Maggio si apre con Roberto che sprofonda nel silenzio digitale più totale. La fibra è saltata, il modem è un soprammobile, e lui vaga per casa come un naufrago senza Wi-Fi. Niente serie TV, niente streaming, niente di niente. Squid Games — quella serie che Sandrino gli ha raccomandato con l’insistenza di un predicatore porta a porta — resta lì, in attesa, come un pacco mai ritirato. “Fidati, sono veramente in fase neutra,” comunica agli amici con la rassegnazione di chi ha accettato che il ventunesimo secolo gli ha momentaneamente voltato le spalle.
Rocco, nel frattempo, è a Roma per gli esami all’Istituto Skinner, dove si presenta con la consapevolezza serena di chi detiene 9 tesisti su 18 partecipanti al corso. La metà esatta degli studenti. “Succederanno le solite cose da baroni dell’università,” prevede con il distacco di un veterano, “me sminuiranno, me faranno… sinceramente non me ne frega.” Il vero aggiornamento, quello che gli preme davvero condividere, riguarda Cyberpunk 2077: un gioco un po’ grezzo nel combattimento, un po’ piatto negli upgrade, ma con una trama che lo tiene incollato allo schermo. Pagato 20€ con tutte le patch del mondo, dà le sue soddisfazioni.
Ma è sul fronte della casa che Rocco si trasforma in un narratore inarrestabile. I lavori procedono: il buco nel soffitto aspetta il benestare del Genio Civile entro il 9 maggio, il pittore ha già dato la prima mano — azzurro cielo del nord per la stanza dei giochi, color giada per la camera dei bambini, un pesca rosa antico per la camera matrimoniale che lui stesso definisce “molto poco maschio, ma vabbè.” Le finestre arriveranno, la cucina è ordinata, il letto pure, e per una di quelle coincidenze che sembrano scritte dal destino, tutto quanto verrà consegnato il 7 giugno: il compleanno di Margherita. Roberto coglie il dettaglio con delicatezza, lo tratta come un segno. “Io la vedo come una sorta di benedizione,” dice. “Come se anche da lassù lei abbia detto: perfetto, vi voglio bene anche in questo.” È uno di quei momenti in cui il tono cambia, le battute si fermano, e resta solo la tenerezza di un ricordo che continua a vivere nelle piccole cose.
Poi c’è la questione del mobile porta-televisore, e lì si scatena il grande dibattito del mese. Rocco è combattuto: un mobile italiano bellissimo, con sportelli asimmetrici laccati uno diverso dall’altro, un pezzo d’arredamento che grida design — ma costa 2.700€. Dall’altra parte, c’è IKEA a 500€ che fa il suo lavoro senza fronzoli. Roberto interviene con la solennità di un consulente finanziario in modalità motivazionale: “No cazzo, Rocco, tu e Silvia ve lo potete permettere. Te lo dico da povero, te lo dico in modalità powery: dovete farvi il mobile quello che costa di più.” Sandrino osserva divertito, finché Rocco non gioca la carta nucleare: “E se invece del mobile da 2.500€ mi comprassi il televisore LG G1 OLED 4K HDMI 2.1 65 pollici da 2.000€?” Roberto, colto in contropiede dalla mossa da pendolino, capitola: “Entrambi, Rocco. Vi potete permettere entrambi.” La questione del mobile, in fondo, era solo il preludio alla guerra santa dell’OLED.
Rocco ha anche un appuntamento col giardiniere. Nella casa nuova ci sono alberi da abbattere — un tiglio, un prunus piccolo, un prunus grande, probabilmente la magnolia gigante che è più alta della casa e produce foglie gigantesche con la costanza di una fotocopiatrice impazzita. Resteranno il ginkgo biloba all’ingresso, “quello a forma di V perché mi piace tanto,” qualche camelia e il liquidambar, “perché fa delle pignette a forma di virus del covid,” cosa che lo fa ridere ogni volta.
Ma la vera bomba culturale del mese è Valerio Evangelisti. Rocco è al quinto volume della saga dell’Inquisitore Eymerich e ne parla come un apostolo in missione: tre epoche narrative che si intrecciano, un protagonista duro, antipatico e brillante, e una prima pagina che si apre su un’astronave. “Vi dico solo che la prima storia dell’inquisitore Eymerich inizia su un’astronave, e a me già questo mi ha sconvolto.” Roberto abbocca immediatamente. Rocco gli consiglia Audible — 9€ al mese, primo mese gratis, si scarica il libro e via, lo ascolti in macchina. Roberto è entusiasta. La sera stessa si iscrive, scarica il primo volume, e dopo due capitoli è già perso. “Che caspita di capolavoro,” esclama dal parcheggio sotto casa, tentato di restare in macchina chiusa ad ascoltare il terzo capitolo. Da quel momento in poi, Roberto diventa un uomo trasformato. Parte prima la mattina per guadagnare minuti di ascolto. Non sente più la radio — “solo notizie di guerra, covid, guerra, covid, onestamente c’è così tanta bruttura nel mondo” — e guida a 70 all’ora fissi, sorpassato pure dai tre ruote, beatamente immerso nelle avventure dell’inquisitore. “Non ho più ansia, rabbia, guido tranquillo. Basta, sono concentrato su queste storie fantastiche.” In meno di due settimane finisce il primo volume e attacca immediatamente il secondo. O il terzo. O quello che viene dopo in ordine cronologico. Si apre un piccolo dibattito filologico sull’ordine di lettura — Wikipedia dice una cosa, Audible un’altra, Rocco suggerisce di seguire l’ordine di uscita — ma Roberto ormai è un treno in corsa e niente lo fermerà.
Sandrino, intanto, è il cronista silenzioso e operoso del gruppo. Tornato in ufficio dopo due anni, si trascina stremato tra treno, autobus e chilometri a piedi, ma riesce comunque a divorarsi Sword Art Online sul tragitto. La serie è un gioiello bipolare: la prima metà di ogni stagione è fantastica, la seconda è una palla cosmica. La terza stagione, però, è tutta bella — cavalieri con spade leggendarie che falciano centinaia di nemici, personaggi non giocanti che evolvono, temi profondi sugli MMO del futuro. “Cazzo raga, veramente una stagione fantastica dalla prima all’ultima puntata.” Il problema è che per arrivarci bisogna sopravvivere a due stagioni di montagne russe narrative, e Sandrino confessa che in certi punti mandava avanti veloce guardando fuori dal finestrino del treno.
Roberto si fa contagiare dalla curiosità per Sword Art Online, ma prima c’è un altro progetto titanico che nasce una sera di noia: rivedere tutti i film del Marvel Cinematic Universe in ordine cronologico. Parte con il primo Capitano America, che lo fa addormentare dopo un’ora e mezza. Prosegue con Captain Marvel, che invece lo diverte. Poi Iron Man, Iron Man 2, Thor. E qui arriva la rivelazione inquietante: di tutti questi film, visti al cinema anni prima, non ricorda assolutamente nulla. “In dodici anni non mi ricordo niente, niente. È come se avessi uno schermo bianco. Succede solo a me? È la demenza senile?” Dall’altra parte, il lato positivo: è come vederli per la prima volta. E nel frattempo, trova il tempo di guardarsi Spider-Man Homecoming, rimanendone sorpreso — divertente, ben fatto, pieno di Avengers. Vuole arrivare a No Way Home, quello dei tre uomini ragno, ma la strada è lunga.
Rocco intanto confronta la qualità streaming di Netflix e Disney Plus, e non ha dubbi: Netflix è anni luce avanti. Captain Marvel su Disney Plus sembra quasi in SD rispetto a quello che passa Netflix sullo stesso hardware, con la stessa connessione. “Gli algoritmi di compressione di Netflix sono veramente allucinanti,” sentenzia con la sicurezza di chi ha verificato le impostazioni più e più volte.
Sul fronte barbecue, Sandrino si sta evolvendo da semplice grill master a chef da esterni. Non si accontenta più di salsicce e bistecche: segue le ricette di Steven Raichlen, prepara spiedini Singapore con macinato amalgamato a zucchero, salsa di pesce, pepe e aglio, il tutto avvolto in foglie di basilico. Molto buoni e succosi, anche se “sembrava di mangiare a Singapore,” ammette. Roberto lo celebra da lontano ma non può fare a meno di protestare: “Il barbecue che me lo inauguri con le verdurine? Il barbecue ha bisogno della carne di porco, la carne che sfrigola!”
Un sabato mattina, Rocco condivide una piccola gioia paterna: Leonardo gli ha chiesto di parlargli dei libri fantasy. Gli mostra il Necronomicon, gli racconta della saga della Dragonlance, e il ragazzo dice che vuole leggerla. “Mi sta dando soddisfazione questo ragazzo,” mormora Rocco con l’orgoglio quieto di chi vede una passione trasmettersi di generazione in generazione. Roberto commenta con affetto: “Bravissimo Leonardo! La Dragonlance è stupenda,” e poi aggiunge, con una punta di malinconia speranzosa: “Chissà se un giorno Caterina mi darà la stessa soddisfazione, o mi dirà solo che vuole leggere i racconti segreti di Barbie.”
Lavinia, nel frattempo, regala un momento di tenerezza pura. Silvia la va a prendere a scuola, la porta dal parrucchiere, le compra gli smalti — uno diverso per ogni dito, come quelli di Silvia — e poi insieme si mettono lo smalto ai piedi. “A sera Lavinia era penso una bambina felice come non la vedevo veramente da tanti e tanti anni,” racconta Rocco, e la voce si ammorbidisce.
Roberto poi confessa di aver visto American Psycho con Christian Bale, per la prima volta. “Fenomenale, veramente un film fenomenale,” esclama, lanciandosi in un excursus che parte da Equilibrium, passa per la trilogia di Batman di Nolan, e confonde per un attimo Christopher Nolan con Christian Bale. Raccomanda Dark, la serie tedesca su Netflix — “bella, bella, bella” — dove ogni puntata sfida le previsioni dello spettatore. Consiglia di vederla prima di Squid Games, scatenando la prevedibile reazione di Sandrino che gli ripete da mesi di guardarsi Squid Games. “Caro Sandrino, comunque ti voglio bene,” si congeda Roberto con la consapevolezza di star testando i limiti dell’amicizia.
C’è spazio anche per il nerd shopping. Roberto vede l’Optimus Prime dei LEGO — 169€, si trasforma davvero — e perde completamente la testa. “Raga, ma dai, si trasforma, si trasforma pure! E poi lo metterei di fianco al mio Voltron,” geme con il trasporto di un bambino davanti alla vetrina del negozio di giocattoli. Vorrebbe comprarlo al day one, ma Sandrino, esperto di LEGO, lo frena: “Aspetta neanche un mese che scendono del 20%.” Roberto accetta il consiglio con la disciplina di chi sa che la ragione ha ragione, anche quando il cuore vuole Optimus Prime subito.
Verso fine mese, Roberto sale a Velletri per il compleanno degli 80 anni di sua mamma. Un viaggio lampo — su un giorno, festeggiamenti e ripartenza il giorno dopo — ma carico di significato. Caterina non vedeva i nonni da 7 mesi. Roberto lancia un appello agli amici: “Se riusciamo tre secondi, non lo so, una colazione, un abbraccio, anche solo cinque minuti, vi vedo, vi abbraccio e ce ne andiamo.” Sandrino riesce a passare, e la mamma di Roberto è raggiante. “Un altro po’ era più contenta di aver visto te che il figlio,” ride Roberto. Rocco non riesce a venire per impegni, e Roberto scherza: “Se fossi passato pure te, è probabile che mi diseredava e vi adottava direttamente.” Sandrino gli lascia anche un consiglio pratico: cambiarsi gli occhiali, “perché adesso vedete detto proprio papale papale.”
Sandrino intanto vola in Sicilia con Veronica per il matrimonio di un’amica, a Piazza Armerina. Il primo aereo dopo quattro anni. Si gode l’agriturismo, il senso di vacanza, e commette l’errore di comunicarlo al gruppo. Roberto, con la sua proverbiale conoscenza della geografia, confonde Piazza Armerina con una piazza di Catania. “Piazza Armerina poteva essere Piazza Garibaldi,” confessa alla fine, dopo un botta e risposta surreale. “Ecco, mo potete ridere fino a domani.” L’episodio entra immediatamente negli annali del gruppo.

Il mese si chiude con un fremito tecnologico: la Steam Deck di Sandrino è partita dai Paesi Bassi. Sta arrivando. E subito parte il dibattito sulla ventola: l’ultimo aggiornamento software avrebbe ridotto il rumore, ma Rocco solleva il paradosso termodinamico — meno rumore uguale meno dissipazione uguale più calore. “La coperta è quella: se ti copri da una parte, scopri dall’altra.” A meno che, conclude, la gestione della ventola non fosse semplicemente buggata dal principio. In quel caso, tutto ha senso. Forse.
E tra le ultime battute del mese, una promessa che scalda il cuore: Roberto ha preso le ferie l’ultima settimana di luglio. Tornerà a Velletri, e stavolta ci sarà tempo per abbracciarsi come si deve, per una serata a casa nuova di Rocco, e magari per una partita a Zombicide — quel gioco da tavolo che Sandrino ha comprato, di cui ha colorato le miniature, ma a cui non ha ancora giocato. Luglio si avvicina, e con esso la promessa di ritrovarsi davvero.