Agosto 2024: bestemmie in aramaico, rotelle e titani sulle nuvole

Agosto cala sulla Calabria come una maledizione biblica, e Roberto lo sa. Il primo del mese apre le ostilità con un proclama da trincea: le scimmie stanno arrivando, le gabbie sono aperte, l’inferno è qui. Le strade si riempiono di villeggianti e lui, costretto a percorrere la statale per raggiungere Scalea, sente il sangue che bolle più del tarmac sotto il sole. Ma l’inferno agostano è soltanto il primo dei cerchi danteschi che il custode del faro dovrà attraversare.

In casa De Cerreto, intanto, il covid si aggira come un ospite sgradito che non se ne vuole andare. Caterina si è appena negativizzata e festeggia uscendo con le cugine, Luisa combatte una febbricciola ostinata ma sorprendentemente mite rispetto alle volte precedenti, e Roberto cammina per la casa con un bruciore perenne alla gola che conosce fin troppo bene. “Non mi faccio nessun tampone,” dichiara con la logica ferrea di chi preferisce l’incertezza alla conferma. Del lavoro, dice, non gliene importa nulla: se morissero tutti quelli che vanno in ferie, meglio. Scuse per il linguaggio, aggiunge subito. Qualche giorno dopo, la collega starnutisce come un’invasata: missione compiuta.

Ma la vera battaglia del mese si combatte su un altro fronte, quello digitale. La saga dell’account Microsoft hackerato — iniziata a luglio con la violazione della mail di Libero — raggiunge il suo epilogo kafkiano. Roberto, che ha già recuperato con successo gli account di Humble Bundle, Electronic Arts, Ubisoft e Epic Games Store (tutti gentilissimi, tutti efficienti, tutti umani), si scontra con il muro di gomma del colosso di Redmond. La procedura di recupero online è un loop infinito: compila il modulo, clicca invio, ricevi la mail automatica che ti dice di attaccarti al bifero. Ogni giorno, due volte al giorno, per due settimane.

Poi, una mattina, accade il miracolo. Roberto è in macchina, a Santa Maria del Cedro, 50 all’ora causa tutor, un caldo che scioglie il volante. Chiama per la trentesima volta quel numero di Milano che nessuno gli aveva dato, che non esiste sulla pagina ufficiale, che nemmeno Copilot conosce. La voce registrata gli chiede il problema, lui lo espone, lei gli dice di fare la procedura online. Lui la richiama. Stessa scena. Ancora. E ancora. Alla trentesima chiamata, con una mano sul volante e l’altra sul telefono, Roberto esplode. Bestemmie in aramaico, epiteti irripetibili, maledizioni su Microsoft e su tutti i suoi discendenti. E la voce registrata, con la calma serafica di un’intelligenza artificiale che ha finalmente capito con chi ha a che fare, risponde: “D’accordo, le passo un operatore.” Roberto non ci crede. Un tizio straniero, scazzatissimo, gli promette una mail entro lunedì con le istruzioni per resettare la password. Le carte vengono bloccate, il russo che giocava gratis col suo Game Pass dovrà trovarsi un altro pollo.

La mail, naturalmente, non arriva mai. Quando Roberto richiama, il sistema riconosce il suo numero e lo rimbalza direttamente alla pagina web. Bannato pure dal telefono. La beffa finale arriva sotto forma di notifiche sull’account a cui non può accedere: “Gentile cliente, il suo abbonamento è in scadenza.” Ha vinto Microsoft. Roberto annuncia il suo ultimo messaggio sull’argomento con la solennità di chi firma un armistizio. Sandrino suggerisce la via nucleare: sputtanarlo su Facebook. Roberto, che odia i social con ogni fibra del suo essere, ci pensa. Non se ne saprà più nulla.

Mentre il custode combatte i mulini a vento di Redmond, Sandrino si gode i primi giorni di un agosto che, per una volta, non gli riserva solo lavoro. Si lancia in escursioni montane nei dintorni dei Castelli Romani, scavalcando pratoni e boschi con il fiatone e la determinazione di un hobbit in missione. A inizio mese arriva il box Kickstarter di Altered in edizione limitata, già rivalutato del 20-30% — un investimento nerd che farebbe invidia a Wall Street. Ma la vera notizia è il giro di orologi: venduto il Seiko col vetro spaccato su Chrono24 per 390 euro (pagato 420, operazione quasi in pari), venduto lo smart ring per 250 euro (pagato 400, qui la perdita brucia), e con il ricavato preordinato un nuovo Seiko cronografo ispirato al leggendario Seiko Pogue — il primo orologio ad andare nello spazio, al polso di un astronauta della NASA che faceva manutenzione in orbita. Versione solar, perché Sandrino ha scoperto che non dover mai cambiare la batteria è una forma di illuminazione. Roberto ascolta affascinato ogni dettaglio, pur non capendoci nulla, e questo è il bello dell’amicizia.

Rocco riemerge da giorni di studio e preparativi con la consueta raffica di aggiornamenti. I bambini, lo studio, le scout di Lavinia, le crisi di abbandono — il solito delirio. Ma la notizia vera è un’altra: gli hanno proposto di candidarsi come consigliere dell’ordine degli psicologi del Lazio. Un certo Mario Taxxxxxx insiste, e Rocco, con la prudenza scaramantica di chi non vuole gufare, accetta. Servono circa 200 voti, e tra persone formate, colleghi e contatti sparsi, i numeri dovrebbero esserci. Il rimborso spese? 600 euro al mese. “Non è un piccolo rimborso spese,” ammette Rocco, correggendosi in corsa. Roberto reagisce con orgoglio ferito da custode del faro: “Rocco consigliere dell’ordine oscuro? Mi sento spodestato dalla mia carica!” Poi, con un filo di malinconia: “Non ti posso neanche votare? Uffa.”

A metà mese, tra una chiacchierata e l’altra, Rocco sgancia la bomba familiare. Suo padre, allegramente, ha comunicato che probabilmente a ottobre si sposerà con Cecilia, la sua compagna brasiliana del corpo diplomatico — donna di 42 anni, più giovane dello stesso Rocco, attualmente di stanza all’ambasciata di Sarajevo, con uno stipendio da 9.000 euro netti al mese e una villa a due piani. Ma il colpo di scena nel colpo di scena è che Cecilia è incinta: tra sette mesi Rocco non diventerà zio, ma di nuovo fratello. Lavinia si ritroverà con uno zio di 11 anni più piccolo di lei. “Per me è una cosa carina,” dice Rocco, con il distacco zen di chi ha metabolizzato che la sua famiglia è un romanzo di García Márquez. Roberto, che non ricordava nulla della compagna brasiliana nonostante Rocco ne avesse parlato “150.000 volte,” viene accusato di senilità e di egoismo da Sandrino, con Mila come testimone a carico. La notizia si tinge però di tristezza quando, qualche giorno dopo, si apprende che la gravidanza non è andata a buon fine. Un silenzio rispettoso avvolge il gruppo, interrotto solo da parole di vicinanza e dalla speranza che possano riprovare.

Ma agosto è anche il mese in cui Roberto affronta una questione che gli sta a cuore più di qualunque account Microsoft: la sua famiglia, i suoi suoceri, e quella strana abitudine del mondo di non avere il minimo buonsenso. Si viene a sapere che Daniela, sorella della moglie del cognato Alessandro, è incinta con un grave distacco della placenta. Deve restare allettata per mesi. Il marito, col figlio, è in vacanza da venti giorni tra Firenze, Sardegna e Calabria, e non ha alcuna intenzione di tornare. I genitori di lei pure. La ragazza è sola a Milano. Roberto è allibito. “Ma voi, sapendo che ci avete una moglie in quelle condizioni, stareste in giro per un mese e mezzo?” La domanda è retorica, il tono no. Rocco consiglia cautela nel giudicare da fuori, Sandrino tace perché è al lavoro, ma quando recupera i messaggi la sera, la sua solidarietà è totale.

A questo si aggiunge il consueto psicodramma agostano dei suoceri di Roberto. Ogni anno, dalla seconda settimana di agosto, un’orda di parenti e amici del cognato si trasferisce in massa a casa della suocera Erminia — che quest’anno ha un pacemaker — pretendendo colazione, pranzo e cena per quindici-venti giorni. Il suocero Franco, unico baluardo a settant’anni passati, scatta nel mutismo selettivo. Roberto si riconosce in lui. “Mio padre è come te,” gli dice sempre Luisa. E Roberto capisce, eccome se capisce.

Il videogioco del mese è Megaton Musashi Wired, che ha compiuto l’impresa impossibile: far smettere Roberto di giocare a Legends of Runeterra. Dopo anni di tre partite giornaliere come un rito religioso, il gioco dei robotoni ha preso il sopravvento. La trama è un’amalgama riuscitissima tra Evangelion e Gurren Lagann, le missioni secondarie includono la gestione di un’agenzia investigativa di gatti — sì, di gatti — e il farming dei leggendari è la nuova droga. Nel frattempo, la quinta stagione di Diablo 4 è partita e Rocco ci si è buttato a capofitto, con il suo necromante e lo Staff di Lidgander che trasforma ogni elite ucciso in uno spettacolo pirotecnico. Sandrino, dal canto suo, è ricaduto nel loop di Hearthstone, nella modalità battaglia dove non serve spendere un centesimo ma servono 5-6 partite al giorno per sentirsi vivi.

A metà agosto, Roberto consegna ai microfoni del gruppo il suo momento di orgoglio paterno. Caterina, sette anni e una paura della bicicletta senza rotelle che durava da sempre, ha finalmente imparato a pedalare da sola. Complice una bici rosa regalata da uno zio e una piazzetta liscia davanti alla chiesa di Guardia, la piccola è passata dal terrore al volo libero in venti minuti. “Niente di trascendentale per una bimba di sette anni,” minimizza Roberto, “ma per me è stata una grande, grande, grande gioia.” L’unica nota amara: Luisa non c’era, impegnata ad aiutare la madre a cucinare per l’ennesima invasione di parenti e amici del cognato. Tredici persone a cena, gente conosciuta a Cuba dieci anni prima. L’una di notte quando finiscono. La suocera è una maschera di stanchezza. E Roberto, in piazzetta con Caterina sulla bici nuova, pensa che certi momenti andrebbero condivisi, non sacrificati sull’altare dell’ospitalità.

Sandrino, Veronica, Mila, Rocco e famiglia partono per il Trentino, direzione Canazei. Roberto resta a Guardia, bianco come le strisce pedonali — record personale: nemmeno un’ora di mare in venticinque anni di estati calabresi. Le foto dal Trentino, con i piumini e le maniche lunghe, gli provocano un piacere quasi fisico. “Sto sudando anche tra le pieghe dei capelli, di cui pochi che mi rimangono,” geme, “ma vedervi col piumino mi rincuora.”

Al ritorno dalla vacanza, però, Sandrino apre il cuore. La settimana in Trentino non è stata quella che sperava. Il gruppo era numeroso — una quindicina di persone — ma completamente scoeso. Il problema ha un nome: Andrea, il fratello di Alessandro. Un’ansia da prestazione che Rocco, da psicologo, definisce con un termine tecnico preciso: ipomaniacalità. Andrea doveva scalare ogni montagna, prendere ogni funivia, percorrere ogni sentiero a piedi quando c’era l’autobus, prenotare giorni extra senza consultare nessuno. Non aspettava, non condivideva, non si fermava mai. Al bar, dopo due birre e due Negroni, doveva andare al pub. Sul sentiero verso la Valle di San Nicolò, si alzava e spariva senza una parola. Sandrino, che avrebbe voluto fare cose col fratello, si è ritrovato a camminare con Mila e Veronica, sempre un passo indietro, sempre separato. Gli unici momenti di vera coesione erano la sera, al parchetto tra l’hotel e l’appartamento, mezz’oretta con un goccetto mentre i bambini giocavano.

Rocco conferma tutto. Fin dal primo giorno — l’appuntamento per la colazione a Canazei disatteso perché Andrea si era fermato a Moena — il pattern era chiaro. “Ho visto che tu ti sei alzato e gli sei corso dietro,” racconta Rocco, riferendosi alla scena alla Valle di San Nicolò. “Andrea prende e se ne va.” Anche Silvia lo aveva notato: “Penso che Alessandro ci sia rimasto male.” Roberto, da casa, ascolta tutti i messaggi e risponde con una lunghezza che tradisce quanto la cosa lo tocchi. Da figlio unico, il rapporto tra fratelli lo commuove sempre. “Un fratello è un fratello,” dice. E suggerisce di passare attraverso Gianna che forse ha più leve per farlo ragionare. Sandrino però sa che con Andrea è impossibile: qualsiasi discussione parte dal presupposto che tu hai torto e lui ragione. Sempre, su tutto.

A fine mese, dalla sventura nasce qualcosa di bello. L’aiutante delle pulizie ha devastato il Millennium Falcon Lego di Sandrino durante la sua assenza — quasi 1.500 pezzi ridotti in macerie. “Oddio papà, ma che cosa è successo alla tua astronave?” chiede Mila. E così padre e figlia si siedono al tavolo del salone e ricostruiscono tutto insieme, pezzo dopo pezzo. Mila cerca i pezzetti, li posiziona, poi gioca con le miniature — le fa entrare nell’astronave, le fa uscire, inventa battaglie. Scopre i missili a molla che partono col dito e fanno anche male. Sandrino, che la osserva con la gioia silenziosa del padre nerd, decide di comprarle i set Lego Super Mario. Chiede a Rocco se Leonardo e Lavinia hanno ancora i loro, magari glieli venderebbe. La vede girare al supermercato col carrello della spesa su cui troneggia Mazinga Z, e pensa che, in fondo, agosto non è stato poi così male.

Gli ultimi giorni del mese esplodono in una supernova videoludica. Roberto prepara il suo recap nerd con la precisione di un analista di mercato: Black Myth Wukong ha venduto 10 milioni di copie in due giorni e fatto impazzire Steam, Star Wars Outlaws esce il 30 ma ha i soliti difetti Ubisoft, Warhammer Space Marine 2 è atteso come il messia, e Final Fantasy XVI arriva su PC il 17 settembre a soli 50 euro — un evento, considerando che la Square Enix normalmente spara 80 euro. Sandrino scarica subito la demo di Final Fantasy, poi cade nella trappola di Wukong: un video della battaglia dei titani, con l’uomo scimmia sulle nuvole della Somma Goku che schiva un’ascia che spacca le montagne in due, lo lascia a bocca aperta. “Non ho mai visto una scena apocalittica fatta così bene.” Roberto lo rassicura con la strategia perfetta: compralo, giocaci due ore, se non ti piace fai il reso su Steam. Il custode ha sempre la soluzione.

La serata con Luchino, l’amico in viaggio on the road col figlio Alessandro per il sud Italia, è una boccata d’ossigeno per Roberto. Caterina ha la febbre — colpa del figlio di quel tizio in vacanza perenne che tossiva come un appestato — e quindi niente cena di famiglia. Ma la serata a due più Alessandro è piacevole, rigenerante, un promemoria che la vita vera sta nei rapporti umani, non nelle procedure di recupero account. “Ogni volta mi rendo conto che è proprio bello passare una serata con voi,” dice Roberto, e in quella frase c’è tutto il senso di un’amicizia che resiste all’estate, alla distanza e ai colossi tecnologici.

Agosto finisce come era iniziato, con Roberto sulla statale, nel traffico, che conta i giorni. Ma adesso i Pasquali se ne stanno andando, l’inferno si sta spegnendo, e da qualche parte nel Lazio, Sandrino sta provando Wukong mentre Mila gioca con Mazinga Z sul carrello della spesa. Rocco prepara le valigie per il Borgo Dolciano e pensa alle elezioni dell’ordine. La vita scorre, caotica e imperfetta, come un vocale di cinque minuti mandato in macchina sulla pontina bloccata.