Novembre inizia col botto — letteralmente, perché Rocco ha scoperto Call of Cthulhu. Lo ha scaricato per il gusto di provarlo prima di Red Dead Redemption 2, e da quel momento Red Dead Redemption può aspettare all’infinito. L’atmosfera è Lovecraft al cento per cento, ogni enigma si risolve in almeno due modi diversi, le abilità del personaggio influenzano davvero cosa puoi o non puoi fare: se non hai investigazione abbastanza alta, certe porte rimangono chiuse per sempre. Rocco ha tre o quattro porte del gioco che non saprà mai cosa nascondono. Ma la cosa che lo ha colpito di più è una sequenza in cui si è letteralmente cagato sotto, non per lo spavento in sé, ma perché gli ha ricordato le sessioni di gioco di ruolo che facevano insieme, soprattutto quelle orchestrate da Sandrino. Soldi spesi bene, sentenzia. Figo, figo, figo.
Roberto, nel frattempo, si lancia in una dissertazione mattutina sull’iPad Pro di Apple e il suo chip A12X Bionic, potente come una Xbox One S. La domanda che lo tormenta da anni: perché Apple non fa una console da gioco? Ha la potenza, ha i soldi, ha il know-how tecnologico. Si autorisponde da solo in una serie di messaggi vocali che durano tutto il tragitto casa-lavoro. I motivi sono tre: i chipset mobili consumano troppo e scaldano troppo per un uso gaming intensivo, nessuno sviluppa giochi seri per iOS, e il prezzo sarebbe folle — come fai a giustificare 1.000 euro per una console quando la Xbox One X ne costa 249? Sandrino al lavoro sentirà i suoi messaggi, bravo Custode, sei arrivato al lavoro e ti sei autorisposto da solo.
Sandrino, che aspettava la presentazione dell’iPad sperando nel miracolo, prende atto della realtà: se non ci sono i giochi, è tutto un cazzo. Deve buttarsi sul portatile da gaming. La ricerca del dispositivo perfetto per giocare sul treno diventa l’ossessione del mese. L’unico portatile 2-in-1 da 13 pollici con una scheda grafica decente è il Surface Book 2 della Microsoft, che monta una GTX 1050 liscia. Il problema: costa 2.000 euro. La Asus fa 2-in-1 più belli e leggeri, ma con una MX150 che è poco più di una scheda integrata. La Lenovo Yoga è splendida, ma solo grafica Intel. Nel 2018, l’unico portatile da 13 pollici con una scheda grafica vera è quello della Microsoft. Roberto osserva che 2.000 euro per una 1050 sono tanti, ma Sandrino ribatte: su un 13 pollici a 720p quella scheda fa girare tutto, e lui non ci deve giocare a Red Dead Redemption, gli servono giochi come Divinity Original Sin 2, giocabili col touch o con la penna. Roberto alla fine sentenzia: io so che lo comprerai, è giusto così.
E infatti Sandrino lo compra. Si mette a vendere tutto quello che ha in casa: accumula 1.600 euro di roba inutilizzata, mette in vendita pure la PS4 Pro che tanto non usa — con una bambina così piccola non ci saranno mai momenti per mettersi davanti alla TV a giocare con la PlayStation. Il Surface Book 2 arriva, e il verdetto è ambivalente: bello, stupendo, però è un po’ grosso. Ha ancora una settimana per decidere se tenerlo o restituirlo. L’indecisione lo divorerà fino al Black Friday.
Rocco intanto ha la fibra. Il primo giorno la differenza non sembra enorme, ma in Destiny le armi si cambiano un secondo più veloce — e un secondo, quando stai passando da un fucile da cecchino a uno a pompa mentre ti sparano addosso, è tutta la differenza del mondo. Roberto, dalla Calabria, sogna il giorno in cui scaricare una patch da 20 giga non richiederà più una settimana. Però scopre che passare da Sky parabola a Sky fibra è impossibile senza disdire e riattivare l’abbonamento, perdendo tutti i privilegi Sky Extra accumulati in anni. L’operatore in chat glielo conferma con cortesia agghiacciante: sì, li perde tutti, le consiglio di non farlo. E così Roberto resta con la parabola condominiale che non funziona, 44,20 euro al mese pagati per un servizio di cui non usufruisce, e un bel rospo in gola.
La saga della RTX 2080 entra nel vivo. Roberto fa il monitoraggio serale dei forum Nvidia e scopre la magagna: le memorie Micron montate sulle nuove schede sono certificate per lavorare a 12 Gb al secondo ma Nvidia le tira a 14 in overclock per risparmiare un centesimo a unità. Le memorie raggiungono temperature di 95 gradi e dopo qualche settimana schioppano. Samsung produce le stesse memorie certificate a 16 Gb, ma costano un’inezia in più. Su una scheda da 1.300 euro, Nvidia ha risparmiato un centesimo. I forum sono imbestialiti. Sandrino, nel frattempo, ha comprato la sua 2080 da un venditore su Amazon a 579 euro — un prezzo così basso da sembrare una truffa, visto che la stessa scheda altrove costa 830 euro. Si aspetta che gli arrivi una spazzola per finestra al posto della scheda video. Ma i soldi gli vengono scalati dal conto, l’ordine entra in lavorazione, e… l’ordine viene annullato. La scheda non arriva. I 579 euro restano bloccati come liquidità prenotata su Fineco, inutilizzabili. L’ultima speranza è il Black Friday, ma i dubbi sono tanti.
L’episodio del mese, però, è un altro. Roberto invita a casa i genitori del piccolo Diego. Dopo una giornata insieme, chiude la porta e si gira: la casa sembra colpita da un uragano. Ogni stanza devastata, giocattoli ovunque, camera da letto inclusa. Luisa e lui passano la domenica a raccogliere i pezzi. Ma nel caos, Roberto scopre che mancano due Lego Duplo. Uno è un personaggino qualsiasi. L’altro è Maximus, il cavallo di Rapunzel, parte del primo set Lego Duplo regalato a Caterina da Rocco e Margherita. Quello a cui è particolarmente affezionato, non per il valore economico — è un cavalluccio di plastica — ma per il gesto, per il regalo degli amici. Roberto e Caterina ci giocano insieme: hanno ribattezzato la principessa Sofia e il cavallo Filippo. Setaccia casa millimetro per millimetro, in ogni angolo, in ogni spigolo, anche dove è impossibile che sia finito. Maximus non si trova.

Ma la storia non finisce qui. Sabato sera, all’una e un quarto di notte, Roberto scende a buttare la spazzatura. Una lampadina si accende nel cervello: si ricorda che Caterina aveva l’altro pezzettino duplo — la bimba, non il cavallo — durante la passeggiata del pomeriggio. Nella sua mente malata, come la definisce lui stesso, decide che cinque minuti a ripercorrere il tragitto non possono fare male. All’una e un quarto di notte, al buio, a piedi veloce, ripercorre l’intero percorso a ritroso: piazzetta, attraversamento, parco giochi, ferrovia. E la trova. La bimba duplo è in mezzo alla strada, scorticata dalle macchine che ci sono passate sopra, mezza distrutta. Si mette l’anima in pace. Torna a casa. Sono passati 45 minuti, non i cinque che pensava. Luisa è fuori dalla grazia di Dio: ha chiamato tutti quelli che poteva chiamare a quell’ora di notte perché lui era uscito senza cellulare dicendo vado a buttare la spazzatura ed è sparito per tre quarti d’ora. Si era fatta tremila film, rapito dagli alieni. Roberto racconta la storia un po’ divertito e un po’ preoccupato: Rocco, secondo me io tra i tanti miei problemi inizio ad avere anche un’altra malattia seria. Maximus, il cavallo, rimane introvabile. Su internet è sempre out of stock. Luisa, dopo averlo visto ancora a cercare in ogni angolo dopo aver messo a letto Caterina, sbotta: ancora stai cercando quel cazzo di cavallo? Roberto si sente molto Emanuele Caborali e inizia a farsi paura da solo.
Sandrino, con la freddezza di chi ha meno scrupoli, la prima cosa che pensa è che il piccolo Diego si sia fregato il giochetto e se lo sia infilato in saccoccia. Roberto giura che non è così, i genitori sono brave persone, sarà finito nel passeggino o tra i giochi del bambino. Ma il dubbio è seminato.
Intorno a metà mese Rocco viaggia verso Milano per lavoro, Margherita sta bene dopo l’operazione — le hanno tolto i punti, tutto sereno, un punto proprio dentro l’ombelico così non si vedranno cicatrici. Ha partecipato al congresso nazionale di psicologia giuridica contro il decreto legge Pilon e alla tavola rotonda del pomeriggio gli hanno fatto un sacco di applausi. Giovedì parlerà al Museo d’Albano del fascino del virtuale, l’evoluzione del concetto di guerra e morte nel ragazzo tecnologico. Tutto questo per dire che ha Red Dead Redemption 2 da due settimane e non ha superato i primi 30 secondi del tutorial dove ti spiega come andare a cavallo. È ancora fermo su quella distesa di neve. Per il loro anniversario, l’8 dicembre, sta pensando con Margherita a tre giorni a Lisbona. Roberto vota Lisbona perché gli piace la civiltà e il far niente non lo prende. Sandrino propone le Canarie, ma Veronica lo interrompe in diretta: non vi potete fare il bagno alle Canarie! Sandrino la zittisce: ma che vanno a fare il bagno, devono rilassarsi sotto una palma, bere dalla mattina alla sera, farsi i massaggi. Il messaggio si interrompe nel caos domestico.
La questione videogiochi-per-PC di Sandrino raggiunge il suo apice comico quando scopre che Red Dead Redemption 2 non esiste per PC. Cerca di qua, cerca di là, ma come cazzo si compra la versione per Steam? Roberto quasi si strozza: ma tu non lo sapevi? Ha sempre funzionato così con Rockstar! Il primo Red Dead non è mai uscito per PC. Sandrino, sconsolato, ripiega su Fallout 76 a 35 euro su G2Play. Roberto esplode: da Red Dead Redemption a Fallout 76, la merda che più merda non si può. La beta è stata massacrata da chiunque, il motore grafico girerebbe su un 486. Ti compravi Monster Hunter World per mettere al palo la 2080! Ti compravi Assassin’s Creed Odyssey! Mila, salvalo! Sandrino alla fine annulla l’ordine di Fallout 76 e si compra Odyssey a 45 euro, che effettivamente strizza la 2080 a dovere: 4K, tutto al massimo, fluido come non mai, ambientazione greca spettacolare. Bravo Robertino che me l’hai fatto comprare.
Roberto chiede disperatamente a Sandrino commenti sulla 2080: l’hai montata? La stai testando? Fa rumore? Fammi contento, dai! Sandrino riferisce che dopo mezz’ora di gioco intenso le ventole si sentono — non è proprio silenziosa, ma nemmeno rumorosa. L’MSI Gaming X che aveva prima con tre ventole era più silenziosa. Livelli super accettabili. Nel frattempo Sandrino si mette a procurare RTX 2080 Ti anche per altri: Roberto osserva i prezzi con la bava alla bocca ma non si butta, e il suo amico Federico, il grande capiscione, voleva comprarsi una 1080 Ti usata senza garanzia a 500 euro quando la 2080 nuova costava 600. Ma deve essere per forza Ti, se no non fa figo.
Il primo giorno di asilo di Caterina cade in questo mese. Roberto non riesce a portarla personalmente perché deve andare al lavoro, quindi Luisa se ne occupa. Ma prima deve recuperare la PS4 che ha promesso a Rocco per la vendita, PS4 che giace nel magazzino del suocero, magazzino completamente senza luce, accessibile solo di giorno. E qui viene fuori il segreto: quando Roberto si è comprato la PS4 Pro, non l’ha detto a Luisa. Ha fatto lo scambio silenzioso — tanto lei non ci capisce niente e per lei è la stessa PlayStation di sempre. Ora che deve andare a prendere la vecchia dal magazzino, il castello di carte crolla: Luisa chiederà scusa, ma se la scatola sta qua, questa qui che cos’è? Cazziate in arrivo.
In Calabria, Roberto viene trattenuto 35 minuti alla parafarmacia dalla cugina di Luisa e suo marito che vogliono vendergli l’app del cashback. La struttura piramidale è classica: installa l’app, compra nei negozi convenzionati, prendi l’1-2% di ritorno, invita amici e guadagna a cascata. Il rappresentante che glielo propone ha lasciato il posto fisso al comune per fare il promotore cashback a tempo pieno. Roberto sgrana gli occhi: è la stessa frase che ripete qualunque rappresentante di qualunque struttura piramidale da anni. La cosa che lo sconvolge è che i due sono laureati trentenni con figlio, non gente sprovveduta. In Calabria queste truffe piramidali vanno ancora fortissimo, territorio vergine inesplorato. Sandrino ridimensiona: il cashback in sé non è una truffa piramidale, è un sistema di micro-sconti pubblicitari, lui stesso lo usava con BuyOn e una volta gli fecero un bonifico di 23 euro. Però il modo in cui glielo hanno venduto, quello sì, puzza di piramidale.
La grande polemica gaming del mese riguarda Destiny 2 e il suo publisher Activision. Nonostante l’espansione Forsaken sia stata osannata dalla critica e dai giocatori, non ha raggiunto il break-even economico. Rocco spiega il perché: la base dei giocatori si era già rotta le palle molto prima, il gioco base era monco, e ogni espansione aggiunge cose che c’erano già in Destiny 1. Praticamente stanno trasformando Destiny 2 in un grande DLC di Destiny 1 al prezzo di 70 euro. E Activision ha già annunciato Destiny 3, che sarà Destiny come lo volevamo davvero. Risultato: i giocatori dicono allora aspetto il 3 e non compro più DLC. Il clan di Rocco, 95 persone, è unanime: non puoi farmi comprare un Season Pass da 70 euro e contemporaneamente annunciarmi il sequel. Roberto analizza chirurgicamente la situazione: la colpa è di Activision, che impone tempistiche e monetizzazione a Bungie. Il terrore è che Destiny 3 diventi free to play — la parola che uccide dentro.
Sul fronte spaziale, la sonda InSight atterra su Marte. Roberto aveva programmato di guardarsi in diretta i sette minuti di terrore, ma è rimasto per strada fino alle otto. Quando vede il filmato su YouTube, scopre che lo streaming in diretta è una telecamera fissa sul centro di controllo NASA: sette minuti di tizi seduti davanti a schermi, poi un bip, poi tutti che si alzano, si abbracciano, piangono, e la prima immagine dalla telecamera della sonda — un’arancia sfocata piena di polvere. La NASA aveva previsto 16 minuti di attesa dopo l’atterraggio prima di attivare le telecamere, perché la polvere alzata dai retrorazzi era enorme. La terza foto, quella panoramica con i bracci telescopici e i pannelli solari ancora chiusi, è quella che commuove Roberto. Ogni volta che guarda una foto da Marte gli succede qualcosa dentro — mi si apre la testa, il cuore, lo trovo meraviglioso pensare che sia un’immagine da un pianeta infinitamente lontano che non ha mai visto un uomo. Gli dà speranza che un giorno saremo viaggiatori delle stelle, non prigionieri di un mondo bellissimo ma limitato. È lo stesso sentimento che ha provato guardando Interstellar.
La qualità dei giocattoli moderni diventa tema di dibattito quando Rocco riceve in regalo per Leonardo un Bumblebee Transformer da 40 euro. Totalmente in plastica, il cofano non si chiude, il robot è brutto e ingiocabile — non gli spuntano neanche i pugni. Lui che è collezionista di vecchi Transformers ci resta malissimo. Roberto conferma: quelli della sua infanzia erano metallo pesante, questi sono cinesate rimarchiate. L’unica eccezione rimasta sono i Lego e i Playmobil: stessa qualità di sempre, eterni, ma costano uno sfacelo. Rocco con Margherita ha buttato 5-6 bustoni di roba dalla stanza sospesa e vuole trasformarla nella Lego Room: un tavolo grande con tutti i Lego sopra, pavimento bianco così se ti cade un pezzo lo ritrovi subito. Stanno anche valutando di comprare l’appartamento accanto per 65-70.000 euro, unire le case e avere più spazio. Nel lungo termine, il sogno è una villetta con giardino dentro Velletri, con piscinetta.
In tema Lego, Roberto va in brodo di giugiole ogni volta che Rocco posta qualcosa. Vuole il Voltron montato in bella vista in salone — 40 centimetri di bellezza — ma Luisa dice no, e lui propone la cameretta di Caterina. Sandrino sentenzia: è il salone, lo devi mettere sulla parete attrezzata, è un oggetto d’arredo della vera casa nerd del futuro. Luisa ha ragione: non la cameretta, il posto giusto è il salone. Rocco, intanto, porta Leo e Margherita all’Euroma 2 al Lego Shop dopo i controlli post-operatori — tutto bene, tutto tranquillo — e spende 85 euro tra personaggi Halloween, macchinine per Leo, il pack dei Simpson con Homer che ha una ciambella nella pancia e un pezzettino Lego in testa che è il suo cervello, e il carillon di Natale edizione limitata in regalo.
Il Black Friday arriva e se ne va lasciando le solite delusioni. Sandrino dice che l’unica ad aver fatto sconti veri è stata MediaWorld una settimana prima, col 22% su tutto. Roberto non trova niente di interessante: magari qualcosa dei Lego, ma manco quelli sono scontati. Alla fine non comprano nulla.
In chiusura di mese, la questione della casa di Sandrino riemerge con una doccia fredda. Roberto e Rocco chiedono aggiornamenti, e Sandrino confessa: non ha dato notizie perché non ci sono buone notizie. Una banca ha rifiutato il mutuo — troppo rischioso, famiglia monoreddito con contratto di solidarietà. Sta provando con una seconda banca online, in fase di istruttoria, ma se anche questa rifiuta dovranno andare in una banca fisica e prostituirsi. Niente mutuo, niente casa. La realtà è quella. Il mese si chiude con Roberto che alle 6 e mezza del mattino cerca di ritagliarsi un quarto d’ora al computer, ma Luisa si sveglia, Caterina sente la mancanza e due minuti dopo fa mamma papà, e inizia il circo del cambio pannolino con la cacca diarrea alle 7.45 quando alle 7.50 dovresti essere in macchina. Si sporca il pigiama. Si deve cambiare. Una mattina come tante nell’alleanza dei papà col mutuo.