Tutto era cominciato, naturalmente, con il pesce d’aprile. Sandrino si era svegliato con quello spirito pericoloso che, nei giorni normali, produceva battute; il primo aprile, invece, diventava un’arma chimica. Appena aperti gli occhi aveva scritto in chat una dichiarazione di guerra: quel giorno non si sarebbe salvato nessuno. Rocco, che aveva ancora traumi irrisolti per qualche scherzo dell’anno precedente, lo aveva pregato di non ripetere la storia della PlayStation rotta. Sandrino, con la calma di chi sta per commettere un crimine ben studiato, aveva risposto che no, quell’anno sarebbe stato molto più sottile. E infatti aveva iniziato a seminare il panico con un metodo più raffinato: una notizia vera fatta passare per bufala, poi una bufala raccontata con la serietà di un telegiornale. Nel giro di poco il Custode era già entrato nel vortice della confusione, chiedendosi ad alta voce se per caso quella cosa non fosse davvero successa. A quel punto Sandrino aveva lasciato che il dubbio maturasse, gonfiandosi in silenzio fino al momento in cui gli altri avevano capito di essere stati presi in giro. Ma ormai era tardi: la faccia l’avevano già persa.
Il primo episodio davvero memorabile del mese, però, lo aveva regalato Rocco con il resoconto della sua cena romantica, che romantica era stata più o meno quanto una tassa comunale. L’aveva raccontata come si raccontano le tragedie familiari: due piatti su quattro sbagliati, il vino servito caldo come se fosse stato lasciato sul termosifone, e un conto finale che sembrava includere anche l’affitto del locale. Sandrino, ovviamente, non aveva resistito e gli aveva chiesto se nel totale gli avessero addebitato pure i piatti dei tavoli vicini. Rocco, senza perdere il tono offeso, aveva risposto che probabilmente avevano contato pure le sedie. Ed era già chiarissimo che il mese avrebbe preso quella piega lì: piccole disgrazie quotidiane trasformate, grazie alla chat, in epopee da raccontare per giorni.
Subito dopo era arrivato il turno del Custode, che si era presentato in scena con uno dei suoi drammi fisici da uomo ancora convinto di avere vent’anni, ma ormai tradito dal corpo come una Panda del ’92. Si era piegato per raccogliere il telecomando e in quel momento qualcosa, dentro la sua schiena, aveva deciso di interrompere i rapporti diplomatici col resto dell’organismo. Era rimasto bloccato in una posizione umiliante, a metà tra un inchino e una richiesta di soccorso. Sandrino, da parte sua, non gli aveva concesso neppure mezzo secondo di compassione: gli aveva detto che era semplicemente l’età, che ormai si rompeva a pezzi come le macchine d’epoca, e che forse era arrivato il momento di ingrassare le giunture.
Sul fronte tecnologia, invece, Sandrino era diventato il solito sportello consulenze non richiesto ma puntualmente interpellato. Bastava che qualcuno nominasse un telefono e lui partiva con la scheda tecnica completa, come se vivesse in un magazzino Amazon. Quando Rocco aveva detto che cercava uno smartphone con una buona batteria, Sandrino aveva avviato il catalogo umano: un modello con 4.500 mAh e una fotocamera tutto sommato onesta, un altro con 5.000 mAh ma il peso specifico di un ferro da stiro, un terzo con uno schermo ottimo ma abbastanza incline a impuntarsi da meritare il volo dalla finestra alla prima esitazione. Il Custode lo aveva definito un’enciclopedia vivente. Sandrino, ovviamente, aveva corretto l’immagine: sì, ma senza polvere.
In quel clima già abbastanza compromesso era nata anche una gara di cucina casalinga, una di quelle idee che all’inizio sembrano geniali e dopo tre minuti si rivelano insostenibili. Sandrino aveva proposto un tema apparentemente semplice: piatto unico che sazia e faccia scena. Da lì erano partite le solite derive creative. C’era chi proponeva una carbonara di mare, già di per sé abbastanza illegale da richiedere l’intervento delle autorità. Qualcun altro aveva rilanciato con una pizza al kebab, dimostrando che il gusto non sempre coincide con il senso del limite. Sandrino, sentendosi ormai lanciato, aveva provato ad alzare il livello immaginando una cena a tema fantascienza, con piatti di Star Wars e Star Trek e nomi ridicoli ma gloriosi: la pasta Morte Nera, il dessert Warp 9, magari anche un antipasto Jedi servito su piatti metallici. Alla fine della proposta era calato un silenzio talmente eloquente da sembrare una sentenza. Poi Rocco aveva fatto l’unica domanda sensata: sì, ma chi cucina? E lì il progetto era morto, con la stessa dignità con cui muoiono le idee troppo belle per sopravvivere alla logistica.
A metà mese Sandrino era finito in trasferta per lavoro, ma anche lì aveva mantenuto il suo solito approccio spirituale alle responsabilità professionali. Quando il Custode gli aveva chiesto se almeno quel giorno avrebbe smesso di raccontare storie, Sandrino aveva chiarito immediatamente che quella non era una trasferta lavorativa: era una missione gastronomica con impegni secondari. Aveva già mappato tre trattorie strategiche per il pranzo, individuato priorità, definito tappe e obiettivi. Il lavoro, semmai, sarebbe rimasto sullo sfondo come dettaglio accessorio. Il cibo, invece, era chiaramente il centro morale dell’operazione. E in fondo nessuno si era stupito: era esattamente il tipo di filosofia che da lui ci si aspettava.
In mezzo a tutto questo era spuntato anche un episodio da commedia surreale, quando un vicino si era presentato alla porta con una lamentela che avrebbe meritato una registrazione ufficiale. Con estrema serietà aveva sostenuto che il Wi-Fi di Sandrino disturbasse la sua televisione. Non era una battuta. O almeno, non volontariamente. Il vicino ci teneva a precisarlo, forse intuendo che una frase del genere, una volta pronunciata, smette automaticamente di appartenerti e diventa patrimonio dell’umorismo altrui. Sandrino, infatti, non aveva potuto far altro che ridere. E probabilmente aveva ragione lui.
Poco dopo era arrivato anche il dramma domestico della lavatrice, che aveva deciso di bloccarsi a metà ciclo come un sindacalista esasperato. Sandrino l’aveva annunciato in chat con il tono di chi descrive un sequestro di persona: dentro c’era tutta la sua biancheria preferita, intrappolata nell’oblò come ostaggio di una macchina ribelle. Rocco aveva suggerito di tentare con un’offerta sindacale, il Custode con un esorcismo. Nessuna delle due proposte sembrava particolarmente più assurda dell’altra, il che diceva molto sia sulla situazione sia sul livello medio delle soluzioni offerte in quella chat.
Sul fronte dell’intrattenimento, come sempre, le discussioni non mancavano. Si parlava di film, serie TV, videogiochi, piattaforme streaming e di tutto ciò che poteva essere amato, criticato o demolito con convinzione. A un certo punto Sandrino si era lamentato del fatto che Netflix avesse rimosso una serie che stava seguendo. Rocco aveva reagito con rassegnazione, spiegando che ormai era normale. Ma Sandrino non era affatto disposto a considerarlo normale: lui pagava, quindi pretendeva stabilità, permanenza, rispetto e possibilmente anche un minimo di decenza contrattuale. Non si trattava di una serie. Si trattava di principio.
Ogni tanto qualcuno provava anche a trascinare il gruppo verso giochi di ruolo o esperienze più lunghe e strutturate, ma il problema era sempre lo stesso: il rapporto tra entusiasmo teorico e voglia reale di impegnarsi. Quando il Custode aveva provato a vendere un gioco con l’argomento rassicurante che durava solo otto ore, Sandrino aveva risposto come se gli avessero proposto una maratona nel deserto. Otto ore non gli sembravano “solo”. Dopo due ore, per i suoi standard, doveva già esserci almeno un film, una pausa e un gelato.
Il picco gastronomico del mese era arrivato grazie alla lasagna di Veronica. Rocco, in modalità ufficio controllo qualità, aveva subito chiesto una foto come prova dell’evento, altrimenti non sarebbe stato disposto a credere a nulla. Quando la foto era comparsa in chat, il Custode aveva commentato con amarezza poetica che era come guardare un film in 4K possedendo ancora un televisore a tubo catodico. Una frase che, oltre a esprimere invidia culinaria, restituiva bene il senso di frustrazione che si prova davanti a una cosa bellissima che non si può assaggiare.
Poi si era iniziato a parlare del ponte del 25 aprile, che come sempre aveva scatenato il solito dibattito nazionale in miniatura. C’era la fazione del mare, quella della montagna, e naturalmente la corrente del Custode, che proponeva il divano come destinazione definitiva dell’anima. Sandrino, invece, aveva avanzato una delle sue soluzioni apparentemente moderate ma in realtà truffaldine: una scampagnata leggera, aveva detto, fatta di una ventina di chilometri a piedi e un pranzo da tremila calorie. Il Custode, con la lucidità dell’uomo che ha capito dove sta l’inganno, aveva chiarito subito che lui sarebbe stato disposto a presentarsi solo per il pranzo.
Verso la fine del mese si era materializzato anche il classico dramma informatico. Il PC del Custode si era bloccato per due giorni dopo un aggiornamento di Windows, evento che nella sua vita aveva più o meno la stessa gravità di un’invasione barbarica. Alla domanda su cosa avesse fatto, la risposta era stata ovviamente la più odiosa di tutte: niente di speciale, solo un aggiornamento. Sandrino aveva provato a guidarlo con qualche istruzione tecnica, ma alla fine, fedele alla sua poetica, aveva chiuso il supporto con una soluzione molto più spirituale che informatica: se il computer non si fosse ripreso, tanto valeva battezzarlo e cambiargli nome, così magari avrebbe creduto di essere nuovo.
Nel frattempo le conversazioni continuavano a popolarsi di gadget, smart band e dispositivi vari. Lo Smart Band Talk, con la sua autonomia quasi miracolosa, era diventato un punto di riferimento fisso in ogni confronto. Ogni nuovo oggetto veniva valutato attraverso domande sempre più specifiche: ma ha la batteria di quello? La fotocamera dell’altro? Il display com’è? E Sandrino, come sempre, tirava una linea netta: se non è veloce, è inutile. Una filosofia semplice, brutale e perfettamente coerente.
La chat andava avanti così, tra aggiornamenti quotidiani, piccole catastrofi domestiche e cene raccontate come se fossero atti notarili. Rocco portava le sue disavventure da ristorante o da vita vissuta, il Custode si faceva regolarmente male nel tentativo di compiere azioni elementari, e Sandrino combatteva con elettrodomestici animati da una volontà propria. La lavatrice, dopo l’episodio dello sciopero, era rimasta leggenda per giorni. Quando Rocco gli aveva chiesto se almeno fosse riuscito a liberarla, Sandrino aveva risposto di sì, ma con il sospetto che da quel momento l’elettrodomestico lo guardasse male.
Anche il cibo, come sempre, occupava un posto centrale. Ogni foto di un piatto diventava un evento pubblico. Partivano commenti, analisi, consigli, richieste di ricetta e tentativi di replica destinati quasi sempre al fallimento. Le lasagne di Veronica, per esempio, erano finite rapidamente nel pantheon delle cose desiderabili ma difficilmente replicabili. Quando il Custode aveva ammesso che il suo tentativo era venuto fuori come una mattonella, Sandrino gli aveva risposto che allora, in fondo, la ricetta era stata seguita alla perfezione.
Gli scherzi, del resto, non mancavano mai. Bastava una frase sbagliata, una disavventura raccontata con troppa sincerità, un problema tecnico o una cena storta, e partiva immediatamente la raffica di battute. Quando Rocco condivideva una delle sue sfortune, gli altri intervenivano con l’entusiasmo di chi ha finalmente ricevuto materiale nuovo. Quando il Custode aveva un problema informatico, la chat si trasformava nella sua assistenza clienti personale, con l’unica differenza che il servizio lo prendeva in giro molto più di quanto lo aiutasse davvero.
Il pesce d’aprile, alla fine, era stato solo il prologo perfetto di un mese in cui ogni giornata offriva un pretesto per colpirsi con una frecciata, distribuire consigli non richiesti o trasformare l’ennesima sciocchezza quotidiana in una storia degna di essere raccontata. E in mezzo a tutto questo c’era sempre Sandrino, che lanciava progetti improbabili, commentava qualsiasi notizia con la serietà di chi sta tenendo una conferenza stampa e infilava battute ogni volta che vedeva uno spiraglio utile. In pratica, il solito mese normalissimo.