Febbraio 2022: tamponi, torrent e piastrelle shabby chic

Febbraio si apre con il sacro rito della catena di consiglio. Roberto, che ancora non è riuscito a finire la sesta stagione di The Expanse, si trova sommerso da una lista di serie tv che cresce come un organismo senziente: Arcane, Squid Game, Reacher, e adesso — per merito di Sandrino — pure la fattoria di Jeremy Clarkson. Roberto accoglie ogni suggerimento con la devozione di un monaco amanuense che cataloga manoscritti: li segna, li ordina per priorità, li classifica per genere. La lista dei desideri è ormai più lunga di qualunque singola serie che contenga. Clarkson, dice Sandrino, è geniale di suo, talmente geniale che riesce a rendere interessante perfino una trasmissione ambientata tra campagnoli inglesi che sembrano usciti dal Maschio d’Ariano. Roberto annuisce, affascinato, e sposta l’ennesimo titolo in coda.

Nel frattempo, Roberto si è visto la prima puntata della sesta stagione di The Expanse, e il suo verdetto ha la cautela diplomatica di un ambasciatore: non è brutta, non è eclatante, è una di quelle puntate che “creano aspettativa”. Tradotto dal robertese: non gli ha fatto impazzire il cuore, ma ci crede ancora. La seconda, dice Sandrino, è quella con i botti. Roberto si fida, anche se poi ogni sera si addormenta come un pesce lesso alle 23:30, e la seconda puntata resta lì, in attesa.

Rocco, in una mattina di inizio mese, esce dal dentista con mezza faccia paralizzata dall’anestesia e decide che il momento è perfetto per registrare un vocale. Il risultato è un capolavoro involontario di comicità: parla come Gatto Silvestro, con la lingua che non collabora e le consonanti che si sciolgono nel nulla. Roberto, che ha attraversato lo stesso calvario odontoiatrico, lo riconosce immediatamente. “Sembri come parlavo io quando mi hanno stretto il dente,” dice, con la solidarietà di chi ha combattuto la stessa guerra.

E poi c’è il Covid, che a febbraio non ha ancora finito di tormentare il gruppo. Roberto scopre che un collega di Luisa ha il figlio positivo, e parte la trafila dei tamponi. Ma è lui il vero soldato in trincea: una sua collega di Capitan è positiva, contatto stretto, strettissimo, e lui deve andare a farsi l’ennesimo tampone rapido, 15 euro che — a suo dire — valgono meno di zero. “Sono un po’ agitato,” ammette, prima di scoprire che è negativo. Per ora. Qualche giorno dopo, riecco la stessa storia: il collega Davide scappa al pronto soccorso con la figlia di due anni, febbre alta e coliche. Risultato: positivi lui, i tre figli, la moglie e la suocera. Roberto, che con Davide praticamente sta più tempo che con la propria famiglia, si definisce una bomba a orologeria. Il problema vero, quello che lo fa imbufalire, è che l’azienda non muove un dito: niente sanificazione, niente tamponi pagati, niente chiusura degli uffici. Roberto, con il suo sarcasmo tagliente, fa notare che il capo guida una macchina da 80.000 euro: i 60 euro per sanificare l’ufficio devono pesargli sul bilancio settimanale.

La preoccupazione maggiore resta per il piccolo Luca, il neonato del collega, appena uscito da una bronchiolite e già di nuovo nella morsa del virus. Roberto aggiorna il gruppo con quel tono che riserva ai momenti seri: nessuno dei familiari è grave, a parte febbre e mal di gola, ma per quel bambino di pochi mesi c’è un po’ di paura in più.

Su un fronte decisamente più leggero, Roberto segnala i saldi del capodanno cinese sull’Epic Game Store: coupon da 10 euro, applicabile su qualunque titolo sopra i 15 euro, e a ogni acquisto ne arriva un altro. Sandrino, che l’altra volta l’aveva cazziato per non averlo informato, questa volta apprezza. Si parla di Ruined King, il gioco a cui Roberto ha dedicato 42 ore raggiungendo il 54% di completamento — un dato che pronuncia con l’orgoglio di chi scala una montagna. Sull’Epic Game Store costa 23 euro, col coupon scende a 13. Ma Sandrino lo vuole su Steam, perché ci deve giocare sullo Steam Deck. E quando Roberto gli chiede se sullo Steam Deck si possa far partire il launcher dell’Epic Game Store, la risposta si perde in un vortice di link sbagliati e tentativi falliti.

A metà mese, Sandrino si sveglia alle 5:30 e, in un gesto rivoluzionario, invece di tornare a letto va al bar. Al bar, alle 5 del mattino, niente signore col cucchiaino lungo che raspano la schiumetta dal cappuccino. Roberto, intercettato mentre guida, confessa candidamente di essere uno di quei signori della schiumetta — “me la lecco col cucchiaino come i migliori gay,” dice, con quella autoironia che lo rende impossibile da odiare.

La notizia vera di quella mattina, però, è la serie Amazon de Il Signore degli Anelli. Sandrino lancia l’argomento quasi in sordina, commentando le prime foto dei personaggi, e Roberto parte in quarta con un monologo appassionato sull’inclusività. La parola “nefasta, mortale, terribile,” come la definisce lui, che secondo il suo punto di vista sta rovinando ogni adattamento moderno. Gli elfi neri nella mitologia norrena, la bambina di colore in God of War Ragnarok, il putiferio online — Roberto elenca tutto con l’indignazione di chi si sente una voce nel deserto. E poi, con quella virata improvvisa che è il suo marchio di fabbrica, ammette che sta cercando di crescere Caterina nella maniera più tollerante possibile. “Ciò significa che se un giorno si dovesse presentare a casa con un napoletano di colore, io mi impicco.” Il contrasto tra l’intento educativo e la battuta finale è quintessenza di Roberto.

Ma febbraio porta anche un’altra notizia: Sandrino si è comprato il Pixel 6. Roberto, sempre informatissimo, sa che monta il Google Tensor, il primo chip proprietario di Google, e ne parla con la reverenza di un sommelier davanti a un grand cru. Sandrino è più pratico: quello che gli interessava era che il telefono potesse montare i video in 360 gradi dalla sua action cam, cosa che il vecchio Pixel 4a non riusciva a fare. Il 6 è fluido, scattante. Missione compiuta.

Ma sotto la superficie delle discussioni nerd, qualcosa si muove di più serio. Sandrino ammette di essere un po’ “così,” annoiato, apatico. Sono due anni che lavora da casa, sempre le stesse facce, niente amici, niente colleghi, niente variazione. Sta pure mettendo su peso. Roberto raccoglie la confessione con una risposta che è un capolavoro di empatia goffa: gli dice che gli sembra strano, perché Sandrino è sempre iperattivo, va in bicicletta centinaia di chilometri, fa mille cose. E poi ammette: “Voi siete le persone che vedo di più, e vi ho detto tutto.” È una frase che pesa come un macigno, pronunciata con la leggerezza di chi ci ha fatto l’abitudine. Non vede nessuno dal 2014, da quando si è trasferito. Nemmeno in tempi pre-pandemia qualcuno lo cercava, a meno che non fosse in funzione di “marito di Luisa.” E di Rocco aggiunge, con affetto preoccupato, che lo vede tornare ai livelli di qualche tempo fa: lavora dalla mattina alla sera senza sosta, si sveglia alle 5:30, non ha un attimo. “Non scoppiare, Rocco,” gli dice, e nella sua voce c’è la premura autentica di chi sa cosa vuol dire sentirsi soli.

Rocco, dal canto suo, conferma: lavora come un pazzo, è stanco, depresso, non vede nessuno a parte la famiglia. Ma non se ne lamenta, almeno non troppo. Ha lezione anche il sabato, e la domenica accompagna Leonardo agli scout. Sveglia alle 7:30, preparare tutto, portarlo, tornare a casa, andarlo a riprendere. La sua unica valvola di sfogo è la casa nuova, che prende forma giorno dopo giorno, tra piastrelle e pavimenti.

E proprio la casa di Rocco diventa teatro di uno degli scambi più esilaranti del mese. Sandrino va a visitarla e — in puro stile Sandrino — apre con una battuta sulle piastrelle del bagno. Rocco ci scherza su ma dribbla con eleganza, deviando il discorso su The Expanse. Roberto, a distanza, soffia sul fuoco: “Stai forse dicendo che quel patchwork colorato non sia bello?” Rocco risponde con dignità olimpica: “Vorrei far notare che ho nettamente sviato il discorso e non tornerò sulle provocazioni per non inficiare la mia salute mentale e magari rovinare un’amicizia.” E poi arriva Silvia, la moglie di Rocco, che interviene nel gruppo per la prima volta con la grazia di un cecchino: “Ho inquadrato il soggetto,” dice riferendosi a Sandrino, “e so difendermi.” E poi, con precisione chirurgica, gli offre di regalargli cuori di stoffa da appendere alle maniglie. La resa di Sandrino è totale.

Sul fronte cinema, Sandrino si è visto tre film in una settimana e consegna le sue recensioni con la delicatezza di un lanciafiamme. Matrix Resurrections: “Hanno rovinato una saga, l’hanno rovinata, messa nel cassetto, chiusa, seppellita.” Ghostbusters Legacy: “Immondo, inguardabile.” No Time to Die: “Mi ha lasciato a bocca aperta, bello bello bello.” Roberto concorda su Matrix, aggiungendo una digressione memorabile sulle sorelle Wachowski e sull’abisso tra il trailer — “pare una figata allucinante” — e il film finito. Su Ghostbusters ricorda il remake al femminile, “ripudiato pure dalla casa distributrice.” Su 007 con Daniel Craig non vede l’ora di vederlo e chiede a Sandrino dove l’abbia trovato. La risposta apre il vaso di Pandora: “Una cosa che inizia per Ti e finisce per Orrent.” Roberto, con l’ingenuità di un nonno davanti a un computer, chiede i siti. Sandrino gli passa 1337x.proxyninja.org, e segue una discussione esilarante sui pop-up, i magnet, i link farlocchi, Roberto che ammette di essere “molto Antonio” in queste cose, e Sandrino che lo rassicura: “Vai tranquillo, il pop-up lo chiudi e non ne apre altri.”

Il mese si avvia alla fine con due notizie importanti. Sandrino annuncia una possibile svolta energetica: l’Enel lo ha contattato per il Superbonus 110%, con pannelli solari da 6 kW, batteria di accumulo da 10 kW e pompa di calore. Un pacchetto che a prezzo pieno costerebbe circa 27.000 euro, ma che lo Stato gli coprirebbe interamente. La felicità è palpabile.

Sul fronte lavorativo, Sandrino viene promosso — o meglio, gli viene aggiunto lavoro. Da responsabile dei giochi per TIM, diventa responsabile di tutta la parte digital dell’intrattenimento: giochi, musica e video, con quattro persone da coordinare. La comfort zone è ufficialmente finita. Roberto, con il suo ottimismo pragmatico, gli fa notare che il collega uscito per andare in Jaguar è un segnale positivo. Sandrino è meno entusiasta: “Ma che offerta mi hanno fatto? Una pacca sulla spalla.” E sul futuro di TIM scherza amaro: c’è un piano esuberi enorme. Roberto chiude la discussione con una battuta perfetta, alla luce delle notizie internazionali di quei giorni: “Per come la vedo io, è più probabile che andiamo a lavorare in Russia.”

L’ultima pagina del mese è quella della sesta stagione di The Expanse, che tutti e tre hanno finalmente finito. Roberto si è trasformato in un archeologo della serie: ha scoperto che le prime tre stagioni erano state cancellate, che Jeff Bezos — fan sfegatato dei romanzi — le ha salvate imponendo ad Amazon di continuare la produzione, e che la sesta è l’ultima perché il settimo libro è ambientato trent’anni dopo, con protagonisti nuovi. “A voi piacerebbe una settima senza Amos, senza Holden, senza Nagata?” chiede, e la risposta è quella di tutti i fan: sì per la storia, no per i personaggi. Sandrino aggiunge un dettaglio che ha scoperto in rete: Alex Kamal è stato fatto morire nella serie per via delle accuse di molestie all’attore, non per fedeltà ai romanzi.

Intanto, Roberto aveva sognato di salire con Luisa e Caterina a trovare Rocco e Sandrino intorno ai primi di marzo. Caterina deve fare la seconda dose di vaccino, poi si aspetta di vedere come reagisce, poi si parte. Ma alla fine del mese, come nel 99% dei progetti annunciati — sono parole sue — tutto salta. “Con estrema tristezza vi annuncio che non si può far più niente,” dice, spostando la data ad aprile. Roberto, che non sapeva nemmeno della visita, ci scherza sopra con eleganza: “Non rimango deluso, ecco, non sapendo che venivi.”