Novembre 2024: fungicidi, clan calabri e magie perdute

Novembre si apre con un’immagine che ha dell’epifania: Alessandro che soffia su un cappuccino. Roberto la studia da ogni angolazione possibile, convinto si tratti di un fotomontaggio generato dall’intelligenza artificiale. Conta le dita — cinque, tutte presenti — e solo allora si arrende all’evidenza. Sandrino ha davvero tenuto in mano un cappuccino, anche se poi si scopre che era quello di Veronica. La reputazione è salva, ma il dubbio ha lasciato il segno. La scena si colloca in una gita sul monte Artemisio con le famiglie al completo, seguita da una sosta al famigerato Crespi di Velletri, luogo che Sandrino considera il girone dantesco della ristorazione. «Quando mi hanno detto andiamo da Crespi, mi si sono rizzati i peli dei polsi», racconta con il disgusto di chi è stato tradito dall’universo. Formiche nello zucchero, sedie luride, quel bicchiere pieno di liquido insulso che lo costringe ad alzare il mignolo per mantenere un minimo di dignità aristocratica. Roberto gode: il suo amico, che per anni lo aveva apostrofato per frequentare quel posto, si è piegato alla pressione sociale di un gruppo di venti persone.

Rocco intanto ha festeggiato il compleanno di Lavinia con una festa a tema gonfiabili. Tredici bambini, pochi rispetto al previsto, ma l’atmosfera è quella giusta. Lavinia è raggiante: regali che arrivano a ondate dal 30 ottobre, personaggi di Super Mario — Bowser, Donkey Kong, Luigi, Todd — e una Peach in arrivo. C’è però un’usanza scolastica che fa imbestialire Rocco: i genitori raccolgono i soldi e li danno alla famiglia del festeggiato, che deve comprarsi i regali da sola. 130 euro in una bustina e l’onere di fare shopping su Amazon per la propria figlia. «Che cavolo, fammi un regalo, ragazzino», sbotta. «Ma fammo un buono, ma che mi dammi l’impegno.» È il grido di un padre che già deve pensare alla festa, ai regali suoi, e adesso pure a quelli degli altri.

Le serate di inizio mese portano una sessione epica di Diablo 4. Roberto e Alessandro si collegano alle 20:00 e per un’oretta Sandrino trascina il Custode attraverso boss tormentati come un carro armato che porta a spasso un triciclo. La build di Alessandro è talmente devastante che i boss cadono in 6 secondi. Roberto sta lì, raccoglie oggetti, guarda lo schermo con gli occhi di chi assiste a un fenomeno sovrannaturale. «Sembra di giocare con i cheat», ammette. Il divertimento c’è, ma è il divertimento di chi guarda un dio giocare a fare il mortale.

Rocco sta leggendo il terzo volume di The Expanse e lancia l’allarme: la parte della pastora Anna è una palla cosmica. Sandrino, che aveva rimosso quel trauma dalla serie tv, accusa il colpo. Qualche giorno dopo però rivaluterà tutto: nel libro Anna è un personaggio molto più solido, partecipa a scene d’azione, e l’autore spende nella nostra immaginazione molto più di quanto la serie tv abbia mai investito in effetti speciali. La saga letteraria lo sta conquistando capitolo dopo capitolo.

Nel frattempo Sandrino combatte una guerra botanica sul balcone di casa. Una siepe di Evonimus è stata attaccata da un fungo alieno. Il repellente naturale al miele di Acanto, pagato 15 euro su Amazon, non solo non ha funzionato: il fungo si è moltiplicato, quasi ringraziando per il nutrimento. Sandrino si reca allora da un vivaista sulla via dei Cinque Archi che, dopo aver valutato la situazione, gli porge una boccetta con aria cospirativa. «Sappi che non te lo posso vendere perché serve il patentino. Tu esci da qui, lo metti in macchina e non dici che l’hai comprato qua.» Sandrino accetta le condizioni come un contrabbandiere della Belle Époque. «Ma certo, signore, mi dia financo la bomba atomica.» Le istruzioni sono chiare: 35 millilitri in 10 litri d’acqua, due trattamenti a 12 giorni di distanza, e soprattutto non buttare la boccetta vuota nei rifiuti normali perché quella roba «uccide qualsiasi essere vivente a cui va a contatto». Il problema successivo è vaporizzare il veleno sulla siepe senza diventare cieco. Mascherina, occhiali, campo libero perché Mila è a karate e Veronica non c’è. L’operazione riesce, anche se gli occhi bruciano un po’ dopo. Psicosomatico, probabilmente.

La Grande Punto dell’Amore, la leggendaria vettura di Roberto, sceglie un rettilineo calabrese per esalare l’ultimo respiro della pompa di pressione della benzina. Il Custode si ritrova fermo a bordo strada con le quattro frecce, in attesa del suocero. Si attiva allora la rete del clan calabro — come la definirà ammirato Sandrino — con un’efficienza che lascia senza fiato: il suocero arriva con un meccanico conoscente, diagnostica il problema, chiama Zio Minuccio a Cetraro, Zio Minuccio chiama il carroattrezzi dell’amico Vattimo del Soccorso Stradale Vattimo, la macchina viene portata in officina, lo zio va a comprare la pompa fino a San Lucido, la monta, e alle 19:00 la Grande Punto è operativa. Costo totale: 230 euro, mano d’opera gratis perché «è lo zio e ha avuto un occhio di riguardo». Roberto è commosso. «Santo suocero, santo Zio Minuccio.» Alessandro resta basito: a Velletri, per la stessa operazione, il carroattrezzi lo vedresti nel primo pomeriggio e la macchina la settimana prossima.

L’elezione di Trump scatena un dibattito politico che dura giorni. Alessandro chiama il suocero democratico alle prime ore del mattino per percularlo: «Caro Massimo, oggi è una grande giornata, spero che tu ti alzi bene perché io mi sono alzato benissimo.» Gode come un riccio. Vede nell’alleanza Trump-Musk una tecnocrazia fantascientifica, e soprattutto vede salire il prezzo di Bitcoin. Roberto riconosce il parallelismo perfetto con l’Italia: la sinistra ha fatto di tutto per far vincere la destra, in entrambi i continenti. Rocco, con un tono insolitamente serio e appassionato, porta la discussione su un piano più alto: parla del sistema a due partiti, dell’accumulo osceno di ricchezza nelle mani di dieci persone, della barzelletta matematica per cui se avessi messo da parte 100.000 dollari a settimana dalla nascita di Cristo, undici americani sarebbero comunque più ricchi di te. Cita Cthulhu come candidato ideale e dichiara di volere il ritorno della monarchia. «Viva Re Carlo, io qua alla fine prenderò il passaporto inglese e vaffanculo.»

Il dibattito si infiamma sul fascismo. Alessandro sostiene che chiedere a un politico se è antifascista sia un giochetto della sinistra a cui è giusto non rispondere. Roberto dissente con fermezza: «Qualcuno 80 anni fa ha preso una posizione ben precisa e si è fatto ammazzare per permettere a noi di essere qui.» È uno di quei rari momenti in cui i due amici si trovano su posizioni inconciliabili, e lo riconoscono con rispetto. «Tu hai espresso perfettamente la tua, io ho espresso la mia, e tant’è.» Rocco bacchetta entrambi con pragmatismo, e Roberto ammette: «Sandrino, Rocchino ci ha bacchettato e bastonato.»

La multa arriva come una beffa cosmica. Roberto, nel rettilineo con limite a 50, va tranquillo a 80-90 su strada libera. Lo Speed Scout lo fotografa senza pietà. «Mi rode più di averla presa così, come un fessacchiotto», si lamenta. Il giorno dopo, passando nello stesso tratto, c’è la fila e tutti vanno a 60. Troppo tardi.

Una mattina Roberto scopre che Apple TV Plus è finalmente disponibile sulla Fire Stick. Può iniziare Slow Horses a pranzo. Ma la vera notizia arriva da Sandrino: TIM Vision sta negoziando un accordo con Apple, e ai dipendenti dovrebbero arrivare account per Apple TV Plus e Apple Music. Roberto, in onore dell’amico, pronuncia la parola che detesta di più: «Top.»

L’ossessione di Roberto per Megaton Musashi raggiunge vette himalayane. Le notti si consumano fino alle 3 con il ticchettio compulsivo del joypad. Luisa, dalla camera da letto, sente tutto nonostante la porta chiusa — perché sopra la porta c’è una fessura dove poggia un vaso di fiori finti, e il suono filtra come un grillo meccanico nel silenzio della notte. Alessandro lo rimprovera senza mezzi termini: «Non dovresti giocare proprio a quell’ora. A me daresti un fastidio a canne, te lo staccherei l’alimentatore e te lo butterei dalla finestra.» Roberto si difende: «Quando devo giocare? Tutte le altre ore o devo dare retta a mia moglie, a mia figlia, o sto al lavoro? Devo mettere i gommini sui polpastrelli?» A 177 ore di gioco il titolo gli ha sbloccato per la quarta volta un intero arco narrativo. Roberto è sbalordito. Pronuncia una frase che sa essere pericolosa: «Megaton Musashi supera Gurren Lagann.» Osa. Poi tempera: «Prendete le mie parole con un po’ di salt on grain.»

Roberto racconta un pomeriggio con Caterina in piazzetta. La porta a pattinare, incontra Giovanni, un compagnetto di scuola, che chiede di andare a prendere un gelato. Ma non al bar lì accanto — il padre di Giovanni vuole andare allo Scoglio, più lontano, perché il gelato lì è migliore. Roberto capisce: il gelato lo vuole il padre, non il bambino. Mentre chiacchierano fuori dal bar, un collega del lavoro, Stefano, lo avvista, si nasconde dietro la macchina e inizia a chiamarlo come un bambino delle elementari. «Roberto! Roberto!» E poi si nasconde. La moglie di Stefano scoppia a ridere. È la Calabria profonda, quella delle relazioni umane semplici e delle goliardate da piazzetta.

La visita di Sandrino in Calabria si organizza con una novità: quest’anno, la vecchia casa dei suoceri di Roberto è libera. Un intero appartamento su due piani, vuoto, pulito, con i riscaldamenti a condizionatore. L’unica pecca: niente connessione internet. Sandrino accetta con entusiasmo, ma pretende di portare un regalo. Roberto resiste: «Ma te fermi un giorno per la miseria, che cosa gli dovresti portare?» Alla fine chiederà a Luisa cosa possa far piacere ai suoceri. Il viaggio viene riorganizzato perché il saggio natalizio di Mila cade proprio la domenica della partenza, ma Sandrino riesce ad annullare il biglietto del treno e riprenotarne uno per la mattina, pagandolo 25 euro invece di 19. L’avventura si fa.

A metà mese scoppia il caso del parroco e dei Testimoni di Geova. Roberto porta Caterina a catechismo e resta alla messa. Don Bruno, settant’anni e l’aspetto di un maritozzo, durante la predica si lancia in uno sbeffeggiamento plateale dei Testimoni di Geova, facendo ridere il pubblico di bambini e genitori. Roberto e Luisa si guardano sgomenti: una compagna di Caterina, Desiree, è figlia di Testimoni di Geova. La paura è che i bambini, influenzati dall’autorità del parroco, possano canzonare la compagna il giorno dopo a scuola. Tornati a casa, devono inventarsi un discorso per Caterina, spiegandole che ogni credo merita rispetto. «Come me dovrei sentire se qualcuno sbeffeggiasse la croce di Cristo?» si chiede Roberto, con una sensibilità che sorprende per la sua profondità.

La figura barbina del mese spetta a Sandrino. TIM ha ingaggiato Giorgia come testimonial, e la cantante si presenta negli uffici per foto e riprese. Sandrino se ne dimentica completamente. Esce con una collega alle 18:45, passa davanti al tappeto blu steso per l’occasione, e mentre dice a Valeria «Ma sai che io non saprei manco riconoscerla, Giorgia? Non so manco che cazzo di canzoni ha fatto questa», Giorgia gli passa davanti e lo saluta con un «Ciao!» sorridente. La collega lo fissa. Il mondo si ferma per una frazione di secondo. Sandrino la riconosce solo dopo, quando è già tardi per qualsiasi reazione dignitosa.

Roberto, con il suo rituale del bar, confessa al gruppo un segreto da maniaco gentiluomo. Quando al bancone c’è Cristel, la ragazza altissima e bellissima che lo sovrasta di un palmo, ordina il caffè macchiato. Perché? Perché per scaldare il latte lei deve girarsi, dargli le spalle, e quei pochi secondi in più gli permettono di «rimirare la sua bellezza statuaria». «Lo so, lo so ragazzi, sono un vecchio porco maniaco», ammette candidamente. «Ma è la natura, l’hai detto te Sandrino, è la nostra natura.» Innocuo, naturalmente. Ma con gli occhi che brillano.

La Coca-Cola annuncia che il suo iconico spot natalizio è stato generato interamente dall’intelligenza artificiale. Alessandro ne parla come di un fatto epocale, un precedente che potrebbe far collassare un intero sistema produttivo. Le ruote dei tir non girano, le pose delle comparse sono innaturali, ma il dado è tratto. Veronica, intanto, si sta rivedendo Mad Men, la serie che narra la nascita della pubblicità americana e che culmina proprio con la creazione della prima iconica pubblicità natalizia della Coca-Cola. «Siamo stati testimoni della massima espressione della sincronicità», esulta Alessandro. Ieri lui parlava degli spot generati dall’IA, oggi Veronica si rivede la serie sulla nascita di quegli stessi spot. Magia pura.

Il Black Friday porta con sé la scoperta dell’anno: NVIDIA GeForce Now. Sandrino attiva un abbonamento giornaliero a 3 euro e resta folgorato. Starfield perfetto, Diablo 4 fluido a 4K senza un glitch. «Ma lo sapete che è veramente fantastico? La scheda grafica non ci serve più, cari amici.» Roberto, custode della sacralità dell’hardware, pone le domande cruciali: artefatti di compressione? Input lag? Sfocature? Sandrino giura: niente di niente. Poi però scopre il tallone d’Achille: quando Mila si guarda i cartoni sulla tv, il lag arriva. Il problema è il router TIM Hub che non gestisce il QoS. Detto fatto, durante il Black Friday compra un router da gaming Asus. La febbre del cloud gaming lo divora. Prova anche da cellulare in 5G, davanti a Rocco, in Toscana: funziona. Ha anche una riunione programmata con NVIDIA per proporre una partnership con TIM e portare i server in Italia. «Madonna, Sandrino, che lavoro affascinante che fai», sospira Roberto dalla sua Calabria.

A proposito di Diablo 4: Sandrino scopre un bug glorioso per lo Spiritborn. Basta fare una missione sull’elisir antiveleno e la vita del personaggio schizza a 600.000 punti. Immortalità pura. Si precipita a sfruttarlo prima che venga corretto, completa il Pit a livello 150, scorazza nelle aree PvP come un semidio. Rocco, ancora preso dalla sua build ottimizzata — ormai fa 250 milioni a botta — non riesce ad approfittarne perché la patch arriva troppo presto.

Il weekend in Toscana diventa realtà. Le famiglie Cenci-Marinelli e Cinquini partono per Borgo Dolciano, un agriturismo vicino a Chiusi. Sandrino è in ansia per i ristoranti: tutti strapieni ad Arezzo per i mercatini di Natale. Ma la struttura è splendida — Roberto, vedendo le foto, chiede se sia un appartamento privato tanto è bella. Le temperature crollano a -5 gradi al mattino, il Garmin non mente. Sandrino scende a fare colazione da solo perché ha mal di testa; Rocco lo rimprovera di non averlo avvisato. Si gioca a Diablo 4 via GeForce Now sul cellulare in 5G come dimostrazione tecnologica, si va ai mercatini di Arezzo, si cerca il passaporto Lego. Al ritorno, la domenica sera, Alessandro e Rocco si collegano per una sessione di Diablo. Il lag è terribile, ma riescono a giocare lo stesso. «È stata veramente una bella vacanzina», conclude Sandrino con gratitudine sincera.

Roberto, dal canto suo, passa il weekend calabrese tra bar e cornetti. Va a Cristalli di Zucchero, un buco di Belvedere dove il cornetto si sbriciola come cartapesta riscaldata e gli chiedono 3 euro — senza scontrino, naturalmente. «Sono quasi certo che mi abbia chiesto 3 euro perché mi ha visto forestiero.» Minaccia una recensione su Google Maps. Poi scopre che il bar di Scalea, dove il cappuccino è effettivamente buono, osa chiederne addirittura 3,50. La pasticceria Aronne resta l’unico faro: 4 euro per un caffè e due cornetti giganti ultra-farciti. «Dove c’è gusto non c’è perdenza», sentenzia in calabrese.

Rocco, silenzioso stratega del mese, lavora a un congresso sull’adolescenza inquieta dove porta un intervento brillante: parte dal gesto di Ettore nell’Iliade che toglie l’elmo per abbracciare il figlio, e arriva al cellulare che noi non riusciamo a toglierci. Venti minuti a braccio, applausi lunghissimi, il rossore della modestia. Leonardo, il figlio, scrive per la scuola un racconto di combattimento e vendetta che sembra una puntata di Dragon Ball — cosa notevole, visto che non ha mai visto Dragon Ball. I personaggi sono di Fire Emblem e Bayonetta, conosciuti tramite Super Smash Bros. L’immaginazione infantile ha strade misteriose.

Veronica e Mila si ammalano a metà mese: febbre e raffreddore. Sandrino teme il contagio, soprattutto in vista del weekend toscano. Roberto, quasi in contemporanea, accompagna Caterina a scuola alle 8 per vederla ritirata alle 9 perché le viene da vomitare. Il virus intestinale bussa alla porta del Custode. Davis, l’amico di Sandrino, diventa papà — notizia che genera un corto circuito linguistico quando Sandrino la annuncia in modo ambiguo e Roberto per una frazione di secondo pensa che Veronica stia partorendo il figlio di Davis.

A fine mese i ricordi di World of Warcraft affiorano come un’onda di nostalgia. Ricorrono i vent’anni del gioco, e i tre amici si perdono nei ricordi. Rocco ricorda di essere andato a casa di Roberto e aver visto per la prima volta l’Underworld, la città dei non morti. Roberto ricorda l’emozione di entrare per la prima volta a Stormwind con quella musica. «Ancora oggi, se ci penso, mi viene quasi la lacrima.» Rocco lancia una riflessione che diventerà il mantra del mese: «La magia cambia e cambiano anche i nostri occhi. La magia dobbiamo trovarla in cose diverse, perché la troviamo sempre, però ci serve qualcosa di nuovo.» Roberto, che da Megaton Musashi sta ricevendo lacrime ed emozioni a profusione, fa sua quella frase. A fine mese, dopo l’ennesimo filmato di 30 minuti alle 2:30 di notte, è convinto di essere al finale — e per l’ennesima volta si apre un mondo nuovo.

Alessandro compra Megaton Musashi Wired e al primo filmato della Sky Build — quando il robot si assembla magneticamente da tre pezzi come un Transformer — piange. «Ti giuro, ho i brividi dalle gambe ai capelli.» Rocco compra il gioco per PS5 al Black Friday, e poi si dimentica di installarlo. Roberto si prende Metaphor Re Fantazio a 47 euro. Il Custode, intanto, scopre gli audiolibri di The Expanse e impazzisce per il narratore Riccardo Ricoboni, un mutaforma vocale capace di diventare Miller, Holden, Naomi con cambi di voce che sembrano fatti da persone diverse. L’ultimo giorno del mese, Rocco valuta l’acquisto di una Renault Australe: 32.000 euro dando indietro la Captur. Sandrino gli ricorda la saggezza di Henry Ford: «Tutto quello che non c’è, non si può rompere.» E chiosa: «Sulla Dacia Duster no. Madonna come te l’ho tirata.»

Novembre si chiude così, tra fungicidi clandestini e pompe della benzina, tra Trump e Gurren Lagann, tra cappuccini proibiti e router da gaming. La magia non è svanita: ha solo cambiato forma, come un robot che si assembla in volo, come una voce che diventa mille voci diverse in un audiolibro, come tre amici che attraversano i mesi trasformando il quotidiano in epica.