Giugno 2016 si apre con una notizia triste che arriva quasi all’improvviso, come succede spesso con le cose che riguardano gli animali di casa. Micionenish, il gatto di Roberta, è morto. Per Sandrino non è una cosa semplice da metabolizzare. Sono passati anni dalla separazione, la vita è andata avanti, le strade si sono divise, eppure quel gatto appartiene a un pezzo della sua storia. Non era solo l’animale di qualcun altro: con Micionenish aveva vissuto anni interi, condiviso giornate normali, coccole sul divano, visite dal veterinario, piccole routine domestiche che restano attaccate alla memoria più di quanto uno voglia ammettere.
Gli amici lo spingono a fare una cosa semplice ma emotivamente complicata: chiamare, fare le condoglianze, dimostrare che quel legame umano non è stato cancellato dal tempo. Non è una questione di orgoglio o di imbarazzo, gli dicono. È semplicemente una questione di umanità. Sandrino ci pensa, riflette su quanto sia difficile chiudere davvero certi capitoli della propria vita. Anche quando tutto sembra archiviato, basta un evento minimo per riaprire un cassetto pieno di ricordi.
Nel frattempo, nella vita di Roberto e Luisa si sta giocando una partita molto più concreta e carica di aspettative. Sono in quella fase delicata dell’esistenza in cui il desiderio di un figlio smette di essere un’idea vaga e diventa una missione organizzata quasi scientificamente. Il ginecologo ha dato istruzioni dettagliate, con la precisione di un piano militare: farmaci, punturine, finestre temporali, giorni esatti in cui “deve succedere”. Sabato e domenica diventano la cosiddetta tempesta perfetta, il momento biologicamente più favorevole.
Roberto vive tutto questo con un misto di speranza e disagio. Confessa agli amici che a tratti si sente come un robot programmato. L’idea di dover trasformare qualcosa di spontaneo in un’operazione pianificata gli pesa parecchio. Però il desiderio di avere un figlio è più forte di qualsiasi imbarazzo. Per una volta decidono di mettere da parte tutto il resto: niente gite, niente salite a Velletri, niente weekend improvvisati. L’intero calendario ruota attorno a quella finestra temporale in cui la natura dovrebbe fare il suo lavoro.
Il medico, con tono rassicurante, cerca di abbassare la tensione. Spiega che hanno tempo, che non devono trasformare ogni tentativo in una prova d’esame. Anche se Luisa ha quarant’anni, l’utero ha parametri molto più favorevoli di quanto l’età anagrafica farebbe pensare. Possono provarci con serenità. Rocco, con la sua solita filosofia spiccia ma sorprendentemente efficace, riassume tutto in modo ancora più diretto: nessuno sa davvero perché a volte una gravidanza arriva e altre no. È una combinazione di fattori biologici, ma anche di fortuna pura. Per questo il consiglio è semplice: fate l’amore e basta, senza trasformarlo in una procedura tecnica.
Tra una discussione seria e l’altra, il gruppo trova anche il tempo di appassionarsi a un programma televisivo che diventa rapidamente il loro guilty pleasure collettivo: Matrimonio a Prima Vista. È uno di quei format televisivi che oscillano tra esperimento sociale e spettacolo trash, ma proprio per questo risultano irresistibili da commentare. Ogni puntata diventa materia di analisi feroci e battute senza pietà.
Andrea, il pariolino del programma, riesce nell’impresa di farsi detestare praticamente da tutti. Fabrizio, invece, parte come personaggio assurdo — uno che vive senza frigorifero e si nutre quasi esclusivamente di integratori — ma conquista improvvisamente il pubblico quando chiede alla moglie, con un candore disarmante, di lavarsi i capelli. La scena scatena un’ondata di commenti indignati e divertiti allo stesso tempo.
Roberto, scandalizzato dalla risposta della donna che rivendica orgogliosamente le sue due visite settimanali dal parrucchiere, parte con una delle sue invettive memorabili. Le discussioni si allargano a ogni dettaglio del programma: dalla sessuologa vistosamente rifatta allo psicologo Jerry Grassi, che secondo Rocco rappresenta senza mezzi termini “la feccia della feccia”. Il tono è sempre quello tipico del gruppo: esagerato, teatrale, volutamente sopra le righe.
Dietro le battute però emerge anche una riflessione più amara. Nonostante i comportamenti discutibili dei partner maschili, tutte e tre le donne del programma sembrano determinate a restare nelle relazioni a ogni costo. Questa cosa irrita profondamente Rocco, che parte con una delle sue arringhe più accese contro quella che definisce mancanza totale di spina dorsale. Il discorso si allarga a temi sociali più seri, ma come sempre nella chat dell’Alleanza ogni ragionamento profondo viene rapidamente contaminato da ironia e provocazioni.
Come se non bastasse, proprio in quei giorni Rocco decide di cambiare telefono. E già questa decisione sarebbe di per sé irrilevante, se non fosse che la scelta cade su un oggetto che diventerà immediatamente leggenda nella chat: un Oukitel K6000 Pro. Un telefono cinese praticamente sconosciuto, acquistato per una cifra che per gli standard tecnologici del gruppo equivale quasi a un’offesa personale.
La reazione degli amici è immediata e spietata. Roberto vuole sapere in quale oscuro forum di internet sia finito Rocco per arrivare a quella scelta. Sandrino è ancora più diretto e liquida la questione con una diagnosi lapidaria: se un telefono costa centotrenta euro, un motivo c’è, e quel motivo raramente è positivo. Ma Rocco non si lascia intimidire. Ha una motivazione molto precisa: la batteria. Secondo le recensioni, il telefono può durare giorni interi senza ricarica, una cosa che per lui vale più di qualsiasi marchio prestigioso.
Da quel momento inizia una vera e propria guerra di messaggi. Battute, prese in giro, canzoncine improvvisate sul fantomatico Oukifon, come viene ribattezzato nella chat. L’arrivo del telefono diventa quasi un evento mediatico interno al gruppo. Quando finalmente Rocco lo accende, parte con una recensione entusiasta: in un giorno intero ha perso appena il sei per cento di batteria, i widget funzionano benissimo, il sistema è fluido. Gli altri continuano a prenderlo in giro, ma sotto sotto devono ammettere una cosa: se uno vuole davvero un telefono con una batteria infinita, i produttori cinesi sono spesso gli unici a offrirlo.
In mezzo a queste discussioni tecnologiche, Roberto decide di confessare un lato molto meno divertente della sua personalità: la guida aggressiva. Racconta senza troppi filtri di come spesso trasformi il tragitto in macchina in una specie di sfogo personale. Sorpassi azzardati, accelerazioni inutili, la tentazione costante di inseguire chiunque osi superarlo. È il modo in cui scarica la frustrazione accumulata durante la giornata lavorativa.
Rocco, stavolta, non la prende sul ridere. Gli fa un discorso durissimo, molto più serio del solito. Gli chiede cosa succederebbe se dall’altra parte della strada arrivasse una macchina con dentro persone innocenti, magari una madre con il figlio piccolo. Gli ricorda che la morte, in un incidente, non è mai solo un fatto individuale. Le conseguenze ricadono su chi resta. Quelle parole colpiscono Roberto più di quanto lui stesso si aspettasse.
Il giorno dopo arriva un messaggio completamente diverso dal solito tono scherzoso. Roberto ammette che Rocco ha ragione, che si è comportato da codardo, e che sta cercando di cambiare atteggiamento. Racconta di stare guidando piano, senza preoccuparsi se arriverà in ritardo. È uno di quei momenti in cui l’amicizia mostra il suo lato più autentico: non solo risate e prese in giro, ma anche la capacità di dirsi verità scomode quando serve.
Nel frattempo, un altro tema ricorrente nelle conversazioni è Antonio. Qualcosa nel suo atteggiamento è cambiato, o forse è sempre stato così e solo ora gli amici lo stanno guardando con occhi diversi. Le sue conversazioni sono sempre più piene di lamentele: il lavoro che non va, i figli che lo stressano, la vita che sembra sempre contro di lui. Eppure, nello stesso tempo, continuano ad apparire acquisti costosi, collector edition di videogiochi, telefoni nuovi.
Il punto non è spendere soldi, ma il contrasto tra il continuo lamento e le scelte che fa. Rocco usa una delle sue espressioni preferite per descrivere la situazione: nascondersi dietro ai diti. Secondo lui basterebbe dire semplicemente che ci si compra qualcosa perché lo si desidera, senza costruire scuse elaborate. Anche alcune dinamiche sociali iniziano a incrinarsi. Francesca aveva chiesto a Luisa di fare da madrina al battesimo della figlia, ma poi la situazione cambia e Roberto e Luisa non vengono nemmeno invitati alla cerimonia. È una di quelle piccole fratture che fanno capire quanto le amicizie possano evolvere, a volte in modo imprevedibile.
Rocco, dal canto suo, continua a vivere una vita professionale piuttosto intensa. Le sue giornate sono piene di consulenze tecniche, incontri con avvocati e casi delicati. Uno di quelli che lo colpisce di più riguarda una bambina di quattro anni vittima di abusi. È il tipo di situazione che rende il lavoro emotivamente pesante, ma anche profondamente significativo. In un’altra occasione si trova a confrontarsi con una collega consulente tecnica che considera completamente incompetente. Dopo una discussione durissima racconta agli amici di essersela praticamente mangiata viva durante l’udienza, tanto da uscire dalla stanza con le gambe che gli tremavano per la rabbia accumulata.
Non mancano però anche momenti di pura coincidenza quasi mistica. Incontra per caso un’avvocatessa proprio mentre lei stava per chiamarlo per una consulenza. La donna, sorpresa quanto lui, commenta la cosa con entusiasmo. Quando ci serviamo, ci troviamo, dice. È una di quelle frasi che fanno tornare in mente le teorie di Jung sulla sincronicità, le coincidenze significative che sembrano collegare eventi lontani tra loro.
Nel frattempo le passioni nerd del gruppo continuano a occupare una parte importante delle conversazioni. Roberto è impegnato a finire Final Fantasy XIII, un gioco che definisce senza troppi giri di parole una mezza delusione. Eppure continua a giocarci con una determinazione quasi ostinata, perché ormai vuole portarlo a termine a tutti i costi. Sandrino, invece, si dedica alla recensione di Uncharted 4. Riconosce che dal punto di vista tecnico è un capolavoro, con una grafica incredibile e dialoghi molto ben scritti, ma non riesce a ignorare un problema che per lui pesa parecchio: troppe sequenze guidate e troppo poco spazio per il vero gameplay.
Parallelamente si apre anche la discussione su una delle schede video più desiderate del momento: la GTX 1080. Trovarla è quasi impossibile. Roberto ha deciso che non venderà la sua scheda attuale finché non riuscirà a mettere le mani sulla nuova. Senza una GPU decente il computer diventerebbe praticamente inutile, e questo per lui è semplicemente inaccettabile. In fondo, tra lavoro, impegni e responsabilità, il gaming resta uno dei pochi spazi di evasione autentica.
Come se non bastasse, in quei giorni arriva anche uno scossone a livello mondiale. Il 24 giugno 2016 la Gran Bretagna vota per uscire dall’Unione Europea. La Brexit diventa immediatamente l’argomento dominante nei notiziari e, inevitabilmente, anche nella chat dell’Alleanza. I mercati reagiscono malissimo. Milano perde circa il dieci per cento in una sola giornata, e alcune banche italiane crollano molto di più.
Sandrino guarda i dati con una certa preoccupazione e commenta che potrebbe essere l’inizio di un periodo molto complicato per l’economia europea. Rocco, che ha Barclays come banca, si domanda cosa succederà ora che il Regno Unito diventerà a tutti gli effetti un paese esterno all’Unione. Le certezze sembrano improvvisamente più fragili di prima, ma come spesso accade la vita quotidiana continua comunque a scorrere tra impegni, battesimi, gite e riunioni politiche locali.
Poi, quasi a sorpresa, arriva il momento più importante del mese. È il 22 giugno e Roberto è così agitato che fa fatica persino a scrivere. Deve condividere una notizia enorme con gli amici, anche se non ha ancora avuto il coraggio di dirla ai suoi genitori. Alla fine lo fa con una frase che cambia completamente il tono della chat: se tutto andrà bene, tra gennaio e marzo dell’anno successivo Sandrino e Rocco diventeranno zii.
Luisa è incinta. I primi esami confermano che la gravidanza è alle prime settimane, ma i valori sono quelli giusti. Roberto racconta di sentirsi come se stesse camminando sospeso nell’aria, leggero, quasi incredulo. È una felicità che gli riempie completamente la testa.
La reazione degli amici è immediata. L’entusiasmo esplode nella chat, tra congratulazioni e battute affettuose. Sandrino e Rocco si scoprono improvvisamente nel ruolo di futuri zii, una prospettiva che solo pochi mesi prima sembrava ancora lontana e incerta. E Roberto, con perfetto tempismo strategico, decide che prima dell’arrivo del bambino c’è ancora spazio per un piccolo regalo personale: quella benedetta GTX 1080 che desidera da mesi. Perché dopo, lo sa benissimo anche lui, le priorità cambieranno per sempre.