Marzo 2021: artrosi, fantasmi a scuola e carabinieri in campo

Alessandro porta Veronica a Fiumicino per il vaccino AstraZeneca. La tendopoli nel parcheggio lunga sosta sembra uscita da un film di fantascienza — “quello con gli alieni confinati in Sudafrica, come si chiama, Campo 17 o qualcosa del genere.” Cartelli rossi con scritto COVID-19, guardie, tende con i malati. Un’oretta di fila e si torna a casa. Il giorno dopo Veronica è a letto con febbre e dolori, ma era prevedibile. In Calabria, il padre di Roberto va a fare il Pfizer all’ospedale — “non sa manco come arriva a Fiumicino” — e la sera è bello pimpante. Due vaccini, due generazioni, due Italie.

Roberto, intanto, vive il momento più orgoglioso della sua carriera di padre nerd: Caterina ha iniziato a giocare ai videogiochi. Dopo mesi di frustrante indifferenza verso il joypad, la bambina si è accesa come un interruttore. La sera giocano insieme a Grounded, a My Time at Portia, e soprattutto a Minecraft Dungeons — “ragazzi, ci siamo divertiti come i matti.” Caterina ha chiesto di installare “quel gioco con i pupazzetti cubettosi” dopo aver visto un video su YouTube di un tizio che combatteva un lupo mannaro. Roberto, che considera Minecraft “quella merda,” ha optato per Minecraft Dungeons, gratis col Game Pass. Poi hanno scoperto Journey, il capolavoro indie: lo hanno iniziato e finito in una serata, con Caterina stregata dall’atmosfera e dalla musica, e spaventata al punto giusto da una creatura meccanica. “Ve lo consiglio,” dice Roberto con gli occhi lucidi. “A gratis vale ogni minuto.”

Il vento cambia bruscamente quando Alessandro riceve la conferma delle lastre: è artrosi alle anche. A 40 anni. “Devo fare tanta fisioterapia, ma la fisioterapia non mi guarirà. Quando arriverò a 50-60 anni penso che saranno veramente cavoli.” La notizia cade come un macigno: 50 euro a seduta, almeno 2 volte a settimana, 400 euro al mese. Roberto resta basito — “come fa venire l’artrosi a 44 anni a uno che fa attività sportiva a livello agonistico?” — e poi, nella sua pragmatica semplicità, si chiede se quelle cure non siano rimborsabili da qualche parte. Alessandro, con la sua consueta miscela di autoironia e fatalismo, prevede un futuro in sedia a rotelle e spera in una protesi biomeccanica “come l’uomo da 6 milioni di dollari.” Roberto esige che quando farà un balzo con la protesi, ci sia la musichetta di sottofondo. Ma a fine mese arriva un colpo di scena: un secondo specialista ridimensiona la diagnosi. Non artrite, probabilmente tendinite. Da sedia a rotelle a cerotti. “Da artrite a tendinite ce ne passa parecchio,” esulta Roberto, e per una volta il karma sembra sorridere.

Il mese è segnato anche dall’ansia per le figlie. Roberto e Luisa notano che Caterina si lamenta del pancino e la pipì fa cattivo odore. Il ricordo del ricovero di un anno prima, la dilatazione renale da tenere sotto controllo, scatena una catena di controlli: urinocoltura, ecografia a Belvedere. Ma prima della visita, un venerdì mattina, Caterina si piega in due dal dolore urlando “ai ai ai ai,” si fa la pipì addosso dallo sforzo, e Roberto e Luisa vanno nel panico totale. Dopo 20 minuti il dolore passa. La dottoressa Raffo, con l’ecografo alla mano, risolve il mistero: residui di feci indurite nell’intestino e nel colon, talmente compatte che la bambina non riesce ad espellerle. “Se le tiri contro un muro si rompe il muro,” aveva descritto Roberto nei giorni precedenti. La cura: tanta acqua, una polverina ammorbidente e soprattutto più frutta e verdura — un’impresa titanica con una bambina che ha ereditato dal padre l’odio ancestrale per il minestrone.

Nel frattempo Alessandro ha vissuto la stessa emergenza con Mila, ma in forma diversa: la piccola si è bloccata con la cacca durante lo spannolinamento. “Mi fa male il culetto,” piange, e sono giorni di stallo. Veronica compra 100 stick per analisi delle urine, quelli che immergi e in un secondo ti dicono se ci sono batteri. Alessandro li consiglia anche a Roberto: scoperta dell’uovo di Colombo per genitori ansiosi.

La giornata più infernale di Roberto arriva quando deve andare con Caterina dalla pediatra a Fuscaldo. Luisa gli fa prendere una strada diversa per evitare i tornanti, trovano sensi unici e blocchi infiniti, Roberto si imbestialisce, e nell’inversione striscia 2 macchine una dietro l’altra. Venti anni di patente immacolata, addio. Il primo danneggiato chiede 200 euro contanti. L’assicurazione? Per un danno di 200 euro, maggiorazione di 96 euro ogni 6 mesi per 5 anni. Paga cash, bestemmia in silenzio, e si consola con le parole del suocero: “Il danno era se l’avevi messo sotto un cristiano.”

Rocco vive un mese di montagne russe emotive. Il lavoro è massacrante — dalle 9 alle 19, consulenze, tribunali, corse fra Monte Porzio Catone e Roma — e le sere sono vuote e tristi. “Sono tempi stupidi che non riesco a riempire,” confessa, e la stanchezza si trasforma in attacchi d’ansia. Ma la casa nuova procede: la cooperativa ha svuotato tutto, e un costruttore gli ha detto che in 2 mesi può finire i lavori. L’obiettivo è giugno-luglio. Poi arriva il preventivo degli architetti. Federico e Check mandano una mail da 11.800 euro per disegnare un bagno. “Ci hanno messo ogni puttanata possibile,” esplode Rocco. “Visuale in 3D col colore delle mattonelle, interior design, accompagnamento negli showroom 2-3 eventi.” Sei settimane solo per il progetto di un bagno. Alessandro legge il preventivo e resta senza parole. Roberto, nella sua diplomatica cautela, suggerisce che forse Check non sapeva, forse ha firmato senza leggere. Ma la delusione è profonda: “È vero che con gli amici non bisogna mai parlare di soldi.” Rocco alla fine risponde con eleganza: “Grazie mille, siamo molto lontani sia come costi che come tempi.” E va avanti con Castagna.

La bella notizia per Rocco arriva dal Consiglio dell’Ordine degli Psicologi, dove doveva presentarsi per una vecchia questione disciplinare. Dopo le domande del presidente e dell’avvocato, 5 minuti di Camera di Consiglio e il verdetto: caso archiviato, nessuna sanzione. “Si continua come prima, yeah, evviva.” Alessandro lo avverte: “Occhio, potrebbero farti trovare una testa di cavallo mozzata sul letto.”

Roberto, intanto, sprofonda nella monotonia esistenziale. Racconta ai suoi amici una routine che è un mantra ipnotico di sopravvivenza: alzarsi, andare al lavoro, tornare, crollare dal sonno, ripetere. Non riesce più a svegliarsi alle 3 per i suoi hobby, crolla vestito a mezzanotte dopo aver messo a letto Caterina, si sveglia alle 4 confuso. “Mi sto spegnendo piano piano?” chiede, e la domanda non è retorica. Non può comprare una PS5 perché non si trova, non può comprare una scheda video perché i prezzi sono folli, non può comprare neanche gli ultimi 2 volumi dell’Attacco dei Giganti perché sono esauriti. “Non c’è sfogo,” ripete. “La monotonia è la morte del rapporto di coppia.” Arriva persino a considerare l’acquisto compulsivo di uno Xiaomi Poco X3 Pro a 199 euro, un telefono che non gli serve assolutamente a nulla, solo per sentire l’ebbrezza dell’acquisto. “Chiedo a voi, che posso comprare? Intorno ai 150-200 euro?” La disperazione dello shopping terapeutico in zona rossa.

Rocco, che combatte la stessa guerra, l’ha risolta comprando una PlayStation 5 e giocando a Demon’s Souls guidato dal collega Mirko via condivisione schermo. Ma anche lui ammette: “Le serate sono diventate proprio difficili.” La solitudine pesa, Silvia c’è il venerdì e sabato ma “un chiodo non scaccia un chiodo.” Il giardino della casa nuova lo rigenera — tagliare piante, raccogliere foglie — ma non basta.

Alessandro, dal canto suo, ha trovato rifugio in una scoperta mattutina: sveglia alle 6, tutti dormono, caffè e Picard su Amazon Prime. La serie lo rapisce: “Sembra quasi di leggere un romanzo di fantascienza degli anni 50 di Asimov.” Si fa una maratona in pochi giorni, finisce tutte le 10 puntate, e la consiglia con una passione che contagia Roberto: “Mi hai venduto la visione con queste 2 parole.” Roberto giura che si alzerà presto anche lui per guardarla, ma sappiamo tutti come andrà.

Nel frattempo la discussione sull’Attacco dei Giganti prosegue fra chi l’ha vista (Roberto e Rocco, entusiasti della quarta stagione) e chi si è fermato alla terza con un “prolasso fino giù ai piedi” (Alessandro). Roberto difende l’anime con una passione insolita: “In 30 anni di cartoni giapponesi, qui c’è un lavoro certosino. È una denuncia contro le guerre, il razzismo, l’ottusità. Io ho iniziato a vederla perché ci stavano i giganti che mangiavano gli esseri umani. E poi dietro c’è veramente una storia.”

Il mese si chiude con una scena degna di un film: a Guardia, dal balcone di casa, Roberto e Luisa assistono alla retata dei carabinieri contro i ragazzini che giocano a pallone nel campetto del mercato coperto pericolante. Dopo settimane di osservazione — i ragazzini che scavalcano il muretto, si arrampicano sulla struttura crollata per recuperare il pallone, si siedono sotto il porticato che potrebbe venir giù da un momento all’altro — arriva una pattuglia. Fuggi fuggi generale, scena da film, 4 ragazzini acchiappati, genitori convocati, e il dettaglio comico perfetto: il cugino di Luisa viene a riprendere il figlio, e di mestiere fa il poliziotto. Luisa ora teme ritorsioni — “mo’ diranno che siamo stati noi a chiamare i carabinieri” — e Roberto la rassicura con il tatto che lo contraddistingue: “Se me toccano qualcosa, li ammazzo.”

Ma l’ultimo giorno di marzo riserva la scena più inquietante del mese. Veronica torna da scuola e racconta ad Alessandro cosa è successo. Una ragazzina brillante, tutti 10, ha avuto un violento attacco di panico. Veronica va a parlarle e la bambina confessa: “Professoressa, io non ho un attacco di panico inconsapevole. Io lo so perché. Io vedo una cosa che mi segue. Anche oggi l’ho visto sopra l’armadio. Non pensavo che arrivasse fino a scuola.” E nella stessa classe, lo stesso giorno, un ragazzino ha lanciato astuccio e zaino contro la lavagna urlando “non mi prenderete, non mi porterete via” mentre lottava a terra con qualcuno di invisibile. Alessandro non ci dorme la notte. Roberto si “caga in mano” e chiede una spiegazione razionale. Rocco, lo psicologo del gruppo, offre una prospettiva che non tranquillizza nessuno: “Il cervello può dire che c’è qualcosa anche se l’occhio non lo vede. Questo non vuol dire che quel qualcosa non ci sia.” E poi aggiunge, con un sorriso che è metà scienza e metà brivido: “Non vedo l’ora che il preside mi inviti all’inaugurazione della libreria. Mi presenterò col mio trench stile Ghostbusters.”