Aprile si apre con un brivido di speranza per Rocco. La prima coppia è venuta a vedere la casa, portata dal fido Maurizio dell’agenzia immobiliare, e pare che la moglie fosse proprio interessata — domande su domande, occhi che brillavano, la mano che accarezzava i muri come se fossero già suoi. Per di più, gente che il mutuo nemmeno ne avrebbe bisogno. Roberto, ascoltando l’aggiornamento, si dichiara contento — ma con una puntualizzazione che ha il sapore di una carezza: è più felice per il fatto che Rocco sia tornato a pranzare con i suoi genitori che per la questione immobiliare. Le cose si muovono, piano, nella direzione giusta.
Qualche giorno dopo, una mattina, Sandrino si sveglia con gli occhi spalancati nell’oscurità della notte. Non è un incubo a tenerlo sveglio, ma qualcosa di molto peggio: una canzoncina di Carolina Benvenga. “Vedo vedo” gli si è infilata nel cranio all’una di notte e non se n’è più andata fino alle 4:30. Chiunque abbia figli piccoli conosce questo genere di tortura: il cervello che prova a spegnersi, la melodia che ritorna come un demone allegro e indistruttibile. Roberto conferma con la gravità di un reduce: le canzoncine della notte sono veramente una piaga.
Il discorso scivola sulla vita sociale, o meglio sulla sua totale assenza. Roberto racconta il suo sabato pomeriggio con la solennità di un bollettino di guerra: una festa di bambini organizzata dai nonni, 9 creature urlanti, e lui come unico adulto sopravvissuto sul campo di battaglia. Gli altri padri si sono volatilizzati con scuse di ogni tipo, lasciandolo solo a improvvisare capanne con sedie e coperte nel salone. “Per i miei figli lo faccio volentieri, ma quando sono nove e io sono l’unico fesso…” — la voce è quella di un uomo che ha visto cose. La domenica non è andata meglio: telefonata della cuginetta di Caterina, pranzo da preparare, pomeriggio intero a giocare. “Questa è la mia vita sociale, raga.” Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Sandrino si riconosce parzialmente in quel racconto — anche lui vive appiccicato a Mila, anche se ogni tanto la suocera gli regala un pomeriggio di libertà per guardarsi un film.
E a proposito di film: Sandrino si è visto Spider-Man: No Way Home e non ci ha capito un cazzo. Ma proprio un cazzo. Il suo problema principale — tra molti — è che lo Spider-Man attuale spara le ragnatele con una bomboletta. Una bomboletta. Come un imbianchino dell’Uomo Ragno. “Ma scusate, questa cosa è veramente…” Sandrino ci gira intorno, elabora teorie che sfiorano il volgare — forse ai teenager di oggi dava fastidio l’idea di secrezioni bianche appiccicose che escono dal polso? — e chiede lumi agli amici. Roberto, che in realtà non ha visto nessuno degli Spider-Man recenti ma parla come se avesse una laurea in multiversologia, spiega con sicurezza che esistono ormai tre attori diversi nel ruolo, e che nell’ultimo film si incontrano tutti per una faccenda di universi paralleli. Quando Sandrino rivela di aver detto esattamente la stessa cosa, Roberto ammette candidamente: “M’ero fermato prima che anche tu dicessi della teoria del multiverso.” Il mistero delle bombolette viene infine risolto da Rocco, custode dell’arcana sapienza fumettistica: nei comics americani qualcuno fece notare che un uomo-ragno avrebbe dovuto sparare le ragnatele dal sedere, e per evitare situazioni imbarazzanti gli diedero le bombolette sintetiche, aprendogli un arsenale di gadget alla Batman — mine a ragnatela, ragnatele elettrificate, trappole. Lo stesso destino toccò a Wolverine, i cui artigli a un certo punto iniziarono a spaccargli le mani ogni volta che uscivano. Sandrino ascolta tutto questo con l’espressione di chi ha appena scoperto che Babbo Natale non esiste ma in compenso i Puffi sono reali.
In quei giorni, Alessandro torna in ufficio un giorno a settimana e si scarica una serie per il viaggio in treno: La Regina degli Scacchi. La recensione è immediata e travolgente. “Oh ragazzi, una serie tv ma no bella, ma fantastica, ma proprio eccezionale.” Sul treno, un perfetto sconosciuto lo spia mentre guarda l’iPad, annuisce con la testa, e quando arrivano a Velletri gli fa i complimenti: “Bravo che hai scelto questa serie, è veramente bellissima.” Roberto è raggiante. Suggerisce anche il formato: una sola stagione autoconclusiva, una storia che inizia e finisce, senza l’agonia di serie che durano 10 stagioni. Sandrino conferma: l’ha divorata in 7 puntate ed è d’accordo sulla bontà dell’opera.
Ma Roberto non si limita ad apprezzare la trama. Roberto si innamora. Letteralmente. Di Beth Harmon, la protagonista, nel suo abbigliamento anni ’60 alla Jacqueline Kennedy, con le gonnelline, la camicetta, il foulard nei capelli. “Alcune scene ero sulla soglia del prurito intimo,” confessa con una sincerità che rasenta l’autocertificazione clinica. “Il mio nuovo amore, amici.” Al quinto episodio è ormai perduto: farfalle nello stomaco, occhi imbambolati sullo schermo, messaggi che si chiudono con “cancellerò questo messaggio.” Sandrino lo punzecchia con eleganza: “Non ti avevo consigliato questa serie per innamorarti di Beth Harmon, eh? In effetti c’ha dei tratti simili a quelli di Luisa. Ti ho fatto un bello scacco matto.” Roberto, colto in flagrante, precisa che anche a lui piacciono di più quelle “un po’ più cicciottelle” — e che Luisa è cicciottellina — ma che Beth Harmon è su quattro piani astrali superiori di bellezza assoluta. Messaggio che anch’esso verrà prontamente cancellato.
Intanto la depressione post-serie incombe. Roberto aveva già attraversato il lutto dopo Arcane, e ora, finita La Regina degli Scacchi, è di nuovo in crisi esistenziale. Non sa più che guardarsi. Sandrino gli prescrive Squid Game come fosse un farmaco salvavita: “Ma ancora che aspetti? Ma ancora che taccheggi? Ma qual è il tuo problema psicologico?” Roberto tentenna, nicchia, promette che ci proverà, ma alla fine che fa? Si guarda Birds of Prey. Due ore per scoprire che Margot Robbie è una figa allucinante ma il film è una merda inguardabile. Roberto ci tiene a specificare che alcune scene le ha riviste più volte — “perché lei mi ipnotizza” — ma che il film si può tranquillamente cancellare dalla storia del cinema. Scopre inoltre dai titoli di coda che Margot Robbie è anche una delle produttrici, il che rende tutto ancora più tragico.
Roberto consiglia poi con trasporto un cartone animato: Bluey, produzione australiana su Disney+, una famiglia di cagnolini. “Lo so, detta così mi direte dove fare a ridere,” premette, ma poi parla col cuore in mano: è un cartone che sembra fatto per i bambini ma in realtà è una lezione per i genitori. Una puntata su due gli vengono i lacrimoni. Lo guarda insieme a Caterina e ogni episodio gli lascia qualcosa dentro. È una raccomandazione sentita, diversa dal solito, priva di ironia — Roberto che si commuove davanti ai cagnolini animati è forse l’immagine più tenera del mese.
Nel frattempo, anche Rocco aggiorna sulla sua vita, e le notizie sono buone. Lui e Silvia ormai convivono da tre settimane: lei dorme lì ogni sera, stanno insieme ogni giorno, e tutti — lui, lei, i bambini — sono molto più sereni. Il tono è quello di chi ha trovato un equilibrio dopo una lunga tempesta. Il fine settimana lo passano a comprare bagni, box doccia, finestre, faretti, mobili per la nuova casa. Il pittore sta finendo di pitturare, il genio civile ha confermato le travi, l’elettricista monta i faretti e un interruttore astronomico per le luci esterne. Rocco si è scelto anche un termostato smart — un Plik, marca italiana di Roma, che costa un quarto rispetto al Nest — e sta valutando una 3060 che su Amazon è scesa a 500 euro. Roberto gli dedica un messaggio di analisi tecnica talmente lungo e dettagliato — tra super sampling, DSR, pannelli TN, HDR e risoluzioni varie — che Sandrino sbotta: “Madonna Ro’, 3 minuti di messaggio non ci ho capito un cazzo manco io. Rocco è più semplice di noi. A Rocco consiglio semplicemente un monitor con le casse integrate.”
Ma l’avventura tecnologica del mese appartiene a Sandrino. Aveva ordinato un Ulefone Armor 8 Pro da Banggood — un telefono rugged da usare come navigatore in bicicletta — e quando apre la scatola trova dentro un Armor 11T 5G, con 8 GB di RAM, 256 GB di memoria, camera a infrarossi e un prezzo di listino di 600 euro su Amazon. La scatola è quella dell’Armor 8, il manuale è quello dell’Armor 8, gli accessori sono quelli dell’Armor 8. Ma il telefono è un top di gamma. Sculato come pochi nella storia dell’umanità. Roberto coglie l’ironia cosmica della situazione: “Sandrino, abbiamo preso per il sedere Rocchino per anni con l’Ulefone! E alla fine qual è la morale? Che Rocco ci aveva visto avanti a tutti. Rocchino, perdonaci.” Sandrino intanto testa la camera termica misurando la febbre a Mila e fantasticando su spedizioni notturne per avvistare cinghiali, scoiattoli o zombie.
A proposito di biciclette: Sandrino riceve la temuta email da Fiido. La sua bici elettrica potrebbe spaccaglisi in due — un utente sul gruppo Facebook aveva già documentato la cosa saltando un gradino. La vernice screpolata che Sandrino attribuiva alla qualità scrausa cinese è in realtà il segnale che il telaio in magnesio si sta deformando. Fiido promette rimborso o sostituzione entro un paio di settimane. Nel frattempo, Sandrino continua ad andarci in ufficio. Con cautela. Evitando buche.
A metà mese, Veronica risulta positiva al Covid. Sandrino si ritrova solo con Mila, diviso tra il lavoro da remoto e una bambina che ha bisogno di attenzioni costanti. “Ieri sono sopravvissuto, vediamo oggi come va,” riassume con il pragmatismo asciutto di un naufrago che conta i giorni. Roberto scoppia a ridere in macchina ascoltandolo — non dei problemi, ci tiene a precisare, ma del modo in cui li racconta. Le notti sono le peggiori: Sandrino non dorme per i pensieri del lavoro, perché con Mila che vuole giocare e i cartoni da guardare durante il giorno, finisce per lavorare malamente e con superficialità, e il senso di colpa lo insegue fino alle 4 del mattino. Porta Mila al McDonald’s perché non ce la fa a cucinare, prepara comunque qualcosa per Veronica, la vede 10 minuti al giorno per evitare il contagio, guarda Mary Poppins con la piccola e poi ricomincia. Pasqua e Pasquetta le trascorre chiuso in casa. Alla fine, verso la quarta settimana, Veronica si negativizza. Sandrino celebra tornando a fare colazione al bar — non lo faceva da due settimane — e la sera si concede le prime due puntate di Picard stagione 2. “Grandi grandi cazzo questi di Amazon, le serie tv di fantascienza le sanno proprio fare.”
Nel frattempo, Roberto nel suo ufficio di Scalea vive nel terrore. Su 37 dipendenti del GM, lui e Sara sono gli unici a non aver avuto il Covid. Il magazzino è decimato — è rimasta solo Nunzia, e solo perché se l’era già fatto due settimane prima. Il capo è tornato dalla settimana bianca a Cortina d’Ampezzo, è stato in ufficio un lunedì, e il martedì era già positivo, “impestando” tutto l’ufficio. Roberto si gratta compulsivamente qualunque cosa sia grattabile, terrorizzato non tanto per sé quanto per chi gli sta vicino.
E poi c’è la figura di merda epocale di Roberto al battesimo. La mattina di Pasqua, in ritardo come sempre, arriva alla chiesa alle 11:06 trovando l’ingresso bloccato da un muro di persone vestite a festa. Nella sua testa bacata, l’unico pensiero è raggiungere Luisa e Caterina. Inizia a farsi largo — “scusate, permesso, permesso” — spingendo gentilmente tra la folla. Qualcuno gli dice “prego, prego” e lui entra. Si ritrova in mezzo alla processione dei genitori e dei parenti del bambino che sta per essere battezzato. I preti stanno arrivando. Il fotografo sta scattando. E lui è lì, immortalato nel filmino del battesimo di un bambino non suo, con la faccia di uno che ha sbagliato corridoio all’aeroporto. Raggiunge Luisa, si siede, e la vergogna lo travolge come un’onda. A fine cerimonia, mentre Luisa va a fare gli auguri, lui scappa — letteralmente scappa — e si inventa una scusa pietosa al telefono quando la moglie lo chiama per chiedergli dove diavolo sia finito. A giorni di distanza, non ha ancora avuto il coraggio di mandare un messaggio d’auguri alla coppia.

Rocco, ascoltando tutto questo dalla Calabria, promette solennemente: “Lo racconterò a tutti i conoscenti che ho qua. Tutti. Parenti, colleghi di lavoro, amici. Tutti lo devono sapere.” Sandrino inscena una telefonata surreale con un immaginario operatore del traffico di Santa Maria del Cedro per dare la notizia che Silvia torna a Velletri — notizia che evidentemente era nell’aria ma non ancora ufficiale.
Il mese si chiude con due transazioni simboliche. Sandrino vende la sua astronave di Star Citizen — una RSI Constellation Phoenix comprata nel 2013 per 350 dollari — a un tizio di Taipei per 450 euro. “Dal 2013 che sto aspettando che sto gioco esce,” sospira, arrendendosi all’evidenza che Star Citizen è ormai scam puro. Con i 410 euro netti, compra un barbecue da esterno. Rocco, che nel frattempo ha scoperto il mondo del grilling a casa del cugino di Silvia — un tipo con il termometro infilato nelle salsicce e un Outdoor Chef Ascona a gas — è già partito per la tangente: si è comprato il manuale del perfetto grill master di Steven Raichlen, la cosiddetta “bibbia del barbecue”, e sta studiando. È tutto scritto, nemmeno una figura, ma per fortuna Raichlen ha un sito con più di 300 video. Sandrino, dal canto suo, progetta un beef eater da tenere fisso sul balcone, collegato al gas metano — perché lui l’allaccio del gas fuori al balcone se l’è fatto fare apposta durante la ristrutturazione, come un visionario del barbecue residenziale.
Rocco intanto consiglia Dark, serie tedesca su Netflix in sole tre stagioni, complessa come il Trono di Spade ma “diversa da tutto il resto.” Roberto, che l’aveva iniziata e poi dimenticata, si ripromette di recuperarla — sempre rimandando Squid Game, con grande esasperazione di Sandrino.
L’ultima immagine del mese è quella della piccola Mila che, vedendo Roberto sullo schermo di un messaggio, lo identifica con sicurezza: “Il zio Custode. È un taccone. Brava Mila.”