Agosto 2022: Elden Ring, malocchi e traslochi: l’estate dell’impossibile

L’estate morde, il lavoro pure, e Sandrino rientra dalle vacanze di Anzio con la stessa voglia di tornare in ufficio che un gatto ha di fare il bagno. “Indovinate qual è la mia voglia di essere al lavoro qua” lancia nel gruppo, trasformando il primo del mese in un quiz a premi a risposta obbligata. Nessuno indovina, perché nessuno ha bisogno di indovinare.

Roberto, dal canto suo, si è appena perso il compleanno di Sandrino. O meglio, se lo è convinto che fosse l’otto, forse per colpa di una cena in cui si è parlato del compleanno di qualcun altro, e quando vede gli auguri fioccare nella chat il sei mattina, realizza il misfatto con un “becca miseria” che suona più come una bestemmia trattenuta. Sandrino accoglie gli auguri con la serenità di chi è appena tornato da Anzio, dove ha trascorso le mattine a collezionare cappuccini e latte macchiato “come se piovesse”, maledicendo silenziosamente lo stato della colazione italiana nelle località balneari. Veronica gli ha regalato una maglietta con scritto “Vintage 1976”, che è un modo elegante per dirgli che invecchia. La madre gli ha dato 200 euro, che Sandrino annuncia di voler reinvestire in Bitcoin con la sicumera di un broker di Wall Street al quarto Negroni.

Roberto, che ha il fiuto del segugio per le spese altrui, gli chiede cosa si sia regalato di “iper tecnologico” per il compleanno. Ma Sandrino, per una volta nella sua vita, non ha comprato niente. Il portatile nuovo risale a neanche un mese prima, e il suo portafoglio chiede clemenza. Roberto quasi non ci crede: è come scoprire che il Papa ha saltato la messa.

Intanto, Rocco è nel pieno di un trasloco epico verso la casa nuova. Tra scatoloni, idraulici e misteri domestici, la sua vita si trasforma in un’indagine degna di Sherlock Holmes: la caldaia è accesa perché “qualche rubinetto da qualche parte sta chiedendo acqua calda”, i condizionatori sono montati ma nessuno sa da dove arrivi la corrente, e il quadro elettrico è un rebus senza soluzione. Roberto commenta con la delicatezza che lo contraddistingue: “Vedi Rocco? È il problema di avere casa troppo grande. Se ce l’hai piccola ci sono tre rubinetti, li vai a provare tutti.” Sandrino si offre per aiutare col trasporto del televisore sulla Duster, ed entrambi concordano che il vero traguardo del trasloco non è la casa nuova, ma il fatto che finalmente non si calpesteranno più le cacche del gatto entrando da Rocco.

Ma le disgrazie non arrivano mai sole. Rocco, nei giorni successivi al trasloco, sembra attratto dalle sventure come una calamita: inciampa in un vaso buttando l’immondizia e si fa male a una gamba, a Leonardo viene la tosse e non dorme, un rubinetto si rompe due volte, il tubo della lavatrice allaga la lavanderia, e Amazon — quell’Amazon che non ti delude mai — sceglie proprio quel momento per non consegnare il mobile del televisore. Il catalogo di sfighe è talmente impressionante che Rocco, semiserio, chiede a Roberto se sua suocera Erminia toglie ancora il malocchio.

E qui si apre una parentesi che merita un capitolo a sé. Roberto, con la precisione del cronista e lo scetticismo del razionalista, racconta il rituale di Erminia: quando qualcuno non sta bene — Caterina che è irrequieta, Luisa che ha qualcosa che non va — Erminia guarda la persona, scambia un cenno con Luisa, e inizia il suo rito. Nel giro di cinque minuti comincia a sbadigliare, il viso le diventa rosso, gli occhi le lacrimano come se piangesse, e il malessere dell’altro sembra trasferirsi su di lei, fino a scomparire. “Io continuo a dire che sono tutte fregnacce” precisa Roberto, “però… il mondo ha bisogno anche di questo. Osmoticamente, la persona che ci crede sta bene.” E poi aggiunge, per non farsi mancare nulla, che parenti lontani chiamano appositamente Erminia per farsi togliere il malocchio al telefono. Rocco ascolta con l’attenzione di chi sta per prenotare una seduta.

Ma il cuore pulsante di agosto batte a ritmo di controller e tastiera, perché questo è il mese in cui esplode la questione Elden Ring. Tutto comincia quando Sandrino incontra l’amico Cristian, il quale lo guarda come si guarda un alieno e gli dice che è “un folle” a non aver ancora giocato a Elden Ring. Cristian gli spiega che, a differenza dei Dark Souls, se arrivi a un boss impossibile puoi semplicemente andartene ad esplorare il resto del mondo, farmare, e tornare più forte. Roberto, che di Elden Ring ha tessuto le lodi per mesi nella chat senza mai comprarlo — con la coerenza di un vegetariano che descrive la bistecca perfetta — si risente un po’: “Io ne ho parlato svariate volte in questa discussione!” E poi aggiunge, con il puntiglio del filologo, che la meccanica del farming esisteva anche nei Dark Souls, e che la vera novità è l’open world ricchissimo. Lui stesso, che non ha mai superato il boss del prologo di Dark Souls 3 — letteralmente il tutorial — si tiene Elden Ring nel cuore come un amore impossibile.

Sandrino, però, non è tipo da restare a guardare. In un “momento di sconforto mio-psicologico e pseudo-depressivo”, come lo definisce lui stesso con la drammaticità di un poeta maledetto, compra Elden Ring su Eneba a 46 euro. Questo innesca il Dibattito Supremo sui Siti Talebani, che ciclicamente riaffiora come un mostro marino nelle conversazioni del trio. Roberto, che un tempo tuonava contro questi rivenditori di chiavi con la veemenza di un predicatore, ammette candidamente di essersi ammorbidito: “Una volta ero molto più bacchettone… quando non tenevo una lira.” E racconta la saga di quando Ubisoft gli bloccò la chiave di Watch Dogs comprata su G2Play, costringendolo a “scrivere in aramaico” al servizio clienti. Sandrino, dal canto suo, è pragmatico: “Se mi fai arrabbiare Roberto, il gioco me lo cracco.” Risata generale.

E così Sandrino si butta in Elden Ring. Si crea un samurai con doppia katana — perché il mago sarà anche più forte a lungo andare, ma “a me non mi va di pensare più di tanto” — e in cinque ore è già innamorato. A metà mese ha accumulato 35 ore: bestemmia a livelli “epocali” sui boss, ma quando le bestemmie si susseguono troppo ravvicinate capisce che è il momento di spegnere e riposare il cervello. “Il gioco è talmente grande che non so neanche se abbia una fine” racconta estasiato, descrivendo castelli, chiese, accademie, un mondo fantasy “figo” come pochi. Roberto ascolta ogni resoconto come un bambino davanti alla vetrina di un negozio di giocattoli: “Sono veramente contento che ti stia piacendo. Confermi tutte le mie aspettative. Purtroppo non me la sento ancora… ma forse non ce l’avrò mai, la forza di buttarmi su un gioco del genere.”

Nell’ultimo giorno del mese, Sandrino annuncia trionfante di aver finito Elden Ring in 89 ore. Ma non è stata una passeggiata: al terzultimo boss si è bloccato per ore, ha provato cinquanta volte, stava per mollare tutto. “Manco sono entrato nell’arena del boss che mi ha dato una coltellata e mi ha ammazzato. Manco ho capito come ha fatto.” La soluzione? Cambiare completamente build e colpirlo da lontano. Roberto è ammirato: “Massima stima. Sei una persona, padre di famiglia, con lavoro, figlia, moglie, e sei riuscito a finire un gioco che praticamente giocano soltanto i nerd a 18 anni.” Sandrino ridimensiona: ci ha giocato in ferie, domani si torna al lavoro. Ma già parla di New Game Plus, perché 89 ore, per lui, “sono pochine.”

Nel frattempo, Roberto ha comprato Spider-Man Remastered su Green Man Gaming a 50,99 euro — “per 5 euro in più rispetto ai talebani, mi è sembrato corretto” — e la prima sera ci gioca fino alle 3 di notte. Ma la vera scoperta non è il gioco: è che il PC, con tutti i dettagli a palla, ray tracing e DLSS, trasforma la cameretta in una sauna finlandese. “Sembravo… mi sono dovuto cambiare il pigiama” racconta, chiedendo lumi a Sandrino. Che lo guarda come si guarda un bambino: “Robertì, il computer assorbe 500 watt, quei 500 watt li devi convertire in calore. Che lo raffreddi al liquido, che lo raffreddi con la polvere magica di Trilli, sempre 500 watt emanano.” Roberto accetta la lezione di termodinamica con umiltà: “Ok, effettivamente mi sento molto stupido.”

Altro fronte nerd: la Warner Bros cancella il film di Batgirl costato 90 milioni di dollari, preferendo andare in perdita piuttosto che farlo uscire. La notizia viene postata da Rocco e commentata da tutti con un misto di incredulità e rassegnazione. Roberto tesseva intanto le lodi del cartone animato Clarence, che guarda con Caterina e che definisce “sulla soglia del capolavoro”, in particolare gli episodi del tornado che intreccia le storie dei vari personaggi in un continuum narrativo che lo lascia a bocca aperta. E Top Gun: Maverick resta il fantasma irraggiungibile: tutti ne parlano, nessuno riesce a vederlo in streaming, e le uniche copie disponibili sono “registrazioni fatte dalla telecamera in inglese.”

Verso la fine del mese, Sandrino e Rocco si regalano una vacanza a Pescasseroli con le famiglie. Una settimana easy, albergo in mezza pensione con animazione, bambini felici e padri rilassati. Roberto rosica da casa, dove ha passato la sua prima giornata al mare della vita — dalle 8 del mattino alle 19:40 — un’impresa che racconta come fosse la scalata dell’Everest. “Sono allergico all’acqua, allergico alla sabbia, allergico al sole, allergico all’ombrellone, allergico ai bambini, allergico alla gente” enumera con il gusto del catalogo, “però Caterina si è divertita come una pazza.” Il risultato: rosso come un peperone, destinato a spellarsi e tornare “bianco come una mozzarella.” Firma il messaggio come “Gusto de Mozzarellina” e promette che non ricapiterà per i prossimi vent’anni. Poi ci ripensa: la domenica successiva ci riproverà.

Da Pescasseroli, Roberto si stupisce di una foto notturna: “Sandrino sveglio alle 22:47 è un evento epocale”, mentre lui, solo a casa, si è consolato con una pizza al Katisan e due birre medie che l’hanno fatto “trasudare birra per tutta la serata.” Quando Sandrino torna dalla vacanza racconta di essersi “devastato un tallone in bici” e di aver preso “due chiletti e mezzo”, ma è sereno. Invita Roberto a unirsi l’anno prossimo. Roberto vorrebbe tantissimo, ma ad agosto non può: il suo capo si prende sempre le ferie centrali, e lui, dopo otto anni, non ha mai avuto agosto libero. “Figurati se dopo otto anni non mi andrebbe di farmi una cazzo di settimana a palla all’aria con voi” sospira, con una malinconia che fa sorridere e stringere il cuore allo stesso tempo.

Un ultimo momento di tenerezza chiude il mese: Roberto, vedendo un video dei bambini di Rocco che dormono nel letto a scomparsa nella casa nuova, svela un segreto. “Il letto chiuso nel cassetto non è un segreto solo vostro, perché dovete sapere che il vostro zio custode ha dormito per ben vent’anni e passa in un letto che stava chiuso in un cassetto.” A Velletri, dai nonni di Caterina, c’è ancora quel lettino nascosto nei cassetti finti. Caterina non ci credeva, e quando Roberto ha aperto quei cassetti ed è uscito il suo vecchio letto, per un attimo il tempo si è fermato, come in un bel finale di una puntata di Clarence.