Febbraio si apre con Roberto che si sente speaker radiofonico, quello che augura buongiorno a tutti con frasi banali e voce impastata. Lui e Luisa hanno finalmente visto la finale di X-Factor — “o meglio ne avevamo visto tipo un quarto e poi avevamo lasciato lì” — e il verdetto è lapidario: bah, proprio bah. Rocco conferma che l’edizione fa schifo, ma si consola con MasterChef, che quest’anno è “veramente veramente divertente,” più intrattenimento e meno cucina, con un paio di personaggi “assurdi e fighi.” E nella stessa mattina, Sandrino annuncia di aver comprato Darkest Dungeon su Switch, la versione con tutte le espansioni a trenta euro, pentendosi immediatamente perché avrebbe potuto chiamare Christian per avere il venti per cento di sconto sui prodotti del Nintendo Shop. Roberto segnala il gioco come uno degli indie più apprezzati di Steam, ma ha letto ovunque che è di una difficoltà mostruosa: attende commenti da Sandrino per sapere se è fattibile o deve comunque bestemmiare. Il che porta Sandrino a precisare: non è che in quanto credente cattolico lui non bestemmi. “Non puoi capire quante bestemmie sono state necessarie per tirare su quel rig. Almeno una per scheda grafica.”
Ma il pensiero più pesante è un altro: il rig per le criptovalute va venduto, perché entro metà febbraio non si troverà una casa dove piazzarlo. “Mi dispiace ragazzi, però a casa oltre non posso tenerlo, perché devo preparare la stanza per Mila.”
Mila. Il nome scivola fuori, in mezzo alle e prolungate, come un segreto sussurrato al mondo. E subito dopo Sandrino racconta dell’ennesima ecografia. Nella morfologica precedente la dottoressa non era riuscita a vedere il corpo calloso, una parte del cervello la cui assenza implicherebbe gravi problemi. La bambina non era posizionata bene. Poteva essere perché non c’era, o perché stava messa male. Sono tornati, con il cuore in gola. Il corpo calloso c’era. Ma è spuntata una piccola ciste di qualche millimetro, dietro al corpo calloso. “Secondo lei si riassorbirà,” dice Sandrino, “ma purtroppo per Veronica non si assorbirà mai. Sarà un problema per tutta la vita.” La dottoressa ha spiegato che cisti così piccole non fanno niente, che il cervello ne è pieno, che diventano pericolose solo oltre il centimetro. Sandrino è tranquillo, assolutamente tranquillo. Ma ogni ecografia fa spuntare qualcosa di nuovo, e Veronica non riesce a trovare pace.
Roberto risponde con una storia vera, vissuta lì in Calabria. Emanuela, cugina di Luisa, quarantatré anni, seconda gravidanza difficile: ecografia, ciste nel cervello del bambino, panico totale, viaggio d’urgenza da uno specialista a Catanzaro pagando l’ira di Dio. Risultato: non esiste nessuna ciste, il ginecologo se l’è sognata. “Questo per dire che molto spesso tendiamo a farci dei film assurdi e poi la realtà è tutt’altra cosa.” Rocco, da padre navigato, avverte: avere figli è un insieme crescente di paure. “C’è paura che sta male, paura che non cresce, paura dei denti, dei vaccini, del pannolino, del ciuccio, della scuola, dei bulletti, dello spettacolo. È un insieme di paure che noi dobbiamo trasformare in normalità. Non è più ‘ho paura di,’ è un ‘vediamo che succede la prima volta che.’ Che secondo me è un modo molto più positivo di vivere la vita. Il prossimo messaggio sarà nerd.”
Rocco è parcheggiato fuori al San Camillo. Margherita fa le analisi del sangue, il giorno dopo avrà il nuovo ciclo di terapia. Lui parte per Venezia, consulenza di parte, sveglia alle cinque del mattino. E poi arriva Monster Hunter World. Rocco ne parla con la foga di un predicatore che ha visto la luce. Ce l’ha da quattro giorni e ci ha già giocato sedici o diciotto ore. “È una figata pazzesca.” Descrive ogni meccanica con entusiasmo contagioso: il tutorial che ti spiega tutto, la guida consultabile sempre, lo schema dei mostri con le parti distruttibili, la lista dei desideri per le armature, i gatti vestiti da sentinella di Horizon Zero Dawn, il razzo SOS che lanci quando sei in difficoltà e nel giro di quattro minuti ti ritrovi in quattro a sderenare un mastino infernale rossofuoco. “Mi ha dato talmente tante soddisfazioni che ieri sera l’ho sderenato quattro volte per farmare i pezzi della sua armatura.” Descrive le dodici armi disponibili, dallo spadone gigante alle balestre pesanti, ognuna che modifica totalmente il gioco. Lo spadone a due mani: “Dà una sensazione di potenza quando sdereni. Ti dà proprio il senso del colpo potente al mostro.” E la distruzione dei pezzi è goduria pura: tagli la coda, il mostro urla e scappa, spacchi le zampe, rompi i denti. Ha fatto la quest di Horizon Zero Dawn e il suo gattino è diventato una sentinella con gli occhi blu. C’è anche il Paolomu, “una specie di uccello gigante che è il pelo di un cincillà addosso, con la faccia da pipistrello sorridente, fluffoloso come mostro.” La storia è fatta con filmati e dialoghi, e per la prima volta è “una storia come Cristo comanda.”
Roberto è venduto ancor prima di comprarlo. “Tu mi hai proprio venduto Monster Hunter World. L’hype è a manetta.” Ma c’è un problema: su PC esce a ottobre. “Mortacci Loro, la versione PC esce quasi un anno dopo le versioni console.” Poco male, perché è ancora a settantuno ore di Assassin’s Creed Origins al sessantasette per cento, sta cercando di platinare tutto, ha già comprato la prima espansione, e si gode ogni secondo. “Io ci sto godendo a spruzzo ogni volta, perdona l’espressione colorita.” E dopo Origins ha Zelda e Xenoblade Chronicles 2 sulla Switch. “Penso che questi due giochi mi porteranno fino al 2019.” E Monster Hunter? Non lo prende per PS4 perché è un feticista della grafica: su PC se lo giocherà a 4K a framerate sbloccato. Un abbraccio anche a Margherita, che ha fatto ridere tutti con la battuta sulle “spadasce” di Rocco.
Sul rig delle criptovalute, il discorso si fa concreto. Roberto è dispiaciuto che l’avventura si fermi, ma chiede: Sandrino si farà il suo rig personale più piccolo? Perché lui sarebbe intenzionato a fare qualcosa del genere, appena trova un posto e gli fanno il mutuo. “Dopo lo scetticismo iniziale, i mille euro te li ho dati un po’ così ridendo e scherzando, però ci stavo proprio a credere in questo mesetto. Ci stavo proprio a credere, tant’è vero che ci sta a credere pure Luisa.” Rocco, nel frattempo, ha un piano: spostare lo studio in garage con l’acquisto della nuova macchina, liberare il piano di sopra per la camera dei bambini, mettere il rig nella stanza sospesa riordinata. “Io non vorrei rinunciare a tutto questo.” Il rig piccolo di Sandrino, quello a quattro schede grafiche, rende circa dieci-undici euro al giorno puliti dalla corrente, duecentottanta-trecento euro al mese. Si rientra dell’investimento in una decina di mesi, e le schede grafiche te le puoi sempre vendere. “La scommessa è tutta lì.”
Un abbraccio anche a Rocco, che ha avuto una giornata durissima. Roberto dice: “Il bestemmione di Margherita penso ti abbia riportato alla realtà.” E poi, con la solennità di chi difende un credo, teorizza sulla bestemmia terapeutica: “Non bestemmia perché ce l’ha contro il Dio in cui crede, la utilizza come valvola di sfogo. Quando lanci un porco qualcosa, non ci credi veramente. Ho già un posto all’inferno prenotato, lo so.” E pochi minuti dopo confessa di essere passato a novanta all’ora in un tratto da cinquanta, col telefono in mano, davanti a una pattuglia della polizia. “Il tizio mi ha guardato come per dire: la prossima volta ti seguo le gambe. Non mi hanno fermato solo perché erano già impegnati con un’altra macchina. Olé!”
Il giorno dopo Rocco è in treno per Padova dalla stazione Tiburtina, arrivato con quaranta minuti di anticipo, “dove vado a litigare con un po’ di persone come al solito, che in questo momento mi aiuta molto perché mi sfogo.” Sandrino comunica che nella notte hanno perso duecentocinquanta dollari di investimento in criptovalute — hanno deciso di comprare prima che lui andasse a dormire, meglio se l’avesse fatto dopo essersi svegliato. “Vabbè, alla fine sono venticinque dollari a capoggia, e abbiamo comunque comprato il bitcoin a buon prezzo.” Roberto, alle sette e cinquanta del mattino, sta finendo l’ultima missione giornaliera di Assassin’s Creed prima di andare al lavoro. Ha cominciato ad alzarsi alle sei e cinquanta: dieci minuti in più che sono diventati fondamentali. Colazione con caffettino cialda e cornettino, la cacchina, lavarsi in un battibaleno e tac, davanti al PC. Poi prepara il biberon per Caterina, e se si sveglia prima, gli fa la poppata lui spacciucchiandosi. “Questo per dire che sono un coglione, perché c’è il limite dei settanta e io stavo andando a ottanta, fatemi frenare, porca paletta.” E poi: “Caro Sandrino, si rivoluziona un po’ la vita e svegliarsi presto alla mattina fa bene.”
Sul Telegram delle criptovalute, Roberto si è ritrovato con centrotrenta messaggi nella discussione Smartcoin. “Ti devo dire la verità, non che voglia fare come al solito l’ognorri, però seguo, leggo tutti i vostri discorsi, ma obiettivamente io attualmente ci capisco proprio un cazzo.” Il collega di Sandrino però sembra molto ferrato. Il che apre il discorso su Mimmo, il collega di Roberto: intelligente ma viscido, odiato da tutti ma con un’intelligenza superiore. Figlio di un padre che giocava in borsa dalla mattina alla sera, cresciuto sulle sue orme, con una laurea e una conoscenza del mercato che gli ha permesso di salvare il patrimonio di famiglia dopo il tracollo di Tiscali. “Su centocinquantamila euro investiti è riuscito a salvarne il novanta per cento.” Per Mimmo il trading è la più grande truffa legalizzata del mondo: i piccoli risparmiatori non possono competere con chi ha le informazioni prima degli altri. Roberto cita il caso De Benedetti, che ha guadagnato cinque milioni di euro senza colpo ferire grazie a una soffiata di Renzi: “In uno stato normale come l’America avrebbe portato all’arresto. In Italia non ne parla nessuno.” Rocco la vede diversamente: “Se lo fai come lavoro le informazioni le puoi avere anche tu. Ma è un lavoro a tempo pieno. Non è una cosa che magicamente premi un tasto e guadagni trecento euro. Tra bene e male alla fine ci andrà a paro se sei fortunato.”
La sera Rocco torna dal viaggio a Padova sderenato. La consulenza è andata bene, ma la compagna-avvocato del tizio ha parlato senza sosta per tre ore di treno all’andata e tre ore e dieci al ritorno. “Un paio di volte mi stavo addormentando davanti a lei.” Ha comprato a Leonardo una busta sorpresa dei mini pony. E la sera, nelle sue sessioni notturne a Monster Hunter, con il collega e amico Mirko, ha fatto fuori il Ratalos — il primo vero drago — e il Diablos, un drago che si muove sottoterra con due corna giganti. “Spaccare tutte e due quelle corna con lo spadone mi ha dato una puduria.” La coda del Ratalos è la prima cosa da tagliare, perché togliendogliela è più difficile che ti avveleni col suo attacco. E il gioco è già a cinque milioni di giocatori, il più venduto in Giappone nella storia della PS4.
Ma poi c’è Paolo G, e la cena mancata. Ha prenotato per cinque — Andrea, Mac, Paolo, Manuele e Oma — escludendo sistematicamente gli amici del gruppo. Roberto la prende male, con un’eleganza amara: “L’anno scorso mi ha detto ‘ma tanto non saresti venuto.’ Le giocate a carte a casa sua a Natale, non è che mi ha invitato. Mi avrebbe fatto piacere essere invitato.” Rocco si unisce al coro dei delusi: “Nemmeno io sono stato invitato. La scusa ‘ma tanto sta in Calabria,’ avrei voluto essere comunque invitato.” Sandrino chiude con filosofia: “Mi sono comprato i sufficini, mi ho mangiato la pizza di Davis, e non ha a fanculo tutti.”
Roberto, per stemperare gli animi, racconta l’aneddoto di Carnevale. A Guardia mettono su un tendone, festa per bambini in maschera. Caterina è drogata di Masha e Orso — “tu gli metti Masha e Orso diventa una sorta di lobotomizzata, ride, non si stacca più dalla televisione” — e la mamma vuole vestirla da Masha. Telefonata alla cugina Rianna: anche lei vuole vestire la figlia Noemi da Masha. Silenzio dall’altra parte del telefono. Scoppia la faida familiare. Luisa sostiene che Caterina, bionda con gli occhi chiari, somiglia di più a Masha rispetto a Noemi che è scura di carnagione. “Non si è mai vista una Masha nera.” La suocera chiama la madre dell’altra bambina, una sarta di nome Pina, per farsi cucire un abito sartoriale da Masha — perché quelli su internet costano tanto e sono delle merde — e il dialogo degenera. Quando Pina dice di aver comprato il costume di Minnie per Noemi, e aggiunge che il vestito di Masha è bruttissimo e nessuno lo riconoscerà, la suocera risponde: “Hai fatto bene. Tanto niura per niura” — perché Minnie è un topo, è nera, e la bambina è scura. Roberto scoppia a ridere ripensandoci: “Ma siamo a livelli assurdi. Povere bimbe che non c’entrano assolutamente nulla.”
Il weekend passa tranquillo. Sandrino è uscito in bicicletta per la terza volta senza cadere — “Grande record ragazzi” — e Roberto e Rocco si fanno una risata alle sue spalle sul vecchio tema della bicicletta elettrica. La confusione regna: Roberto era convinto che Sandrino l’avesse comprata e provata, invece Meconzino gli ha spiegato che l’ha ordinata e poi disdetto prima di riceverla. “Non ce l’ho proprio capito un cazzo sostanzialmente.” Sandrino però difende la bici elettrica come la bici del futuro: “Non escludo che fra un paio di anni girerò sopra un ottimo accessorio elettrico.”
Poi arriva la settimana che cambia tutto. Luisa si ammala — “febbre e diarrea, porella” — e la suocera viene in soccorso per Caterina. Roberto racconta la sera da padre rincoglionito: deve mettere il pigiamino a Caterina, apre il cassetto, non c’è. Secondo cassetto, terzo cassetto, niente. “Che fa un papà rincoglionito quando non trova il pigiamino? Riveste quei stessi vestitini de casa e la mette a dormire così.” Alle quattro e mezza si sveglia Luisa, trova la figlia vestita, probabilmente manda qualche accidente, e da un cassetto magico — “io sono sicuro che in casa mia ci sono i cassetti magici” — tira fuori il pigiamino e la cambia.
Sandrino intanto è uscito dal colloquio. Ma non per la nuova società di Telecom: per Neo Mobile, un’azienda che si occupa di realizzazione di app per grandi aziende. “Mi hanno interrogato in tre donne, di cui la mia presunta futura capa, che era chiaramente innamorata di me.” Avevano visto i suoi video su YouTube e il suo blog — perché aveva messo i link su LinkedIn e sul curriculum vitae. Roberto cade dalle nuvole: “Non sapevo di questo colloquio, lo apprendo adesso. Fantastico!” Rocco precisa: “Il colloquio ce l’aveva detto a noi a cena. E considera che sono loro che l’hanno contattato, quindi sì, è un po’ VIP.” Roberto esagera: “Due delle tizie ti conoscevano prima del colloquio! È un po’ come se avessero conosciuto il loro VIP. Oh mio Dio, ho visto il custode!” Ma Sandrino smonta subito: i link li avevano dal LinkedIn. “Buu, me ci avevi fatto credere. Non sei una persona VIP.” E poi la battuta autolesionista di Roberto: “Al posto del custode ci poteva essere Tiziano Ferro. Guardate che ho messo un frocio come esempio.” E l’iPhone X che blocca la registrazione quando va in risparmio energetico: “Ma vaffanculo.” Roberto racconta poi dei tempi dell’Oukitel di Rocco, lo Stone X di Facchinetti — “il figlio di uno dei Pooh, mannaggia!” — le scene clamorose di vergogna. “Ma tu conosci Rocco? Sì, è il mio grandissimo amico come un fratello. Eh ma va in giro con un Oukitel. No, veramente non ci frequentiamo più da parecchio tempo.” E Rocco, imperterrito: “L’Oukitel ancora funziona, l’usano Leonardo e Lavinia.”
In chiusura della parte frivola, Roberto annuncia: “Non vi preoccupate se non mi sentite molto squillante, perché tra una ventina di giorni mi arriverà il mio nuovo cinafonino! Se m’arriva, perché mi è stato spedito tramite la posta cinese. Dommaggini.”
Dopo qualche giorno di silenzio, la domanda è inevitabile: dov’è Rocco? “Forse è caduto nel vortice di Sanremo e si vergogna di parlarci.” Roberto lo guarda anche lui, Sanremo, “pensa come sto ridotto.” Rocco si è preso un giorno di permesso, e insieme a Luisa è andato in banca a chiedere il mutuo alla Intesa San Paolo. “Son usciti un po’ di cazzi, mo’ vediamo.” La storia della banca, dei notai e delle ipoteche diventa un feuilleton che attraverserà tutto il mese. I notai costano duemila euro al sud, seimila al nord — “dovevamo nasce tutti notai, dovevamo nasce” — ma prendono il tre o cinque per cento per la prima casa, il nove per cento per la seconda. Rocco precisa che i notai vanno a percentuale, e al nord le case costano molto di più. Ma Roberto risponde che almeno nella zona di Guardia chiedono quote fisse di duemila euro, e che poi è lo stesso concetto. E la cosa peggiore: i notai mettono clausole in calce che li liberano da ogni responsabilità. “È come se vai dal meccanico, quello ti dice ho riparato la macchina, ma poi nella ricevuta c’è scritto: se non dovesse più ripartire, pazienza.” Luisa, che è avvocato, ha già trattato cause del genere: la clausola è altamente vessatoria.
Una mattina, causa distrazione e un episodio di Masha e Orso finito troppo presto, Caterina prende il cellulare del padre. Lui è in bagno a lavarsi i denti. La bimba, che già clicca con il ditino — “vabbè, tutti i bambini, anche Leonardo da infante cliccava” — raggiunge il telefono, lo afferra, cerca di mandare avanti il video, fa partire una chiamata alla madre, lo butta per terra, e ci cammina sopra con le scarpine. Il cellulare era caduto almeno venti volte, una volta perfino alla stazione di Paola quando accompagnava Sandrino, senza un graffio. Eppure Caterina gli distrugge lo schermo. “Ecco, sto a parlare dal mio Moto X Motorola con lo schermo tutto in frantumi.” Sandrino pontifica: “Mai dare ai bambini telefoni o tablet. Noi siamo campati benissimo senza. E questo ti sia di lezione, Roberto.” Ma Roberto ha già comprato il sostituto: un nuovo Motorola a duecentoventinove euro — “che poi rosico parecchio perché il giorno dopo Amazon l’ha messo in offerta a duecentonove” — scelto per il prezzo, la user experience quasi stock di Android, e soprattutto lo spazio: sessantaquattro giga contro i sedici del vecchio Moto X, di cui otto occupati dal sistema operativo. “Per tre anni sono andato in giro con un telefono che aveva solo otto-nove giga. Non puoi fare un video, una foto, un Cristo e una Madonna.”
Verso la metà del mese, Rocco fa passi avanti verso la nuova auto. Sta andando da Piccioni a far valutare la Smart, e poi si compra una Kia Picanto 1000 benzina, modello medio, grigio-azzurro perlato, in pronta consegna. La Smart, pagata undicimila euro nel 2011, gliela valutano cinquemila. Ma la notizia più bella è un’altra: a Margherita stanno ricrescendo i capelli. “Sono molto fini, ma rivengono. Stanno ricrescendo anche peli e baffi. È bello pensare che forse la parte peggiore ce la siamo già lasciata alle spalle.” Al salone per le ciglia, il tizio le ha detto che le extension non durerebbero — “te le metto, ma te durano due giorni e poi te catono perché sono troppo fine” — e le ha fatto un impacco alla cheratina gratis. E Rocco, dopo una sessione notturna fino all’una e venti, ha ucciso il primo drago leggendario in Monster Hunter World: “In due, trenta minuti esatti e quattordici centesimi. Di cui quaranta secondi per trovarlo.” Ha finito la trama principale, è passato a grado cacciatore 26, e sta cominciando i draghi anziani. Con il clan del collega Mirko — gente che gioca otto-dieci ore al giorno — hanno fatto il Teostra in meno di dieci minuti: “Siamo arrivati, ha fatto un ruggito, abbiamo cominciato a mazzolarlo, staccata la coda, spaccato le ali, rotta la faccia. È morto.” Il prossimo obiettivo è il Kirin, che non è un drago ma un cavallo unicorno.
Roberto non fa mistero: la Picanto non gli piace. “A me la Picanto non piace, è inutile che ci giriamo attorno.” Sandrino rincara: “La Kia Figanto fa cagare, no?” Poi aggiunge: “Rocco, scherzo, fatti la macchina che vuoi. Basta che ti levi.” Ma ammette che la vecchia Picanto, quella del compagno di scuola di Veronica, facendo una manovra a venti all’ora in un vialetto si era cartocciata tutta su un muretto. Il carrozziere chiese: “Ma che incidente hai fatto? Andavi a duecento all’ora?” “Però Rocco se la compra perché si chiama Picanto. Quando ti siedi ti sollazza il sederino.” Roberto lancia una filippica: perché Rocco, che lavora e guadagna bene, non si fa una BMW, un’Audi, una Mercedes? “Ma perché te devi andare in Fognacco a comprare macchine dai nomi assurdi?” La discussione diventa un tormentone. Roberto cita la nuova Micra 2018 come esempio di restyling riuscito — “è stupenda, stupenderra” — mentre della Picanto, “a partire dal nome. Una macchina che si chiama Picanto. No, lasciamo perdere.” E poi le coreane negli interni: “Se ci entri dentro è la fiera del pacchiano. Luci, LED, azzurre, rosse, sembra di stare in un’astronave, ma tutto coperto di plastica.” Sul raccordo una 500 sportiva comincia a buttare fumo bianco dal tubo di scappamento: “Non si vedeva più un cazzo, penso che abbiamo rischiato di fare un incidente.” Rocco chiude il dibattito con serenità: la Picanto sostituisce la Smart, e per le dimensioni e la parcheggiabilità non c’è alternativa. Ha anche valutato la Panda, “ma sapevo che se mi fossi fatto la Panda GPL il nostro rapporto d’amicizia sarebbe finito.” Roberto spezza una lancia sulle coreane moderne: “In dieci anni anche la peggiore delle marche può resuscitare.” E lo stesso discorso vale per la Fiat: ottimi motori, ma la parte elettrica era una vergogna. “Non so se ci fate caso: in giro vedete soltanto Punto o Panda con fanali spenti, frecce che si accendono al posto degli stop.”
Rocco intanto sta valutando anche il cambio di telefono. TIM gli ha mandato un messaggio: sessanta giorni per sfruttare l’opzione TIM Next. Per avere un iPhone 8 — nemmeno Plus, solo sessantaquattro giga — dovrebbe pagare trenta euro al mese più assicurazione, trentanove totali, e lasciare centoventì euro d’anticipo. “Questi sono matti.” Gli unici due che può prendere senza anticipo sono l’S8 a ventotto euro al mese o l’LG V30 allo stesso prezzo. “Mi sa che dirò definitivamente addio ad Apple.” E offre il suo Apple Watch Serie 1 a Sandrino. Roberto, che su queste cose è neutrale, linka una recensione di HDblog: un redattore talebano Apple, dopo tre mesi con iPhone X, lo definisce il peggior acquisto della sua vita. iOS sull’iPhone X “sembra ancora la beta di se stesso.” Ma Rocco difende la qualità video dell’iPhone come insuperabile — “sostituisce la telecamera e la GoPro” — e fa notare che ormai con Apple Pay paga tutto senza portafogli, e ha la domotica integrata con l’app Casa. “Il telefono per me è talmente basico che non puoi fare niente, e quello è proprio quello che cerco.”
A Velletri nevica, e Roberto dalla Calabria è incredulo: “Porca paletta, quando la vedrò mai qua la neve? Spero di no, perché significherebbe era di glaciazione.” Rocco guarda la neve e manda foto. Sandrino dimentica gli auguri di San Valentino — “pensate come stavo ieri, San Valentino che giorno è, ma vabbè” — e poi una mattina, un’Audi A8 gli taglia la strada. Una macchina che non sapeva nemmeno esistesse. Da lì parte un monologo sociologico sui calabresi: tutti juventini e tutti con le Audi. “Penso che il mercato dell’Audi in Italia sia concentrato al novanta per cento in Calabria.” La sua teoria: la Calabria non ha mai avuto una squadra in Serie A, quindi i bambini si appassionavano alla squadra che vinceva, e la Juve vinceva sempre. “Il calabrese come con l’Audi deve superare, deve essere tignoso, deve battere tutti.” L’Audi ha nel collettivo comune l’idea di macchina da boss. Ogni mattina, conferma dopo conferma: le BMW lo lasciano passare, le Audi accelerano quando tenta il sorpasso. “In tre anni che faccio questa strada, non ho mai visto uno con una BMW che mi abbia rotto il cazzo.” Rocco aggiunge la sua teoria: la scelta della Juve viene dal complesso di inferiorità, dalla scelta facile della squadra vincente. Il che spiega anche i gusti automobilistici.
Sandrino nel frattempo si compra Bayonetta 2 per Switch — trentacinque euro con lo sconto di Cristian — e Roberto approva: “Bayonetta 1 e 2 sono la sagra della truzzaggine. Tu arrivi a casa la sera, le metti davanti e tutte le bestemmie della giornata le trasferisci lì facendo combo su combo.” Rocco conferma: “Hai fatto solo che bene.” Ma per ora resta infognato a sessanta ore di Monster Hunter World: “Non c’è niente di più godurioso. Sto drago fa lo splendido, tu carichi, gli dai quella mazzata sulla coda e gliela tranci di netto.” L’ultimo colpo allo spadone, il drago che ti guarda e cade: “Una goduria assurda.” E quando vuole rilassarsi va a fare missioni semplici contro nemicini che “neanche mi toccano ma che io sfrasco con una bellezza.”
Il concessionario Kia manda brutte notizie: la 104 di Margherita non rientra tra le patologie autorizzabili dall’Agenzia delle Entrate per lo sconto IVA. Nonostante le sia riconosciuta la mobilità limitata e l’accompagnamento. “Proprio ridicola,” commenta Rocco. La Picanto passa da seimilatrecento a circa settemilacinquecento. L’immatricolazione sarebbe prevista per il venerdì successivo, ma il concessionario informa che nessuno ritira mai le macchine il martedì o il venerdì, per superstizione: “Di venere e di marte non si sposa, non si parte e non si dà inizio all’arte.” Roberto è esterrefatto: “Bel popolo del merda che siamo. A domenica si riposa, il sabato è festivo, martedì e venerdì per superstizione, ci rimangono due giorni a settimana. Te credo che mi fa mamma in cazzo.” Roberto ricorda di controllare gli Isofix e la prova passeggino — “il portabagagli serve il più grande possibile” — con la saggezza di chi ha la 500L: la prima macchina che videro fu proprio la Kia Sportage, bellissima, ma portabagagli da ridere. Come la Nissan Juke. Come la 500X. “Noi scegliamo la 500L proprio per il portabagagli.”
E poi Sandrino parte per un viaggio misterioso. Lancia un indovinello: “Dove andrà il caro Sandrino? Indovinello.” Roberto tenta: un colloquio, la nuova sede di lavoro, Canal Plus in Francia, la Calabria? “Dai, dammi qualche indizio, il mondo non è proprio piccolino.” Sandrino svela: non è lavoro, ci andrà con Veronica. Roberto non ci arriva comunque. Risulta essere una villa molto conosciuta e rinomata vicino a Napoli, dove ci sono feste di diciotto anni. Roberto commenta: “Essendo feste di diciotto anni napoletane, sarà stata la sagra del troiame. Mamma mia come sono razzista.” Rocco, parcheggiando a Roma con la 500, bestemmia cinque parcheggi dove con la Smart si sarebbe ficcato a occhi chiusi: “A me questa cosa mi fa girare tanti coglioni.” E la sera stramaledie i motociclisti: “Li odio più di quelli che vanno in bicicletta.”
Nella settimana successiva, le notti diventano un inferno. Lavinia urla e sbraida di dolore, probabilmente per i denti, con febbre, dalle nove alle due senza sosta. “E quando ha finito lei ha cominciato Leonardo perché si è messo in cura con le storie di Masha.” Caterina, dopo il vaccino trivalente — morbillo, varicella — è agitata e nervosa, non sta ferma un attimo, calcia i genitori in faccia tutta la notte. “Ci ha massacrato il viso perché doveva sempre toccarci il viso e ce l’ha massacrato.” C’è un’epidemia di influenza che non dà tregua: i bambini della zona finiscono una settimana con la febbre e se ne ribeccano un’altra la settimana successiva.
In mezzo a tutto questo, Roberto ha una soddisfazione automobilistica. Sulla strada, i soliti bulletti con le Audi — una A5 e una A4 acchittata — fanno sorpassi su sorpassi. “A un certo punto da lontano vedo un missile. Una Maserati li ha bruciati, gli è passata a due millimetri bruciandoli in fase di sorpasso. Quanto cazzo ho goduto.” E poi la riflessione: “Devi sempre pensare che c’è qualcuno che è più sborone di te e che se vuole ti brucia.” Sandrino commenta: “Non sei tu che sei bravo, è la macchina che piotta.” Il che porta a una discussione sulla Formula 1 e le monomarca: se tutti avessero la stessa vettura, Hamilton non sarebbe più Hamilton. “Tutti i grandi campioni che sono finiti alla Ferrari, che fino all’anno prima vincevano, sono scomparsi nel nulla. Perché le macchine più veloci ce le hanno gli altri.” E la conferma arriva poco dopo: un’altra Audi che inchioda in curva e accelera nei rettilinei per non farlo passare. “Calabrese su Audi uguale persona stupida. Mi correggo: bisogna essere precisi.”
Sandrino, da parte sua, sta cercando una nuova macchina perché la BMW Serie 1 gli spacca la schiena. Va a vedere la Dacia Duster — “bella proprio, mi piace, è una bella macchina ignorante” — ma il concessionario gli offre solo quattromilacinquecento euro per la BMW. Poi entra nel salone Kia e gli balza all’occhio la Kia Stonic: mezzo SUV, mezzo crossover, altino. Il concessionario Kia gli offre settemila per la BMW. “Mi sa tanto che stanno a fare una Kia.” Roberto parte con le ricerche: confronta Stonic, Kona di Hyundai, Duster, Sandero. La Kona gli piace da impazzire ma consuma come una sanguisuga — dodici al litro nel misto — mentre la Stonic fa diciassette. Ammette con umiltà: “Le Kia non è che mi dispiacciono più di tanto. La Stonic è veramente bellissima.” Ma scopre di aver confuso la Kia Stonic con la Hyundai Kona: “Mannaggia la miseria, quella che dico io è la Hyundai Kona.” Unica supplica: “Qualunque auto tu voglia farti, per favore ti imploro, non farti il nuovo T-Roc della Volkswagen. Si rovina l’amicizia, Sandrino.” E sulla 500X: grande fuori ma piccola dentro, il padre di Roberto l’aveva detto e lui non ci credeva, ma aveva ragione. E sulla Duster: “Il ragazzo Angelo, quello del negozio di abiti da sposa a Santa Maria del Cedro, che si è comprato un pulmino Dacia sette posti, monta lo stesso 1.5 dCi della Nissan Qashqai, in quattro su quel pulmino c’è un’accelerazione allucinante. Certo, è proprio plastica attaccata con le gomme da masticare.” Anche il nuovo Qashqai, visto in pubblicità, gli piace con il nuovo taglio dei gruppi ottici. Ma alla fine Roberto consiglia la Duster: “Bella macchina, cerca un concessionario che ti valuta bene la BMW. Oppure vendila a un rumeno, la BMW è una macchina ‘rumenian friendly,’ ti da seimila euro a occhi chiusi.” O chiedi a Paolo G se conosce qualche concessionario. E poi, in diretta: “Dai Sandri! Grande Punto contro Duster, ce l’ho davanti, abbiamo fatto un sorpasso. Vediamo quanto spigna sta Duster. No, non spigna in cazzo, l’ho passata come se nulla fosse.” Roberto in onor del vero ammette che sicuramente il Duster non ha tirato.
Sandrino mette in vendita la BMW su Subito.it e Autoscout24 e subito arriva una fiumara di chiamate. Al lavoro, intanto, gli affidano un progetto interessante: TIM ha una piattaforma di giochi in streaming online e deve disegnare le funzionalità del joypad per il gioco online. Roberto si scatena con suggerimenti dettagliati: tab grandi selezionabili con i quattro tasti colorati, zoom con i grilletti come sul browser della Wii U, massimo due pagine per non creare confusione, grafica pulita e minimale, un tasto per uscire dall’applicazione — “Io da sempre voglio un tasto che mi dica: esci, chiudi, app, gioco, quello che te pare” — e feedback tattile con vibrazioncina quando cambi selezione: “Tu sposti inadvertitamente con lo stick su un’altra tab e una leggera vibrazioncina ti avvisa.” Lo standard di riferimento è il joypad Xbox 360, identico nelle funzionalità a quello dell’Xbox One, della PS4 e del Pro Controller del Nintendo Switch.
E poi la multa. Roberto era passato dal tutor sovra pensiero, a settantotto di media in un tratto da settanta. Luisa lo chiama: è arrivata la sanzione. Quarantuno euro, zero punti. Ma la multa non è quella di ieri sera: è stata fatta alle otto e trentaquattro del mattino di un mese e mezzo prima. “Mo non mi capacito. Io alle otto e mezza la mattina sono sempre incolonnato con tutti quelli che vanno al lavoro. Andiamo sempre a sessanta.” Rocco fa una rapida ricerca e scopre che quel giorno Roberto stava guardando un video della Volkswagen e mandando messaggi. “Quindi sì, può essere che stavi a fare il minchiolino e sei passato a settantotto.” Roberto è permalosino e polemichino, ma alla fine si arrende: “Me la tengo, me la pago. A meno del cazzo, perché a sto punto ho il sospetto che me ne arriveranno altre.”
In parallelo, Rocco ha la febbre e sta malissimo, ma va ugualmente a Roma perché deve fare una cosa all’Università Europea di Roma, “un posto pieno di ragazzine ricche, la cosa non fa mai male.” E scopre un gioco di carte che lo affascina: Arkham Noir, un solitario lovecraftiano in cui interpreti un investigatore di nome Howard Lovecraft e devi fare indagini prima di impazzire. Partite da mezz’ora, giocate in solitaria. “Una cosa veramente affascinante per me.” Roberto è entusiasta: “Non la sapevo del gioco di carte di Cthulhu in solitario! Come hai detto, Arkham Noir?” E già possiede il Monopoli di Cthulhu, ma con la tristezza infinita di non avere con chi giocarci. “A meno che non insegni a mia figlia quando avrà l’età giusta.”
La saga della casa raggiunge il suo apice nella seconda metà del mese. C’è un’ipoteca di quarantunomila euro sulla casa, contratta dai proprietari con Banca Nuova. Banca Nuova è stata assorbita da Intesa San Paolo, ma la fusione burocratica richiede ancora due-tre mesi. Intesa non si accolla un’ipoteca che formalmente è ancora di un’altra banca: vuole solo mutui di primo grado. Il tizio dell’agenzia immobiliare, sentendosi messo alle strette, dice a Luisa che loro “stanno facendo storie per dei cavilli” e suggerisce di cambiare banca. Ma sia il notaio che la banca dicono: non accettate soluzioni alternative, Intesa tratta le cose in maniera corretta. E il tizio ha avuto il coraggio di dire che dell’ipoteca gliel’aveva detto subito, quando in realtà glielo comunicò all’ultimo secondo, mentre stavano tirando fuori l’assegno da duemila euro. Manca anche la certificazione energetica, l’APE, che è obbligatoria per legge. “Io sabato vado a litigare con questo pezzo di merda,” dice Roberto, e cita la storia di Avellino dove mancò poco che mettesse le mani addosso a un primario. “Ovviamente sto esagerando. Però cazzo, la soddisfazione. Se si può risolvere, si risolve. Se non si può, mi tolgo almeno la soddisfazione di mandarlo a fanculo guardandolo negli occhi.”
La casa costa sessantanovemila euro più i costi di agenzia e notarili: settantacinquemila puliti. L’assegno è vincolato all’erogazione del mutuo, possono mandare tutto a fanculo in qualsiasi momento. Ma la casa piace: è la migliore trovata a Guardia, dove lo standard è case per uso turistico estivo con bombole del gas, acqua che va e viene e stanze piccolissime. “Quello che esce fuori da questo standard costa l’ira di Dio, ma a Guardia non c’è un cazzo, con trecentomila euro mi compro una casa a Roma.” La rata del mutuo sarebbe intorno ai duecentosessanta-duecentosettanta euro, contro i duecento d’affitto attuali. Sandrino suggerisce di mandarlo a fanculo e guardare altro, ma capisce la situazione. Roberto intanto si è fatto prendere dallo schieripizzo delle auto: macchina nuova, forse una coreana pure lui, una Duster magari, “anche se a Luisa non piace. Vabbè, le femmine che ci capiscono di macchine.”
E poi, all’improvviso, senza milioni di messaggi vocali, senza consultare nessuno, Sandrino va e si prende la Dacia Duster. “Fatti, fatti cari amici, non parole, fatti.” Un ragazzetto da Priverno è venuto col meccanico di fiducia, stretta di mano, BMW venduta a settemila euro. Sandrino aspetta la Duster a cui sta facendo montare telecamera posteriore, paraurti di metallo, fascioni laterali coatti e bracciolo — “per la modica cifra di seicento euro in più.” Roberto rimane a bocca aperta e ripesca i vecchi messaggi in cui Sandrino sfotteva il suocero per la Dacia: “La vita ci fa proprio cambiare.” Rocco, con Margherita, commenta: “La Dacia Duster fa veramente schifo. Ti sei fatto fregare dal padre di Veronica che da anni cerca di convincerti.” E Margherita? “Considerate che la macchina che c’era lei sarebbe stata la C3, nota nel giro come obbacherozzo cromato.”
La neve arriva anche forte. Velletri è imbiancata, la madre di Rocco chiede scorte d’acqua e scatolame “manco fosse The Walking Dead, secondo tutti non si può uscire.” Roberto parla di neve misteriosa: “Quella cosa bianca che quando meno te l’aspetti cade giù dal cielo e si accumula.” Sandrino raggiunge Roma in tre ore coi mezzi pubblici: “Voi che siete benestanti, la chiappa sul mezzo pubblico non la mettete, perché puzza, lo so.”
Roberto commenta il colore della Duster — “ci avrei giurato che era il colore che avresti scelto” — e chiede impressioni: “Non te la caverai mica così con l’immaginetta della macchinina in garage. Forza, voglio sapere come va!” E scopre in mezzo a tutto questo la Kia Stinger: una berlina di fascia altissima, la risposta coreana a BMW e Mercedes, quaranta-quarantacinquemila euro contro sessantamila delle tedesche, con un ex ingegnere BMW a progettarla. Due motorizzazioni: diesel duecento cavalli e benzina turbo trecentottanta cavalli. “Una cosa fantastica. È un bel bastone in culo di traverso a macchine tedesche che costano molto di più.” Sandrino l’ha vista al concessionario: “Una macchina spettacolare, sembra venuta dal futuro. Se non fosse bassa e acquattata ci avrei fatto pure un pensiero.”
Febbraio 2018 si chiude così, tra ecografie e spadoni giganti, multe e cassetti magici, ipoteche e Maserati, criptovalute e costumi di Masha, l’arrivo di Mila che si avvicina, i capelli di Margherita che ricrescono fini come una promessa, e una Dacia Duster che aspetta in concessionaria di montare i suoi fascioni coatti — ruvida fuori, spaziosa dentro, economica ma onesta, pronta a portare tutti da qualche parte.