Luglio arriva come una sentenza di condanna per Roberto. Il primo del mese, mentre il resto d’Italia si prepara alle ferie con quell’entusiasmo scomposto che solo gli italiani sanno avere, il Custode osserva l’orda barbarica dei bagnanti invadere le coste calabresi con la precisione di un’armata mongola. “Inizia il periodo più brutto dell’anno,” annuncia con tono funebre, elencando la tassonomia della feccia turistica: cosentini, fagnanesi, napoletani della peggior specie. A questo si aggiunge il consueto ritornello dei parenti di Luisa che piombano da ogni angolo del globo chiedendogli, con una faccia tosta che rasenta l’arte, se per caso lavori anche d’estate. Sono dieci anni, dieci, che va avanti così.
Alessandro, nel frattempo, si trova in vacanza a Giulianova con Veronica e Mila, in un villaggio turistico che offre piscina, ristorante, bungalow e persino un mare — peccato che quest’ultimo sia infestato dalla mucillaggine come ai tempi del Giurassico. “Il mare si ruba ci andiamo solo la mattina,” riferisce Sandrino con la rassegnazione di chi ha fatto pace con le leggi della biologia marina. Roberto, che pensava la mucillaggine fosse un ricordo d’infanzia, scopre con orrore che il flagello adriatico è non solo vivo, ma potenzialmente eterno. Sandrino, però, coglie il lato positivo della faccenda: se la mucillaggine tiene lontani i napoletani, allora viva la mucillaggine.
Rocco, dal canto suo, è in piena crisi automobilistica esistenziale. L’idea di dare indietro la Captur alla Renault per prendersi una macchina nuova accende un dibattito che attraverserà tutto il mese come un filo rosso. Le candidature si moltiplicano: la Renault Austral, la Duster, la Ford Kuga, la Toyota RAV4, e infine la Kia Sportage, che emerge come favorita dopo un preventivo leasing da 620 euro al mese senza anticipo — cifra che, sommata ai 2.100 euro di spese fisse mensili tra mutui e scuola, farebbe impallidire anche un banchiere svizzero. “L’acquisto lo rinderemo a gennaio,” sentenzia Rocco con quella calma olimpica di chi ha già deciso di comprare ma vuole fingere ragionevolezza ancora un po’. Il prezzo della Sportage Full Optional? 38.900 euro. Roberto, intanto, benedice ogni scelta tranne la Toyota, per la quale mantiene un pregiudizio cosmico, mentre Sandrino approva tutto con entusiasmo, salvo poi lanciare l’ombra della SsangYong — che Rocco liquida con un eloquente “mi fa cagare”.
Ma il vero dibattito automobilistico del mese riguarda il motore e-Power della Nissan, premiato da una rivista internazionale come miglior soluzione per l’ingresso nel mondo elettrico. Roberto, dal suo trono serale, scopre la notizia e quasi gli viene un infarto di indignazione: un motore elettrico alimentato da un motorino a benzina, con consumi da Qashqai che fa 5,4 litri per 100 km. “Fai finta di essere green e poi devi sempre fermarti a far benzina,” sbotta il Custode, ricordando che la Nissan X-Trail con lo stesso motore dichiarava 10,2 litri per 100 km in autostrada. Rocco conferma, avendo scovato i dati nascosti nelle righe più piccole delle schede tecniche. La cosa, per entrambi, ha il sapore di una truffa legalizzata.
Sandrino, però, non perde occasione per magnificare Tesla. In quei giorni scopre la nuova Model 3 Performance: 550 cavalli, da 0 a 100 in 3,1 secondi, modalità Ludicrous che suona come il nome di un superpotere dei fumetti. Ma la luna di miele con Tesla dura poco. Spulciando forum e articoli, Alessandro scopre che le Tesla Performance hanno un problema non trascurabile: dopo uno o due giri di pista le batterie si surriscaldano, il computer taglia a metà la potenza, e soprattutto — dettaglio che fa gelare il sangue — l’impianto frenante va in ebollizione. Un video mostra un tizio che si schianta a 270 km/h al Nürburgring urlando “i freni non funzionano più!”. Il colpevole? Un liquido frenante di qualità troppo bassa per le temperature raggiunte sotto stress. Per una macchina venduta e pubblicizzata da Tesla stessa come vettura da pista, la cosa lascia un certo amaro in bocca.
Sul fronte domestico, la saga dell’aspirapolvere diventa l’epopea casalinga del mese. Roberto cerca un aspirapolvere nuovo, Sandrino gli aveva già suggerito un modello su Amazon un anno prima — suggerimento prontamente dimenticato e ora introvabile nei meandri della chat. Silvia, la Marinelli, interviene con la solennità di un’ambasciatrice del Folletto: “Roberto, devi fare i bollettini da 48 euro al mese e comprarti il Folletto. Costa 1.500 euro. Metti l’anima in pace.” Sandrino, con la diplomazia di sempre, obietta che il Folletto è roba da vecchietti raggirati porta a porta, e che a quelle cifre si va di Dyson “tutta la vita, perché Dyson è più trendy.” Silvia, offesa al midollo, dichiara la rottura dell’amicizia: “Ragazza di bottega a me? Il nostro rapporto finisce qui.” Roberto osserva la scena dal suo angolo di povertà dignitosa, consapevole che dare 1.500 euro di Folletto in mano alla donna delle pulizie ucraina — che in un anno e mezzo gli ha già spaccato due scope elettriche, una zanzariera e una lampada — sarebbe un suicidio patrimoniale.
A metà mese la temperatura in Calabria raggiunge livelli che farebbero sudare anche un rettile. Roberto descrive giornate in cui alle 21:00 “sembrava essere a mezzogiorno,” notti con condizionatori a palla che al mattino lo lasciano distrutto di dolori, e un luogo di lavoro dove alterna uffici glaciali e magazzini con tetto di lamiera che sono fornaci. “Prima o poi ci lascerò proprio,” profetizza. Caterina si becca la febbre, probabilmente dall’aria condizionata, e Luisa soffre il caldo con i dolori alle ossa tipici della sua condizione. La callaccia — come si dice in calabrese, perché “canicola” è per gli schifosi dell’italiano — non dà tregua.
Ma luglio è anche il mese di Mazinga. Alessandro si è comprato il modellino di Mazinga Z, e Mila ne è rimasta fulminata: “Ma che cos’è quello? Oddio posso toccarlo?” Poi arriva il Grande Mazinga, e la bambina esplode di gioia. La sera, a un concertino vicino a casa di Rocco, la UFO Rock Band attacca l’intro: “Stasera inizieremo con quel cartone che comincia a…” E Mila, che stava là nel mezzo, urla a squarciagola: “Mazinga!” Il cantante, incredulo: “Ma scusa, ma tu sei piccola, come fai a sapere cos’è Mazinga?” E lei, con l’orgoglio di chi ha ricevuto un’educazione sentimentale impeccabile: “Perché papà ce l’ha a casa!” Roberto, ascoltando il racconto, si commuove come al suo solito, e confessa di dover traviare anche Caterina, che per ora conosce solo Goldrake — che però insiste a chiamare “Goldruck”, mistero della linguistica infantile.
A Guardia Piemontese, intanto, è la festa di Santa Maria Goretti: tre giorni di fiera con bancarelle di extracomunitari e una scopa magica che raccoglie qualunque schifezza, e come guest star il misterioso Gegé Barretta (o Barreca), cantante di tarantelle dal cachet di 10.000 euro, arrivato addirittura con la scorta. La polemica su Facebook esplode: il comune perennemente in dissesto, dove i genitori devono fare la colletta per comprare carta igienica e casse d’acqua alla scuola elementare, sborsa 10.000 euro per uno scazzacani. Ma la vera chicca è che durante il concerto spariscono tre Panda. Leggenda vuole che a ogni esibizione di Gegé Barretta, dalle due alle tre Panda svaniscano nel nulla. Roberto ha la conferma diretta dal derubato di una di esse.
Il dibattito sui tatuaggi attraversa il mese come una crociata estetica. Sandrino, dalla spiaggia abruzzese, lancia la provocazione: il 95% dei presenti è tatuato, e lui e Veronica sono tra gli ultimi superstiti di pelle intonsa. Roberto raccoglie il guanto con una filippica memorabile: l’Italia è un paese di “cafoni ignoranti,” e più uno è cafone più si tatua dalla cima ai piedi. Il Custode descrive il capo tatuato dal collo ai piedi che torna dal tatuatore cellofanato come un insaccato, e racconta l’aneddoto di Emanuele, il collega che si è tatuato il nome della figlia “Aria” sul polso in una grafia talmente illeggibile che Roberto non riusciva a decifrarlo. Rocco, tatuato lui stesso, viene graziosamente esentato dalla condanna per via del suo “quoziente intellettivo straordinario” — il che rende il suo tatuarsi ancora più inspiegabile. Roberto tenta poi un parallelismo sociologico tra Facebook e tatuaggi: così come nulla esiste se non lo scrivi sui social, così nessun sentimento è reale se non te lo stampi sulla pelle. Sandrino concorda e rincara: “Io gli darei fuoco a tutti, compreso a Rocco.”
La scena più surreale del mese arriva dalla spiaggia. Sandrino, dopo giorni di testing di profumi, è al bar della piscina con Mila quando sente un profumo irresistibile. Torna indietro, ferma il barista e gli chiede, con studiata nonchalance, che profumo indossi. La confessione arriva nel gruppo chat con l’imbarazzo di chi ha appena ammesso un crimine: “Ma secondo voi questo ha a che fare con i miei lati femminili?” Roberto, con la rapidità di un trauma response, annuncia che il messaggio non è mai stato registrato, mai ascoltato, e che non se ne parlerà mai più. Poi, con un guizzo di genio, propone la soluzione: “Basta sostituire tutte le parole che finiscono con la O con parole che finiscono con la A. Non c’era il ragazzo del bar, ma c’era la ragazza del bar. Torna tutto e il mio cervello sta bene.” Rocco, meno misericordioso: “Già che non ti ha lasciato il numero di telefono sulla carta del cornetto.”
Roberto, in una delle sue serate fuori, viene trascinato a cena da Le Follie di Mena, locale di Cucina Casereccia a Guardia. La pepata di cozze è fantastica, il vinello della casa è acqua. Ma non acqua qualunque: acqua con un vago ricordo cromatico di vino, “bustine colorate” secondo il Custode, che si sente personalmente tradito dal fatto che la proprietaria sia pure conoscente della moglie. La serata viene archiviata sotto la voce “fregatura immonda” nonostante la pepata eccezionale.
Poi c’è l’episodio della spirale di Luisa. Durante una radiografia scheletrica completa all’ospedale di Paola, il radiologo zooma sulle parti intime e chiede, con espressione perplessa: “Senta signora, ma lei ha un piercing? Uno spillo?” Luisa, che ha una spirale anticoncezionale, resta basita. Un radiologo che non riconosce una spirale e la scambia per un piercing: siamo alla sanità calabrese nella sua massima espressione artistica. “Ci poteva rispondere pure così,” commenta Roberto, immaginando il radiologo che indica le ossa e chiede cosa siano quelle parti dure all’interno del corpo.
A fine mese, la catastrofe digitale. A Roberto hackerano l’account di Libero — sì, aveva ancora una mail su Libero, sì, con password non aggiornata da decenni. La password? “Azzounopeppiniello,” con caratteri alfanumerici, punti esclamativi e chiocciole al posto delle lettere. Nel giro di secondi, il russo di San Pietroburgo cambia tutto: password, numero di telefono, verifica a due fattori. Poi, a catena, cade Microsoft, l’Epic Game Store, Ubisoft Connect, Electronic Arts. Roberto passa giorni a recuperare account: Humble Bundle risponde in 40 minuti e gli ridà persino le 10 chiavi dei giochi rubati. Ubisoft, un quarto d’ora in chat. Electronic Arts, gentilissimi. Ma Microsoft? Microsoft è un muro di gomma. Nessun numero da chiamare, nessuna persona fisica, solo un modulo automatico che risponde “i dati non sono sufficienti” un nanosecondo dopo l’invio. Il russo, intanto, gioca tranquillamente a Fortnite sull’account del Custode, aggiunge amici in cirillico e sblocca achievement. Roberto scopre pure che gli hanno svuotato gli Ubisoft Coin — “sti cazzi,” commenta, ma il principio brucia. Il vero cruccio: il 10 agosto Microsoft scalerà 14,99 euro di Game Pass Ultimate. A lui. Per far giocare il russo.
Sandrino, colpito dalla faccenda, estrae tre “insight” dalla vicenda: primo, Roberto è prolisso come al solito. Secondo, quanti abbonamenti nascosti ha il Custode? Terzo, la password era evidentemente una sciocchina. Roberto, sul primo punto, si difende con una confessione che è una pugnalata al cuore: “A parte voi, io non parlo con nessuno. Cioè, dei hobby, di sciocchezze. Con nessuno.” E la cosa, detta così, senza filtri, suona come la verità più nuda e più triste di tutto il mese.
Rocco festeggia il compleanno il 25 luglio — con Sandrino e famiglia che vengono a cena, e la questione capitale della pizza tonda contro la pizza al taglio si risolve con una margherita bianca con salsiccia per Alessandro. Roberto, che si era dimenticato degli auguri perché aveva lavorato a muso basso tutto il giorno, recupera con entusiasmo. Silvia compie gli anni il 20, e Roberto, nel tentativo di farle un complimento, dice che dimostra vent’anni al posto dei diciannove — gaffa colossale che gli costa un’altra rottura diplomatica. Nei giorni successivi cerca di recuperare dicendole che nel video di Rocco l’aveva scambiata per un’amichetta di Leonardo, salvo poi vedere la sigaretta.
Sul fronte delle serie, Rocco si divora la seconda stagione di Invincible e la proclama meravigliosa. Roberto e Sandrino cominciano The Boys, ma restano perplessi dalla “virata” della terza stagione, con scene di rapporti tra uomini che entrambi trovano forzate e fuori luogo. Sandrino scopre anche Outer Range con Josh Brolin, ma Amazon la cancella dopo due stagioni. E tutti e tre condividono la passione per i cartoni su Boing e Cartoon Network: Teen Titans Go!, Gumball, Capitan Mutanda — e il misterioso Pan Barbiere, che Sandrino scopre in vacanza con Mila e che Roberto giura di non aver mai sentito nominare in vita sua.
Rocco annuncia il congresso a Barcellona: tre giorni per presentare il metodo Rorschach nella valutazione di una bambina vittima di violenza, al costo complessivo di circa 2.500-3.000 euro tra volo, albergo e iscrizione. L’evento è dell’IALMH, l’Associazione Internazionale di Legge e Salute Mentale. Rocco, con il pragmatismo che lo contraddistingue, pianifica già: due ore di sessione, poi via gli abiti eleganti, pantaloncini e maglietta, e shopping sfrenato con Silvia e i bambini.
Sandrino, in una mattina di solitudine domestica, si concede una camminata epica da Velletri al lago di Castel Gandolfo attraverso le Morene — 4-5 ore di cammino — per poi annunciare un silenzio radio che fa temere il peggio a Roberto: “L’ultimo suo messaggio è stato ‘vi tengo aggiornati, cari amici’. Moi bu.” Sandrino intanto si compra Altered, il nuovo gioco di carte con QR code per la collezione digitale, in edizione Kickstarter a 160 euro, metà per giocarci e metà “a titolo puramente speculativo.” Si confessa poi amaramente sull’orologio Zenith comprato a marzo, permutando due orologi più 3.000 euro e ritrovandosi in perdita netta: “Ho fallito il mio compito di massimizzazione dei profitti.” Roberto, che paga 80 euro al mese per una RTX 4080 che non accende da aprile, lo capisce perfettamente: la scimmia è la scimmia.
Il mese si chiude col Covid. Luisa e Caterina positive, Roberto con un mal di gola sospetto che però non lo ferma dal presentarsi al lavoro con un unico obiettivo dichiarato: “Spero di infettarli tutti.” È la terza iterazione in tre anni. Caterina resta a casa, e per fortuna Roblox funziona ancora, altrimenti Roberto si sarebbe buttato dal balcone. In mezzo a tutto questo, l’afa, gli abbonamenti che il russo continuerà a godersi, e la consapevolezza che l’estate è ancora lunga, luglio si trascina verso agosto con la grazia di un condizionatore che soffia aria malata nel buio di una notte calabrese.