Giugno 2018 comincia con un fiocco rosa. Mila nasce nei primi giorni del mese e Sandrino diventa papà. Roberto legge la notizia uscendo da lavoro e scoppia a piangere in macchina come un cretino, dice lui, perché c’ha il ciclo di sto periodo. Rocco e Margherita mandano abbracci dal viaggio verso Roma, dove li aspetta l’ennesimo controllo. La chat dei tre amici cambia frequenza, diventa più intima, più vera: è ufficialmente l’alleanza dei papà.
Sandrino racconta i primi giorni con la naturalezza spaesata di chi sta imparando tutto da zero. Ha tenuto Mila in braccio, anche se Veronica era un po’ dubbiosa se fargliela prendere: ha già assunto la posa da madre protettiva. Lui l’ha presa un pò stortignaccola, lei ha pianto un po’, ma non l’ha fatta cascare. Quindi è stato molto bravo. Roberto, commosso, gli racconta che pure lui non ha mai preso in braccio nessun bambino prima di Caterina, la teneva tutta storta. Ma come gli disse Luisa: il padre sei te, sei libero di prenderla e tenerla come vuoi, sarà la bambina a dirti se va bene. Rocco aggiunge il suo contributo: i bambini hanno le ossa morbide, a meno che la butti per terra e non la sollevi per il collo, non gli fa niente. Poi racconta che Lavinia gli ha dato due schiaffi in faccia mentre la sgridava, lui l’ha guardata, lei gli ha sorriso, e lì si è sciolto. Chi comanda davvero a casa è deciso in quel sorriso.
Le prime notti sono le più dure. Sandrino non dorme: due notti intere sveglio, manco dieci minuti di sonno, perché non sai come si pialla, come si lava, come si pulisce una neonata. La terza notte molla Mila a Veronica e si fa sei ore filate, il mattino dopo è un altro uomo. Roberto gli offre solidarietà da veterano: racconta di Caterina che era un orologio svizzero, si svegliava ogni tre ore precise senza sgarare, e di come i primi mesi la vita di prima scompariva completamente. Ma poi, piano piano, si riesce a fare tre cose in più nella metà del tempo, come diceva il suo unico amico di Guardia, Angelo. Si diventa una macchina che tira fuori conigli dal cilindro. Sandrino nel frattempo scopre che anche al lavoro gli manca Mila: non vede l’ora di tornare a casa per toccarle la manina. Qualcosa è mutato in lui.
Rocco intanto combatte su un altro fronte. Margherita ha i drenaggi dopo l’operazione e Lavinia non può dormire con loro, non la possono mettere in mezzo al lettone, non la possono cullare. La bambina dorme dalla zia Lucia e a Rocco la cosa lo dilania. Roberto lo capisce profondamente: anche lui, quando Caterina dorme un piano sotto dai nonni nelle notti di caldo infernale della mansardina, non chiude occhio, sta sempre con l’orecchio teso, terrorizzato che i suoceri non la sentano perché russano profondamente. La cosa più difficile è non poter fare niente per cambiare le cose. Ma a metà mese arriva la notizia che tutti aspettavano: i drenaggi vengono tolti. E pochi giorni dopo: l’esame istologico è negativo. La chemioterapia ha funzionato al 100%. Margherita è ufficialmente guarita dal cancro. Rocco dà la notizia come se annunciasse il tempo: con una frase, un punto, buona giornata. Ma dietro quella sobrietà c’è un universo. Roberto esulta: bisogna festeggiare, cena, mangiata fuori, balli, qualunque cosa, basta che si festeggia. Restano ancora le protesi e l’intervento alle ovaie in programma per settembre, ma il peggio è alle spalle.
Nel frattempo Roberto vive la sua guerra quotidiana dai suoceri. La postazione videoludica è un tavolinetto scrauso a modalità Transformer nella mansardina infuocata, con la PS4 Pro a due centimetri dalla faccia. Ha comprato la console in un momento di ultra depressione da trasloco — quando gli succedono queste cose, compra, compra, compra, è una vera e propria patologia, ammette candidamente. God of War è il gioco della sua vita, quello per il custode, ma giocarci è un’impresa epica: ogni sera si mette a letto con Caterina dicendo “appena si addormenta vado e mi faccio un’oretta”, e il pensiero successivo è la sveglia delle 6.40 del mattino. Cinque sere di fila si addormenta come un cretino. Poi, miracolosamente, una sera riesce a giocare due ore, dalle 10.20 a mezzanotte, nella mansarda bollente con la PS4 che irradia calore come un termosifone d’agosto. Esce dalla sessione come da una sauna, stravolto ma felice.
Scopre anche la funzione più importante della PS4: ascoltare l’audio dalle cuffie attaccate al joypad. Una mano santa, esclama, anche se poi ammette che il mondo intero ha risolto il problema con le cuffiette Bluetooth, ma lui e il Bluetooth non sono molto amici. Rocco gli fa notare che questa funzione c’era già sulla PS4 normale, non è mica una novità della Pro. Il custode incassa.
Il televisore Samsung da 55 pollici sviluppa una macchia nera nell’angolo: un difetto conclamato della serie 6400, che si allarga come una metastasi. Roberto ha provato a massaggiarlo, a leccarlo, a sbatterlo per terra, ma niente. Lo schiribizzo gli è preso: in casa nuova, televisore nuovo. Punta un Samsung 4K con HDR farlocco a 700€, perché gli OLED LG sono un sogno proibito. Rocco gli consiglia i Sony, Sandrino gli fa notare che se non si fosse comprato venti videogiochi a cui non ha giocato quest’anno avrebbe 800€ in più per il televisore. Ma non glielo dirà, perché ognuno è re in casa propria.
La casa nuova, finalmente, si sblocca. A metà giugno gli ex proprietari contattano Luisa: hanno finito di svuotare. Le chiavi vengono consegnate e Roberto può entrare per la prima volta nella casa che ha comprato. Naturalmente “entrare” significa prendere le misure, far venire il pittore, calcolare i lavori. Ma è uno step avanti enorme dopo settimane dai suoceri. Rocco e Margherita annunciano che forse, forse quest’estate passano qualche giorno a Guardia a trovarli. Roberto è la persona più felice del mondo, ma mette le mani avanti: la casa è ancora un cantiere.
Nel frattempo, sul fronte della burocrazia automobilistica, Roberto si trova nel bel mezzo della saga dello Speed Scout, un autovelox mobile installato dalla polizia municipale di Guardia nel tratto verso Cetraro. Il dispositivo ha mietuto vittime su vittime finché gli avvocati — tra cui Luisa — non hanno scoperto che l’operatore non aveva mai fatto un corso di formazione sulla taratura. Rimosso per illegittimità. Ma la polizia municipale non si arrende e installa il sorpassometro, un congegno che rileva i sorpassi in striscia continua. Roberto e i calabresi procedono in fila, buoni buoni, fino a Cetraro.
Rocco intanto si fa la cresima. Il motivo è tecnico: Check gli ha chiesto di fare da padrino alla figlia Aida e il vescovo pretende la cresima. Roberto scopre che il suo testimone di nozze non era cresimato e quindi il suo matrimonio potrebbe non essere valido. Olè, commenta, sono libero! L’ansia del viaggio in treno per la cerimonia lo divora: cinque ore con Caterina bloccata, il terrore del ritardo. Rocco ha un piano B (Sandrino), un piano C (suo padre, che però forse non è cresimato neanche lui) e tanta fiducia. Alla fine tutto fila liscio.
Sul fronte nerd, Rocco riscopre Hearthstone grazie alla fantastica assistenza clienti Blizzard, che gli ripristina l’account con una mail gentilissima firmata con il nome di un personaggio di World of Warcraft. Roberto, contagiato, si rituffa pure lui, scoprendo di non avere neanche il 10% delle carte necessarie per un mazzo competitivo dopo anni di assenza. La parola “World of Warcraft” gli provoca un tonfo nello stomaco: ricorda ancora le scene di Luisa che veniva a casa sua per quagliare e lui che le mostrava i personaggi. “E lo vedi questo guerriero? Questo è Caramon, è Alessandro Cinquini. E lo vedi questo Warlock pelato? Questo è Rocco.” Lei si faceva due coglioni tanto, ma lo faceva per lui.
Rocco racconta anche di The Terror su Amazon Prime, la serie sulle navi Terror e Erebus rimaste incastrate nei ghiacci. Ha letto il libro, una cosa meravigliosa, e ha convinto Margherita a vedere la serie. Roberto verificherà più tardi: Rocco si è addormentato davanti alla TV e Margherita se l’è pippata da sola. Nel frattempo Rocco ha riscoperto gli audiolibri: Dagon, Il richiamo di Cthulhu e La cosa sulla soglia, letti da Roberto Pedicini, il doppiatore di Benicio del Toro. Una cosa da pipa, dice. Margherita però ha rivelato un segreto: Rocco non dice la I. Dice “soglia” invece di “soglia”. Lui racconta la scena del momento in cui Margherita lo ha smascherato e la risata è ancora palpabile.
Roberto nel frattempo ha un nuovo rituale serale con Caterina. Si mettono nel lettone, lei gli passa il telecomando, accendono la TV su Rai Yoyo alle 10.30 e si sparano tre episodi del coniglietto Bing con gli amici Pando, Tula e Charlie. L’ultima cosa che ricordano è Bing che saluta con la manina. Poi l’oblio, fino alla sveglia delle 6.40. Se proprio sono arzilli, dopo Bing c’è anche Sam il Pompiere, di cui esistono cinque stagioni su Amazon Prime. Ma la notizia più importante è un’altra: Caterina odia le Winx. Ogni volta che la nonna o la mamma hanno provato a fargliele vedere, lei strilla e piange. Roberto non potrebbe essere più orgoglioso. Tollera Gatto Silvestro e Titti, e adora i Simpson. La digievoluzione è completa.
La digievoluzione, appunto: il termine è stato coniato anni fa per Antonio, che ogni due per tre si comprava la Collector Edition di qualcosa per premiarsi di essere diventato papà. Adesso Sandrino è chiamato a compiere il rito: deve regalarsi qualcosa di importante. Mette in vendita l’orologio che gli amici gli avevano regalato per i quarant’anni e annuncia che userà i soldi per comprarsi quello nuovo, il primo regalo della digievoluzione. Roberto approva solennemente.
Roberto poi vive l’odissea del pacco Amazon. Ordina GT Sport con consegna al GM Megasport dove lavora, il tracking dice “consegnato al destinatario”, ma alle casse non ne sanno niente. Si scopre per puro caso che il corriere ha lasciato il pacco al panificio dall’altro lato della strada, e il panettiere lo ha dato a Marcello che andava a prendersi il panino. GT Sport recuperato per un pelo. Roberto medita brevemente di chiamare Amazon e dire che il pacco non è mai arrivato per farsi rimborsare 19,99€, ma alla fine il suo lato legale buono prevale. Nel frattempo aspetta con ansia anche il kit di telecamere Arlo Pro 2 trovato da un misterioso venditore Amazon a 150€ invece di 600€: potrebbe essere un pacco, una truffa o roba rubata, ma sti cazzi, basta che funziona.
Ma il mese di giugno ha un’ombra. A metà mese, dopo i primi giorni di euforia per Mila, qualcosa cambia a casa di Sandrino. Veronica entra in quella che Roberto riconosce come depressione post parto. Sandrino racconta in un messaggio che poi chiede di cancellare: Veronica è cambiata, non vuole che lui dorma a casa, lo allontana. C’è un conflitto con la madre di Veronica che complica tutto. Roberto ascolta e risponde con una lucidità e una dolcezza che non si aspetterebbe da un uomo che si descrive come un nerd monotono e piatto. Gli racconta di Luisa, della depressione pre e post parto, dei colloqui con la psicologa via Skype che la rendevano un’altra persona per un giorno e mezzo prima di ricadere. Gli ricorda che il ruolo del padre in questi momenti è quello del sopportatore e del supportatore: anche quando tutte le cose che ti vengono dette sembrano ingiuste. Rocco aggiunge il consiglio di non sputare rabbia a caldo, di aspettare, di parlare, di cercare un aiuto professionale se serve.
Sandrino si mette in malattia. Gianna gli dà venti giorni per depressione. Esce due, tre ore al giorno per vedere Veronica e Mila: le porta al lago, parlano. Piano piano emergono le vere problematiche: Veronica si è resa conto di aver fatto troppe cose l’anno precedente — laurearsi, sposarsi, fare un figlio — e di essersi adagiata sui ritmi di Sandrino, perdendo se stessa. La maternità ha fatto scoppiare tutto. Sandrino ascolta, abbozza, cerca di capire. Roberto lo esorta a non arrabbiarsi, a essere la goccia che batte sulla roccia. Ma di notte Sandrino rimugina, rimugina, e la paura che la storia vada per le lunghe lo divora. Il mese si chiude con Sandrino che porta moglie e figlia al lago, non più litigando ma parlando, e con la speranza fragile che il prossimo step sia un po’ più avanti di quello precedente.
Rocco e Margherita, nel frattempo, vanno a Roma per la pompatina alle protesi. Evviva, dice Rocco, e il diminutivo rende tutto sopportabile.