Ottobre 2018 si apre con una questione epocale: Sandrino e Veronica stanno per comprare casa. Non una casa qualsiasi, ma una villetta a Parco Muratori, la zona VIP di Velletri, dove vivono tutti i dottori della città. Sandrino annuncia la proposta con la solennità di chi sta per entrare nell’Olgiata dei Castelli Romani: due livelli, le scale che tanto Rocco ama, una zona bellissima. Roberto e Rocco si attivano immediatamente come un ufficio consulenza mutui improvvisato. Roberto racconta la sua esperienza con Intesa San Paolo — il cognato che conosceva il direttore, la promessa di seguire tutto, la pratica lasciata a metà strada — e consiglia clausole fondamentali: quella sul mutuo che protegge la caparra, quella sulla consegna chiavi entro una data precisa perché altrimenti i vecchi proprietari ci piantano le tende per mesi. Rocco interviene con la saggezza di chi paga il mutuo Barclays da otto anni: tasso fisso, possibilità di abbassare la rata versando capitale extra, assicurazione vita inclusa. È nato un nuovo club: l’alleanza dei sacri papà col mutuo.
Sandrino chiede se può dormire una notte nella casa prima di comprarla, per sentire se è rumorosa. Luisa, consultata come oracolo giuridico, sentenzia: non è una richiesta ammissibile, i proprietari ti ridono in faccia. A Roma qualche agenzia lo fa, obietta Sandrino. Roberto: sì, ma siamo a Velletri, non a Roma. E la questione muore lì. La proposta viene accettata lo stesso giorno: 650 euro al mese per trent’anni, poveri in canna ma con la puzza sotto al naso. Sandrino invita Rocco a trasferirsi pure lui: il vicino del vecchietto ha una villetta simile ma con un piano in più, oltre duecento metri quadri. Potrebbero vivere tutti a Parco Muratori e fondare una comunità di padri mutualizzati.

Il mese però è anche il mese dei grandi dibattiti nerd. Rocco lancia la bomba una sera: la connessione gli si è staccata mentre giocava a Destiny, e la cosa lo manda in bestia. Da lì parte una dissertazione collettiva sul futuro del gaming in streaming che durerà giorni. Roberto profetizza che lo streaming è il futuro, ma un futuro lontano, come la realtà virtuale: ogni tot anni ritorna, tutti si esaltano, poi si scopre che la tecnologia non è pronta. La latenza è un problema insormontabile, soprattutto in Italia, dove la fibra è un miraggio. L’unico posto dove potresti giocare in streaming senza problemi è il Giappone. Rocco però ha una visione più strutturata: la prossima generazione offrirà tre strade di acquisto — copia fisica, copia digitale e copia streaming — e il futuro è nell’aggregazione, non nella frammentazione. Se potesse lavorativamente, se gli offrissero una cattedra in Inghilterra, partirebbe domani. Grazie. Grazie. Grazie.
Roberto, intanto, scopre che nell’era dei prezzi alle stelle per l’hardware PC, lui per la prima volta in dieci anni non cambierà scheda video. La sua GTX 1080 è uscita due anni prima ed è ancora lì. Le nuove RTX 2080 costano cifre da capogiro, le RAM sono impazzite, le CPU hanno problemi produttivi. Giocare su PC sta diventando un hobby elitario. Da un anno e mezzo i prezzi dei giochi PC si sono alzati: prima pagavi 33 euro al Day One lo stesso titolo che su console costava 70, adesso paghi 45. Se compri la Ultimate Edition arrivi a 99 euro. Con 99 euro, due anni fa, ci compravi tre giochi. Ogni giorno Roberto va su Amazon e Trova Prezzi a controllare le RTX 2080 lisce: la prima che scende sotto i 700 euro, la compra. È la sua soglia psicologica. Poi legge dei problemi di memorie che muoiono sulle nuove schede Nvidia e la soglia psicologica si alza di altri cento euro. Alla fine del mese, dopo settimane di agonia, decide di non comprare niente. Non perché non voglia, ma perché ha tremila altre spese e la scheda vecchia funziona ancora benissimo. Si autoconvince di aver fatto la cosa giusta. Forse.
La guerra dello streaming video esplode in parallelo. Roberto si mette a guardare la trilogia di Jason Bourne su Netflix una sera, arriva a un’ora e passa di visione, si addormenta, si ripromette di finire il giorno dopo. Quando riaccende Netflix due sere più tardi, Jason Bourne è scomparso. Tutta la trilogia, evaporata nel passaggio tra settembre e ottobre. Gli monta una rabbia cieca: ma Netflix, tu che sai che sto guardando un film, non puoi avvisarmi che tra due giorni lo togli dal catalogo? Rocco svela il mistero: è colpa della Disney, che sta ritirando tutti i suoi contenuti per la sua futura piattaforma streaming. Lui stesso stava guardando Doctor Who, era alla quarta stagione, e gli hanno tolto dalla quarta all’ottava in un giorno solo. Mortacci loro. Sandrino, che lavora nel settore, spiega pazientemente che Netflix non svuota il catalogo per fare spazio: compra licenze a tempo, tre o sei mesi. La scritta di avviso c’è, piccola piccola in un angolo. Veronica, dal divano, sentenzia: e allora mettila più grande, no? Roberto la nomina immediatamente alleata.
Da lì parte una discussione sulla frammentazione delle piattaforme che coinvolge tutti. Netflix, Amazon Prime, la futura Disney+, Infinity, Now TV, TIMVISION, Huawei Video che funziona solo se hai un Huawei. Roberto è per l’anarchia: che vinca il più forte come Steam e si porti via tutti gli altri. Sandrino, il professionista dello SVOD — Subscription Video On Demand, ve lo dico perché altrimenti non capite neanche di che stiamo parlando — spiega che non funziona così, che sono beni di lusso come i Rolex, e che non ci sarà mai un’unica piattaforma. Tim Vision, che nessuno paga perché è incluso nell’offerta, è il vero servizio del futuro. Roberto annuncia che sarà il suo nuovo nome: Sapientino di TIMVISION.
Rocco compra il tablet Amazon Fire 7 per Lavinia e Roberto vuole immediatamente la stessa cosa per Caterina. La recensione di Rocco è entusiastica: 70 euro, custodia da bambini che rimbalza se lo butti dalla macchina, microSD fino a 256 giga, YouTube e Netflix funzionano alla grande, giochi educativi a palate. E la chicca: non ha tasti fisici davanti, quindi Lavinia non può cambiare app come vuole. Pausa. Pare che abbia già imparato. Sì, ha imparato, perché i bambini sono intelligenti. Il tutorial per installare il Play Store di Google è semplicissimo. Roberto è convinto. Però prima fa il preambolo delle insicurezze: è troppo presto per un tablet? Non avevamo detto mai il cellulare a tavola? Mai i cartoni per stare buoni? L’utopia si è scontrata con la realtà, ammette candidamente. Quando sei fuori e tua figlia piange e vuoi solo mangiarti una pizza, quei quindici minuti di tablet ti salvano la vita. Rocco lo rassicura: il segreto è diversificare. Venti minuti di tablet, venti di costruzioni, mezz’ora di bambole, un libro. Purché non diventi la sedicenne che passa otto ore al cellulare. Ma non può neanche essere la figlia dei vegani senza televisione. Margherita dal fondo: zitta, sta spiegando a questi come funziona il mondo.
La questione vacanze di Rocco raggiunge il punto di ebollizione. Mesi che organizza un viaggio a Dubai per dicembre: Emirates, hotel cinque stelle, all inclusive. Ha invitato la madre, la suocera, il cognato. E tutti quanti, dopo mesi di sì sì sì sì, improvvisamente scoprono che costa troppo. La madre: ma io quando vado a Bolzano non spendo così tanto. Mamma, stiamo andando a Dubai con Emirates in un cinque stelle, non a Bolzano. A Rocco gli gira il cazzo come non mai: lui ha fisicamente bisogno di staccare, l’unico riposo dell’anno è stato il weekend in Calabria da Roberto, bellissimo ma non esattamente rigenerante. Il verdetto: io comunque parto. Se volete viene Margherita e basta, tre-quattro giorni in America lampo. Se mi gira male, me ne parto da solo una settimana a Tokyo. Vaffanculo a tutti.
Roberto consiglia con la saggezza di chi il massimo che ha viaggiato è stata Grottaferrata: mai con i suoceri, mai con i genitori. La cerchia di persone con cui farebbe un viaggio è te, c’è Alessandro e le rispettive mogli. Fine. Il resto è un inferno di compromessi. Sandrino però ha la risposta giusta: prendi Margherita, lascia i figli ai nonni, vai al Cavallino Bianco in Alto Adige. 2.400 metri quadri di spa, piscina riscaldata con vista sulle Dolomiti, animatrici per bambini dalle otto alle dieci di sera. Margherita sente e improvvisamente cambia idea: quando lo dice Alessandro va bene, quando lo dico io sono pazza e cattiva. Veronica interviene con il suggerimento alternativo della Toscana — agriturismi fichi, mercatini di Natale, la piccola Bolzano del centro Italia — ma Rocco la stronca con affetto: Sandri, parlamo de videogiochi, va? E moglie. Il messaggio di Veronica a velocità 2x diventerà leggenda.
Sandrino, dal canto suo, lamenta di non riuscire più ad accendere la PlayStation. Veronica lo bracca: il sabato e la domenica non ha un attimo libero perché lei giustamente vuole rilassarsi, magari uscire da sola. Quindi gioca sul treno con la Switch. Non avendo giochi interessanti, in attesa di Starlink Battle for Atlas, si è messo a giocare Darkest Dungeon, un giochetto sadico in cui i personaggi impazziscono e muoiono. Sandrino inizia una partita, fa tre livelli, perde un personaggio, si rode il culo, cancella e ricomincia. Il gioco andrebbe vissuto trattando i personaggi come carne da cannone, ma lui si affeziona. Non fa per lui. Starlink invece lo conquista: farming puro, missioni da World of Warcraft — ammazza dieci nemici, porta dieci oggetti — astronavi personalizzabili, personaggi Star Fox. L’ho pagato una cinquantina d’euro grazie a punti Ubisoft e sconti vari, e gli fa passare l’oretta di treno ad andare e l’oretta di treno a tornare. Roberto approva il farming: è il fulcro stesso del genere, non ha senso criticarlo come nota negativa, è come lamentarsi che in World of Warcraft le missioni dopo quattordicimila espansioni sono tutte uguali.
La ricerca del portatile da gaming di Sandrino per giocare sul treno scatena un dibattito. Roberto e Rocco sono scettici: un portatile da gaming pesa, è ingombrante, non è pratico. La soluzione ideale sarebbe una Steam Machine portatile, ma non esiste. Sandrino valuta un 15 pollici, poi capisce che è troppo grande, passa al 13, ma i 13 pollici gaming in giro sono tutti battoccioni. Roberto alla fine sentenzia: io so che lo comprerai, è giusto così. Quando chiediamo consiglio su un acquisto, dentro di noi sappiamo già cosa vogliamo. Il consiglio serve solo per autoconvincersi.
Elon Musk irrompe nella chat e diventa il personaggio del mese. Rocco posta una sua frase e Roberto parte in quarta: cattivo di James Bond, quello che accarezza il gatto con la mano finta, Goldfinger o chi diavolo era. Lo ammira oltre ogni misura. PayPal, Tesla quando tutti ridevano dell’elettrico, e soprattutto SpaceX: in dieci anni ha fatto quello che NASA e Russia non sono riuscite a fare in quarant’anni di guerra fredda. Roberto ha letteralmente sborrato davanti al computer quando ha visto i due razzi vettori atterrare in sincrono sulle piattaforme. Roba da fantascienza che da bambino dicevi non succederà mai. E la Boring Company, e Hyperloop, e l’ossessione per Marte. Questo ci riuscirà, è convinto Roberto, mi chiedo solo se sarò ancora vivo per vederlo. Rocco lo paragona a Tony Stark e ricorda quando mandò gli ingegneri in Thailandia per i ragazzi intrappolati nella grotta, testando un mini sommergibile in piscina. Sandrino lo immagina come un alieno tipo Visitors che si è rifatto la pelle per sembrare umano: costruirà la sua base su Marte e scatenerà la terza guerra mondiale per distruggere la Terra. Jeff Bezos è meno inquietante: vuole colonizzare la Luna e costruire un Gundam funzionante a grandezza naturale.
La fibra diventa il Santo Graal. Roberto, dalla nuova casa dove non prende neanche Sky perché la parabola condominiale non funziona, si sta rendendo conto che con la fibra e i vari servizi streaming non gli serve più la parabola. Tra TIMVISION, Netflix, Rai Play, Rai Yoyo Play e Now TV ha praticamente tutto. Rocco è in attesa del tecnico che lo porti nel nuovo millennio: la fibra gli servirà anche per passare a Sky Q via internet e levarsi finalmente la parabola dal tetto, quell’arnese che una volta l’anno si sposta e bisogna richiamare il tecnico. La scoperta che Guardia Piemontese, paesino calabrese, ha avuto la fibra un anno e mezzo prima di zone attorno a Roma rimane uno dei grandi paradossi italiani.
Poi arriva Roberto che si mette in macchina senza giacca, con jeans e magliettina sbracciata, sotto la pioggia e il vento di ottobre. Accende il riscaldamento in auto perché si sta cacando sotto dal freddo. Rocco lo sgrida come un genitore esasperato: a quarantatré anni dovresti saperlo, queste cose. Lui che esce da due mesi di catarro non ha più pazienza.
Roberto scopre il commento di Sandrino sul forum di Hardware Upgrade e ne fa un’analisi sociologica degna di una tesi di laurea. Il meccanismo è sempre lo stesso: prima arrivano le battute sarcastiche, poi arriva l’elemento Sandrino — il personaggio che scrive un post ragionevole tipo “io mi trovo bene, ognuno spende come vuole” — e a quel punto compare immancabilmente il padre di famiglia ricco che ha tre PS4 Pro in casa, una per ogni figlio e una per sé, post completamente inventato e ridicolo. Roberto avrebbe voluto iscriversi per aizzare il pagliaccio, ma aveva sonno. Rocco analizza il fenomeno da psicologo: siamo in un periodo di disagio sociale in cui dobbiamo costantemente dimostrare il nostro valore. Il telefono da 1000 euro non ha funzioni da 1000 euro: il suo potere speciale è costare 1000 euro.
L’ultimo weekend di ottobre è la tempesta perfetta delle uscite videoludiche. Red Dead Redemption 2 arriva e Rocco è pronto: ha finito Destiny 2, raggiunto il livello massimo, completato l’ultimo raid da sei persone e quello segreto da tre. Ci giocherà per i prossimi anni. Roberto resiste eroicamente alla scimmia dell’acquisto compulsivo: ha God of War, Spider-Man e Assassin’s Creed Odyssey da finire. Lo comprerà molto più in là. Rocco intanto si è preordinato Call of Cthulhu, perché c’è Cthulhu e tanto basta, e ha finanziato un Kickstarter per un libro game lovecraftiano con dado personalizzato e block notes. Roberto, che ha buttato soldi in ventimila cazzate, ha dubbi sui Kickstarter. Rocco risponde: diventa parsimonioso, Roberto. Il custode accetta il nuovo soprannome: Parsimonio.
Roberto, complice il cambio dell’ora che gli regala un’ora di sonno in più, si guarda finalmente Interstellar per la prima volta. Due ore e mezza da mezzanotte in poi, rapito. Quel maledetto di Antonio gliel’aveva quasi spoilerato il finale. Il film è stupendo: il primo dove nello spazio non si sente nulla come nella realtà, la colonna sonora di Hans Zimmer eccezionale, quel senso di estraneità totale quando lasci questo piccolo mondo. La scena in cui uno dei personaggi dice che tra loro e lo spazio profondo ci sono soltanto sei millimetri di lamiera è pesante, fa riflettere. Il pianeta fatto solo di acqua con le onde immense. Non ha parole sufficienti. Roberto è diventato un poeta dello spazio per una notte.
Ma l’evento più importante del mese arriva alla fine. Margherita viene chiamata dal San Camillo con un giorno di anticipo: l’operazione alle ovaie, prevista per il 2 novembre, è stata anticipata al 30. Laparoscopia, buchini sulla pancia, dentro e fuori. Rocco organizza tutto: Lucia viene a dormire a casa, lui dorme sul divano o allunga il lettino sotto a Leonardo. La parte difficile è spiegare al bambino che mamma non ci sarà per qualche giorno. Ogni operazione di Margherita è caduta al compleanno di qualcuno — la prima al compleanno della cugina Livia, questa al compleanno di Lavinia — e lo prendono come segno positivo del destino. Roberto manda un in bocca al lupo enorme, si scusa per essere stato assente nei giorni precedenti: portava avanti e indietro quel coglione di Mimmo al lavoro e non riusciva a mandare messaggi. Sandrino brinda alla salute di Margherita dal treno. L’operazione va bene. Rocco va a trovarla: sta in piedi, vestita, l’unico fastidio è il torcicollo dall’anestesia. Se le analisi della sera sono buone, domani mattina esce. È l’ultimo passo di un lungo percorso. Poi non ci pensano più.