Settembre 2022: tra pirati, urne e carte da 14 centesimi: cronache di fine estate

Settembre si apre con la gola in fiamme e un tampone casalingo negativo sul comodino di Sandrino. Il mal di gola persiste da giorni, ma il vero tormento è un altro: l’ordine cronologico del Marvel Cinematic Universe lo ha incastrato in una sequenza che prevede Black Widow, Black Panther e il primo Doctor Strange. Tre film che, nella sua personale scala del dolore, si collocano tra l’estrazione di un dente e una riunione di condominio. Eppure, la notte precedente, complice l’insonnia e la quiete di una casa finalmente silenziosa, si è sparato Captain America: Civil War e tutti e cinque gli episodi di I Am Groot — “cinque corti da 5 minuti l’uno, sparati via come noccioline” — e il verdetto è insolitamente positivo. Civil War non era la boiata che temeva, il combattimento tra fazioni è fatto bene, l’inserimento dell’Uomo Ragno è azzeccato, il finale cupo gli è rimasto addosso. “Certo,” precisa con la cautela di chi non vuole essere scambiato per un entusiasta, “non stiamo parlando di capolavori da Oscar.”

Nel frattempo, la sua attenzione viene rapita da Immortality, il nuovo gioco di Sam Barlow appena sbarcato su Game Pass. Le recensioni della critica internazionale sono unanimi: capolavoro assoluto. Edge — la rivista che darebbe 5 a Zelda per principio — gli ha assegnato un 10 pieno. Fioccano 100 da ogni testata, dai tre maggiori siti italiani ai colossi internazionali. Sandrino è genuinamente perplesso. Un gioco in full motion video, roba che non si vedeva dagli anni ’90, e tutti impazziscono? La trama, a quanto capisce, ruota attorno a un’attrice scomparsa dopo aver girato tre film di culto, e il giocatore deve fare da montatore, riordinare spezzoni, cercare indizi, ricostruire la verità. Il consiglio di giocarlo “al buio, di notte, con cuffiette e controller” lo intriga e lo inquieta in parti uguali. Avrebbe voluto iniziare la sera stessa, ma il cervello si era già spento. “Vi farò sapere,” promette. “Vi farò sapere.”

L’arrivo della serie Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere su Amazon Prime genera curiosità e qualche perplessità. Le anteprime parlano di una produzione di livello impressionante, ma Sandrino storce il naso per certe scelte di casting. L’hype orchestrato è forte, la diffidenza pure. Nessuno dei tre, in ogni caso, ha fretta di guardarla: la strategia condivisa è aspettare che escano tutti gli episodi per spararseli in sequenza, come si conviene a persone che hanno attraversato l’era delle videocassette e sanno che la pazienza è una virtù nerd.

Una domenica mattina, il Custode è eccitatissimo. Caterina, la sua bambina, lo ha visto giocare alla Special Edition di Monkey Island su Steam e ne è rimasta incantata. Roberto leggeva i dialoghi ad alta voce, faceva le voci dei personaggi, traduceva dall’inglese al volo, e gli occhi di Caterina si illuminavano a ogni battuta del pirata Guybrush. L’ha persino fatta guidare il personaggio sullo schermo, anche se la bambina non padroneggia ancora il meccanismo dell’apri-prendi-usa. Il mattino dopo, la prima cosa che Caterina ha chiesto appena sveglia: “Papà, ma poi oggi mi fai giocare di nuovo a quel gioco dei pirati?” Il dilemma paterno è amletico: bruciarle il gioco adesso, con il rischio che da grande non se lo ricordi, oppure aspettare che cresca abbastanza da goderselo da sola? Sandrino gli risponde con il pragmatismo di chi conosce i bambini: “Vabbè, lo bruci? Mica lo bruci. È una bella opportunità per far avvicinare tua figlia ai pirati.”

Intanto, Sandrino e la piccola Mila si preparano per andare a pranzo da Rocco. Mila si è vestita da principessa, con ali da farfalla e scarpe col tacco. La scena è immortalata in un vocale concitato: “Mirà, dove stai andando senza le scarpe belle? Aspettami là!” Sandrino, tra il divertito e il terrorizzato, commenta: “Saranno cavoli quando sarà un po’ più grande.”

La discussione su Monkey Island si accende. L’uscita del nuovo Return to Monkey Island di Ron Gilbert è imminente e il Custode non ha dubbi: “Lo compro a occhi chiusi sulla fiducia. Ron Gilbert, Monkey Island, se non gli dai a lui 22 euro, a chi li devi dà, Sandri?” Sandrino è più cauto, valuta se aspettare le recensioni, ma in fondo sa già come andrà a finire. E infatti, il giorno dell’uscita, il gruppo è in fermento. Il Custode lo ha già acquistato prima di andare al lavoro, Sandrino lo compra in tempo reale durante un vocale — “PayPal è d’accordo, perfetto!” — e Rocco si precipita: “Posca, vado subito a comprarlo anch’io, non mi ricordavo che fosse oggi!” Tre acquisti compulsivi nel giro di un’ora. Ron Gilbert può dormire sereno. Il Custode confessa di esserci giocando appena possibile, di notte, e che è “veramente tornare a casa.” Anche Rocco, dopo una sessione di terapia online, si concede dieci minuti con il gioco e non riesce più a staccarsi. L’infanzia videoludica li ha ripresi per il bavero.

A proposito di Monkey Island, il Custode lancia una stoccata che fa male: “In dieci e passa anni sta uscendo un nuovo Monkey Island di Ron Gilbert e non siamo ancora usciti dalla pre-alfa di Star Citizen. Ho detto tutto.” Sandrino, che Star Citizen lo ha venduto tempo fa ma evidentemente non ha ancora chiuso il lutto, risponde secco: “Roberto, non mi toccare Star Citizen, eh. Io l’ho venduto, ma tu comunque non devi toccarlo.”

Una mattina Sandrino lascia ai due amici un vocale diverso dal solito, lungo e amaro. L’azienda dove lavora è praticamente chiusa: tutti i venerdì e i lunedì a casa, il che si traduce in 400-500 euro in meno al mese di stipendio. Veronica, sua moglie, non è stata chiamata per nessuna supplenza e di fatto è disoccupata. C’è l’aspetto psicologico — il senso di inutilità di chi non lavora — e c’è quello economico, con la disoccupazione che porta 800 euro al mese. Il posto che spettava a Veronica è stato assegnato a un’invalida civile all’80% proveniente da un sobborgo di Napoli, e Sandrino non riesce a digerire quello che percepisce come un sistema truccato. Il Custode ascolta tutto e risponde con la delicatezza di chi conosce bene il dolore della disoccupazione: “La mia storia la sapete, io sono stato disoccupato e fancazzista fino a 40 anni. So cosa significa non avere qualcosa da fare durante il giorno, perché nonostante il mio più sfrenato fancazzismo, poi lo percepivo di essere fuori dalla società.” Poi aggiunge, con affetto sincero: “Veronica la ritengo una grande persona. Confido che il destino sappia guardare e premiare i meritevoli.” Rocco, dal canto suo, prova a strappare un sorriso con l’unico strumento che ha: la propria biografia. “Sappi che i tuoi 800 euro di disoccupazione sono stati il mio stipendio base lavorativo per parecchi anni qua in Calabria. Io li prendevo lavorando 8 ore al giorno.”

A inizio mese il Custode invia un messaggio diverso, delicato, che arriva nel silenzio della mattina. È l’anniversario della scomparsa di Margherita, la mamma di Rocco. “È passato un altro anno, oggi è un giorno che posso immaginare molto difficile,” dice Roberto con voce calma. “Un altro anno che Margherita non c’è più. Però io confido che sia un buongiorno lo stesso per te, Rocchino, perché hai una realtà nuova che ti sta vicino e che stai costruendo in maniera fantastica.” Non servono molte parole. Quelle bastano.

A metà mese, Sandrino scopre Top Gun: Maverick e perde completamente la testa. “Amici miei, ci sono stati dei punti in cui ho pianto dalla gioia,” annuncia con la voce che gli trema ancora dall’emozione. Lo paragona ai briefing di Wing Commander, ai combattimenti spaziali di The Expanse, definisce le manovre aeree “ai limiti dell’immaginazione” e implora i due amici di mollare tutto quello che stanno guardando per spararselo immediatamente. Il Custode, che già da mesi seguiva l’odissea del film rinviato dalla Paramount per non bruciarselo durante la pandemia, decide che è il momento di noleggiarselo. Parte così la sotto-saga di Paramount Plus: Rocco segnala un’offerta a 5 euro, che inizialmente sembra essere per un anno intero. L’entusiasmo dura il tempo di una rilettura: “No, scusate, ho visto bene, non è 5 euro per i primi 12 mesi. È 5 euro al mese per i primi 12 mesi. No, no, no, no, non ci siamo.” Il Custode tenta la prova gratuita di 7 giorni, sperando di trovare Maverick disponibile, ma ovviamente no: la Paramount non è scema, e il film resta a pagamento su tutte le altre piattaforme. “Eh vabbè, si attaccano al piffero.” Il tutto sfociando in una riflessione sulla frammentazione insostenibile dello streaming — “è Paramount, è Netflix, è Amazon, è HBO, è Warner, io non posso pagare 20.000 abbonamenti” — che si chiude con una stoccata degna del suo spirito: “Poi è ovvio che uno si fa il pezzotto, però io il pezzotto non me lo voglio fare, anche perché mi sa tanto il napoletano.” Sandrino, più pragmatico, gli propone di scaricarselo direttamente. Il Custode, diviso tra legalità e desiderio, tentenna.

A metà mese, il Custode segnala che Rocco è alle prese con un colpo della strega. Lo descrive come “un po’ caudicante” quando si sono visti il weekend precedente. Sandrino ne approfitta per aprire un capitolo personale che lo tormenta: da quando ha avuto il Covid, il suo corpo non è più lo stesso. “Raga, a me il Covid fisicamente mi ha piegato, mi ha spezzato in due. Non ho più fiato, non ho più niente. Se devo fare una corsa mi trascino a terra, la faccio, ma poi crepo. Non posso più prendere un colpo d’aria che sento le ossa che mi fanno ciao ciao con la manina.” Lo dice senza piagnisteo, come un dato di fatto, il che lo rende ancora più pesante.

Qualche notte, Sandrino fa un sogno. Lo racconta a Roberto con la vivavvoce accesa in macchina, e c’è una dolcezza inconsueta nella sua voce. Ha sognato che erano tutti vecchi — lui, Roberto, Rocco — e che ogni mattina si incontravano al bar per fare colazione insieme. “Io sparlavo perché ero mezzo ribambito, tu mi venivi dietro, Rocco pure.” Il sogno si svolgeva a Velletri, e il messaggio è chiaro: “Devi fare in modo, Roberto, nella tua vita, di trasferirti a Velletri. Non puoi passare la tua anzianità a Guardia Piemontese.” Il Custode risponde con emozione: “Sogno bellissimo. Sarebbe bello poter trascorrere con voi gli ultimi momenti della fase della propria vita. Saremo ancora nerd? Chi lo sa, io ci conto. In fondo il segreto per non invecchiare dentro è essere sempre un po’ fanciullo, nerd, anche se il fisico mi sta abbandonando.”

Una domenica mattina, Sandrino esce di casa per fare colazione e si ritrova a guidare una macchina completamente fracica: ha dimenticato i finestrini aperti e ha diluviato. La colazione alle Palme, alternativa al solito McDonald’s, si trasforma in un’osservazione sociologica del bancone: una platea mista di cappuccini e una ragazza altissima, truccata, con i capelli lunghi e la mascherina FFP2, che una volta abbassata rivela una barba e un orecchino. Sandrino, nella sua maniera scomposta e senza filtri, ne fa una cronaca che è insieme goffa, curiosa e stranamente empatica: “La vita non è facile per lui.”

La vera tempesta del mese è politica. Siamo alla vigilia delle elezioni e Sandrino racconta di una cena furiosa con i suoceri. Il padre di Veronica vota PD “per ideologia”, la madre si è scatenata urlando: “Sei un fascista! Che differenza c’è fra destra e fascismo?” Sandrino, che aveva provocato dichiarando di voler votare Meloni per vedere la reazione, si è trovato nel mezzo di un uragano. L’eco di quella cena si propaga per giorni nel gruppo. Il Custode, che nel frattempo è stato travolto da un lutto in famiglia — la sorella del suocero, portata via da un tumore fulminante al cervello in tre mesi — recupera tutti i messaggi e risponde con una riflessione lunga e sofferta.

Il lutto lo ha costretto a vivere le usanze funebri calabresi che non condivide: una veglia ininterrotta dal venerdì notte alla domenica sera, con rosari, visite, e quella macchina collettiva del dolore che per lui non ha senso. “Facendo i dovuti scongiuri, quando succederà a me: espianto degli organi, cremazione e via. Un saluto, un pensiero anche da lontano, e ciao, buonanotte. Perché tanto, se c’è qualcosa, sicuramente non è attaccato all’involucro vuoto e purtroppo putrescente del defunto.” Sandrino risponde con rispetto: “Paese che vai, usanze che trovi. Devi rispettare il dolore degli altri.”

Sulla politica, il Custode si confessa: è andato a votare e davanti alla scheda si è bloccato. “Ho trovato proprio il disgusto più totale.” La Meloni non gli dispiace di per sé — “è una ciaciona simpatica, le darei pure il voto” — ma il problema è la zavorra: Berlusconi, che “penso sia ormai un cyborg, un robot in cartapecora che sbiascica parole,” Forza Italia con tutto il suo retaggio, Salvini e il ricordo dei tempi in cui chiamava “terùn” quelli del sud. Racconta che la zia di Luisa, Concetta, quasi ottantenne, ha annunciato serenamente che voterà Salvini perché “parla bene.” Il suocero, che brucerebbe Salvini con lo sguardo, si è alzato e se n’è andato per non rispondere male. Alla fine, il Custode ha votato scheda bianca. Sandrino pure non sa che fare: “Che cazzo faccio? Scheda nulla? Disegno un Pikachu?”

Il mese si chiude con una micro-saga che è un gioiello di comicità involontaria. Sandrino, che da anni gestisce con stoicismo un negozio virtuale di carte Magic su Magic Card Market — ordini da un euro, un euro e mezzo, con lo sbattimento di buste, francobolli e spedizioni — riceve un reclamo. Un acquirente da Torino ha comprato una carta per 14 centesimi e protesta perché, guardandola in controluce, si vede un leggerissimo segno, come se qualcuno ci avesse passato sopra una penna. Sandrino, con la calma glaciale di un diplomatico al tavolo delle trattative, risponde: “Caro ragazzo, possiamo fare due cose. O mi trovi la stessa carta con quel grado di imperfezione e vedi a quanto la vendono. Oppure me la restituisci: compri il francobollo, lo affranchi, esci di casa, la imbuchi, e io ti riporso quei 14 centesimi.” Il Custode, ascoltando il vocale, raggiunge vette di sarcasmo raramente esplorate: “Ti sei approfittato di un povero adolescente brufoloso che compra le carte con i soldi dei genitori! Pretendi che questo ragazzo esca di casa tra il freddo e il gelo, trovi una tabaccheria, prenda un francobollo, trovi le poste — perché sicuramente non sa neanche dove sono le poste — e ti spedisca indietro la carta?” Poi, dopo aver riso, si scopre ammirato: “Il tuo stoicismo nel gestire questa cosa. Spedire carte per introiti di un euro a botta, per un euro e cinquanta tutti questi sbattimenti… Ma tu hai detto: in tutti questi anni, 60 euro me li sono portati a casa. Onore alla tua lungimiranza e perseveranza.”