Giugno 2023: tra dungeon infernali, SPID impossibili e droni su Disneyland

Giugno si apre con una richiesta che ha il sapore di un’ammissione pubblica di colpevolezza. Roberto, il Custode, l’uomo che smonta e rimonta ogni diavoleria tecnologica gli capiti a tiro, confessa ai suoi due compagni d’avventura di non avere lo SPID. Nel 2023. In Italia. È come se un sommelier ammettesse di non aver mai stappato una bottiglia. “Per forza maggiore,” esordisce con la voce di chi cerca attenuanti, “la commercialista deve entrare nel mio cassetto fiscale.” Sandrino quasi non ci crede: lui ce l’ha con Tim, l’ha fatto fare a Veronica, pure a sua madre, e si trova benissimo. Rocco conferma: il suo con Poste Italiane funziona da anni senza intoppi. Roberto, invece, porta i segni di guerra delle battaglie passate — tentativi falliti sull’app, errori misteriosi, il cognato capofiliata di Deutsche Bank che bestemmia pure lui davanti allo schermo. “Fatelo con un altro, lascia perdere Poste Italiane,” aveva sentenziato il cognato. E così parte la grande odissea dello SPID: Tim lo fa solo in un negozio abilitato a Rende, vicino a Cosenza, per 15 euro. Poste ne vuole altrettanti, più la roulette russa dell’app. InfoCert, un sito con la pagina ancora in HTTP senza la S. Alla fine, dopo giorni di indagini condotte a quattro mani con Luisa, Roberto arriva alla conclusione più amara possibile: quei 30 euro chiesti dal tipo di Fuscaldo, quelli che sembravano una rapina, sono in realtà l’offerta più competitiva sul mercato. “Ecco perché lì ti chiedono 30 euro. Non sono matti,” ammette con la rassegnazione di chi ha percorso tutte le strade e le ha trovate tutte in salita. Ma proprio quando sta per capitolare, Sandrino gli trova la soluzione: lo SPID con Tim si può fare anche da casa, tramite webcam, cercando il sito dedicato. Roberto non l’aveva trovato perché il sito principale di Tim lo indirizzava solo al negozio fisico. Qualche giorno dopo, una mattina, Roberto si collega con l’operatrice Tim — “pure caruccia,” annota — e in pochi minuti la pratica è chiusa. Costo: 24 euro e 98 centesimi. Meno dei 30 di Fuscaldo, più della dignità perduta nel processo.

Ma lo SPID è solo il sottofondo burocratico di un mese che ha un vero, unico, totalizzante protagonista: Diablo 4. Il sacro fuoco si accende il primo giorno, quando Sandrino annuncia che sta prescaricando il gioco su Battle.net. Blizzard, con la grazia di un usuraio, gli propone l’upgrade alla versione Deluxe per giocare in anticipo. Sandrino resiste — per circa ventiquattr’ore. Roberto, che lo conosce come le sue tasche, scommette con se stesso che il suo amico cederà entro sera. “Mi ci gioco una colazione al McCafé,” dichiara. E quando il messaggio arriva — “Alla fine mi sono comprato la Digital Collector Edition” — Roberto scoppia a ridere così forte che Luisa gli chiede cosa sia successo. “Niente, è una cosa tra me e Alessandro Cinguini,” risponde, trattenendo le lacrime.

Da quel momento, Sandrino precipita nel vortice. “Ho giocato due ore, mi fanno male gli occhi, non ero più abituato,” racconta con la voce di chi ha appena guardato dentro il sole. “È bello, bello, bello, bello. È tornato il sacro fuoco in me.” La sera dopo fa le 23:30. Poi le 23:30 diventano la norma. Si sveglia con mal di testa, occhi che bruciano, e il pensiero fisso al gioco. “Non parlo più a mia moglie, a mia figlia, sono chiuso,” confessa con un entusiasmo che rende difficile capire se stia descrivendo un problema o un traguardo. Il necromante che ha creato avanza come un rullo compressore: livello 20, poi 25, poi 40. Trova leggendarie a ritmi che a Diablo 3 sarebbero stati impensabili. Scopre il sistema dell’alchimista che estrae i poteri dalle armi e li infonde in altre, e lo descrive con la reverenza di chi ha trovato il Santo Graal del loot. “Sta cosa semplifica tantissimo il gioco, ma tantissimo,” predica ai suoi apostoli. Al livello 50 sblocca il Paragon, e il suo esercito di 11 minion — un golem, guerrieri, maghi — sfalcia tutto quello che incontra mentre lui immobilizza gli avversari col veleno. “È proprio una soddisfazione,” mormora, e si sente il sorriso nella voce.

Roberto, intanto, segue la conversazione con la scimmia che gli monta. Non ha una lira per comprarselo, ma l’attrazione è magnetica. Una sera, mosso dai racconti degli amici, spende mezz’ora a recuperare il suo vecchio account Activision Blizzard — una procedura che coinvolge una mail di Tiscali, un Authenticator che non manda codici, tre tentativi falliti, l’assistenza clienti, la conferma via SMS e una quantità di imprecazioni sufficiente a sconsacrare una cattedrale. Quando finalmente accede a Battle.net, è un tuffo al cuore: ci sono tutti gli amici di un tempo, compreso Sandrino, compreso “Roccolomeo.” Cinque giochi nell’elenco, i fantasmi di una vita videoludica passata. “Insomma tutto sto bordello per dire che adesso è tutto pronto sul PC. Dove solo comprare Diablo 4 e installarlo. Ma ovviamente i 70 euro io non ce li ho.”

Roberto tenta poi il piano diabolico: acquistare tramite PayPal a rate. Ma PayPal, che gli offre la rateizzazione persino sulle ricariche telefoniche da 10 euro, su Diablo 4 dice no. Ci prova da telefono, da desktop, più e più volte. Niente. I 69,99 euro che avrebbe speso per Diablo li converte allora in 45,49 euro di Lego Friends per Caterina — una casetta trasportabile col camper — e chiude la questione con un “vaffanbip” rivolto a Diablo 4 e un sorriso rivolto a sua figlia.

Ma i racconti di Rocco e Sandrino sono implacabili. “Me l’hai venduto, Rocco, me l’hai venduto,” cede Roberto dopo l’ennesima descrizione di portali istantanei, mappe persistenti e dungeon senza fine. “Vengo da una settimana di stress notevole e quando sono stressato spendo soldi.” L’acquisto arriva un sabato notte, ma il battesimo della domenica gli impedisce di toccare il gioco fino a notte fonda. Quando finalmente avvia Diablo 4, l’intro — il sacrificio dei tre tizi, l’evocazione di Lilith — gli fa venire i brividi nonostante l’abbia vista una decina di volte in tre anni. “Il doppiaggio italiano è di altissimo livello,” sussurra commosso. Poi si perde in un dibattito interiore tra joypad e mouse-tastiera che durerà giorni interi, per approdare alla classica scelta del tagliagola — la classe sfigata, quella che Blizzard bilancia sempre per ultima. Al livello 17, Roberto è già mister lamentino: “Ho trovato il mio primo oggetto arancione. È una fregnaccia.”

Rocco, dal canto suo, è il più metodico del trio. Arriva al livello 52, poi 56, poi 66, giocando al mondo 4 — il più difficile — con tre livelli di anticipo rispetto al consigliato. La sua build di necromante con poteri d’ombra e minion è una macchina da guerra perfettamente calibrata. Ha già trovato 4 oggetti unici e spiega ai compagni il funzionamento del sistema di craft con la pazienza di un professore universitario — cosa che, per inciso, potrebbe diventare davvero.

Perché tra un dungeon e l’altro, Rocco sgancia una notizia importante: la sua candidatura per un incarico universitario ha superato altri due step. Il curriculum è stato approvato dal senato accademico e dal corso di laurea, manca solo il consiglio di amministrazione — “la cosa più semplice,” gli hanno detto. Potrebbero chiamarlo già a giugno per stabilire gli orari delle lezioni. Roberto esplode: “Rocco arriverà praticamente a fare il mega barone universitario casa a comando. Lo vedremo in qualche servizio delle Iene. Io do una vita che spero che tu mi assumi come porta borse, lacchè, qualunque cosa.” Rocco incrocia tutto l’incrociabile, sperando che non lo chiamino mentre è a Gardaland.

Il mese è punteggiato anche di cinema e serie TV. Roberto divora la trilogia di Spider-Man con Tom Holland — “un attore che a me sta proprio simpatico” — e si infiamma per Spider-Man: Across the Spider-Verse, il cui predecessore considera un capolavoro assoluto. Lo paragona al fenomeno Zelda: “Vieni da un capolavoro e devi fare qualcosa di ancora più capolavoro, ed è impossibile, eppure ce l’hanno fatto.” Sarebbe tentato di andarlo a vedere al cinema da solo, “ma perché rovinarmelo in un cinema di cacca? Me lo aspetto che esca in digitale e me lo compro proprio.” Il Custode, intanto, confessa di essersi visto tutte e tre le stagioni di Picard: la terza l’ha trovata bella, specialmente le meduse spaziali, anche se rischia di spoilerare Sandrino che lo blocca prima del danno.

A metà mese scoppia la bomba Starfield. Roberto lancia l’esca: il gameplay di 45 minuti dall’Xbox Showcase. Sandrino abbocca immediatamente — “Mi sta venendo la scimmia di comprarmi la Constellation Edition, quella con l’orologio” — e subito comincia a calcolare come sopravvivrà tra Diablo 4, Baldur’s Gate 3 in arrivo ad agosto, e ora anche Starfield a settembre. “Devo smettere di lavorare, devo prendermi le ferie,” conclude, e non sembra stare scherzando.

Sul fronte hardware, Sandrino compie il grande salto: acquista una GeForce RTX 4090 a 1.660 euro in tre rate, una MSI scelta per le dimensioni ridotte. Roberto reagisce con un misto di ammirazione e invidia santa: “Ti stimo ancora di più.” Ma quando Sandrino osa dire che non nota grande differenza rispetto alla vecchia 6800 XT, Roberto quasi si strozza. Parte un monologo sulla superiorità del DLSS rispetto all’FSR di AMD — “l’FSR è una cosa che i televisori fanno da vent’anni” — che sconfina nel talebano puro. “Non ti posso sentire dire certe eresie. Vai a parlarne in un forum dove non ci sono io.”

C’è poi una new entry nel pantheon dei personaggi: la console portatile ASUS ROG Ally, che Sandrino ha acquistato e recensisce con l’entusiasmo di un bambino il giorno di Natale. La scoperta chiave, quella che nessun recensore professionista include mai, è che è silenziosa: “Ho giocato senza dirle niente a Veronica, lei non mi ha detto niente.” La Steam Deck era un tornado che spazzava via il sonno coniugale; la ROG Ally è un sussurro che permette di giocare a Diablo 4 a letto fino a tardi senza conseguenze matrimoniali. Roberto capisce perfettamente: “Luisa mi fa un beep ogni tre secondi se avessi le casse. Queste cose sono fondamentali, ma non le troverai mai scritte da nessuna parte.”

A proposito di viaggi memorabili: Sandrino parte con la famiglia per Disneyland Paris, e il racconto che ne fa al ritorno è un poema epico in più puntate. Quattro notti, tre giorni pieni, 20.000 passi al giorno, e un’attenzione ai dettagli del parco che sfiora la commozione. Lo spettacolo serale con i droni dietro al castello lo lascia senza parole — “500 droni con luci diverse che formano le orecchie di Topolino al ritmo di musica, nel futuro i fuochi d’artificio non serviranno più.” Mila, la piccola guerriera, affronta la casa stregata: al primo tentativo le viene un attacco di panico nell’ascensore buio, ma la notte ci ripensa, e il giorno dopo chiede di rientrare. “Ha fatto la linguaccia agli zombie,” racconta Sandrino con orgoglio paterno. L’hotel Cheyenne a tema Toy Story, il simulatore di Iron Man che catapulta i visitatori in avanti come un proiettile, la giostra di Spider-Man dove spari ragnatele vere con le braccia — ogni dettaglio viene registrato e trasmesso ai compagni con la precisione di un inviato di guerra. Il costo? Circa 8.000 euro in quattro, “ma abbiamo fatto tutto come Cristo comanda.” Roberto ascolta ogni messaggio almeno due volte, manda tutto a Luisa, e sogna il giorno in cui potrà portare Caterina davanti alle principesse di Frozen. “Penso che gli pia un coccolone,” dice con la voce di un padre che ha già deciso, anche se il portafoglio non è ancora d’accordo.

L’unico neo della vacanza è il ritorno: EasyJet cancella il volo, e la famiglia Cinquini si ritrova alle 18:00 all’aeroporto di Parigi con una bambina devastata e nessun volo disponibile fino a martedì. La salvezza arriva perché Veronica parla francese e perché la signorina al desk si impietosisce per Mila: li infila in un volo del giorno dopo già in overbooking. “Il problema sarà di qualcun altro,” dice l’impiegata con la più francese delle scrollate di spalle.

Rocco, dal canto suo, ha portato la famiglia a Gardaland, dove il caldo è stato il vero antagonista. “Dal pavimento usceva proprio il calore che ti bruciava,” racconta. Silvia e Lavinia escono dalla montagna russa del Mammut terrorizzate, Lavinia trema per mezz’ora. Ma il villaggio di Peppa Pig è carino, Jumanji interattivo è figo, e la sosta in un borgo toscano vicino a Chiusi — con piscina, maialino di cinta e fiorentine imponenti — salva il viaggio. Rocco aggiunge poi un dettaglio pittoresco della sua vita calabrese: il misterioso Nino Strano, paranormale, mago e creatore di pozioni d’amore, i cui foglietti colorati tappezzano ogni palo della luce da Cetraro a Belvedere. Con Caterina hanno persino inventato un gioco in macchina: chi avvista per primo un nuovo cartellino di Nino Strano vince. “Questo tizio da quello che mi ha raccontato mio suocero andava alle poste con mazzette di banconote,” racconta Roberto. “C’è sarebbe da fare uno studio importante su una figura del genere.”

E poi c’è la scoperta dell’Air Up, le borracce con i pods aromatici, che Leonardo e Lavinia hanno ricevuto come regalo della promozione scolastica. Rocco descrive il meccanismo olfattivo con lo stupore di uno scienziato davanti a una nuova particella: “Alzi il pod all’anguria mentre bevi e tu senti l’acqua che sa di anguria. Ed è una cosa veramente incredibile.” Roberto annota mentalmente: “Chissà, magari un giorno Caterina me lo chiederà.”

Il mese si chiude come si è aperto: con Diablo 4 che divora le notti e le coscienze. Sandrino ha raggiunto il livello 50 e comincia a rallentare — “un po’ mi sono stufato, Diablo fa sempre così” — e passa a Star Wars Jedi Survivor sulla ROG Ally, salvo scoprire che l’app EA Play non permette di giocare su due PC diversi con configurazioni grafiche diverse, scatenando un’invettiva sull’impossibilità di giocare in pace nel 2023 tra DRM, app obbligatorie e restrizioni assurde. Roberto, intanto, è ancora al livello 17. Quando Sandrino gli spiega che tutti gli oggetti trovati prima del livello 85 sono spazzatura, risponde con la rassegnazione di un maratoneta a cui hanno appena detto che il traguardo è stato spostato di altri 40 chilometri. L’ultimo giorno del mese, i ruoli si sono cristallizzati: Rocco è il veterano al livello 66 con la build perfetta, Sandrino è il fondatore pentito che ha già lo sguardo su Starfield, e Roberto è l’eterno principiante che parte per andare dal punto A al punto B e finisce al punto Z. “Il problema di questo gioco è che il tempo vola e non ti accorgi di niente,” ammette, e per una volta, tutti e tre sono perfettamente d’accordo.