Luglio 2016: L’Oukitel, gli Orologi e l’Estate che Non Finisce Mai

Luglio 2016 è uno di quei mesi che sembrano contenere dentro di sé almeno tre stagioni diverse: caldo infernale, tecnologia cinese improbabile, videogiochi, consulenze in giro per l’Italia, e discussioni esistenziali che partono da un telefono da 130 euro e finiscono inevitabilmente sul senso della vita. Nel mezzo, come sempre, ci sono loro tre: messaggi vocali lunghi come podcast, sfottò senza pietà e quell’equilibrio perfetto tra amicizia sincera e bullismo affettuoso che solo gli amici di lunga data sanno praticare.

Il protagonista tecnologico del mese è senza dubbio l’Oukitel K6000 Pro, che Rocco ha finalmente ricevuto dopo settimane di attesa e ricerche su forum improbabili sparsi per internet. Il telefono arriva color oro, pesa quanto un mattone e ha una batteria che sembra progettata per alimentare una centrale elettrica di provincia. Roberto e Sandrino iniziano immediatamente con il rituale della demolizione psicologica.

Roberto si lamenta subito dell’audio: la qualità del microfono, secondo lui, è talmente scarsa che sembra di parlare con qualcuno chiuso dentro una lavatrice. Rocco però è completamente innamorato dell’oggetto. La batteria diventa la sua nuova religione. Racconta con orgoglio quasi mistico che la sera è andato a dormire con il sessantotto per cento di carica e il telefono, con una calma olimpica, gli ha comunicato che probabilmente si sarebbe scaricato venerdì a pranzo. Non il giorno dopo. Non tra qualche ora. Venerdì.

La cosa prende subito una piega epica. Rocco snocciola dati come se stesse presentando una tesi di ingegneria energetica: sette ore e mezza di schermo acceso, percentuali che scendono con la lentezza di un ghiacciaio alpino, autonomia che sembra sfidare le leggi della fisica. Sandrino e Roberto continuano a prenderlo in giro imitando i forum napoletani da cui Rocco attinge recensioni e consigli, tra accenti caricaturali e slogan degni di una televendita di mezzanotte. Eppure, dopo qualche settimana di utilizzo, anche loro sono costretti ad ammettere una verità scomoda: quando si tratta di batterie infinite, i cinesi sanno fare il loro lavoro.

Parallelamente, nella vita di Sandrino si apre una questione molto più seria: sta per compiere quarant’anni. Sua madre ha deciso che il regalo di compleanno sarà qualcosa di importante, qualcosa che resti nel tempo. La scelta ricade su un orologio, e da quel momento inizia una ricerca quasi ossessiva che coinvolge inevitabilmente anche gli altri due.

All’inizio l’idea è il Rolex Batman, quello con la ghiera blu e nera che nei forum di appassionati genera discussioni lunghe quanto trattati di filosofia. Rocco accompagna Sandrino in missione esplorativa dal gioielliere Villa, dove iniziano le prime analisi tecniche, i confronti, le prove al polso. Intanto Sandrino passa ore sui forum di Orologi e Passione, una comunità di decine di migliaia di persone che discutono con serietà quasi religiosa di dettagli invisibili ai comuni mortali, come la curvatura delle anse o il colore esatto di una lunetta.

Alla fine però la decisione prende un’altra direzione. L’attenzione si sposta su Omega. Sandrino prova due modelli: l’Aqua Terra e il Planet Ocean. Il primo è elegante, raffinato, perfetto per chi vuole un orologio discreto ma di classe. Il secondo è tutta un’altra storia: massiccio, sportivo, quasi arrogante. Quando Sandrino lo descrive agli amici, lo definisce un mammutone alto, pesante, cattivo al punto giusto. In pratica un orologio che non passa inosservato nemmeno se provi a nasconderlo sotto il polsino.

Il colpo di scena arriva quando un gioielliere di Nettuno fa un prezzo decisamente più onesto rispetto ai negozi più blasonati: poco più di cinquemila euro, consegna in una settimana. Quadrante nero, lunetta arancione, cinturino in caucciù. L’affare è fatto. Rocco approva con entusiasmo quasi paterno, spiegando con tono da esperto che questi orologi sono curati, raffinati e hanno una meccanica interna degna di rispetto. Poi, come spesso gli capita, si lascia andare a una riflessione filosofica: il vero obiettivo, nella vita, è avere più orologi possibili. Non per ostentazione, ma perché ogni orologio racconta una versione diversa di te.

Nel frattempo Rocco continua a vivere una vita professionale che sembra progettata da uno sceneggiatore sadico. Le consulenze lo portano ovunque: Roma, Milano, Latina, persino Francavilla a Mare, vicino Pescara. A volte il calendario è talmente assurdo che deve guidare cinque ore per un colloquio di un’ora con un genitore, per poi tornare qualche giorno dopo a parlare con l’altro. La cosa lo manda regolarmente in crisi logistica.

Tra un viaggio e l’altro si ritrova anche a fare un test in inglese con un medico londinese. L’ansia iniziale è notevole, soprattutto per via dell’accento britannico che Rocco descrive come una forma di tortura linguistica. Alla fine però la conversazione va benissimo. Il medico si rivela una persona interessantissima, un cartografo digitale che lavora su mappe tridimensionali per applicazioni militari. La chiacchierata si allarga addirittura alla Brexit, dimostrando che anche un colloquio professionale può trasformarsi in un piccolo scambio culturale internazionale.

Una delle soddisfazioni più grandi arriva quando riesce a smontare il lavoro di una consulente tecnica d’ufficio che considera totalmente incompetente. Rocco scrive al giudice una relazione dettagliata, elencando punto per punto tutti gli errori. Il giudice, con sorprendente pragmatismo, prende atto della situazione e decide di nominare un’altra consulente. Rocco festeggia come se avesse appena vinto una causa storica. Roberto, colpito dalla storia, commenta che ogni tanto scoprire che esistono ancora persone oneste nel sistema giudiziario è quasi commovente.

Nel frattempo Roberto vive una situazione completamente diversa. Luisa è incinta e le nausee della gravidanza stanno trasformando la quotidianità in una piccola maratona di resistenza. Roberto racconta con preoccupazione i giorni difficili, tra febbre, tosse e il problema di non poter prendere molti farmaci per via della gravidanza. Nonostante tutto, arriva anche un momento di soddisfazione quasi comica: per la prima volta può usare la frase “mia moglie è incinta” per saltare una fila interminabile. La precedenza concessa dalla commessa diventa per lui una specie di medaglia sociale.

Quando riesce a ritagliarsi un momento libero, Roberto torna alla sua battaglia personale contro Final Fantasy XIII. Il gioco continua a non piacergli, ma ormai è una questione di principio. Racconta agli amici di aver affrontato uno scontro con un boss durato ventisei minuti. Alla fine aveva le mani bloccate, la maglietta sudata e la sensazione di aver partecipato a un allenamento olimpico più che a una sessione di videogiochi.

A peggiorare la situazione domestica arriva anche un episodio degno di una scena slapstick. Una bottiglia di vino, lasciata in cucina durante un’ondata di caldo infernale, decide improvvisamente di esplodere. Il tappo parte come un proiettile, il vino schizza ovunque e Roberto si ritrova a passare la serata a pulire pareti e pavimento con Luisa fino a mezzanotte e mezza. La definizione finale dell’evento resta memorabile: un missile.

Tra una tragedia domestica e l’altra, Sandrino apre un dibattito filosofico di enorme importanza culturale: cosa è peggio, in una donna, la ballerina o la Birkenstock? Roberto prende la questione molto sul serio e sviluppa una vera e propria teoria estetica sull’argomento. Secondo lui la ballerina è la morte del fascino femminile. Una creazione talmente perversa che meriterebbe una pagina Wikipedia dedicata all’identificazione del responsabile. Minaccia addirittura di iniziare a girare con i calzini bianchi sopra i sandali da frate come forma di protesta stilistica.

Nel frattempo il mondo dei videogiochi cambia velocemente. Pokémon Go esplode ovunque, trasformando parchi e piazze in raduni di persone che camminano fissando lo schermo del telefono. Rocco e Sandrino cedono alla curiosità e iniziano a giocarci. Roberto invece resiste con fermezza, convinto che installarlo significherebbe cadere in una spirale di farming infinito e microtransazioni.

La discussione però prende presto una piega più malinconica. Rocco osserva che loro giocano da più di trent’anni. Hanno attraversato intere generazioni di console, computer, software house. A un certo punto, dice, finiranno come i vecchietti nostalgici che parlano di quanto fossero migliori le foto di una volta o gli attori del cinema italiano degli anni cinquanta. In altre parole: stanno diventando dinosauri.

Roberto rincara la dose spiegando che l’industria videoludica moderna non lo entusiasma più come un tempo. Grandi studi che spendono milioni per produrre giochi di poche ore di campagna single player, seguiti da centinaia di ore di multiplayer ripetitivo. Sandrino conclude con una diagnosi pragmatica: il problema non è l’industria, ma il fatto che i loro gusti si sono formati in un’altra epoca.

Nel frattempo Netflix rilascia Stranger Things e Rocco se ne innamora immediatamente. Descrive la serie come un incrocio tra E.T., I Goonies, X-Files e La Cosa, con un’atmosfera nostalgica irresistibile. In due giorni lui e Veronica divorano tutte le puntate. Nello stesso periodo Rocco si immerge anche nel DLC Blood & Wine di The Witcher, lodando CD Projekt Red per la qualità del lavoro e per l’ambientazione completamente nuova.

Il mese porta anche discussioni più serie. Negli Stati Uniti avviene il primo incidente mortale legato a una macchina a guida autonoma Tesla. L’evento scatena dibattiti ovunque. Roberto sospetta che i media stessero aspettando proprio una tragedia del genere per attaccare la tecnologia. Sandrino invece guarda la cosa con un approccio quasi fatalista: se la morte di una persona servirà a progettare sistemi più sicuri, allora forse è parte inevitabile dell’evoluzione tecnologica. E scherza sul fatto che un giorno la guida manuale potrebbe diventare illegale, con buona pace di chi oggi non riesce a immaginare un mondo senza volante.

Nel frattempo Roberto continua a inseguire la sua ossessione tecnologica: la scheda video GTX 1080. Il problema è che trovarla è quasi impossibile. Nei negozi si trovano solo le versioni Founder Edition, che lui considera rumorose e mal progettate. Così resta con la sua 980Ti, rifiutandosi categoricamente di vendere la scheda attuale prima di aver trovato la sostituta.

Rocco, per compensare, si concede un acquisto più modesto ma comunque tecnologico: un auricolare Bluetooth Plantronics Voyage Legend. Lo descrive come il top assoluto delle recensioni online. Ha tre microfoni, riduzione del rumore e una custodia che funziona anche da batteria portatile. Roberto ovviamente trova subito il modo di ironizzare, ricordando che se la sorgente è il microfono dell’Oukitel, anche il miglior auricolare del mondo può fare ben poco.

Tra una discussione e l’altra, Roberto racconta anche alcuni aspetti più crudi della vita in Calabria. Parla senza troppi filtri delle dinamiche locali, degli ospedali che funzionano male e delle relazioni familiari intrecciate con ambienti difficili. Rocco risponde spiegando che anche al nord esistono sistemi di conoscenze e relazioni che rendono la giustizia e le istituzioni meno meritocratiche di quanto si vorrebbe credere. Il risultato è una conversazione realistica, a metà tra sfogo e constatazione rassegnata.

Il caldo nel frattempo diventa sempre più opprimente. Roberto racconta che il primo luglio Santa Maria del Cedro è già invasa dai bagnanti. Turisti che sembrano spuntare dal nulla e riempire improvvisamente strade e spiagge. Il traffico diventa un incubo quotidiano.

Rocco propone allora una fuga in montagna, in Val di Fassa, tra Dolomiti, polenta, caprioli e bicchieri di vino rosso. Roberto sarebbe anche tentato, ma la realtà è meno romantica: lavoro in abbondanza e una moglie incinta alle prese con nausee continue. L’idea di una vacanza in montagna resta una bella fantasia da coltivare per il futuro.

Nel frattempo Rocco continua a combattere con la sua salute ballerina. Placche in gola, febbre leggera, viaggi continui tra Roma e lo studio. Per consolarsi approfitta di un’offerta Amazon Prime e compra una macchinetta del caffè Nescafé che promette di fare praticamente qualsiasi bevanda esistente: ginseng, cappuccino, cioccolata, tè freddo, caffè americano. Nel giro di pochi minuti si ritrova con un carrello pieno di capsule e una quantità di bevande sufficiente ad aprire un bar.

Il mese si chiude con una delle solite scene comiche che sembrano inseguire Roberto ovunque. Al bar prende due bustine di zucchero. La seconda è già aperta. Nel giro di tre secondi si ritrova coperto di zucchero dalla testa ai piedi: capelli, occhiali, naso, persino la smartband. Tutti lo guardano. La barista però riesce a salvare la situazione con una battuta perfetta: almeno oggi sei dolce.

E mentre la chat continua a riempirsi di messaggi, arriva anche il compleanno di Rocco. Gli amici iniziano a discutere del regalo direttamente nella stessa conversazione in cui è presente il festeggiato, dettaglio che rende la situazione ancora più ridicola. Rocco prova a essere diplomatico e dice che non gli serve niente. Forse un gioco nuovo, forse un buono Amazon. Ma poi aggiunge una minaccia scherzosa che riassume perfettamente lo spirito del gruppo: se il regalo non gli piacerà, saranno veramente guai.