Settembre 2024: guadi, droni fantasma e l’avvento di Veronico

Il settembre dell’Alleanza si apre con il ritorno alla realtà, quella specie di schiaffo cosmico che l’universo riserva a chiunque abbia osato rilassarsi in agosto. Roberto, dalla sua postazione calabrese, contempla il deserto che si è materializzato nel giro di una notte: dove sabato sera non si riusciva a camminare per la folla di villeggianti schiamazzanti, domenica mattina regna il nulla. Le giostre sparite, i locali chiusi, il borghetto sigillato. Lui attraversa Santa Maria del Cedro in compagnia esclusiva di un camion della nettezza urbana e si chiede se il destino stia cercando di comunicargli qualcosa sulla sua automobile. Poi la malinconia settembrina lo avvolge come una coperta umida: quella sensazione di essere rimasti indietro mentre il mondo intero è migrato altrove.

Rocco, nel frattempo, annuncia con la soddisfazione di un cacciatore di taglie il suo nuovo acquisto: un Garmin Epix 2, lo stesso modello di Sandrino. La beffa è che il giorno dopo l’ordine, essendo uscito il modello nuovo, tutti i rivenditori abbassano i prezzi a 360 euro — proprio quelli che a 380 gli avevano detto di no. L’orologio, peraltro, risulta bloccato in qualche limbo logistico “all’uscita del Portogallo”, immagine che Roberto cavalca con entusiasmo surreale: si figura un enorme portone con la scritta “Arrivederci dal Portogallo” e un Garmin appeso lì in attesa di visto.

Sandrino scopre con irritazione che i suoi amici hanno speso fiumi di parole per commentare il colore rosso dei LED delle sue teche, quando il rosso è semplicemente il colore di default e lui non ha ancora avuto tempo di configurarli. Roberto, con la grazia diplomatica di un elefante in cristalleria, ammette candidamente che la sua critica nasce da una “doppia rosicata carpiata”: rosica perché Sandrino ha tutte quelle action figure e lui no, rosica perché non avrebbe neanche lo spazio dove metterle, e rosica ulteriormente perché la moglie non gliele farebbe mai mettere. Un trittico di invidia nerd perfettamente calibrato.

Roberto, dal canto suo, si tuffa in un’esaltazione quasi mistica per Megaton Musashi Wired. I messaggi che manda trasudano un entusiasmo febbrile: colpi di scena continui, mosse speciali in doppia, riferimenti a Gurren Lagann, Evangelion, persino Kenshiro. Secondo lui è un atto d’amore verso i robottoni classici, un gioco fenomenale destinato a passare in sordina che nessuno giocherà mai. Ogni personaggio nasconde nei nomi omaggi ai grandi anime e a Pacific Rim. Il narratore sospetta che Roberto potrebbe scrivere una tesi di laurea su questo gioco e che la consegnerebbe con le lacrime agli occhi.

Sandrino, quando Roberto gli chiede un parere su Final Fantasy XVI e su Wukong, lo gela con la sincerità di chi ha fatto pace con se stesso: ci ha giocato mezz’ora, Wukong non l’ha neanche installato, non ha tempo né voglia, una partitina a Hearthstone e finisce lì. Roberto incassa con filosofia e ne approfitta per una riflessione sorprendentemente lucida: la parte nerd per lui non è un hobby, è una valvola di sfogo. Non fa sport, non esce, non ha altre distrazioni. E ammette di non avere più voglia di giochi senza una storia profonda — la grafica spaccamascella per cui la gente compra schede da 1.000 euro e passa non lo attira più. Vuole che un gioco gli racconti qualcosa, anche se gira su una caffettiera.

Rocco, in parallelo, si è infognato in Cult of the Lamb, quel gioiello gestionale dall’estetica kawaii in cui si compiono atrocità indicibili — sacrifici, banchetti di cadaveri, squartamenti — il tutto con una grafica talmente puccettosa che ci gioca con Leonardo e Lavinia. La parte più commovente è che i bambini gli chiedono di risuscitare tutti i seguaci, perché non vogliono che muoia nessuno. Rocco lascia cadere, con la leggerezza di chi sa dosare le parole, che si sta avvicinando il periodo dell’anno più difficile per lui. Pochi giorni e poi passa, dice, prima di chiudere con un “vi voglio bene” che pesa più di mille discorsi.

A metà della prima settimana, Rocco parte per Roma per il suo shooting fotografico e video per la campagna elettorale all’Ordine degli psicologi. Si è fatto le foto professionali con camicia e giacca, colleghi che lo chiamano da ogni dove promettendo voti, e lui ha bisogno di 200 preferenze per essere eletto. Tra uno scatto e l’altro, riflette ad alta voce su quanto gli ha detto Veronica la sera prima: ma perché non fai semplicemente lo psicologo da studio, vedi i pazienti, torni a casa, fine? E lui elenca: lo studio, l’altro studio coi bambini, Roma, la psicologia giuridica, i test, le consulenze, l’università, la formazione. Poi, contraddizione perfetta, comincia a calcolare i guadagni del ruolo di consigliere dell’Ordine: 500-600 euro di rimborso mensile, più i gettoni da 60 euro l’ora nei gruppi di lavoro, che fanno 1.200-1.400 euro al mese. Roberto ascolta e decide che è il momento di indossare un nuovo cappello: diventa “Veronico”. Con una voce alterata e un italiano volutamente aulico, Veronico comunica a Rocco l’ovvietà cosmica che Veronica gli ha fatto notare — lavori troppo — e si chiede come sia possibile che ci sia voluta lei per farglielo capire. Da quel momento, il gruppo ha un nuovo personaggio ricorrente. Sandrino diventerà “Sandronico” o “Sardonico”, e Rocco verrà ribattezzato “Rochimico”. L’Alleanza si arricchisce di alter ego.

Ma il vero episodio epico del mese è l’attraversamento del guado di Latina. Sandrino, in viaggio per lavoro dal collega Milone, si ritrova davanti a un lago che ha inghiottito la rotatoria con l’aeroplano. Macchine in panne con l’acqua alle portiere, altre ferme a contemplare l’apocalisse. Lui, in un raptus di incoscienza che confina con l’eroismo, ingrana la prima sul Duster, manda il motore a 4-5.000 giri e guada il fiume. L’acqua arriva al cofano. La macchina perde giri, sta per spegnersi, ma lui è già a metà e l’acqua comincia a calare. Ne esce vivo, sgasa a 10.000 per svuotare il tubo di scappamento, e scopre solo dopo che la targa si è staccata per la pressione dell’acqua. La buona stella interviene in modo quasi cinematografico: i vigili ritrovano la targa e il comando si trova a 50 metri dalla casa di Milone. Ci va a piedi, la recupera, e la vigilessa gli consiglia gentilmente di non passare più di lì perché si allaga sempre. Roberto ascolta il racconto come un episodio di Lost, oscillando tra il terrore retroattivo e l’ammirazione per il Duster. Rocco, più pragmatico, nota che con la Grande Punto probabilmente avrebbero letto la notizia del decesso. Ma la targa che si stacca durante il guado — quello pure col Duster non è proprio un attestato di solidità costruttiva.

L’annuncio della PS5 Pro a 800 euro risveglia Roberto dal suo torpore depressivo settembrina come una scarica di defibrillatore. “800 euro? Qualunque cosa facesse, mi deve fare anche le uova nel tegamino!” esclama con l’indignazione sacra del giocatore che ha speso 600 euro per la PS5 quattro anni prima. Sandrino riporta le specifiche — 45% più veloce, ray tracing triplicato — ma il prezzo resta un affronto alla dignità umana secondo Roberto, che non manca di ricordare come lo sfottano per i 1.100 euro della sua 4080.

A metà mese, Rocco si fa prendere dalla febbre consumistica e compra un dronino con intelligenza artificiale, uno di quelli che partono dalla mano, ti riconoscono e ti seguono ovunque. L’ha pagato col cashback accumulato, cosa di cui va fierissimo, e sogna di usarlo per riprese in vacanza e in bicicletta. Il sogno dura esattamente ventiquattro ore: scopre che nei Castelli Romani i droni sono vietati, zona rossa, e che serve un’assicurazione annua. Ordine annullato, sogni di fantascienza infranti. Nel frattempo, evangelizza gli amici sul mondo delle carte crypto con cashback, che usa da anni per comprarsi “parecchia roba”.

La settimana della salita di Roberto a Velletri è un evento che Rocco celebra con gioia quasi infantile: finalmente tutti e tre i puntini sulla mappa sono nella stessa zona. Purtroppo l’acquario di Genova salta — è la settimana della fiera nautica e non si trova un buco neanche a pagare — ma Caterina se ne fa una ragione: l’importante è stare dai nonni. Il sabato, Sandrino, Rocco e le rispettive famiglie si ritrovano per una gita a Bomarzo. La sera prima cenano tutti insieme, con Rocco che manda istruzioni precise: portare qualcosa di leggero. E la raccomandazione segreta di Silvia, sussurrata come un codice di guerra: “Quando arrivi, guarda Silvia e dille che bel taglio di capelli. Soprattutto nota la abbombatura finale.” Sandrino registra l’informazione con la serietà di un agente segreto.

La giornata a Bomarzo lascia il segno. Roberto, tornato a Guardia, manda un messaggio insolitamente emotivo: è stato benissimo, si è sentito rilassato come non gli capitava da tempo, Luisa ha detto la stessa cosa, Caterina non voleva andarsene e ha fatto i capricci. Si affretta a precisare che non farà più “il smancerie o il mollaccione”, ma il danno sentimentale è fatto. Sandrino e Rocco, ciascuno a modo suo, rilanciano il tema del trasferimento a Velletri. Rocco suggerisce di iniziare a “pavimentare la strada” già dalle medie, senza aspettare i 18 anni. Sandrino è più diretto: quando Caterina sarà grande se ne andrà comunque, e Roberto rimarrà a Guardia coi suoceri. Roberto risponde con la lucidità di chi ci ha pensato mille volte: Caterina è legata ai nonni, ai cugini, alle amichette, la vita in Calabria è diversa ma permette altre cose, e sì, spera che la figlia un giorno vada a studiare altrove, perché nelle condizioni attuali della Calabria non basterebbero dieci anni per cambiare le cose.

Il problema dei tre corpi accompagna le giornate di Roberto e Rocco, ma con esiti opposti. Rocco lo ascolta su Audible e dopo 15 capitoli è categorico: “Non è successo ancora un cavolo di niente. Proprio zero.” Roberto, che l’ha scoperto su Audible, si scontra con l’ostacolo insormontabile dei nomi cinesi tutti uguali che gli intrecciano il cervello dopo dieci minuti.

Nella seconda metà del mese, Roberto scende nell’arena della burocrazia italiana con un’epopea all’Agenzia delle Entrate che meriterebbe un racconto a sé. Arriva con l’ansia di un errore da 25.000 euro nel contratto, viene accolto da un’impiegata che lo guarda sbuffando e ha la scrivania tappezzata di frasi motivazionali — dettaglio che Roberto cataloga istantaneamente come prova di disturbo mentale. Quella lo insulta, lo rimanda a casa due volte, lui torna con documenti riscritti a mano e firme creative, finisce per simpatizzarle e alla fine la pratica si sblocca. Esce dopo due ore e manda tutti a quel paese con il sorriso di chi ha vinto una guerra d’attrito.

Rocco, intanto, confessa agli amici una scoperta allarmante: per quasi una settimana ha bevuto solo vino e birra, dimenticandosi completamente dell’acqua. Lunedì mattina non riesce a parlare, la lingua impastata come un ubriaco. Il Garmin gli conferma che ha bevuto mezzo litro d’acqua in un giorno. Veronico riemerge puntuale: “Non bevi l’acqua perché lavori troppo. Mille pensieri, e tra quelli del lavoro puoi tagliare.” Anche Sandronico si materializza per il rinforzo. Rocco incassa, racconta del caso difficile di una donna bipolare la cui psicologa le dice che sta bene mentre lei è “fuori come un balcone”, e anticipa con ansia il primo incontro elettorale e l’inizio delle lezioni universitarie.

Rocco ha anche un sogno segreto che confida solo all’Alleanza, scaramantico com’è: spera che l’apertura della facoltà di Medicina all’Università Europea di Roma possa portare a un’offerta di insegnamento stabile, così da ridurre lo studio e dedicarsi all’università e alle consulenze. “Tengo solo il venerdì di studio e campo bene,” dice, costruendo castelli in aria con la consapevolezza tenera di chi sa che probabilmente resteranno tali.

A fine mese, Sandrino affronta il tema delle spese per la casa vecchia da affittare: 3.000 euro di mobili nuovi perché i vecchi inquilini hanno lasciato tutto in condizioni pietose — frigorifero che congela perché nessuno ha mai sturato il buchetto della condensa, tavolette del water allentate, lampadine non avvitate, licheni sui balconi. In più, una porta blindata per la casa nuova da altri 3.000 euro. Totale: 6.000 euro che non aveva, col conto corrente raschiato e Veronica che gli presta la differenza. Roberto si riconosce nella precarietà economica e condivide la propria strategia di sopravvivenza familiare: conto cointestato con Luisa, il suo Fineco per le spese quotidiane, e l’eterna gratitudine verso suoceri e genitori che “prestano” soldi senza mai richiederne la restituzione. Poi parte un duetto sugli orrori dell’affitto: i suoceri di Roberto hanno avuto un’esperienza ancora peggiore con un’inquilina brasiliana che ha lasciato l’appartamento in condizioni da favela. La conclusione unanime è che la gente è “zozza”, con una Z che risuona come una sentenza definitiva.

In mezzo a tutto questo, piccoli momenti di tenerezza illuminano il mese. Caterina disegna un cuore con scritto “LOVE” per Leonardo e poi corre dal padre durante la doccia, con l’apparecchio che la fa parlare come Gatto Silvestro: “Papà, forse ho esagerato, ho messo love.” Roberto quasi non respira dal ridere. Lavinia inizia il rugby e Caterina la descrive meravigliata: “È fatta di plastica, è snodabile, prende le botte, non si fa niente.” Leonardo comincia le medie con una nuova compagna, Chiara, che lo abbraccia subito, confermando il suo status di strage di cuori. E Roberto, in un tramonto sulla Statale tra Diamante e Belvedere, con il mare in tempesta e i cavalloni di schiuma, si ferma un istante in silenzio: “Sto praticamente costeggiando la costa. È stupendo. Mi sta prendendo un po’ di bociaggine — metteteci la F davanti per capire.” Poi si riprende, si scuote, e chiude il momento poetico come un sipario che cala troppo in fretta. Ma l’Alleanza ha sentito.

Infine, Roberto compra l’Anson, la “sottomarca farlocca” del Dyson — consigliata nientemeno che da Hardware Upgrade — e Caterina annuncia trionfante: “Papà si è comprato la sorella di Dyson!” Costa un terzo, ha gli stessi colori, funziona alla grande. Sandrino lo paragona ai Lego tarocchi cinesi, ma approva. E a fine mese, Rocco manda la foto di una confezione di Rigacuore — rigatoni a forma di cuore — trovata al supermercato, dichiarando che li cucinerà per quando Sandrino e Veronica verranno a cena. Silvia è già saltata dalla gioia. Roberto, davanti ai Rigacuore, partorisce una battuta omofoba che non dice ma che dice, e che tutti capiscono al volo. L’Alleanza ride, come sempre, come fa da anni, perché in fondo è questo che tiene insieme tre uomini, le loro famiglie e i loro mondi: la capacità di ridere insieme di tutto, anche delle cacche di vacca in cui Caterina riesce a mettere i piedi come fossero pepite d’oro.