Dicembre si apre con un tonfo acquatico. Rocco, convinto che l’acquagym sia una disciplina per signore in pensione, si presenta alla piscina di Velletri con l’entusiasmo di un crociato al galoppo. Dieci minuti dopo, il suo Garmin segna 188 battiti al cuore — praticamente il ritmo cardiaco di chi sta scappando da un orso. “Sì, che cazzo me frega che sei tutte vecchie,” si dice, lanciandosi in una gara di resistenza che nessuno gli ha chiesto di fare. Il risultato è prevedibile: dopo venti minuti è un relitto umano. Alla fine della lezione, tenta di uscire dalla piscina e scopre che le sue gambe hanno smesso di obbedire ai comandi del cervello. Non riesce ad alzare il piede fino alla scaletta. “Aspettate un attimo perché io non riesco a uscire,” implora, mentre le signore anziane lo guardano con la compassione che si riserva ai cuccioli smarriti. Il costo dell’operazione: 140 euro per 24 ingressi, le gambe di uno zombie, e 363 calorie bruciate. Roberto, ascoltando il racconto, scoppia in una risata che gli fa uscire le lacrime.
Sandrino, intanto, scopre un nuovo amore: Dungeon Food, un anime su Netflix in cui un party di avventurieri decide di cucinare i mostri che ammazza dentro un dungeon. Il racconto che ne fa è una cosa epica, con tanto di trama dettagliata, classificazione delle razze e delle classi secondo il canone sacro di Dungeons & Dragons. Il tutto avviene con Veronica che armeggia in cucina sullo sfondo — lo sferragliare di piatti e posate che accompagna la descrizione di slime e scorpioni cucinati è, a detta di Roberto, “azzeccatissimo, incredibile.” Roberto mette subito il titolo in wishlist, anche se inizialmente lo confonde con “Dungeon Hood,” poi “Dungeon Wood,” prima di arrivare finalmente a “Dungeon Food.” Il custode, dal canto suo, sta divorando Servant su Apple TV Plus, serie prodotta da Shyamalan che lo tiene incollato con il suo format agile di puntate tra i 22 e i 38 minuti.
Nel frattempo Roberto si dedica al bricolage casalingo: monta mobili IKEA, un comodino, uno specchio, e soprattutto una Billy in mansarda dove inizia a sistemare la sua collezione di fumetti. La mansarda si sta trasformando nella sala hobby dei sogni — cambio divano, cambio televisore, il piano di conquista è in atto. Con i bambini si imbarca nella maratona dei classici Disney, ma Basil l’investigatopo lo delude profondamente: si addormenta dopo dieci minuti, e una volta sveglio sentenzia che, a parte le canzoni su Rattigan, “è proprio mezzo sconclusionato.”
Il capitolo auto tiene banco per diversi giorni. Rocco e Silvia stanno valutando una nuova macchina e sono passati a vedere l’Alfa Romeo Tonale, la Dacia Duster nuova e la Kia Sportage. Nessuna convince fino in fondo: la Tonale ha la levetta del cambio piazzata dove stanno i tergicristalli — e mezzo internet conferma che la gente si sbaglia sistematicamente, muovendo i tergicristalli invece di cambiare marcia. La Sportage ha un problema ancora più inquietante: un tizio racconta di aver speso 38.000 euro per la macchina e di essersene sentiti chiedere 12.000 per aggiustarla, con la garanzia che non copre nulla. “Informazioni varie, diciamo che nessuna ci ha convinta fino in fondo,” conclude Rocco con la serenità di chi ha appena letto l’equivalente automobilistico di un racconto dell’orrore.
Rocco entra poi nella sua annuale crisi di bisogno tecnologico natalizio. Il problema è che non sa cosa comprarsi. Il Pixel 7a ha due anni, potrebbe passare a un foldable — il Samsung Fold, il Pixel Fold, il Magic V30 — ma Roberto lo ferma con una predica che sta a metà tra il consiglio fraterno e l’intervento terapeutico: “Per carità Rocco, non comprarti un cellulare. Tu hai evidenti problemi con i cellulari. Ti ricordo che ci hai incensato l’acquisto del Flip perché doveva disintossicarti.” Il Flip, in effetti, è finito nel dimenticatoio — la disintossicazione è avvenuta naturalmente, soprattutto da quando hanno chiuso Simpson Springfield. Rocco valuta anche il PlayStation VR2, ma Roberto gli offre un’alternativa: “Se devi buttare 300 euro, dalli a me. Fai una donazione al custode e io sicuramente saprò comprarmi qualcosa di migliore.” Alla fine Rocco non compra nulla.
Sandrino invece gioca a carte più serie: sta trattando la vendita del suo Zenith su eBay. Un’offerta da 8.500 euro che, tolte tasse e spedizioni, gli frutterebbe circa 8.000 — con i quali comprerebbe un Omega Seamaster 300M oro e acciaio con cronografo, trovato a 7.500 su Chrono24. Da listino il cambio sarebbe quasi alla pari: 15.100 lo Zenith, 13.100 l’Omega. Rocco, chiamato come consulente orologiaio, gli consiglia di non avere fretta e di verificare i prezzi sul mercato del secondo polso, perché magari può spuntare 1.500 euro in più, “che insomma non fanno schifo.”
Arkane diventa l’ossessione del mese. Sandrino decide di rivedersi l’intera prima stagione prima di attaccare la seconda, e la riscoperta è sconvolgente: nonostante l’avesse già vista due volte consecutivamente episodio per episodio, non ricorda quasi nulla. “Intere, intere, intere sequenze in cui non ricordo di averle viste,” racconta stupefatto. Il terzo episodio, quello dello stacco tra Powder e l’inizio della trasformazione in Jinx, gli fa venire la pelle d’oca. Il sesto lo devasta quando Jinx accende il flare blu e parte quella canzone che “è la pelle d’oca da brividi.” Un sabato sera si prepara per una sessione di visione: cuffiette, divano, tastiera Wi-Fi, tutto perfetto. L’ultima cosa che ricorda è la pagina di Netflix che si carica. Riapre gli occhi alle 3:02. Si è addormentato seduto con la tastiera in grembo e le cuffiette nelle orecchie. “Ma io soffrirò di narcolessia,” esclama, con una rabbia che potrebbe alimentare una piccola centrale elettrica.
Il viaggio di Sandrino in Calabria da Roberto è l’evento centrale del mese. C’è solo un piccolo ostacolo: lo sciopero delle ferrovie, che cade esattamente nel giorno della partenza. Roberto esplode: “Questi scioperano una, barra due al mese! Ma voi vi rendete conto? Sarebbero tutti da prendere a calci e mandati a casa!” Sandrino verifica se il treno è garantito. Non lo è. Alla fine prende la macchina: quattro ore di viaggio solitario con Dritz Do’Urden nelle orecchie tramite Audible. “Poi volete mettere un viaggio da solo senza rotture di bolts? Fantastico,” sentenzia. Arriva fresco come una rosa, più fresco di Roberto che non ha fatto sostanzialmente niente. Il viaggio in convoglio fino a casa è esilarante: Roberto va avanti con la Grande Punto dell’amore che sputa fumo diesel, Sandrino dietro con i suoi fari LED che illuminano a giorno. “Cioè, io vedo la strada davanti a me non grazie ai miei fari, ma grazie ai fari a LED del Sandrino che me sta dietro,” racconta Roberto, che cerca di accelerare gradualmente per non intossicare l’amico, regolandosi dallo specchietto retrovisore.
Il weekend calabrese è un concentrato di affetto, pessima pizza, e giri panoramici. Provano un locale nuovo a Guardia per la cena del sabato e finiscono comunque per prendere una pizza che Roberto definisce “la peggiore mai mangiata in vita mia,” una croce sopra senza appello. Sandrino fa tappa dai genitori di Roberto per consegnare un cesto natalizio dal norcino — la scelta era stata oggetto di una trattativa surreale in cui Roberto, dopo aver detto “non portare niente,” aveva iniziato a fare ordini specifici. “Lo so che io non dovevo portare niente, mi stai a fare l’ordine delle cose da portarti. Non è molto carina questa cosa da parte tua, eh?” aveva osservato Sandrino con chirurgica precisione.
Roberto attraversa un periodo emotivo delicato. Prima dell’arrivo di Sandrino confessa al gruppo di sentirsi “molto moscio” e di essere in una fase calante di umore. “Quando arriverai venerdì e mi vedrai molto moscio, non attaccarmi. Non infierire. Coccolami, ti prego, perché sono in una fase emotiva molto deboli.” Con i genitori a Velletri la situazione è altrettanto pesante: non vogliono scendere in Calabria per Natale nonostante le insistenze. Roberto arriva a dire loro che “potrebbe essere l’ultimo Natale,” tentando di metterli davanti alla realtà, ma niente. “Più che altro mi dispiace per Caterina,” ammette, “che ci teneva ad avere i nonni a Natale.” L’arrivo di Sandrino, però, funziona come una batteria di riserva. Al momento dei saluti, Roberto ringrazia l’amico per avergli “ridato la carica” e per averlo tirato su dalla fase depressiva delle festività. Rocco, rimasto a Velletri, soffre la distanza. “Ieri sera mi era preso e ho detto: dopo cena parto, vi raggiungo,” racconta, prima di arrendersi alla logistica. Roberto confessa che fino all’ultimo ha sperato nella sorpresa: “Io in cuor mio spero sempre che dalla macchina di Sandrino scenda pure Rocco.”
Audible diventa la colonna sonora della vita in auto. Sandrino scopre la saga di Dritz Do’Urden e ne è rapito: quattro ore di viaggio volano via. “Prima c’era proprio l’angoscia di essere in macchina, ma adesso non vedo l’ora,” racconta. Ogni tragitto è un’occasione per divorare pagine. La sera, prima di addormentarsi, si ascolta una mezz’oretta di libro. L’unica nota dolente sono le descrizioni dei combattimenti: “Cinque minuti in cui descrive le cose che succedono durante il combattimento, mi annoia molto.” Roberto, dal decimo libro, è altrettanto entusiasta e loda Robert Anthony Salvatore per la capacità di chiudere trame aperte fin dal primo volume. “Fin dall’inizio ci aveva chiaro tutto quello che avrebbe detto per i vent’anni successivi, Dio lo benedica.” Rocco, però, fa un passo falso: nomina un personaggio e un contesto che Sandrino non ha ancora incontrato. “Mi hai fatto chiaramente capire che nell’undicesimo capitolo è un libro di vendetta in cui ricompaiono personaggi antichi,” protesta Sandrino. “Avevo anche un regalino qui, ma non te lo darò.”
Indiana Jones sbarca nella vita di Sandrino tramite Xbox Game Pass, acquistato con un abbonamento da 11,99 euro nonostante la guerra personale di Roberto contro tutto ciò che è Microsoft. Il custode, che ha perso l’account e tutti i giochi, lo mette scherzosamente in blacklist. Il gioco è stupendo — la grafica con path tracing è superlativa, la vegetazione nella giungla del primo livello è qualcosa di mai visto — ma al cambio di capitolo Sandrino è colto dal classico sconforto da open world: “Devi ricominciare tutto da capo con l’esplorazione.” Spegne il computer e va a vedersi Arkane.
Su Diablo 4, Rocco ha raggiunto l’Olimpo: build completa, tutti i mitici unici, Duriel demolito in mezzo secondo. Il gioco sembra finito, ma poi arrivano 5 Uber unici in pochi giorni. “Il gioco mi ha sentito,” esulta. Il Ring of the Starless Sky rende la build talmente devastante che bastano un tasto e dieci minuti di pausa pranzo per scaricare la tensione lavorativa.
Ma la vera droga del mese è Balatro. Rocco lo scopre e viene risucchiato in un vortice da cui riesce a uscire solo imponendosi un limitatore di 40 minuti al giorno. Il primo giorno ci gioca 8 ore e mezza. “Mi sono messo a letto alle 9 e mezza dicendo ‘vabbè faccio una partita,’ sono andato a dormire alle 3.” Non è poker, non è un gioco di carte tradizionale — è un roguelike in cui le combinazioni di 150 jolly creano strategie di profondità abissale. Il suo record: 5 milioni di fish con una singola mano, quando per superare il primo livello ne servono 300. Roberto, che il gioco lo aveva comprato al day one sulla fiducia senza mai installarlo, è terrorizzato: “Ho paura che se me ce metto poi non gioco più a nient’altro. Ho paura di farmi veramente male.”
Roberto, nella caccia ai regali di Natale per Caterina, vive un’odissea degna di un film natalizio. Tutto ciò che la figlia ha chiesto nella letterina non esiste più — non è che non arrivi per Natale, proprio non è più in produzione. Un set Lego Friends lo trova solo da un privato su eBay con consegna prevista il 27 gennaio. Un mappamondo interattivo lo scova su un oscuro negozio catanese. In entrambi i casi paga con PayPal e si affida alla provvidenza. Poi accade il miracolo di Natale: entrambi gli ordini arrivano la vigilia. “Il vero miracolo di Natale,” esulta, “perché altrimenti non avevo praticamente quasi nulla da mettere sotto l’albero.” Ma il vero regalo è la lettera stampata con la prenotazione di Disneyland, di cui Caterina ancora non sa nulla.
Rocco intanto si candida a un ruolo nell’ordine professionale, appoggiato dalla Sapienza. Gli offrono la scelta tra vicepresidente, tesoriere e segretario. Il vicepresidente è troppo impegnativo, il tesoriere richiede di fare i conti — al che Rocco storce il naso. Il segretario però gli piace, anche perché scopre che è “estremamente ben retribuito: per un impegno di un paio di volte a settimana ti danno mensilmente più che uno stipendio.” Va contro la sua volontà dichiarata di lavorare di meno, ma l’aumento di introiti ha il suo fascino.
Sandrino fa scoprire ai due amici la combinazione Grok più Suno: si dà in pasto all’intelligenza artificiale un testo, Grok lo trasforma in versi in rima, e Suno lo mette in musica. Il risultato lascia Roberto a bocca aperta. “Sono 5 minuti che sono immobile a sentire questa canzone,” racconta con la moglie che lo fissa perplessa. “L’ho fatta sentire a Luisa, a Caterina, a tutti.” L’ultimo giorno dell’anno, Roberto sperimenta un’altra magia dell’IA: chiede a Grok di creare un’avventura interattiva stile libro-game. In cinque minuti si ritrova imprigionato in un castello sommerso lovecraftiano nelle profondità marine. “Era fenomenale per la miseria,” sussurra, prima che Caterina e la moglie lo richiamino alla realtà.
Il mese si chiude con gli auguri incrociati tra Velletri e la Calabria. I figli di Rocco — Leonardo e Lavinia — mandano un video di auguri a zio custode e zio Sandrino. Rocco aggiunge: “Bacini a tutti, tranne a Sandrino che mi tratta sempre male.” Il capodanno si organizza tra casa di Rocco a Velletri e la possibilità di unirsi alla cena da Andrea e Gianna, a patto che non siano troppi — “Se sono quaranta a me non mi va.” Roberto, costretto ad aspettare la partenza del cognato il 31 per potersi vedere l’ultimo episodio di Arkane, vive una crisi d’astinenza che lo tormenta per giorni. Quando finalmente riesce a vederlo, scappa dalla tavolata familiare dicendo: “Non mi cercate per le prossime due ore, dovete chiamarmi solo se sta a crollare il mondo.” Il verdetto finale: “Dopo aver visto 18 episodi di Arkane, è difficile approcciarsi a qualcos’altro.” Fallout ha vinto i Game Awards come miglior serie, ma per il custode non c’è partita: “Arkane sta proprio su un altro livello.”