Gennaio 2025: tra ansie volanti, schede video leggendarie e rivoluzioni silenziose

Gennaio si apre con l’aria frizzante del rientro, quel momento in cui le feste si sgonfiano come un palloncino lasciato sul balcone e la realtà bussa alla porta con la delicatezza di un maglio. Roberto è il primo a rompere il silenzio, ancora avvolto nel torpore post-natalizio ma già in fermento creativo: ha scoperto Grok, l’intelligenza artificiale gratuita, e con l’entusiasmo di chi ha trovato il Sacro Graal digitale ci ha composto una canzoncina natalizia per Caterina, usando Suno per metterla in musica. La piccola era al settimo cielo. L’unico problema? Scaricare il brano dal telefono per condividerlo con il cognato si rivela un’impresa degna di un puzzle game giapponese: nessun tasto di download, nessuna opzione di condivisione funzionante. Il miracolo della tecnologia, quando vuole, sa essere un muro di gomma.

Sandrino, intanto, combatte la sua personale guerra sul mercato dell’usato. La sua RTX 4090, messa in vendita su eBay, sta attirando offerte dall’altra parte del globo come un faro nella notte: 1.700 euro dal Giappone, 1.800 dalla Francia. Il tutto mentre gli italiani sui forum di hardware senenziano che una 4090 usata vale al massimo 1.200 euro. Sandrino alza il prezzo a 2.000, con la serenità zen di chi sa di avere in mano il top di gamma in un momento d’oro. Roberto, da cronista tecnologico appassionato, segue i rumor sulle nuove NVIDIA serie 5000 con la dedizione di un analista di Wall Street: la 5080, in uscita il 21 gennaio, sembra una mezza delusione sulla carta — 16 giga di RAM invece dei 24 della 4090, prestazioni in potenza bruta che non la raggiungono — e questo, per chi possiede una 4090, significa una cosa sola: il simbolo dei dollari di Paperone che compare negli occhi. Il valore delle 4090 usate sale, sale, sale.

Roberto però ha un altro pensiero che gli rode dentro come un tarlo: il viaggio a Disneyland Paris. Lui e Luisa sono portatori sani di ansia da viaggio, una condizione che li accompagna come un’ombra. Lei ci lavora con una psicologa da anni, lui se la ingoia tutta. E Google, con la sua sublime sensibilità algoritmica, ha pensato bene di bombardarlo da dieci giorni con notifiche di incidenti aerei: dal disastro in Mozambico al diciassettenne che dirotta un aereo per raggiungere la fidanzata. “Ma mannaggia il bip di Google,” impreca Roberto, “ma vogliono farmi morire?” Il telefono, evidentemente, ha origliato le conversazioni con Luisa e ha deciso che terrorizzarli fosse il servizio più appropriato.

Il piano di viaggio è stato riscritto più volte di una sceneggiatura hollywoodiana: treno da Paola alle 15:00, arrivo a Termini alle 19:05, navetta per Fiumicino, nottata in alberghetto vicino all’aeroporto. Niente sosta a Velletri, niente passaggio da Sandrino per la scheda video. Tutto calcolato al millimetro per placare l’ansia. Tre famiglie insieme, come paracadute emotivo nel caso in cui la Francia si riveli troppo per i nervi dei De Cerreto.

Rocco, dal canto suo, sta affrontando un bivio professionale che lo tiene in bilico tra ambizione e quiete. Si candidano le elezioni dell’Ordine degli Psicologi del Lazio — il più grande d’Italia, con circa 24.000 iscritti — e lui è in lizza per un posto da consigliere e segretario. Il compenso è succulento: circa 30.000 euro annui, che tradotti al netto delle tasse fanno comunque una bella cifra. Due o tre mattine a settimana, la possibilità di ridurre il lavoro a studio, un ruolo di prestigio per almeno quattro anni, probabilmente otto. Ma c’è l’altra campana: quella parte di lui che sogna di rallentare, di stare più vicino a Leonardo e Lavinia, di smettere di fare avanti e indietro tra casa e Roma come una pallina da flipper. “Sono combattuto,” ammette, e lo si sente nella voce. Roberto e Sandrino, in coro, gli consigliano la stessa cosa: scegli te stesso, scegli la famiglia. “Come che caschi, caschi in piedi,” gli dice Roberto con una di quelle frasi che, sotto la patina del custode bonario, nasconde una saggezza genuina.

Rocco si butta anche nella campagna elettorale con l’entusiasmo di chi scopre un mondo nuovo e inquietante: si è fatto i profili Instagram, LinkedIn e Facebook, ha un’agenzia di comunicazione che gli cura i post, rimbalza contenuti con gli altri otto candidati della lista “Cultura e Professione”. La loro battaglia principale? I counselor, quelle figure professionali che secondo Rocco rappresentano una minaccia alla professione dello psicologo. “Lo psicologo non può insegnare a una persona a essere un non psicologo,” tuona con la passione di chi difende una trincea. La questione è seria: scuole private che formano counselor usando competenze psicologiche, creando figure che poi finiscono per rubare lavoro ai giovani psicologi a costi inferiori. Roberto ascolta affascinato, Sandrino annuisce e poi lo punzecchia: “Tu pure dovresti pensare ai soldi, Rocchino.”

Ma c’è un altro evento che segna il mese di Rocco, silenzioso e potente come una rivoluzione interiore: smette di fumare. Il mal di gola gli impedisce di svapare per qualche giorno, e da lì decide di non riprendere più. Lui che fumava la sigaretta elettronica dalla mattina alla sera — letteralmente, comprese le sveglie notturne per fare pipì — si ritrova a combattere contro il vuoto. “La cosa più difficile è il tempo,” confessa. “Prima non avevo tempi morti.” Riempie le ore con Red Dead Redemption 2, con i libri, con qualsiasi cosa non sia nicotina. Dopo sedici giorni, i risultati parlano: il Garmin gli dice che i tempi di recupero dopo l’allenamento di acquagym sono passati da 72 ore a 16. I battiti massimi sotto sforzo sono scesi da 190 a 160. “Ma quanto cavolo fa male la nicotina?” si chiede, quasi incredulo davanti ai numeri. Poi arriva il momento della crisi, verso il ventesimo giorno, un pianto liberatorio che lui stesso definisce catartico: “Mi sono messo a piangere perché sentivo che il mio modo di pensare non era quello che doveva essere.” Il giorno dopo, per la prima volta, pensa alla sigaretta elettronica e sente solo disgusto. Roberto gli dedica parole commosse: l’immagine di Rocco che si alza nel cuore della notte, infreddolito, per fumare sette minuti al buio lo ha colpito profondamente. Sandrino esulta: “Bravo Rocchino, bravo, bravo, bravo!”

Nel frattempo, Rocco ha introdotto la casa alla magia degli anime e delle serie TV tramite il suo nuovo iPad di decima generazione, che ha sostituito il cellulare come schermo da visione serale. “Visivamente una spanna avanti,” sentenzia, e si tuffa nella seconda metà di Dungeon Food con entusiasmo crescente. “Bello, bello, bello,” ripete come un mantra dopo ogni sessione, pentendosi delle prime impressioni tiepide. Sta anche ascoltando i libri di Drizzt Do’Urden — l’undicesimo volume lo ha trovato fiacco come un cavallo stanco, “una marchetta” secondo il suo verdetto — e ha ricominciato The Expanse con il quarto libro, Cibola Burn, esaltandosi per le stagioni di storia che ancora lo aspettano oltre la serie TV.

Roberto torna da Disneyland Paris trasformato. “Confermo, sottoscrivo col fuoco, col sangue e tutto quanto disse Sandrino ai tempi,” proclama. Caterina al settimo cielo di più, lui divertito come un bambino, Luisa mediatrice tra l’entusiasmo e il portafoglio: una bottiglietta d’acqua San Pellegrino pagata 7 euro in albergo. Ma il racconto del viaggio si intreccia con una nota più seria: Luisa deve andare a Pavia per i controlli sulla mastocitosi. Non faceva accertamenti dal periodo pre-pandemia, e ultimamente i dolori alle ossa si fanno sentire, i problemi allo stomaco peggiorano, il principio di osteopenia preoccupa. La data del day hospital è caduta per fortuna dopo il ritorno da Parigi, non durante. Luisa sale a Milano dal fratello, e Roberto resta solo con Caterina per la prima volta in otto anni. La prima notte va bene: un po’ di nostalgia della mamma, poi la piccola si addormenta abbracciata a papà.

Al rientro, Roberto scopre che la Calabria ha subìto una tempesta biblica durante la sua assenza: alberi sradicati, cartelloni d’acciaio divelti, secchioni dell’immondizia volatilizzati dal vento. I suoi balconi sono devastati, il comprensorio è un campo di battaglia. La corrente saltava ogni minuto durante le notti di burrasca, Caterina spaventata dal vento che urlava come un pazzo. E i vicini torinesi del piano di sopra si ritrovano con la siepe finta in plastica che pende dal loro balcone fino alla ringhiera di Roberto, pericolosamente vicina allo sfiato della caldaia. Lui prova a staccarla, non ci riesce, e con la saggezza di chi ha già abbastanza guai lascia un messaggio alla governante.

Sandrino vive il suo gennaio in un limbo videoludico che lo tormenta come un’astinenza da sostanze. Non gioca da un mese e mezzo a nulla di serio, l’ultimo titolo è stato Indiana Jones non finito. È quel periodo dell’anno in cui il PC lo annoia e vorrebbe una console portatile, ma il mercato è un deserto: la Switch 2 non arriverà prima di aprile-maggio, i nuovi handheld con chip AMD Strix Halo sono ancora promesse su carta. L’unico gioco a cui mette mano è Animal Crossing con Mila, 45 minuti un giorno sì e uno no, e nei giorni di pausa si collega lui per raccogliere materiali e mandarle regalini per posta. L’uomo che ha posseduto una 4090 ridotto a raccogliere legna virtuale su un’isola di animaletti: la nemesi del gamer.

La questione del tempo di gioco di Mila accende un dibattito tra i tre amici. Sandrino chiede: 45 minuti ogni due giorni sono troppi? Roberto racconta che Caterina gioca forse un’ora a settimana, sempre sotto la sua supervisione, e che il vero problema con Roblox è il motore di ricerca che tra un gioco di ballerine e l’altro infila immagini di mostri, e la sindrome da YouTube — tre secondi a un gioco e subito a cercarne un altro, stimolati dall’infinità di opzioni. Rocco tranquillizza: i suoi hanno un limite di un’ora e un quarto sulla Switch, e per il resto giocano insieme ai giochi Lego senza troppi paletti. La conclusione unanime è che Sandrino non ha nulla di cui preoccuparsi.

Il trittico di robot di Sandrino è finalmente completo. Mazinga Z, Grande Mazinga e Goldrake — con la scatolona degli accessori per il disco volante, il sottomarino e la trivella — troneggiano in casa come una sacra trinità del nerdismo anni ’80. La scatola degli accessori è esaurita ovunque e destinata ad aumentare di valore, soprattutto con la RAI che ritrasmetterà Goldrake. Veronica, però, non entra in sintonia con l’evento: non vuole vedere gli accessori, non vuole vedere le armi. Roberto suggerisce solenne: “Più che trittico, comincia a chiamarla la Trinità, così anche Veronica capirà il valore e la possanza di quello che hai esposto.”

Poi Sandrino fa il colpo del mese: si compra una stampante 3D a 200 euro, più 100 di accessori e filamenti, su consiglio dell’amico Frenk. L’obiettivo dichiarato è stampare pezzi di ricambio per casa — il saltarello del lavello che si è rotto e ha richiesto 30 euro per un pezzo di plastica micragnoso — ma l’obiettivo reale, quello che fa brillare gli occhi, sono le miniature. Roberto esige immediatamente una miniatura ultra cazzuta entro il suo compleanno. Rocco vuole venire a vederla. Veronica, prevedibilmente, non è assolutamente d’accordo. La stampante diventa il nuovo oggetto del desiderio e del contendere.

La vendita della 4090 si chiude a fine mese a 1.800 euro, e Sandrino punta ora al vero obiettivo: una 5090 a prezzo di listino. Il tentativo di accaparrarsi una 5080 Founder Edition il 30 gennaio si risolve in un nulla di fatto — le schede appaiono disponibili per pochi minuti, i forum esplodono di insulti contro NVIDIA, poi qualcuno riesce a metterle nel carrello e parte il coro di “Brava NVIDIA che hai fregato gli scalper.” Roberto, che dal lavoro non può toccare il cellulare, legge tutto in tempo reale sul forum di Hardware Upgrade e si rammarica di non aver potuto avvisare Sandrino in tempo. Nel frattempo, avvia finalmente la spedizione della sua vecchia 3070 Ti: scatola originale, pluriball trovato in ufficio all’ultimo momento, etichetta stampata il giorno dopo, punto di ritiro a Scalea. Una staffetta tecnologica tra amici che attraversa lo Stivale.

Il mese si chiude con due scoperte culturali che elettrizzano il gruppo. La prima è Scissione su Apple TV+, che Sandrino inizia con scetticismo olimpico — “lenta come una tartaruga, non succede nulla” — per poi ammettere, puntata dopo puntata, che il mistero lo divora. Roberto, con la psicologia inversa che Sandrino stesso gli attribuisce, si fionda a guardarla proprio perché l’amico l’ha stroncata, e ne esce estasiato: “Non mi creava un senso così di mistero e inquietudine dai tempi della prima stagione di Lost.” La seconda è DeepSeek, l’intelligenza artificiale cinese che fa crollare NVIDIA in borsa del 19% in un giorno e mette in subbuglio Silicon Valley. Microsoft e Meta si affrettano a studiare il fenomeno, mentre Sandrino analizza le implicazioni geopolitiche con lucidità: “La speranza è che faccia abbassare un po’ la cresta a NVIDIA.” E poi la nota comica: DeepSeek, essendo cinese, se le chiedi di Piazza Tienanmen risponde che non è successo niente. La censura come feature, non come bug.

Roberto, intanto, fa i conti con la carta d’identità a Guardia Piemontese — dove servono il sindaco, due impiegate di cui una detta e l’altra digita, e una pazienza biblica — con il televisore del 2015 che mostra macchie violette, con la sua condizione fisica che lo preoccupa dopo la scalinata di Montmartre (“Sentivo che non avevo più il controllo del mio corpo”), e con la promessa, estorta da Sandrino, di fare almeno mezz’ora di camminata al giorno. Rocco gli si è rotto il frigorifero — una colonna frigo pagata più di 1.000 euro, morta dopo due anni e mezzo — e passa il weekend a fare la spola con il frigo della mansarda e a mettere la spesa fuori dalla finestra di notte per sfruttare il freddo calabrese come sistema di refrigerazione naturale. Il software dell’auto Renault si impalla dopo un aggiornamento OTA, la siepe finta dei vicini pende ancora dal balcone, e Leonardo a undici anni ha più vita sociale di suo padre. “Organizziamoci e andiamoci a fare una cenetta,” propone a Sandrino con la nostalgia di chi sente il bisogno di uscire dal guscio.

Il mese si chiude con Roberto che scopre la stampante 3D di Sandrino in azione — “Madò che figata!” — e con Rocco che registra un video elettorale in cui parla con la sicurezza di un politico navigato: “Non è interessato a lamentarsi ma a portare avanti soluzioni.” Roberto ha i brividi: “Hai il mio voto.” Veronica, ascoltando di sottofondo, commenta acida. Caterina, chiamata a testimoniare, sentenzia con l’innocenza dei suoi otto anni: “Mamma è sempre negativa.” La verità, come sempre, esce dalla bocca dei bambini.