Dicembre 2018: Flebo, rababau e il suono delle scale

Dicembre si apre con Roberto che ha la voce da funerale. Notte in bianco, Luisa con la febbre, Caterina con otite e faringite che si lamenta dal tramonto all’alba. L’asilo è durato una settimana e il bilancio è devastante: la prima settimana di affiancamento era andata bene, Caterina contenta di andare, si faceva accompagnare dalla nonna, le maestre non avevano quasi mai avuto bisogno di richiamare Luisa. Poi è arrivata l’influenza e con lei il lazzaretto. Sei bambini su quattordici iscritti, due maestre più una terza di supporto, e Caterina che al momento del pranzo si rifiuta categoricamente di mangiare. Piange, e le maestre chiamano subito la nonna. Roberto non ci sta: so buono pur io a fare la maestra d’asilo così, al minimo problema chiamano i genitori, non tentano neanche. Però lo sa, Caterina è la più piccola del gruppo, l’unica prematura, e quando dice no su qualcosa è terribile.

Roberto si apre con gli amici su un tema che evidentemente lo rode da tempo. Lui e Luisa si sentono in colpa: Caterina non mangia quasi nulla, fa capricci che sfiorano la possessione demoniaca, ed è drogata di cellulare. Non la parola drogata usata alla leggera — Roberto descrive una bambina che va letteralmente in crisi d’astinenza quando le togli il telefono. La colpa, secondo lui, è in parte loro e in parte della suocera, che per tenerla buona durante le ore infinite in cui i genitori lavorano, la piazza davanti alle canzoncine sul cellulare. Roberto non se la sente di recriminare: come fai a prendertela con una nonna che ti ha cresciuto la figlia gratis per mesi e mesi? Però il risultato è che adesso il fine settimana lui fa sparire il cellulare, non glielo fa neanche vedere, perché basta che Caterina lo intraveda e parte il mantra: canzoncine per bimbi, Mascia e Orso sul cellulare. Aveva pure inventato un sistema — mettere sempre lo stesso episodio come ultimo, così lei capiva che dopo quello si andava a nanna. Funzionava, finché la nonna non le ha fatto vedere Bob il Treno e sono saltati tutti i meccanismi. Però poi ci ripensa, e ammette che forse esagerava: Caterina ha semplicemente bisogno di stare di più con mamma e papà. Quando lui si butta per terra a giocare con lei, gradualmente il cellulare perde importanza. Chiude il discorso ricordando che nonostante tutto è un papà felice: quando torna a casa e Caterina lo aspetta in cima alle scale gridando babà sei tornato, tutto il resto scompare.

Sandrino ascolta pazientemente la filippica educativa e risponde con la saggezza di chi ha una figlia di sei mesi: Caterina è vivace punto, smettila di recriminarti. Pure Mila, a soli sei mesi, già si fissa come un oggetto divino appena intravede un cellulare dalla distanza. Poi, tra un consiglio genitoriale e l’altro, confessa candidamente che sta giocando ad Assassin’s Creed Odyssey e lo trova abbastanza noioso — fai sempre le stesse cose, rispetto a Black Flag siamo molti passi indietro. Roberto insorge: ripetitivo quanto può essere qualunque gioco del suo genere, lui ha platinato Origins e spera di platinare anche Odyssey, questioni di gusti. Il dibattito videoludico si spegne come sempre, con ognuno più convinto della propria opinione di prima.

Sul fronte lavorativo, Roberto annuncia che da un mesetto il suo magazzino è entrato su Amazon e sta facendo numeri da capogiro. eBay, che era la piattaforma principale, viene progressivamente abbandonato. Il Black Friday è stato un delirio: hanno venduto praticamente anche le mutande sporche di cacca, straordinari su straordinari, naturalmente non pagati ma convertiti in 12 ore di permesso che non prenderà mai. I colleghi con la percentuale sulle vendite gongolano. Roberto no.

La casa a Guardia Piemontese intanto accumula problemi come un collezionista accumula debiti: Sky ancora non funziona — 44,20 euro al mese per un servizio inesistente, Luisa giustamente sbotta — i condizionatori hanno la scheda bruciata proprio adesso che è arrivato il freddo, l’attacco del gas ancora non glielo fanno e cucinano con la bombola, e la quota condominiale è stata di 605 euro. Roberto ci scherza amaramente: la mia RTX 2080 l’ha mangiata il condominio.

Rocco intanto è andato a vedere una casa. Non una casa qualunque: una villa con 3.000 metri di giardino vicino al Ponte Rosso, poco fuori Velletri, due piani col terrazzo, vista sulle isole. Ha riflettuto sulle parole di Sandrino riguardo all’appartamento accanto al suo: vuoi davvero investire 100.000 euro per restare in una casa Tetris al centro di Velletri? Margherita ha fatto i conti: vendendo casa loro e aggiungendo il budget, potrebbero arrivare sui 350.000 euro. Hanno scoperto che a 3-4 chilometri fuori Velletri ci sono case meravigliose a 300.000 euro. Però Rocco non è un animale da campagna — ha bisogno di sentire la gente intorno. Cercano la via di mezzo: giardino e spazio, ma a distanza di sicurezza dalla civiltà.

Sandrino, dal canto suo, sta impazzendo per il Surface Book. Lo conferma: se l’è tenuto. Roberto è contentissimo della scelta, il Surface è il Surface, unico nel suo genere, e anche se può sembrare un po’ battoccione per il treno è comunque una signora macchina senza alternative valide. Sandrino rivela di essersi comprato anche la Surface Pen, che è una cosa spettacolare perché sembra scrivere sulla carta. Sul treno richiude il Surface a libro e gioca ai punta e clicca usando la penna come mouse: per lui è la piattaforma di gioco totale. Certo, tra Surface e penna ha speso quasi 2.000 euro, non è per tutti. Decisione conseguente: vende la Switch, ormai inutile. A parte il primo anno in cui sono usciti i meglio giochi, gli sembra mezza morta. Meglio rivenderla prima che si svaluti.

La grande epifania videoludica del mese è la scoperta di Sandrino che Assassin’s Creed Odyssey in realtà lo annoia. Abbandona la Grecia per Gears of War 4, comprato grazie alla dritta del Custode a 9,99 euro. Il verdetto è impietoso: un gioco veramente di merda, completamente uguale in tutte le scene — vai avanti, arriva uno spiazzo, arrivano i nemici, li ammazzi, scena animata, prossimo spiazzo, altri nemici. In confronto ai primi Gears of War ha perso tutto. Però gira fluido sul Facebook — cioè il Surface Book — e Sandrino è molto contento. Roberto si scusa: aveva letto grandi recensioni, 133 giga di gioco che non è riuscito neanche a installare sul PC perché il Windows Store si rifiuta di usare l’hard disk esterno. Almeno te ci ho fatto spendere solo 9,99 euro e non 50.

Forza Horizon 4 entra nel radar. Roberto lo definisce un capolavoro assoluto, il miglior gioco di guida arcade in circolazione, con 400-500 macchine da collezionare e una grafica allucinante. Sandrino scarica la demo e la prova sul Surface: carino, più arcade degli altri, grafica della madonna a dettagli medio-alti su uno schermetto da 13 pollici. Roberto, con la chiaroveggenza di chi conosce i gusti dell’amico: sono contento che ti piaccia, ma non te ce vedo in questo genere, tu sei uno da 250 ore in un gioco di ruolo alla Zelda, non uno da Forza Horizon per più di 4 ore. Il grande atteso per Sandrino è in realtà Divinity Original Sin 2, che aspetta di comprare perché un team italiano sta traducendolo e promette la versione completa come regalo di Natale. Roberto è intimorito: dicono che è talmente vasto che puoi perdere centinaia di ore solo girovagando e parlando con gli NPC. Il tempo è quello che è, ce n’ha sempre di meno, e ha paura anche solo a sbollare Red Dead Redemption 2 per lo stesso motivo.

Rocco scopre Dead Cells sul Surface durante i viaggi in treno per lavoro, un roguelike in 2D molto divertente perché non è punitivo. Roberto, che alla parola roguelike gli si drizza il pelo, non commenta sul genere ma conferma che dicono tutti che è bellissimo. L’altro gioco che Rocco sta provando è Return of the Obra Dinn, un’avventura investigativa su una nave ricomparsa misteriosamente in un porto. Roberto lo ha messo in wishlist: recensioni entusiaste ovunque, uno dei giochi più belli del fine 2018, ma aspetta il commento sincero di Rocco prima di comprarlo.

A metà mese, Roberto doveva salire a Velletri con Luisa, Caterina e i suoceri. Invece Caterina non sta ancora bene: intasata di catarro, otite, faringite, notti intere di pianto per il dolore alle orecchie, talmente piena di catarro che le esce pure dal condotto lacrimale. La trasferta salta. Roberto lo annuncia con la morte nel cuore: ci ha rimesso 172 euro di biglietti del treno in offerta non rimborsabili. Il costo è il meno, è il non vedersi che pesa. Rocco lo consola: il muco dal condotto lacrimale è normalissimo, Leo l’ha avuto tre o quattro volte. L’origine di tutta la pestilenza viene ricostruita con certezza chirurgica: una cena a casa della cugina di Luisa, quella della parafarmacia, con il figlio Pietro e una flotta di bambini tutti appestati. La pediatra stessa ha confermato: ma come gli è venuto in mente di fare una cena con il figlio in quelle condizioni? Roberto bestemmia copiosamente e poi si scusa: spero che lo stiate ascoltando da soli e non davanti ai bambini, perdonate.

Le cose peggiorano. Luisa e la suocera vengono visitate in una clinica privata e le vogliono addirittura ricoverare: polmoni completamente pieni di catarro, antibiotico in flebo. Rifiutano entrambe il ricovero, verrà un infermiere a casa. Caterina cerca la mamma, Luisa non ce la fa a tenerla in braccio perché ha le costole incrinate dalla tosse. Roberto resiste: gli unici in piedi sono lui e il suocero, che è indistruttibile, probabilmente un androide.

Sabato mattina Roberto prova il suo primo esperimento di videogaming con Caterina. Ha comprato Spyro Reignited Trilogy per PS4, un giochino adatto da fare papà-figlia. Parte il gioco, Caterina si accovaccia in braccio a lui e guarda: le pecorelle, le gemme, dai fuoco alle pecorelle. Rocco interviene con garbo chirurgico: la frase diamo fuoco alle pecorelle magari me la sarei risparmiata. Poi Roberto le dà il joypad in mano e scopre l’ovvio: a 23 mesi una bambina non ha la coordinazione per guardare lo schermo e premere i tasti contemporaneamente. Se guarda i pulsantini non guarda il video, se guarda il video non sa dove premere. Roberto si sente un idiota per non averci pensato prima, ma il momento più bello arriva quando Caterina lo guarda e dice: papà, torre alta alta. E lì ha capito: per adesso è meglio le costruzioni. Ne è stato contento.

L’annuncio dei Lego Duplo esauriti su Amazon a ridosso di Natale manda Roberto in bestia con se stesso. Aveva messo in wishlist il trenino, la casa delle principesse, i set di Minnie e Topolino — tutti scomparsi, non disponibili. Peggio ancora: durante il Black Friday quei tre set per il trenino con binari e scambio costavano 77 euro in offerta. Ha detto no, figurati, non lo prendo adesso. Risultato: prezzo salito a 95 euro e comunque non disponibile. Bravo Roberto, doppiamente bravo.

Rocco nel frattempo macina proposte lavorative: gli è arrivata un’offerta per la supervisione scientifica di un docufilm probabilmente prodotto da Sky, e soprattutto la proposta di partecipare a un libro a sei mani — un manuale per piloti e hostess su come gestire il cliente problematico in aereo, scritto da un pilota, un avvocato e lui per la parte psicologica. Casa editrice Giuffrè, ultra seria. Sarà il primo manuale al mondo di questo tipo. Lo gasa tantissimo. E racconta di aver raggiunto per la prima volta il suo obiettivo annuale di guadagno: non si è mai riuscito a raggiungere quello mensile, però quello annuale sì. Roberto non resiste: per fortuna ti sei laureato in psicologia e non in matematica, perché se non hai mai raggiunto l’obiettivo mensile e l’anno è la somma di 12 mesi, come hai fatto a raggiungere quello annuale? Rocco spiega: da libero professionista ci sono mesi da 9.600 euro e mesi da molto meno, dipende da quando ti pagano le consulenze arretrate.

Il 7 dicembre è l’anniversario di matrimonio di Roberto e Luisa. L’8 dicembre è il dodicesimo anniversario di fidanzamento di Rocco e Margherita. Sandrino fa confusione epica: si era segnato la data sul calendario in cucina ma non aveva collegato il fatto che l’anniversario di matrimonio fosse legato al matrimonio — cioè che Roberto si è sposato d’estate, non a dicembre col freddo. Roberto: scusa, ma ti risulta che io mi sarei sposato col freddo? Sandrino ha un’illuminazione tardiva e si scusa. Poi aggiunge che stava passeggiando con Mila per il corso quando ha incontrato i genitori di Roberto, ma non li aveva visti perché era fissato a guardare una che camminava davanti a lui. Il padre di Roberto ha commentato: è talmente concentrato sulla bambina che non ci ha neanche notati. Roberto scoppia a ridere: secondo sua madre Sandrino stava guardando le vetrine dei negozi, mentre invece gli risulta che stesse guardando il sedere di una.

Euro PC, il leggendario negozio di informatica di Velletri, si guadagna un posto d’onore nella cronaca del mese. Sandrino ci va per comprare un cavo per un alimentatore modulare che sta vendendo. Il commesso è stupito: come, un alimentatore coi cavi che si staccano? Ma questi dove vivono? Roberto è allibito: qui non è da dargli fuoco, qui è da miniatomica. Questi fanno i soldi sulla popolazione ignorante. Sandrino racconta anche l’aneddoto di uno che preferiva comprare una RAM da Euro PC a prezzo pieno piuttosto che usata da lui senza garanzia, perché a Velletri avete questo negozio. Roberto: da Euro PC ci ha lavorato Mario Soprano, già questo dovrebbe dire tutto.

Rocco scopre e consiglia Hill House su Netflix: dieci episodi, nessuno brutto, nessun riempitivo. La libertà creativa di Netflix di fare puntate di lunghezza variabile — alcune da tre quarti d’ora, altre da un’ora e dieci — qui funziona alla perfezione. L’Epic Games Store intanto lancia la sua offensiva: un gioco gratis ogni 15 giorni. Il primo è Subnautica, roba seria. Il secondo Super Meat Boy, che è stato regalato su qualunque piattaforma esistente. Roberto commenta: l’iniziativa è lodevole, Steam per esempio non lo fa.

La litigata con Luisa arriva come un temporale che covava da settimane. Roberto sfoga tutto in una serie di messaggi vocali che oscillano tra la rabbia e lo sconforto. Ogni sera che torna a casa c’è una lamentela: stanchezza, dolori, cose da fare, cose non fatte. Non fraintendete, dice subito, Luisa ha tutti i motivi — sta male, fa la flebo, ha le costole incrinate, Caterina la cerca continuamente. Ma lui esce alle 8 e un quarto, corre tutto il giorno al magazzino sollevando bancali e gestendo spedizioni Amazon competendo con colleghi ventenni, e quando torna non può essere sempre quello allegro. Non ha il privilegio di ammalarsi, non ha il privilegio di lamentarsi. L’altra sera Caterina ha fatto cadere due gocce di latte sul coprimaterasso e Luisa ha cambiato piumone, lenzuola e copricuscino. Roberto si è incazzato: per due gocce di latte? Io ci avrei dormito pure con due gocce di pipì, è tua figlia, non è che ci ha cacato un estraneo sul letto. Rocco risponde con la saggezza di chi ha trovato l’equilibrio: ogni tanto arrabbiarsi fa bene, rimette energia nel rapporto. Margherita capisce che quando lui torna a casa si siede, gioca venti minuti coi bambini, e i piatti si fanno quando è. Ha imparato a lasciarsi scivolare le cose addosso: gli è cascato il cellulare, crepato il vetro, chi se ne frega. Leo ha rotto il joypad collector edition della PS4, ne ha preso un altro su Amazon senza pensarci. La cosa importante è tornare a casa, dire rababau sulle scale, i bambini si nascondono, saltano in braccio. Fine. Tutto il resto è secondario.

In mezzo a tutto questo, Sandrino sgancia la bomba: la banca gli ha concesso il mutuo. Sabato contratto preliminare, rogito il 20 gennaio se perizia e notaio vanno a buon fine. Però non avrà i soldi per ristrutturare, per quelli servirà più tempo: trasferimento stimato maggio-giugno. Roberto è esultante: il 20 gennaio pizza e cena a casa nuova, anche se non è ristrutturata, ti posso dare le pedate sui muri senza problemi. E Rocco: mi ha appena preso la rata del mutuo, 637,97 euro, tra nido e mutuo gli partono 1.400 euro al mese. L’alleanza dei papà col mutuo aggiunge un membro.

Colpo di scena: il compromesso salta. Il giorno stesso della firma, Sandrino blocca tutto. Check, che deve fare la ristrutturazione, è andato al comune a verificare la concessione edilizia e ha scoperto che manca un documento — al posto di un balcone c’è una soffitta, è un abuso. L’architetto che costruì la casa negli anni Ottanta non può fornire gli originali: gli è andato a fuoco il magazzino. Al comune la carta non si trova. Sandrino non può dare 15.000 euro di caparra su una casa con un vizio documentale. L’agente immobiliare impazzisce: in 27 anni di lavoro non sono mai stato al comune, tu la prima volta che mi ci porti mi stai facendo uno sfregio! Poi degenera: urlando che Sandrino sta truffando l’altra parte, pretendendo i soldi immediatamente. Sandrino alza la voce: abbassa i toni o ti denuncio. Veronica interviene per calmare la situazione. Alla fine firmano un preliminare posticipato, con la clausola che il venditore faccia una sanatoria da 1.000 euro al comune per ufficializzare che i documenti non si trovano. Roberto è allibito: sei sicuro di voler dare i soldi a una persona del genere? Rocco conferma: i tizi delle agenzie immobiliari sono matti come zucchine, ma Check è meticoloso e puntuale, Sandrino può stare tranquillo su quello.

Sandrino chiede agli amici puericultori un parere: Mila ha cominciato a muovere vorticosamente polsi e mani, apri chiudi apri chiudi. È normale? Rocco risponde con la precisione dello psicologo: il sistema nervoso centrale si attiva e rinforza attraverso la mielinizzazione, i bambini sperimentano cosa succede col loro corpo, è tutto normale finché la bambina ti guarda, ti sorride, se le fai la pernacchia te la rifà. Roberto aggiunge la versione terra terra: l’ha fatto anche Caterina, lei era fissata con le manine, passava giornate intere a guardarsi la mano aprirsi e chiudersi. Lui e Luisa all’inizio pensavano le facesse male, invece era la scoperta di poter comandare una parte del corpo. Poi Roberto sgancia una confessione che lo fa ridere anche solo a raccontarla: è rimasto impietrito la prima volta che, cambiando il pannolino, ha visto Caterina ridere toccandosi la patatina. Reazione normale, certo, ma non te l’aspetti.

Il confronto tra banche diventa il tema finanziario del mese. Sandrino rivela che il mutuo l’ha ottenuto da Widiba, non da Monte dei Paschi che era sparito in ferie lasciandolo in alto mare. Widiba offre un tasso più basso — 600 euro contro 730 — conto gratis, niente spese di perizia, notaio, assicurazione incendio. Monte dei Paschi voleva 2.500 euro solo per la pratica. Roberto rosica: e se avesse chiesto a Fineco dal principio? Però la vera arringa del mese è contro Intesa San Paolo che gli scalano 8 euro al mese solo di gestione conto, fa pagare i prelievi e i bonifici, mentre Fineco è tutto a zero. Maledetti ladri, li odio. Vuole trasferire il mutuo. La parola che cerca è surroga.

Le feste di Natale sono un lazzeretto diffuso. Luisa con la flebo, la suocera peggio, Caterina che va e viene tra otite, febbre, vomito e diarrea. Roberto scopre dopo il vomito arriva sempre e comunque la diarrea e ne fa un annuncio solenne. Rocco il 30 dicembre è in farmacia: Margherita ha le placche alla gola talmente gonfie che ha mezzo centimetro per respirare, il dottore dice che se domani non passa la ricoverano d’urgenza dall’otorino. L’idea di passare il primo gennaio in ospedale è la ciliegina sulla torta di un dicembre da dimenticare. Roberto, che ha passato la giornata abbracciato alla tazza del cesso, risponde: le mie sono lamentelle inutili a confronto, e il mio imperativo domani è andare al lavoro malato per infettare tutti i colleghi e fargli passare un 31 di merda.

L’ultimo regalo di dicembre lo fa la cronaca locale. Alle 3 di notte, a Guardia Piemontese, le solite gare clandestine in salita dalla marina producono un disastro: un tizio su una Hyundai truccata perde il controllo all’altezza del cancello di casa di Roberto, sbanda, spacca un albero in due e un lampione, si ferma sulle strisce pedonali davanti alla chiesa. Un pezzo d’albero vola nel cortile dello zio di Luisa e atterra sul tettuccio di una Giulia nuova parcheggiata. Il proprietario, un cristone di due metri che con una mano ti seppellisce, per fortuna non era presente al momento dell’impatto. Roberto, che non gli risultano ferite gravi tra i corridori: sfortunatamente non si sono fatti niente. Così finisce il 2018: tra flebo, mutui, alberi abbattuti e la promessa che il 2019 sarà meglio. O almeno diverso.