 di pomeriggio, con quattro gatti, e la sua ex istruttrice Cottina gli propone un patto: trovare altre due o tre persone per spostare l’orario alle 8 di sera. “Mi andrebbe proprio a fagiuolo”, ripete Roberto, innamorato della parola. “A fagiuolo. A fagiuolo.” La palestra, naturalmente, non si materializzerà mai.

Sandrino confessa un crimine cognitivo che lascia tutti a bocca aperta: ha riscaricato The Dark su Netflix, ha fatto partire il primo episodio, e solo a treno in corsa si è reso conto di averla già vista. Tutta. La prima stagione intera. “La prima volta che mi succede, raga.” Ma la parte davvero sconvolgente è che ha continuato a guardarla. Roberto non riesce a capacitarsene: “Come hai fatto a rivedere tutta la stagione sapendo già come andava a finire? Io non ci riuscirei mai, ma proprio mai.” Sandrino la prende con filosofia: “Non mi ricordo manco come va a finire”, e ipotizza qualche problema cognitivo, forse una carenza di fosforo. La seconda stagione, purtroppo, lo delude — “si sono un po’ persi nei meandri della sceneggiatura” — ma almeno le attrici tedesche ventenni lo consolano. “La femmina tedesca va rivalutata”, sentenzia. Roberto, che le tedesche non le ha mai sopportate, promette di dare un’occhiata a qualche trailer.

Il tema auto divampa come un incendio in un campo d’estate. Roberto lancia una filippica epica sulla demonizzazione del diesel, un monologo che avrebbe fatto impallidire un senatore romano. Gli ultimi Euro 6, sostiene, inquinano meno di un’auto elettrica se si considera l’intero ciclo di vita delle batterie. La Germania continua a vendere diesel a palate, e noi italiani “che siamo sempre delle pecore” ci accodiamo alla retorica dell’elettrico. Se avesse disponibilità economica illimitata, si comprerebbe “a occhi chiusi un bel dieselone da 200 cavalli”. Sandrino risponde seccamente: la Tesla gli fa “proprio cagare esteticamente”, con quelle linee anonime da macchina americana. La discussione sul Toyota C-HR è altrettanto accesa: Roberto ne ama le linee “psicopatiche” del retro — “si fa un po’ la macchina di Batman” — ma ammette che se l’abitabilità posteriore è ridicola come dicono, è da scartare.

A Guardia, il Custode si ritrova in una saga degna di un romanzo di John Grisham: lo Speed Scout. Questo strumento diabolico, montato su una vettura della polizia locale, può rilevare la velocità in un raggio di 200 metri anche in movimento, anche da una strada parallela, anche quando non lo vedi. Roberto ne conosce la storia meglio di un avvocato penalista: la prima volta era stato messo fuori uso perché gli operatori non sapevano tararlo, le multe erano arrivate anche ad auto parcheggiate, Luisa e i suoi colleghi avevano vinto tutti i ricorsi. Adesso che l’hanno rimesso a norma, non c’è più niente da fare. Ma il punto che fa imbestialire Roberto è un altro: lo Speed Scout multa i pendolari che vanno a 52 in zona 50 durante la settimana, ma il sabato sera, quando i ragazzotti sfrecciano a 120 nel cuore del paese, non c’è anima viva a controllarli. “Volete fare multe solo per far cassa”, tuona, e racconta le voci che circolano: i vigili non hanno copertura finanziaria per gli stipendi, e il comune gli ha detto “volete essere pagati? Vai, fai delle multe”. Sandrino, pragmatico come sempre, taglia corto: “Se stai andando veloce, paga. Pagare pagare pagare, capito Albertino?” Roberto quasi si strozza, ma deve ammettere che in linea di principio ha ragione.

La discussione si estende ai tutor di San Gineto Bonifati, piazzati su un rettilineo con visibilità totale dove non ci sono uscite laterali, invece che 500 metri più avanti nel centro abitato dove passano i pulmini scolastici e la gente sfreccia a 90. “Due settimane fa, proprio in quel tratto non coperto, c’è stato un altro morto”, racconta Roberto con amarezza.

L’8 ottobre segna un momento di profonda umanità. Rocco, dopo una cerimonia in chiesa per Margherita, si apre con gli amici in un modo che toglie il fiato. “I giorni non sono più giorni che ci avvicinano ai progetti”, dice, “ma sono giorni che si discostano dalla fine.” Calcola che gli restano circa 600 mesi, 50 anni da passare sereno con i bambini, con gli amici, ma l’obiettivo non è più raggiungere qualcosa — è aspettare che passino. Sa che deve cambiare questa prospettiva, ritrovare un progetto personale: il concorso per diventare TPA, scrivere un libro, qualcosa che gli ricordi qual è il suo posto nel mondo. Propone un viaggio con gli amici per l’8 dicembre, la data in cui lui e Margherita si erano messi insieme. “Passare quel giorno con voi da qualche parte, in qualche città. Può essere Francoforte, insomma, può essere una cosa carina.”

Sandrino e Roberto rispondono con parole misurate e sincere. Roberto gli dice che Leonardo e Lavinia sono i suoi punti fermi, i suoi grandi obiettivi, e che un viaggio può essere un punto di partenza. Promette di organizzarsi per esserci. Rocco intanto va da Luca a ritirare le foto stampate di Margherita. Temeva di crollare, e invece il pensiero dominante è stato uno solo: “Madonna quanto è bella.” Come dice Nick Cave, la pace arriva col tempo, e piano piano il tempo arriva per noi. Vuole creare dei libri fotografici per i bambini, così potranno sfogliare, scarabocchiare, fare quello che vogliono con i ricordi della mamma.

Il Joker arriva nelle vite del gruppo come un evento messianico. Roberto va a vederlo al cinema multisala di Diamante con un collega e ne esce in stato di grazia. “Mi è piaciuto tantissimo, per me è un film bellissimo.” Joaquin Phoenix è talmente superiore che tutti gli altri attori sembrano “bambini alle prime armi”. La regia merita l’Oscar. La trama, obiettivamente, è lineare — un uomo oppresso dalla società che impazzisce, come Un giorno di ordinaria follia con Michael Douglas, “ma qui c’è Gotham City e c’è Joker” — ma Phoenix trasforma tutto in qualcosa di trascendente. Roberto passa un’ora dopo il film a leggere teorie e interpretazioni online, come ai tempi del primo Matrix. Sandrino, che non è mai stato un fan del personaggio, si lascia convincere: “Se è figo lo vado a vedere pure io.”

A metà mese, Roberto dedica una dichiarazione d’amore alla Lancia Rally 037B del 1982. Tutto nasce dai video di Davide Cironi su YouTube, e il Custode perde completamente il controllo. Il rumore del motore quando accelera e cambia le marce è per lui “come avere un amplesso sessuale”. Lo guarda una volta al giorno. Di notte. Con le cuffiette a volume massimo. Se potesse scegliere tra una Ferrari ultimo modello e quella Lancia del 1982 con “soltanto” 207 cavalli, sceglierebbe la 037B “a occhi chiusi”. Il monologo si protrae per messaggi e messaggi, attraversando la storia del Gruppo B del rally, il confronto surreale con una BMW i8 nel video, e la preghiera agli amici: “Se vincete la lotteria e mi volete regalare una macchina, non mi regalate Ferrari, regalatemi una 037B.” Sandrino, al termine della disanima, confessa diplomaticamente: “Robertino, la tua disanima sul rumore del motore è stata un po’ lunghetta.”

Il buco nero di Fortnite fa irruzione nelle conversazioni: Epic Games ha spento i server per un’intera giornata, risucchiando la mappa di gioco in un buco nero cosmico e lasciando 6 milioni di giocatori a fissare uno schermo nero. Roberto riconosce la genialità della trovata mediatica, anche se non è un giocatore. Sandrino sbuffa: “Non può essere che ti ci metti pure tu a paccarlammi di quel cacchio del buco nero di Fortnite.”

Il fronte videoludico è ricchissimo. Rocco si immerge in Destiny 2 con la nuova espansione Shadowkeep, raccontando raid epici con il suo clan — un tentativo fallito all’ultimo boss perché un compagno di 52 anni si è distratto per 5 secondi nella posizione sbagliata. Roberto continua la sua maratona su Assassin’s Creed Odyssey: 160 ore di gioco, 66% di completamento, e sta affrontando le creature leggendarie della mitologia greca nell’endgame. Un boss lo ha tenuto inchiodato per un’ora e mezza, e l’ha battuto solo grazie a un’armatura leggendaria che lo risorge ogni minuto. Sandrino, nel frattempo, finisce Gears 5 — il mostrone finale era quello del gioco intero e lui non se n’era accorto — e si lancia su The Outer Worlds, che descrive come “una puntata di Futurama” per le battute geniali disseminate ovunque. Red Dead Redemption 2 sta per uscire su PC il 5 novembre, e Sandrino vorrebbe spenderci massimo 20 euro. Roberto, dopo un’analisi comparativa degna di un broker finanziario tra Rockstar Launcher, Epic Game Store e Green Man Gaming, gli comunica la sentenza: “Me sa che non si scappa, Sandrino”, il prezzo minimo è 55 euro.

Rocco parte per un convegno all’università di Chieti col suo nuovo completo David Naman — o David Mayer, non ha ancora capito come si chiami la marca — e scopre di aver dimenticato il pigiama. Roberto coglie l’occasione per una delle sue filippiche: il pigiama è una cosa “frivola per un uomo”, lui dorme in mutande estate e inverno, e se fosse donna e vedesse un uomo mettersi il pigiama al primo appuntamento “gli ormoni mi andrebbero in pensione”. La mattina della partenza, Rocco confessa che preparare la valigia senza Margherita è stato strano: “Lei era sempre la mia supervisione finale.” Ma ormai ne ha interiorizzato i consigli, se la sente nella testa che gli dice le cose. Ha deciso di portare il suo orologio, quello color vinaccia che col blu del completo ci sta bene.

La dieta piomba su Roberto come una condanna divina. Moglie che lo mette a regime forzato a 84 chili e rotti, pennette di pasta di ceci che “mangerebbero solo gli uccelli”, minestrone la domenica sera, e una fame che gli farebbe mangiare “pure il tavolino”. Si ferma comunque ogni mattina al bar — “vaffanculo, tanto lui non lo saprà mai” — dove la conchiglia alla mela del Chakbar è diventata la sua droga sostitutiva. Sandrino gli fa una lezione nutrizionistica: “Ricorda che un cornetto è l’equivalente di un panetto di burro cotto al forno”, e gli consiglia di eliminare la pasta, sostituendola con cracker o pane per la scarpetta. Roberto gli fa notare che al bar di Cedraro anche il tipico “nerboruto calabrese, molto maccio e billico” si prende il cappuccino con la treccina alla cioccolata.

Il terremoto di magnitudo 4.4 vicino a Scalea sveglia Roberto e Luisa nel cuore della notte. Luisa scatta in modalità evacuazione — “prendi Caterina, prendi vestiti, prendi giubbottino e scappiamo” — mentre Caterina, beata, continua a dormire. Roberto, che deve andare al lavoro proprio verso l’epicentro, la prende con filosofia: “Speriamo che sia stata soltanto una sbruffata.”

Roberto lancia poi una lectio magistralis sul computer quantistico di Google. La notizia della “supremazia quantistica” — un calcolo risolto in 200 secondi che al più potente supercomputer del mondo richiederebbe migliaia di anni — viene contestata da IBM, che sostiene si tratti di due giorni, non migliaia di anni. Roberto analizza la questione con una lucidità sorprendente, arrivando al nocciolo: il computer quantistico è “la più grande minaccia alla sicurezza informatica del mondo” perché potrebbe bucare qualunque crittografia in un istante. “Ma come si fa? Che soluzione si trova? Vabbè, ci si penserà a tempo debito.”

I lavori di casa di Sandrino diventano una telenovela. Il costruttore Mammucari — geometra che si fa chiamare ingegnere — incontra l’architetto Marco Ceccarelli e l’ingegnere Federico, e la scena è da commedia dell’arte. “Ma voi due da dove siete ricacciati? Io non vi ho mai visto, i poracci”, li accoglie Mammucari. Quando Marco gli fa notare che geometra non è ingegnere, Mammucari spiega il protocollo dell’edilizia: il geometra è l’ingegnere, l’ingegnere è il “sor ingegnere”. I lavori, che dovevano iniziare il 20 ottobre, slittano di due settimane per un DURC che non arriva. Roberto, che aveva previsto tutto, non resiste: “Io te l’avevo detto, Sandrì. Non ho mai visto un lavoro di casa finito nei tempi prefissati.”

La presbiopia colpisce il gruppo come un promemoria dell’anagrafe. Roberto non riesce più a leggere da vicino, deve allontanare il telefono come un vecchio. Sandrino si accoda: anche lui deve tenere lo schermo “allungando il pollice e il mignolo dalla mano”. “Ci abbiamo l’età, ci abbiamo l’età.”

Il mese si chiude con Rocco che porta la lapide al cimitero per Margherita. “È molto bella, molto carina, è proprio come la volevamo”, dice, e poi aggiunge: “Dentro di me io continuo a pensare che le cose cambieranno, e invece questo mi ha ricordato l’ennesima volta che non cambieranno.” Il giorno dopo è il compleanno di Lavinia, e la festa è dolceamara. Roberto e Sandrino lo sanno, lo capiscono, gli stanno vicino con le parole che hanno. “Nei momenti paradossalmente di festa, di allegria, uno si sente più perso”, dice Roberto, in una delle sue intuizioni più lucide.

L’ultimissimo colpo di scena è Sky che addebita a Roberto 169 euro per il decoder non restituito, più 19,99 per la digital key, più 90 centesimi di una fattura fantasma. “Vi darei fuoco piuttosto che dargli a loro”, ringhia, ma non sa se iniziare una guerra o pagare e stare zitto. La sera di Halloween, Roberto pronuncia la sua sentenza definitiva: festa ridicola, importata a forza, senza alcun valore. L’unica cosa che gli interessa del 31 ottobre è che nei racconti di Lovecraft il passaggio tra il 31 e il primo novembre era una notte importante. Sandrino gli ricorda che anche Babbo Natale è rosso solo per colpa della Coca-Cola. Touché.