Novembre 2019: tra Diablo 4, pannolini all’asilo e multiversi dove tutto va bene

Novembre si apre col fragore digitale del BlizzCon, e il trio non potrebbe essere più in fermento. Rocco, che da buon sentinella videoludica non si perde un frame, sta guardando le finali mondiali di Hearthstone su Twitch — per le ricompense gratuite, sia chiaro, non per genuino interesse sportivo — quando sul palco la Blizzard sgancia la bomba: Diablo 4. La mascella gli crolla. Dopo il disastro dell’anno precedente, quando l’annuncio di Diablo Immortal per cellulari aveva scatenato un’apocalisse di meme e imbarazzi cosmici — quel ragazzino che si alza in piedi e chiede se sia un pesce d’aprile, il silenzio tombale nella sala — ecco la redenzione. Il Custode si fionda a recuperare il cinematic trailer, il gameplay, ogni briciola d’informazione reperibile, e la mattina dopo inonda il gruppo di analisi dettagliatissime. La grafica è più cupa, più realistica, addio ai colori da arcobaleno che avevano fatto ribattezzare Diablo 3 come “Diablo Rainbow” nei forum. Niente casa d’aste, niente pay-to-win dichiarato, un ritorno alle origini claustrofobiche del primo Diablo, quando scendere negli inferi faceva davvero paura nonostante una grafica che oggi farebbe tenerezza. Sandrino ascolta tutto con interesse ma il suo cuore batte per Hearthstone, a cui è tornato da un mesetto e mezzo con la scimmia più forte di prima, e su Diablo 4 ha un unico pensiero granitico: perché diavolo dev’essere online? Perché non può giocarselo in santa pace sul letto, sul treno, dove gli pare? Rocco è d’accordo al mille per cento — lui che non gioca online, non gioca in co-op, non gioca a niente che preveda la presenza di altri esseri umani — ma sa che così funziona il mercato. La nostalgia per la serata in cui tutti e tre partirono alla ricerca disperata di una copia in anteprima di Diablo 3, tornando a mani vuote ma felici, aleggia tra i messaggi come il fantasma di un’epoca più semplice.

Sempre sul fronte Blizzard, il Custode si lancia in un excursus sui presunti leak trapelati su 4chan da un fantomatico ex sviluppatore licenziato: Diablo 4 in prima persona, col motore di Overwatch, Blizzard allo sfascio. Il forum NeoGAF ci aveva costruito sopra decine di pagine di flame. Puntualmente, il BlizzCon smentisce tutto. Il Custode ne trae una morale solenne sulla mistificazione nell’era digitale, poi aggiunge: “4chan è come Novella 2000, a furia di scrivere puttanate una sarà vera e quaranta false.”

Al lavoro in Calabria, intanto, al Custode succede una cosa che gli accende gli occhi come a un bambino. Il nuovo tecnico informatico, un certo Gianni — “figaccione” d’aspetto ma nerd nell’anima — si siede alla sua scrivania, fissa lo sfondo del desktop e con l’aria di chi sta risolvendo un enigma millenario mormora: “Ma quello non è il Lich King?”. Il Custode quasi cade dalla sedia. Qualcuno in Calabria che riconosce Arthas Menethil? L’entusiasmo dura il tempo di scoprire che Gianni, tirato fuori l’iPhone, gioca a Hearthstone in pausa pranzo — al rank 5, nientemeno — ma al nome “Arthas Menethil” alza il sopracciglio come davanti a un codice fiscale. Conosce il Lich King, ma non ha la più pallida idea di come si chiami. Il Custode ne approfitta per un’autodiagnosi del proprio razzismo geografico: aveva dato per scontato che in Calabria nessuno potesse riconoscere quel personaggio, e si scopre contemporaneamente razzista e giustificato.

Sandrino, nel frattempo, attraversa un mese turbolento sul fronte dei lavori di casa. Il costruttore lo molla da un giorno all’altro: la società a cui si appoggia non è in regola, niente DURC, niente documenti per il comune. “Al nero te lo posso pure iniziare domani, ma in regola no,” gli dice quel pezzo di merda — così lo definisce Sandrino, con la sua abituale diplomazia. Risultato: si ricomincia da zero con preventivi, aziende, burocrazia. I lavori slitteranno almeno a fine gennaio. Rocco gli ricorda che nel mondo dell’edilizia e dell’immobiliare i ritardi e le fregature sono la norma, non l’eccezione. Ma Sandrino la prende con una serenità quasi zen: “Se è successo così evidentemente doveva succedere. La prossima azienda sarà meglio di questa.” La vede in maniera serafica. Almeno così dice.

Sul fronte dei figli piccoli, i tre padri combattono battaglie quotidiane. Caterina, la figlia del Custode, è perennemente intasata di mocciolo, catarro e tosse da quando è iniziato l’autunno e frequenta l’asilo. L’aerosol è diventato un rituale permanente. Il Custode descrive con precisione chirurgica l’aggeggio per i lavaggi nasali — un tubo collegato alla macchinetta dell’aerosol, un buco che tappi col pollice per creare pressione, un getto nella narice — scatenando un confronto tecnico-genitoriale con Sandrino, che a casa usa il metodo della siringa senza ago appreso al Bambino Gesù. Mila sta anche peggio: a fine mese accumula 6 giorni consecutivi di febbre, la pediatra non prescrive antibiotico perché il tampone per lo streptococco è negativo, e Sandrino si arrangia tra smart working, pacchi da riconsegnare e l’arrivo provvidenziale della nonna.

Ma il vero scandalo del mese lo scova il Custode all’asilo di Caterina. Scopre che le maestre, per regolamento interno, non possono cambiare i pannolini ai bambini. Se un bimbo fa la cacca, chiamano a casa e qualcuno deve correre a cambiarlo. Fuori dall’asilo. In macchina. Perché non hanno un fasciatoio. Luisa va a litigare e si sente rispondere che il regolamento è quello. Alcune mamme propongono di fare una colletta per comprare un fasciatoio e donarlo alla struttura comunale, e il Custode esplode: “Io ti pago 100 euro al mese più 60 di mensa, e ti devo pure comprare il fasciatoio?” La cosa assurda è che nell’asilo del paese accanto, Acquappesa, sotto la stessa giurisdizione, le maestre cambiano i pannolini anche solo per la pipì. La famiglia valuta seriamente di cambiare asilo.

Rocco vive il suo novembre in una tonalità più scura. Il giorno 6 arriva, e con esso il secondo mese dalla perdita di Margherita. Non se ne accorge subito — il malessere si presenta come un’ombra senza nome, un rifiuto totale di ricominciare qualsiasi cosa, la sensazione di trovarsi su un pianeta che non gli piace più. Poi realizza: domani è il 7, sono due mesi. In un messaggio che lascia Sandrino in silenzio e poi profondamente commosso, Rocco parla di multiversi: da qualche parte c’è un altro Rocco felice, con la moglie a casa, i bambini sereni, e lui è contento per quell’altro sé stesso. A lui è toccata questa parte, “forse perché è stato ritenuto che fossimo in grado di accettare questo.” Sandrino risponde con una tristezza immensa ma anche con la forza di chi sa che il silenzio sarebbe peggio, e gli ricorda che le cose potevano andare molto peggio. E gli manda un abbraccio, un bel custodio.

Eppure Rocco trova le sue piccole gioie dove può. Una sera su Destiny 2, in 4 giorni di partite PvP competitive — lui che il PvP lo odia — raggiunge i 2.100 punti necessari per l’arma Asceta, con una media di 24 uccisioni a partita contro la sua solita media di 6-7. Qualche giorno dopo conquista il Wendigo GL3 con 1.500 uccisioni di lanciagranate di cui 500 multiple. Sono le vittorie piccole che tengono in piedi le giornate. E la domenica, costruisce i Lego Hidden Side con Leo, scoprendo un gioco in realtà aumentata nascosto nei set che lo lascia a bocca aperta: fantasmi da catturare, boss da sconfiggere, un Capitano Archibald simile a Davy Jones dei Pirati dei Caraibi. La passione di Leo per i Lego contagia il padre, che ha già predisposto un “tavolo Lego” nella stanza sospesa di casa, con lenzuolo protettivo anti-polvere e tutto. La Batmobile è in arrivo.

Una mattina, mentre guida pensando a Margherita, il Bluetooth del telefono si disconnette senza motivo. La radio parte a tutto volume e la prima frase che sente è: “Comunque vada, resto tua per sempre.” La canzone si chiama proprio così. Sandrino e il Custode non hanno dubbi: è stata lei.

Il compleanno di Leo si avvicina e Rocco organizza la festa al Worldland. Prevede 30 bambini, se ne presentano 44. Lo zucchero filato, il trucca-bimbi, il locale: solo di Worldland spende 330 euro, e tra le cinque feste dell’anno arriva quasi a 1.000 euro totali. Ma i bambini sono felici, Leo si fa truccare un teschio da pirata e non vuole più lavarselo via — “papà, chiamami il tatuatore, fammelo fare permanente” — e questo è quello che conta.

La saga di Red Dead Redemption 2 su PC merita un capitolo a parte. Sandrino, tormentato dalla voglia di giocarlo, lo compra sull’Epic Game Store dopo mezza giornata di download. Lo lancia: serve anche il Rockstar Game Launcher. Lo installa, lo registra, il gioco parte: menu nero, solo le voci visibili. Aggiorna i driver della scheda grafica. Stesso problema. Prova offline: il gioco vuole la connessione. Bestemmia tutti i santi e le madonne. Chiede il rimborso a Epic: niente chat, niente supporto diretto, un modulo di contatto e la speranza che Dio ascolti. Martedì ancora nessuna risposta. Alla fine il rimborso arriva, ricompra il gioco sul Rockstar Launcher — dove funziona, tranne il benchmark che si impalla, e tranne la modalità offline che dà errore. Scrive un ticket a Rockstar, risposta in un’ora: “Mandaci una foto fronte-retro della scatola del gioco e lo scontrino del negozio.” Il gioco è acquistabile solo in digitale. Sul loro stesso sito. Sandrino è a un passo dall’autocombustione. Alla fine ottiene anche il secondo rimborso e si arrende. Il Custode commenta con una punta di colpa: “Ti avevo detto di comprarlo, ma non sapevo di tutto questo casino.” E ricorda che anche GTA V su PC ebbe un lancio catastrofico, servivano mesi di patch. La storia si ripete.

Il Custode intanto scopre Origin Access Premium, l’equivalente Electronic Arts dell’Xbox Game Pass: 15 euro al mese per l’intero catalogo, inclusi i due giochi che gli interessano, più Mass Effect Andromeda e Dragon Age 3 che non ha mai toccato. Sandrino lo sgrida immediatamente: “Una settimana fa ci hai detto che eravate scannati dei soldi e non c’avevate una lira neanche per piangere.”

Sul versante tecnologico domestico, il Custode ingaggia una battaglia generazionale con la suocera e il suo Iliad da 5 euro al mese. La rete crolla ogni volta che piove a Guardia, il tethering non funziona perché senza segnale non c’è niente da condividere, e la suocera resta irraggiungibile. Luisa deve vestirsi, uscire sotto il diluvio e andare fisicamente a casa della madre per parlarle. Ma la suocera è felice: ha 20giga al mese. Per giocare a Burraco online. Quando funziona.

Il pezzotto entra nella narrativa come ulteriore fonte di esasperazione: il cognato napoletano di un parente della suocera lo usa per vedere Sky gratis — o quasi, 10 euro al mese a dei probabili criminali — e ora vogliono che il Custode lo installi anche a casa della suocera. Lui si impunta: “Io Windows me lo compro originale, Office me lo compro originale. A 16 anni poteva andare, ma ora basta con la pirateria.” E declina con fermezza diplomatica: “Chiedilo a Salvatore quando scende. E quando ci saranno problemi, fate sempre riferimento a Salvatore.”

Un venerdì sera il Custode deve affrontare la cena aziendale con i colleghi calabresi, evento che per i presenti equivale a una gara alcolica. Aperitivo con fiumi di alcol prima, cena con fiumi di alcol durante, dopo-cena con fiumi di alcol dopo. Lui a 44 anni vorrebbe tornare a casa dalla sua famiglia, non guardare gli altri vomitare Sambuca. Ci va comunque, e la serata si rivela meno catastrofica del previsto. Il seguito, però, è epico: Marcello, il suo capo trentenne — tanto bravo nel lavoro quanto “bamboccio stupido” in tutto il resto — prosegue la serata a Scalea, viene fermato dalla polizia, risulta positivo all’alcol test. Patente sospesa per 3 mesi, rischio sequestro del veicolo. Conseguenza pratica: il Custode, unico collega che fa lo stesso tragitto, deve scorrazzarlo avanti e indietro ogni giorno. La cosa lo manda in bestia anche perché si tratta dello stesso Marcello a causa del quale, mesi prima, era stato fermato e perquisito dai carabinieri — Marcello era stato segnalato per possesso di quantità non consona di erba.

Il lancio di Google Stadia tiene banco tra i nerd: il Custode passa una notte fino alle 3:45 a leggere recensioni e confronti. Il verdetto è impietoso: i 4K promessi sono in realtà 1080p upscalati, Red Dead Redemption 2 gira bloccato a 30 fps con preset sotto il minimo PC, Destiny 2 va a qualità media. “Neanche un PC di sei anni fa lo mette a medio, Destiny 2.” L’input lag c’è eccome. Google sbandierava potenza di calcolo infinita e data center ovunque, e invece si ritrova con gli stessi identici difetti di tutti gli altri servizi di streaming.

Sandrino un giorno si avventura nel territorio inesplorato del cornetto vegano. Lo trova buono. Il giorno dopo sta male alla pancia tutto il giorno. Il Custode lo sgrida con la solennità di un profeta biblico: “Questa è la giusta conseguenza dell’aver dato adito a cose contro natura. Ti sia di monito per il futuro.”

La nuova traduzione italiana del Signore degli Anelli fa esplodere l’indignazione: Samwise è diventato “Samplicio”. Sandrino non ci può credere. Il Custode inizialmente pensa si tratti della serie Amazon e non della nuova edizione del libro, ma una volta capito il quadro è ugualmente inorridito. Sandrino è categorico: i nomi non andrebbero mai tradotti, punto. Come quando la Blizzard aveva tradotto tutto World of Warcraft in italiano, con i troll che parlavano in napoletano.

Il Custode fa anche la visita ospedaliera a Salerno per la mastocitosi: due ore e mezza di viaggio, attesa fino alle 15:30, un’ora e mezza di visita della signora prima di loro, uscita alle 18, traffico allucinante in tangenziale, casa alle 21:30. Ma i risultati sono rassicuranti: nessun peggioramento rispetto a due anni prima, l’osteopenia non è avanzata. Nel parcheggio dell’ospedale, nel frattempo, assiste a scontri tra auto a 2 km/h e una signora che sfonda i paletti anti-parcheggio. All’uscita del Toys R Us di fronte, due parcheggiatori abusivi piazzano un cono in mezzo all’unica via d’uscita e pretendono l’obolo per toglierlo. Il Custode, valutate le facce poco raccomandabili, sgancia un euro senza fiatare. La prudenza calabrese prevale sull’indignazione civica.

A fine mese Rocco è a Roma per gli esami del Master: 44 studenti in due giorni, tesi da 30 pagine che non ha letto, e il tirocinante Simone che ha organizzato le sessioni mettendo 5 candidati la mattina e 4 il pomeriggio quando ne poteva gestire 10 per turno. Rocco si inquieta, ma poi gli esami vanno bene, le battute con gli allievi scorrono, e la giornata si rivela piacevole. L’Università Europea di Roma lo chiama per un consulto sulla nuova scuola di specializzazione in psicoterapia dell’età evolutiva: un inizio di collaborazione che gli fa pensare che forse è tempo di spostarsi verso l’insegnamento e il lavoro teorico, dopo dieci anni di clinica.

Sandrino chiude il mese con i rapporti tesi tra Veronica e sua madre, un tema che lo logora da mesi e che sospetta sia la causa della dermatite e della perdita di capelli che la dermatologa non riesce a spiegare. Veronica si chiude, e Sandrino si ritrova nel mezzo come arbitro di un conflitto che non sa come risolvere. Il Custode, che anni prima aveva vissuto una situazione simile tra Luisa e sua madre, gli suggerisce di farsi aiutare da uno psicologo: “Io ne ho tratto giovamento in tutto. E oggi i rapporti con i miei genitori sono tornati quelli di un tempo.”

Intanto la Batmobile Lego non si riesce a comprare: il sito Lego dà errore, PayPal non è ancora collegato alla nuova banca dopo che Barclays ha venduto il mutuo a San Paolo senza avvisare nessuno. E il SSD del PC fisso di Sandrino muore così, all’improvviso, come fanno le SSD — che al nostro eroe fanno “veramente specie” per la loro tendenza a trapassare senza preavviso.

Il mese si chiude col Custode che guarda Star Wars: Gli Ultimi Jedi su Netflix alle 2 di notte, partito con pregiudizi devastanti e la certezza di trovarsi davanti a un capolavoro di bruttezza. La recitazione resta “da recita della scuola” — Kylo Ren è “brutto del riso”, Mark Hamill è stanco e svogliato — eppure, contro ogni aspettativa, il film gli piace. Resta incollato allo schermo per due ore, affascinato da un paio di scene “visivamente spettacolari e azzeccate”. È confuso, quasi imbarazzato dalla propria approvazione, e chiede ai compari di spiegargli perché i fan fossero così inferociti. Non capisce. E su questo mistero irrisolto, novembre volge al termine.