Luglio 2022: fermacravatte Montblanc, tute Arenare e Tesla che non sorpassano mai

Luglio si apre con Rocco che, dall’alto della sua nuova casa in fase di arredamento, dispensa aggiornamenti come un inviato di guerra dal fronte della ristrutturazione. L’armadio è arrivato — 2.700 euro di pannelli robusti che non sono legno massello, certo, perché un armadio in massello ormai costa quanto una utilitaria — e Silvia, con quel pragmatismo granitico che la contraddistingue, ha convinto il marito a rinunciare al comò della Bizotto, un piccolo gioiello verde acqua con 16 cassettini e il disegno di una mappa antica. 800 euro per ficcarci dentro “due stronzate”, come sintetizza lui stesso. E allora via con i mobili dei saldi: 180 euro l’ingresso, 280 la base TV, entrambi al 50%, e stanno benissimo col colore. Silvia, intanto, ha iniziato il suo primo giorno nella filiale di Genzano. Tranquilla lei, tranquilla la filiale. Il cosmo è in equilibrio.

Ma il vero fermento è astronomico, e non in senso metaforico. Custode è in fibrillazione totale per il telescopio spaziale James Webb, le cui prime immagini verranno svelate a metà mese. “Quando ho letto il commento di quella scienziata che dice di essersi commossa, mi sono venuti i brividi,” confessa in un vocale con la voce che vibra come un fanatico alla vigilia di un concerto. Sandrino, più pragmatico, raffredda gli entusiasmi: questi astronomi si fervorano per l’immagine sfocata di un cerchio, e magari la commozione della scienziata era per un pixel bruciato sulla telecamera. “Speriamo che non si siano commossi per un pixel bruciato,” ironizza, ma poi ammette: anche lui non vede l’ora.

Custode, nel frattempo, ha intrapreso una maratona del Marvel Cinematic Universe in ordine cronologico, e le mini-recensioni via vocale sono ormai un appuntamento fisso. Captain America: The Winter Soldier gli è piaciuto a metà — la scena dell’ascensore, quella di cui Rocco gli aveva parlato anni prima, è fantastica, e l’inseguimento di Nick Fury nel SUV dello S.H.I.E.L.D. è uno dei migliori da film degli ultimi anni — ma la seconda parte è “una palla assurda”. Guardiani della Galassia Vol. 1, invece, è una conferma totale: il film che ha visto al cinema con gli amici nel 2014, l’ultimo prima di partire per la Calabria. Otto anni dopo, lo rivede e conferma tutto. “Bello bello bello,” sentenzia, e perfino Zerocalcare lo mette in cima alla sua classifica Marvel.

Sandrino, dal canto suo, si è visto Doctor Strange nel Multiverso della Follia e non gli è piaciuto per niente. Ma il suo racconto si interrompe bruscamente per una notizia ben più drammatica: è caduto in mountain bike sull’Artemisio. “La bici mi ha impennato perché stavo provando a salire delle rocce, sono caduto all’indietro di schiena con tutta la bici sopra.” Due o tre costole se non incrinate, poco ci manca, e un coccige che protesta a ogni movimento. Ha cacciato un urlo tale da sembrare lo yeti per chiunque lo abbia sentito in montagna. Ma poi, con quel masochismo zen che solo lui possiede, aggiunge che il dolore gli ha risvegliato “la vita della montagna, dell’essere wild.” Custode commenta laconico: “Bella questa sferzata Fat Club della bellezza del dolore.”

Lo stesso Custode, però, ha la testa altrove. Sta partendo per Lione, il suo primo congresso internazionale, dove presenterà un lavoro sull’introduzione del contenuto insetto nel test di Rorschach. Ma mentre prepara la valigia, qualcosa scatta. Silvia lo guarda prendere il fermacravatte di Montblanc e gli sorride: “Tu a queste cose delle marche ci fai proprio caso.” E lì si spalanca un abisso interiore. Rocco si ferma, riflette, e capisce qualcosa che lo insegue da sempre: la necessità di essere eccezionale. “Non posso fare una presentazione normale, devo fare una cosa rivoluzionaria. Non posso comprare cose normali, devo comprare cose eccezionali.” È un peso che si porta dietro dall’infanzia, potenziato dalla famiglia di Margherita, e che solo adesso, nel mezzo della vita, sente di poter finalmente deporre. Ha buttato 14 sacchi dell’immondizia nel trasloco — vestiti, oggetti comprati in 5 copie, la bottiglia da cui il danese aveva bevuto 3 secondi, i biglietti del cinema, i sassi, i tappi — e ha scoperto il piacere di desiderare la semplicità. “Mi ritrovo a desiderare di essere un uomo semplice, con pochi oggetti e poche cose. E normale.” E gli amici stretti, quelli veri, alla fine sono sempre gli stessi: Sandrino, Custode, Andrea, Luca, Antonio. “Quegli stretti stretti alla fine capisco che siete voi.”

Custode raccoglie la palla al balzo con una confessione speculare. Anche lui si è sempre sentito eccezionale, ma in modo diverso: non poteva permetterselo economicamente. I suoi genitori, gente umile, non gli hanno mai fatto mancare nulla, ma se la scelta era tra i Levi’s da 100 euro e i “Levissimo” da 9,90, la strada era segnata. E la tuta Arenare — quella con cui andava a correre al campetto — gli fa ancora ridere a pensarci. Ma l’eccezionalità interiore c’era eccome, fino al secondo liceo: se non era il più bravo della classe, era un dramma. Poi l’adolescenza, gli amici, e una lenta discesa nell’apatia del bamboccione a casa dei genitori fino a 40 anni. “L’apocalisse, il cambiamento della mia vita, me l’ha portato una persona che ho sempre temuto: uno psicologo.” E qui si rivolge a Rocco con una tenerezza rara: “Insieme ad Alessandro sei una delle persone che stimo di più. Siete come fratelli.” E il brindisi simbolico è perfetto: la tuta Arenare accanto al fermacravatte Montblanc.

Qualche giorno dopo, Sandrino scatena l’invidia tecnologica del gruppo con il suo nuovo portatile gaming: un 14 pollici con AMD Ryzen 9, 32 giga di RAM, scheda grafica 6800 in versione mobile e un terabyte di disco. Custode lo guarda con la venerazione che si riserva alle reliquie sacre: “Mi piace molto che sia di 14 pollici, bello compatto.” Sandrino precisa che l’ha pagato 2.000 euro in saldo, e che senza l’offerta non l’avrebbe mai preso così carrozzato. E poi ci sono le lucine LED sulla scocca posteriore — “purtroppo fanno pesare il portatile 50 grammi in più” — che avrebbe evitato volentieri, ma il top di gamma esce solo così. Custode, intanto, torna sul tema dei portatili con una stilettata affettuosa: “Tu cambi le cose alla velocità della luce e io non riesco a starti dietro. In questi ultimi due anni di portatili gaming penso te ne sarai cambiati almeno tre. Bravo Sandrino, si fa girare l’economia così!”

La scena epica del mese, però, è tutta di Custode. Sta guidando sulla statale calabrese quando una Tesla nera gli piomba alle spalle come un missile. L’esaltazione è immediata: “È la prima volta che vedo una Tesla che corre!” Tutte quelle che ha visto finora andavano “a velocità da nonno col cappello.” Si accosta, rallenta, aspetta che lo sorpassi per vederla sfrecciare. Ma la Tesla non sorpassa. Non sorpassa mai. Rettilineo dopo rettilineo, Custode le fa spazio, la implora mentalmente, manda aggiornamenti vocali in tempo reale come un telecronista della Formula 1 — “Ci siamo, ci siamo, dai passami… no, manco stavolta” — finché i due finiscono risucchiati da un nugolo di villeggianti a 40 all’ora. “Io gli ho detto ciao, non è che posso stare a pressa alla Tesla sperando che mi sorpassi.” La delusione è cocente. La Tesla si perde nel traffico, inghiottita dal mito che non ha mai voluto incarnare.

A metà mese la preoccupazione piomba sulla famiglia di Custode. Caterina, la sua bambina, ha iniziato a lamentarsi di dolori al fianco con fitte acute e difficoltà a urinare. Una sera al ristorante si piega dal dolore, e Roberto va nel panico. “Io proprio nel panico ero andato, ma che cazzo è, che cazzo è?” Luisa lo frena, aspettano, il dolore passa e riparte. Vengono fissate visite: un’ecografa a Belvedere, poi uno specialista ex Bambin Gesù. Custode si ricorda che anche Mila aveva avuto un problema simile, e chiede di quei famosi stick che Alessandro aveva linkato tempo prima. Sandrino, con la pazienza di un istruttore informatico per anziani, gli spiega: “Sono andato sulla nostra chat di Telegram, ho fatto cerca, ho scritto stick, ed è comparso. Puoi farlo anche tu in futuro. Così, proprio le basi di internet ti spiego.”

Ma la vera mazzata arriva quando i genitori di Custode entrano in gioco: il padre risulta positivo al Covid. E questo, a poche ore dalla partenza per le sospirate ferie a Velletri — 8 giorni programmati da mesi, l’occasione per rivedere tutti — fa crollare ogni piano. Roberto è devastato. Sandrino gli aveva appena mandato un messaggio entusiasta: “Dobbiamo vederci un sacco di volte, pranzi, cene, giocare a Zombicide e al gioco di Cthulhu, ovviamente senza moglie e figlie, diciamocelo subito.” E invece niente. “Non c’è una cazzo di maledizione che mi perseguita? Non riesco ogni volta che progetto di venire a Velletri…” Aveva annullato il matrimonio a Milano, rinunciato all’acquario di Genova, tutto per avere 8 giorni pieni. “Caterina contava i giorni, non vedeva l’ora.” E ora il padre positivo, la madre prossima al contagio, i treni della settimana successiva tutti esauriti o a costi esorbitanti — 150 euro per tratta con 3 o 4 cambi — e la macchina che non regge i viaggi lunghi. “Non so da quale cazzo di esorcista mi devo far vedere.” Lo strascico del Covid, poi, non è solo logistico: Roberto confessa un senso di depressione persistente che lo accompagna da settimane, uno strascico che non passa.

Rocco, intanto, presenta il conto della sua ristrutturazione. Il preventivo iniziale era di 42.000 euro. Tra il buco trasso, le travi cambiate, i riscaldamenti, il lavoro sull’umidità, il totale finale è di 79.200 euro: quasi il doppio. Il costruttore Luciano gli ha scontato 2.750 euro, ma il succo è che mancano ancora 25.000 euro da saldare — 13.000 con bonifico e 12.000 in contanti nei mesi successivi. “Quanta gioia, amici, quanta gioia,” commenta con un’ironia che gronda lacrime. “Se volete venire a farci una cenetta, la pizza ve la posso offrire e anche le bibite. Ma per il dolce non posso.” Custode lo consola con la saggezza di chi non ha un euro: “Non ho mai conosciuto nessuno che abbia fatto una ristrutturazione in cui i costi preventivati non siano aumentati. Dai Rocco, stai tranquillo, tu puoi tirarli fuori.”

Alla fine, per una serie di fortunati riallineamenti astrali, Custode riesce a salire a Velletri con Caterina, anche se ospite dagli zii di Luisa — dove dorme in una stanza-fornace che lo fa liquefare e rigenerare ogni notte. La visita al Bambino Gesù rivela che i dolori di Caterina sono legati a problemi intestinali, ma soprattutto conferma una dilatazione del rene sinistro passata da 15 a 20 millimetri in un anno, ora di grado 2. Il medico rassicura: non è ancora allarmante, non serve operare, ma tra 6 mesi serve un’altra ecografia e una scintigrafia. “Se vi dovevo dire che la cosa era preoccupante ve l’avrei detto subito,” dice il dottore, vecchio stampo e schietto. Roberto respira, ma la tensione resta.

In un negozio di giocattoli, Custode trascina Caterina fino al reparto giochi di società. Lì, come un miraggio nel deserto, c’è Zombicide a 99 euro. “Questo è il reparto per papà,” dice alla figlia. Il negoziante lo intercetta subito: “Mi conosci? Sei interessato?” E parte una pippa colossale su centinaia di giochi da tavolo, mentre Roberto non riesce a fuggire e Caterina si scoccia mortalmente. Il Zombicide con Rocco, quello sì, resta il sogno infranto del mese.

Gli ultimi giorni sono un groviglio di logistica, Covid e mascherine. La questione dei genitori ancora positivi crea un cortocircuito di malintesi: Veronica aveva capito che si fossero negativizzati, Sandrino corregge, Custode si mette in crisi all’idea di mettere a rischio gli amici, e Luisa — con le sue “fisime” — decide di non venire alla cena da Baffone, il ristorante sulla via dei laghi con l’insegna del fungo baffuto. Ma Roberto, con la benedizione della moglie stessa, coglie la palla al balzo e va da solo. “Goditeli, tu te li vedi praticamente una volta l’anno,” gli dice Luisa. E lui, per una sera almeno, si rilassa.

Il mese si chiude con Custode che sceglie cosa indossare per la serata: la sacra camicia a manica corta arrotolata, quella che se la srotoli diventa manica lunga. “Speriamo bene,” mormora mettendo in moto, e in 16 minuti è lì. In fondo, Luglio è stato questo: un mese in cui i piani saltano, i reni si dilatano, le Tesla non sorpassano, le case costano il doppio e i fermacravatte Montblanc finiscono nello stesso racconto delle tute Arenare. Ma gli amici, quelli pochi, quelli stretti stretti, alla fine ci sono sempre. E ci si abbraccia lo stesso.