Luglio 2015, col bene che ti voglio (ma solo se non lavori il sabato)

Custode era carico a pallettoni: mancavano due giorni alla cena di premiazione della palestra e lui, gonfio di aspettative e carboidrati, già pregustava la gloria. «Venerdì, eh, ho detto venerdì!» tuonava, accusando Rokko di ignorare i messaggi come notifiche della banca. Rokko cercava di riparare: «Scusa Gusto, me s’era intasato il neurone, ma guarda che i bookmaker già ti danno a 7 a 1!» Il bollettino ferie era desolante: l’estate si trasformava in un lunghissimo luglio lavorativo con sabati obbligatori. «Me sento moscio come un babà smunto.» Quando Rokko accennò a una possibile visita con Margherita, Custode si fece serio: «Dimmelo con anticipo, ché gli metto le ferie al culo!»

I giorni passavano tra quiz da cinefili — «Chi era Rollo Tommasi?» «Il fratello accannato di Sara?» In realtà il cattivo invisibile di L.A. Confidential — e Luisa drogata di Hell’s Kitchen: «Abbiamo rivisto la replica di una puntata già vista. Perché?» Il Custode era entrato nella fase recensore seriale su Mamma Mia: primo badge conquistato alla pizzeria Agape, ma il Chuck Bar vicino Diamante non esisteva su Foursquare. Una leggenda urbana gastronomica. Rokko perplesso: «Forse in Calabria i bar sono creature mitologiche.» Veronica rivendicava i meriti per l’app, e Custode confessava: «Vorrei tanto essere donna e bella.» Rokko si autoproclamò il dimenticato: avrebbe avuto un ruolo perfetto in un film fantasy, cavaliere errante con sindrome dell’abbandono.

Poi arrivò il famigerato Super Continuato: lavoro dalle 9 alle 9 per l’inventario completo. «Mannaggia a qualcosa, ma non so bene a cosa.» Io chiesi: «Ma ti pagano di più?» Rokko sentenziò: «Allora non è il Super Turno, è la Super Inculata.» Saltò pure per colpa del responsabile Simone: un’ora e mezza in più per niente, e il giorno dopo di nuovo l’inferno. La doppia inculatura con salto carpiato. Il buongiorno del mattino era stato memorabile: «Buongiorno amici delle porno star.» Io lo corressi: «Buongiorno al nostro Chierichetto.» Rokko aveva conquistato il badge Esploratore, Custode non aveva privacy neanche al cesso: «Ecco perché Valentina Nappi mi è sfuggita. Badge frocio per me.» E io: «La prossima volta che vengo a casa tua, col cazzo che uso il tuo bagno.»

Rokko si riprendeva dal concerto di Robbie Williams — «sul palco è un animale, una quantità di gnagna allucinante» — e io sfogavo l’odio per le radio italiane: «O Ligabue o Jovanotti. Bestemmie a circuito continuo.» Custode incontrò Don Mauro che lo salutò come un volantino del Carrefour. Ci rimase male. Io lo consolai: «Non si può essere amici di tutti. Smettila di giustificare la merda.» Esplose il caso Paolo e Frank, e Custode decideva di essere più diretto: «È una cazzata? Lo dico. È un coglione? Lo dico.» Il Valdè non compariva su Foursquare: ennesimo ristorante fantasma. Si parlava del signor Guglielmetti, vicino sgradito, e di Rino, il barista amico che chiedeva sempre di noi.

Il caldo era soffocante: «Mamma mia che cazzo di caldo!» Io da Roma: «Qua le persiane si sono sciolte da sole.» Proseguiva l’Operazione Telefono Inesistente: grazie ai miei contatti, un tecnico Telecom aveva preso il caso come una spy story. Rokko comprava il climatizzatore. Custode, distrutto dopo il Super Continuato, seduto sulla tazza: «Sandrino, ho bisogno che conii il termine: custose blackout.» Il weekend passava tra linguine allo scoglio al Valdè — pizza fantastica servita a mezzanotte — e la spesa del sabato. I tovagliolini Frotto all’Idol sembravano carte di Yu-Gi-Oh. Custode lavò la macchina e il cielo si vendicò con un monsone notturno: «A chi devo bestemmiare? A Buddha?» Io: «Sembri un vignarolo che dà il ramato e poi bestemmia il tempo.»

Amazon Prime scatenò la febbre: «Che ci compriamo?» Custode ringraziava dalla tazza del cesso — «non so se si sente l’eco» — e annunciava le scarpe di Batman con borchie fetish, che si vendevano solo all’estero. Rokko osservava Lady Gaga: «Da quando i suoi concerti sono pieni di froci? È per studio, ovviamente.» Ma il dramma professionale tornava: «Mi vogliono fare le scarpe. Mi inchiappettano da tutte le direzioni.» Custode rispose con un’invettiva da Braveheart: «Usa il tuo QI che ho sempre invidiato! Mettilo al culo a questi!» Le giornate erano infinite, Annie Lennox svegliava il gruppo come una tromba da battaglia, e nel silenzio del lunedì Custode conversava con una bombola da 20 kg: «Mi devo caricare una bombola. Bello, eh?»

Poi l’illuminazione: il suo lavoro era esattamente come sbustare le bustine di Magic. Ogni scatolone Adidas o Reebok era una lootbox: scarpa verde vomito col plantare fallato uguale comune del cazzo, sneaker firmata da Dio uguale leggendaria epica. «Il mio lavoro si basa sulle regole dello sbustamento. È la cosa più fantastigliosa del mondo.» E quel magazzino si trasformava in un’arena magica.

Il colpo di scena: «Ragazzi, la Punto è stata rimappata!» Era stato il suocero, silenzioso come un ninja, a portarla dall’elettrauto. La macchina volava in quinta, sorpassava i camion in salita come Fast & Furious Velletri Drift, e consumava 21 km al litro invece dei miseri 17-18. Il prezzo: 300 euro, che erano 250 trattabili ma si erano arrotondati verso l’alto. Rokko pensava di rimappare la 500L: «L’elettrauto tuo prende percentuale? Gli stai facendo una pubblicità che manco la Nivea.» Nel magazzino accadde l’Evento Leggendario: una scarpa talmente assurda da essere epica. Far Cry 4 era «un GTA coatto coi fucili», Wolfenstein costava 4 euro, e io ero silenzioso. Troppo: «Dove sei, Sandrino? Hai più case di un banchiere svizzero!»

Il lunedì dopo, radio con Jovanotti: «Cristo! Buongiorno un par di palle.» Si parlava di giovedì sera, del Tasciotto, di organizzare una nuova uscita. Rokko provocava Custode, che stavolta era deciso: «Mi voglio senza incertezze, senza tarli nelle orecchie!» Io ricordavo il lavoretto promesso per la DSL. A Valmontone finalmente avrebbe potuto recensire tutto senza inserire locali su Foursquare: «Un sogno diventato realtà.»

Poi il miracolo: la Telecom chiamò e la DSL era attiva da domenica senza che nessuno se ne fosse accorto. Custode corse a casa, rubò un modem Netgear al suocero, lo installò come un ninja del Wi-Fi e fu subito streaming in HD. «Va meglio della 7 mega di Velletri!» La gratitudine esplose in quaranta secondi di loop emotivo: «Sandrino, giovedì il boccaciccio non basta. Veronica lo sa. LO SA CHE SEI MIO!» La spaghetteria Al Poggio costava 15 euro tutto compreso ma non esisteva su Mamma Mia: «Qua in Calabria siete indietro con la pubblicità online!»

Nel frattempo era il Rocchino’s Day: apriva il negozio di giocattoli a Genzano. Auguri, cori stonati, «Piripiri, piripiri, pipì!» Custode piangeva di gioia perché finalmente gli scavavano il passaggio per il cavo telefonico. Rokko aveva conquistato un incarico da 65 euro l’ora per formare nove giovani psicologhe con fondi regionali: «La prossima volta che vi chiedete dove vanno le tasse regionali… in tasca mia.» Il Tasciotto Day arrivò con l’incidente sul raccordo, Veronica che minacciava di morte per fame, e il dibattito estetico su di me: «Dicono sia belloccio, tipo vampiro di Twilight.» Il mese si chiuse agrodolce: «Aperto, aperto! Mamma mia, acide come la morte.»

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