Agosto 2015 si aprì con quel tipo di malinconia che arriva sempre alla fine delle vacanze, quando il sole è ancora alto ma l’anima sa già che la pacchia è finita. Il Custode fu il primo a ufficializzare la tragedia con una frase che conteneva tutto il dolore dell’umanità lavoratrice: «E via, si torna…». Quelle tre parole sospese nel vuoto raccontavano più di mille romanzi sul ritorno alla scrivania dopo settimane di mare, birrette e sonnellini pomeridiani.
Sandrino, invece, giocò subito d’anticipo. Giovedì avrebbe lavorato e quindi niente festeggiamenti al Federale, niente brindisi ufficiali, niente serata da compleanno con eccessi alcolici. Solo una cena tranquilla con madre e fratello. Però, precisò subito, da bere avrebbe offerto lui a tutti. Era un gesto nobile, ma accompagnato da una piccola annotazione da archivista rancoroso: a memoria sua, né Rocco né il consiglio direttivo degli amici gli avevano mai offerto nemmeno un bicchiere d’acqua nei rispettivi compleanni. Non era una polemica, sia chiaro. Solo un promemoria storico.
Nel frattempo il Custode parlava dalla linea del fronte calabrese, cioè dalle strade di Scalea. Le vacanze avevano portato il loro frutto più tipico: i bagnanti. Non i turisti eleganti e discreti, ma la versione più folkloristica dell’umanità vacanziera, quella che si muove in gruppi confusi come greggi con il GPS guasto. Gente che cammina in mezzo alla strada, dietro alle macchine, accanto alle moto, davanti agli autobus e probabilmente anche dentro i sogni degli automobilisti esasperati. Dal volante il Custode commentava con quella calma filosofica che precede sempre una bestemmia: se avete la macchina, perché guidate a trenta all’ora?
Fortunatamente la natura, ogni tanto, compensava. In mezzo al traffico comparivano anche presenze femminili di un certo livello estetico, diciamo così. Non tutte, certo, ma alcune decisamente notevoli. Questo rendeva i tragitti più lunghi e più interessanti allo stesso tempo: il viaggio di trentacinque minuti rischiava sempre di raddoppiare, tra un clacson e un colpo d’occhio strategico.
Il giorno dopo la situazione non migliorò. Scalea sembrava una scena tagliata da un film sugli zombie balneari: orde di turisti sbandati che attraversavano le strade con la stessa determinazione di figuranti usciti da The Walking Dead, solo con più infradito e meno dignità cinematografica. Il Custode combatteva al volante con il caldo, con il traffico e con un’aria condizionata che si rifiutava di accendere per non perdere cavalli motore. «Se la attacco perdo quindici cavalli» spiegava con serietà tecnica, come se stesse parlando di una monoposto di Formula 1 e non di una macchina piena di sabbia.
Rocco, nel frattempo, era fermo in macchina con Leonardo in modalità padre zen, aspettando Margherita dal medico. Il piccolo salutava il mondo con una raffica di suoni incomprensibili – «gno gno gno gno» – che nel linguaggio infantile significavano probabilmente qualcosa di molto affettuoso, tipo “ciao Custode”.
Sandrino invece si preparava alla grande esperienza culturale del Palio di Artena. Aveva fatto scorta di acqua al Lidl, perché la civiltà moderna insegna che anche alle feste popolari bisogna arrivare equipaggiati come per una spedizione nel deserto. Il programma della serata era semplice e realistico: porchetta, birra e osservazione antropologica del luogo.
Il vero problema della giornata, però, restava la PlayStation. Watch Dogs, secondo il Custode, era una tragedia videoludica. Una merda, lo disse proprio con quella delicatezza. Sandrino concordava e suggeriva a Rocco una soluzione molto più sensata: costume, bagno e mare. Perché continuare a giocare a un gioco brutto quando fuori c’è l’estate?
Nel frattempo si faceva strada anche un’altra osservazione: Sandrino, rasato e tatuato, stava assumendo un aspetto inquietante. Il Custode lo descrisse come uno skinhead nazischinna, con l’affetto che si riserva agli amici quando diventano improvvisamente irriconoscibili.
Il giorno successivo il Custode salutò tutti con un messaggio stanco ma carico di speranza: la giornata di lavoro era stata devastante, ma ormai mancava solo un ultimo appuntamento e poi sarebbero iniziate le ferie vere. Intanto Sony Sandrino aveva già diffuso la lista dei giochi del mese su PlayStation Plus, con entusiasmo da ambasciatore ufficiale del gaming. Tra i titoli spiccavano Lara Croft and the Temple of Osiris e Limbo, che il Custode stava già giocando con entusiasmo crescente.
A un certo punto però arrivò il blackout. Non metaforico, ma digitale. Il credito internet era finito senza preavviso, e in pochi secondi il Custode passò dalla connessione illimitata al deserto tecnologico. Solo quando arrivò a Cetraro riuscì a ricaricare e a tornare nel mondo civile, inviando subito un messaggio agli amici per rassicurarli: era sopravvissuto.
Appena uscito dal bar con cappuccino freddo e cornetto, però, il destino gli tese una trappola perfetta. Una sfilata di ragazze notevoli passò davanti al locale esattamente mentre lui aveva appena girato le spalle. Provò a fare il giro dell’isolato, ma era impossibile parlare al gruppo e fare stalking nello stesso momento con la necessaria concentrazione.
Cetraro era piena. Guardia anche. Ma Cetraro di più. E la pista ciclabile di Scalea era diventata una passerella per runner in reggiseno sportivo. Il Custode iniziò a valutare seriamente l’idea di correre. Non per motivi di salute, sia chiaro. Più per motivi visivi.
Il 6 agosto arrivò il compleanno di Sandrino e con lui il titolo onorifico di uomo blackout, perché aveva superato il Custode nel numero di sparizioni digitali. Rocco, reduce da una notte in cui Leonardo aveva urlato “mamma” per un’ora intera, riuscì comunque a fare gli auguri all’amico con affetto sincero.
Sandrino, da parte sua, accettò con dignità il fatto di essere a meno uno dai quaranta. Aveva appena finito Limbo e stava per ricevere il regalo perfetto: GTA V. Un’estate di gaming era ufficialmente garantita.
Ma mentre uno festeggiava, al lavoro del Custode scoppiava il caso della scarpa fantasma. Una scarpa da centosettanta euro era sparita dal magazzino. Quattro dipendenti, una scarpa rossa e un’accusa sospesa nell’aria. Il Custode reagì con il suo consueto equilibrio diplomatico: se pensate che l’abbia rubata io, ognuno per la sua strada.
Il giorno dopo arrivò la soluzione degna di un episodio di CSI Calabria: la scarpa non era stata rubata. Era stata venduta. Annotata su un taccuino ma mai registrata nel sistema informatico. Un metodo gestionale che apparteneva più al Medioevo che al commercio moderno.
Il capo, Marco, però aveva già deciso che il colpevole fosse Luca. Non per prove concrete, ma per percezioni. Addirittura raccontò che il padre defunto gli era apparso in sogno dicendo che le ultime assunzioni erano state una catastrofe. Una teoria investigativa difficile da contrastare, soprattutto quando include interventi dall’aldilà.
Il Custode cercò di riportare il discorso su un piano logico, ma i sogni dei morti, a quanto pare, avevano più autorità delle prove. Alla fine la scarpa riapparve. Era stata venduta davvero. Tutto risolto? Non proprio. I sospetti restavano.
E il nome della scarpa, come se il destino avesse deciso di fare umorismo nero, era ADIZERO ADIOS BOOST. Adios, appunto.
Nei giorni seguenti l’umore oscillò tra piccoli drammi e piccole comicità quotidiane. Un amico del gruppo era stato lasciato dalla moglie e Sandrino si offrì di sostenerlo nel modo più onesto possibile: con una birra.
Il caldo restava feroce, i telefoni bollivano sotto il sole e il Custode continuava a muoversi tra cappuccini ghiacciati, giostre anni Ottanta e orde di turisti rumorosi.
Poi arrivò una tempesta improvvisa a Velletri. In poche ore la temperatura crollò da trenta a diciannove gradi e Rocco si trovò a guidare sotto un acquazzone apocalittico con Leonardo in braccio, convinto che quella potesse essere l’ultima comunicazione prima della fine.
In Calabria, invece, non cadeva una goccia. Solo caldo da forno crematorio. Il Custode invocava la pioggia come un contadino disperato.
Nei giorni successivi la routine di Scalea tornò a dominare la scena: internet che non funzionava, negozi pieni di clienti e il Custode condannato alla sua mansione più temuta, la guardia ai camerini.
Le descriveva come orde barbariche urlanti e sudate, con un accento partenopeo che gli martellava i timpani. Ma anche lì, tra un cliente e l’altro, apparivano figure femminili talmente notevoli da sembrare allucinazioni.
Nel frattempo il matrimonio del Custode iniziava a prendere forma concreta. Preventivi, fotografi, musicisti, spettacoli. Venti mila euro di preventivo iniziale che sembravano crescere ogni giorno come una creatura mitologica alimentata da bonifici.
Il fotografo chiedeva mille seicento euro per l’album e seicento per un video di quindici minuti. Il Custode faceva i conti come un ragioniere in guerra: prezzo al minuto quasi da avvocato penalista.
Gli amici suggerivano soluzioni creative, tipo girare il video con i cellulari e montarlo su iMovie.
Intanto la nuova smart TV gli aveva aperto un mondo: YouTube sul televisore era diventato il suo paradiso domestico. Gameplay, video musicali, interviste a Kojima. Un universo intero sul divano.
Ma la tentazione vera restava la scheda video da cinquecento euro per il suo PC da gaming. Ogni giorno il cursore del mouse restava sospeso sul pulsante acquista, in un dramma morale tra matrimonio e tecnologia.
Verso fine mese la storia prese una piega ancora più assurda quando il Custode scoprì che la casa della zia di Luisa era stata affittata a tre viados colombiani. La notizia scatenò immediatamente una raffica di commenti tra stupore, curiosità e risate.
La situazione diventò ancora più comica quando si scoprì che la casa era diventata un punto di ritrovo piuttosto frequentato da visitatori notturni. Il Custode osservava la scena come un documentarista involontario della vita notturna di Guardia.
Intanto la vita nerd del gruppo continuava: The Witcher 3 veniva abbandonato per la sua complessità e sostituito con Diablo 3 e Hearthstone, mentre la scheda video restava l’oggetto del desiderio economico del Custode.
Agosto si chiuse con il ritorno dalle vacanze. Tre chilometri di coda verso Roma, auto cariche e un piccolo pacchetto gastronomico destinato a Sandrino.
Il 31 agosto, infine, il Custode uscì sul balcone e osservò Guardia Piemontese. Il paese si era svuotato. Dopo settimane di caos, traffico, turisti e vita rumorosa restava solo il silenzio.
Per un attimo gli sembrò quasi strano.
Poi bevve il suo cappuccino, guardò il mare in lontananza e capì che l’estate era finita davvero. Ma almeno, pensò, aveva arricchito il vocabolario con un nuovo repertorio di bestemmie. E quello, in fondo, era già qualcosa.