Luglio 2023: Diablo, vacanze naufragate e lacrime su Interstellar: l’estate dei Custodi

Luglio si apre con una questione che brucia più del sole calabrese: come diavolo fa Rocco a livellare così in fretta su Diablo 4. Sandrino è fuori di sé. Guarda le statistiche, fa i conti, non tornano. Dal livello 50 al 66 in meno di tre giorni? Impossibile. Lui, con le sue 4-5 ore di gioco, è passato dal 50 al 54 — un livello all’ora, onestamente — e pretende una spiegazione. “Rocco, esigo la verità,” tuona nei vocali con la solennità di un magistrato che interroga un imputato recidivo.

La verità arriva, e ha il sapore amaro del privilegio. Rocco fa parte di un clan — i Sons of Sanctuarium, derivazione del vecchio clan di Destiny — dove due compagni, Frankus e Frankie, sono entrambi a livello 100. Quando Rocco si collega, questi due semidei digitali lo prendono per mano e lo trascinano nelle spedizioni da incubo come un bambino al supermercato. Il trucco, se così si può chiamare, è vecchio quanto Diablo 3: i compagni avanzano, Rocco sta fermo all’ingresso del dungeon, raccoglie loot e accumula esperienza. “Io non faccio quasi niente,” ammette candidamente, “però ripengo dalla parte e risuscito quando serve.” Il termine tecnico è carriato, e Roberto lo storpia con gusto: “Ah, Rocco faceva il carrier! No, aspetta, era il carriato.”

Sandrino intanto è esasperato anche dal nome del clan di Rocco. Non gli piace “Sons of Sanctuarium” e propone alternative epiche come “Custodi di R’lyeh” o “Cthulhu Risorge”, ma il treno è passato. Poi parte una digressione folgorante: il gruppo di mountain bike del suo amico Meconzino si chiama “Gli Irriducibili” e ha come logo una catena da bicicletta su sfondo nero e verde. Roberto quasi si ribalta in macchina dal ridere: “Ma neanche Mussolini ai tempi del fascismo! Cioè, gli irriducibili con una catena? Sembri uno di Forza Nuova che va allo stadio!”

In mezzo a tanta frenesia nerd, arriva un momento di dolcezza autentica. Roberto racconta che la letterina di Caterina è finalmente arrivata a casa di Rocco. Era stata spedita quasi un mese prima e tutti la davano ormai per persa. Caterina l’aveva scritta di suo pugno, senza che nessuno glielo chiedesse, per Leonardo e Lavinia. I bambini hanno risposto con dei video, e Roberto è visibilmente commosso. “L’ha fatto tutto di testa sua,” dice con quella voce che tradisce un orgoglio paterno impossibile da mascherare.

Il rapporto di Roberto con Diablo 4 è di quelli tossici, e lui ne è perfettamente consapevole. Una sera parte con l’idea di fare mezz’ora — una spedizione veloce, niente di più. Finisce alle 3:05 senza aver fatto quella spedizione, perso in tutt’altro. “È una stramaledetta droga,” sentenzia, “e chi dice il contrario è solo un hater rosicone bimbo minchia. Ecco, ho detto tre parole che odio in una sola frase.” Il pattern si ripete con regolarità svizzera: le 3:30, le 3:47, le 3:02. Ogni mattina si connette con la voce atona di chi ha guardato nell’abisso e l’abisso gli ha risposto con un leggendario.

Roberto, dal canto suo, è inchiodato al livello 19 e ne fa quasi una bandiera. “Non so proprio buono,” ammette, e quando cerca di commentare le imprese degli altri due premette sempre: “Io non dovrei manco proferire parola perché faccio ride.” Il suo problema intrinseco con Diablo è la dispersione totale: da una settimana deve fare un dungeon per sbloccare le abilità passive del ladro, ma ogni volta che si avvia verso l’obiettivo si perde dietro eventi casuali, fortini, loot a terra. “È la sagra della dispersione,” si autodefinisce, mentre i giorni passano e il dungeon resta lì, inviolato.

Qualche giorno dopo, Roberto scopre che il cinema di Diamante — già di per sé a 20 minuti di macchina — non proietta il film che voleva portare a vedere a Caterina proprio l’unico giorno in cui aveva preso la mezza giornata di ferie. Si era pure fermato a controllare gli orari di persona, perché non si fidava del sito. Il cartellone conferma: proiezione tutti i giorni tranne il 29 giugno e il 5 luglio. E il giorno dopo è proprio il 5 luglio. La delusione è cocente, amplificata dal fatto che in tutta la costa calabrese non esiste un cinema decente per bambini. “O te fai un’ora per Rende o un’ora e mezza per Vena di Maida — lo so, non fa ridere ma si chiama così,” sbotta. Sandrino capisce benissimo: anche lui aveva portato Mila al cinema una volta, trovandolo chiuso, e aveva dovuto ripiegare su Genzano.

A metà mese Rocco condivide una notizia che esula dal gaming. Un professore della Sapienza, Mario D’Axxxxxx, lo ha contattato per proporgli di candidarsi come consigliere dell’Ordine degli Psicologi del Lazio alle elezioni di gennaio. Lo ha notato per i suoi interventi e per il suo modo di pensare. Rocco è lusingato e un po’ titubante, ma ha scoperto un dettaglio che lo ha, come dice lui, “venalmente infogliato”: se vieni eletto, ti pagano 1.000€ netti al mese per mettere il nome nella lista dei consiglieri. Le riunioni e i gruppi di lavoro sono facoltativi. Roberto reagisce con un misto di ammirazione e cinismo benevolo: “Bravo Rocco! Ricordati degli amici, come diceva Guzzanti facendo Rutelli!” Poi aggiunge la sua visione pessimistica — il sistema è marcio, chi ti sta attorno è marcio — ma conclude che se è il suo sogno, perché no? “Va a finire che tra qualche anno ti vedo in tv seduto a Porta a Porta. Ci sarà ancora un Vespa robotico.”

Sempre in quel periodo, Sandrino racconta del matrimonio del suo collega Andrea, quello con la Porsche, 55 anni, che si sposa a Latina. Il matrimonio si rivela essere un evento da alta società: 60-70 persone, tutti adulti, tutti benestanti. Sandrino è vestito di bianco come da dress code. Ma il dettaglio che infiamma il gruppo è un altro: le donne presenti, tutte cinquantenni, sono una visione. “Vestite con gonne corte, gambe perfette, queste si vede che non lavorano, hanno il personal trainer,” riferisce Sandrino con il tono di un esploratore che ha scoperto un nuovo continente. Roberto quasi sviene dall’altra parte del telefono: “Sarebbe stato il mio paradiso! Anche solo sentirtelo raccontare!” Ne segue una breve ma intensa digressione sul fatto che se invece di passare il tempo chinati sulle scrivanie uno potesse dedicarsi solo a shopping e palestra, pure loro arriverebbero a 55 anni con le gambe tornite. Poi Roberto, colto da un lampo di lucidità coniugale, chiede a Sandrino: “Puoi cancellarlo questo messaggio? Se me sente Veronica me spara.”

La saga della vacanza annullata è forse il momento più tragicomico del mese. Roberto la racconta con la cadenza di chi ha subito un trauma recente. Luisa, sua moglie — donna intelligente, stimata, ma afflitta da quella che Roberto definisce senza mezzi termini una “patologia da smartphone” — ha trovato su Facebook, scrollando col dito “a modi criceto”, un villaggio vacanze a Tropea della catena Falkensteiner. L’offerta sembrava ottima: 4 notti tutto incluso. Hanno versato il 50% di anticipo. Poi, il giorno dopo la prenotazione, Luisa va a controllare le recensioni su TripAdvisor. Recensioni di quella mattina stessa. Insetti nelle stanze, cibo mediocre, una comitiva di 1.500 austriaci che ha devastato la piscina con bottiglie rotte. “Scusa Luisa,” le dice Roberto trattenendo un vulcano interiore, “ma non hai pensato che forse era meglio guardare le recensioni prima di fare la prenotazione?” No, le ha guardate dopo. Annullano, ma la struttura si trattiene il 45% dell’acconto — e per giunta applicando le regole del sito generico invece del 30% previsto dalla pagina della struttura calabra. Roberto non rivela la cifra esatta, ma lascia un indizio: “Con quello che abbiamo perso mi potevo comprare una 4060 Ti.” Sandrino, solidale ma pragmatico, dispensa il consiglio che arriva sempre troppo tardi: “Mai più prendere una prenotazione senza cancellazione gratuita entro almeno 7 giorni dall’arrivo.”

Il dibattito su Starfield e su quale console comprare tiene banco per giorni. Rocco vorrebbe giocarci e valuta tra Rog Ally e Xbox. Sandrino e Roberto sono concordi: niente Rog Ally, ci si rovina la vista. La Xbox Series S costa poco — intorno ai 250€ — ma Roberto mette in guardia: Baldur’s Gate 3 non riescono a farlo girare su Series S, l’Arian Studios ha dovuto annullare l’uscita sulle console Microsoft. Alla fine il consiglio converge: se vuoi solo Starfield, la Series S va bene; se vuoi stare tranquillo, meglio la Series X.

Nella seconda metà del mese Rocco e Roberto giocano finalmente insieme a Diablo. L’esperienza è esilarante: Rocco sfrascava tutto a velocità luce, Roberto non capiva nemmeno come mandare le emoticon. “Rocchino faceva tutto, tutto, tutto, io non facevo niente, non sapevo manco come mandare i messaggi,” confessa. Poi Rocco gli regala qualcosa come 2 milioni di monete d’oro e lo porta a un World Event. Roberto è commosso dalla generosità. Sandrino, dall’altra parte, commenta secco: “A me non mi ha regalato niente Rocco, ha detto che regalava e poi mi ha lasciato a bocca asciutta.”

Verso fine mese, i tre si ritrovano tutti nella stessa fase: la stanca da Diablo. Il gioco ha subìto una patch che ha ribilanciato le classi, e per Roberto è stato il colpo di grazia. La spedizione che faceva a occhi chiusi adesso lo uccide dopo due passi. Sandrino ha provato a cambiare build passando dai Minions alla Lancia d’ossa, ma si è ritrovato con meno danni, più morti, e zero monete d’oro per tornare indietro. “Ma vaffanculo, va,” sentenzia, e butta il gioco. Roberto non entra più in Diablo da una settimana e ci pensa per 30 secondi la sera prima di dirsi “ma va a cagare.” Solo Rocco, con le sue 112 ore e un personaggio al livello 80, mantiene una certa dignità guerresca, anche se pure lui ammette che le cose si sono fatte ripetitive.

Nel frattempo, Alessandro vive un momento di tenerezza devastante. Solo a casa perché Veronica e Mila sono al mare, si rivede Interstellar. L’ultima volta l’aveva visto nel 2008-2009, prima di diventare padre. Adesso, da genitore con una figlia, il film lo distrugge emotivamente. “Ho pianto dall’inizio alla fine,” confessa. Il giorno dopo, sul treno per Roma, vede due fratellini — un maschietto di 8-9 anni e una bambina di 6-7 — vestiti da boy scout, lasciati dalla mamma alla stazione di Pavona. Quando il treno parte, la bambina scoppia in un pianto disperato. Alessandro piange con lei, in silenzio, e si chiede se ce la farebbe mai a mandare Mila, a 6 anni, da sola su un treno. Roberto, che ascolta il vocale in macchina mentre cerca parcheggio a Fuscaldo, piange anche lui: “Mi hai fatto piangere, mentre cercavo parcheggio piangevo.”

A fine mese Roberto racconta della batteria della Grande Punto che muore — terza volta in carriera dell’auto, seconda volta a Scalea invece che a Guardia. Torna a casa col trenino regionale e scopre che il viaggio è incredibilmente comodo e veloce: niente stress, niente traffico estivo, niente bagnanti che ti saltano sulla macchina. Per un attimo sogna di andare al lavoro in treno. Poi controlla gli orari — come fa periodicamente ogni anno — e il sogno si infrange: non c’è un orario utile, soprattutto la mattina.

Sandrino, sempre a caccia dell’affare impossibile, monitora ossessivamente i prezzi delle schede grafiche 4070 Ti. Ogni giorno Amazon Spagna gli manda notifiche per drop a 799€, un prezzo accettabile, ma non rateizzabile. E lui non può permettersi di pagare tutto in una volta. La beffa è totale: in piena pandemia era stato più facile trovare una 3070 Ti in offerta che adesso una 4070 Ti a prezzo umano. In compenso, il suo Fitbit si rompe a una settimana dalla scadenza della garanzia e Amazon gli rimborsa l’intero importo pagato due anni prima — 170€ — per un prodotto che ormai ne costa 90. “Ottimo, ottimo, molto fortunato sono stato,” gongola, e per una volta il karma digitale gli sorride.

Il mese si chiude con Rocco in vacanza a Montesilvano, Roberto alle prese con gli ultimi giorni di ferie e il suocero da accudire, e Sandrino che parte per Terracina col Rog Ally nello zaino, ancora illuso di poter giocare a Diablo con il personaggio stagionale. L’attesa collettiva è ormai tutta per Baldur’s Gate 3, previsto per il 3 agosto: un gioco con un inizio e una fine, finalmente, dopo l’infinito loop autodistruttivo di Diablo.