Gennaio 2022: lumache verdi, denti marci e il DaaS: cronache di sopravvivenza nerd

Il nuovo anno si apre con un Roberto già in fermento, fresco di capodanno e con un dilemma esistenziale di proporzioni colossali stampato in faccia: i baffi. Li tiene a manubrio, folti e imponenti, ma il dubbio lo consuma — accorciarli un po’ o lasciarli così, in tutto il loro splendore ottocentesco? Intanto, dalla Calabria arriva un messaggio dei bambini di Rocco per zia Veronica, che a quanto pare da piccola si è fatta male con i botti. Nemmeno Sandrino lo sapeva. Il 2022 inizia con i misteri familiari ancora irrisolti.

Ma è sufficiente qualche giorno perché Roberto scopra una nuova voce da aggiungere alla sua personale lista nera delle cose insopportabili: gli adesivi sulle macchine. Una mattina, fermo nel traffico, si ritrova a fissare un’Audi A3 nuova di zecca con due delfini appiccicati ai lati della targa — uno leggermente più alto dell’altro, tanto per aggiungere l’asimmetria all’orrore. “Per me è come stuprare una macchina,” sentenzia, con il tono di chi ha appena assistito a un crimine contro l’umanità. Sandrino, solidale, rilancia puntando il dito contro i camperisti, da lui considerati la radice ancestrale di ogni stickerismo selvaggio: quei tondi con le montagne innevate, i cervi che mangiano l’erbetta, i bollini “sono stato qui, ho scaricato la mia cacca lì.” Roberto approva con fervore. I camperisti andrebbero banditi dalla vita, punto. E l’odio per gli adesivi diventerà un tormentone che riemergerà più avanti nel mese, quando Roberto fotograferà di nascosto una Ford con uno sticker di Batman sotto lo stop. L’indignazione è totale. “Mi piacciono pure i porno,” sbotta, “da domani ci metto una vagina sulla Grande Punto, uno sticker.” Sandrino prova a difendere il proprietario misterioso — magari è Bruce Wayne in incognito — ma poi ci ripensa: nemmeno Bruce Wayne sarebbe così idiota da svelare la propria identità segreta con un adesivo sulla carrozzeria.

Il vero terreno di scontro del mese, però, è quello delle serie TV. Roberto attacca con una recensione chirurgica della quarta stagione di The Expanse, lunga come un trattato di guerra. L’analisi è spietata: la serie si è frammentata in troppe sottotrame deboli, lo spazio è sparito, Amos si è fidanzato — “addirittura Amos, ma stiamo scherzando?” — e Bobby su Marte è diventata la nuova pastora della terza stagione. Ma il colpo di grazia, il momento in cui ogni speranza narrativa crolla come un castello di carte, sono le lumache verdi. Le maledette lumache verdi che uccidono al tocco. Roberto non se ne capacita: tre stagioni di protomolecola, di tensione cosmica, di misteri alieni, e questi arrivano con le lumache verdi. “Ma se dovevano inventare le lumache verdi?” chiede al vuoto, con la voce di chi ha perso la fede. Sandrino, che l’aveva già avvertito, conferma: “Sei arrivato all’apice della quarta stagione, Roberto. Le lumache verdi.” E aggiunge, con sadico piacere, che la quinta è pure peggio. Dettaglio comico: Roberto, nel descrivere la trama, chiama la protomolecola “criptomolecola” senza rendersene conto. Sandrino glielo fa notare. “Sandri, ma lo sai che se non me lo facevi notare non me ne ero proprio accorto? Cioè, convinto di averla chiamata protomolecola.”

La saga di Expanse accompagnerà tutto il mese. Roberto procede con la quinta stagione a ritmi da lumaca — appropriato, vista la circostanza — perché crolla morto sul letto ogni sera senza riuscire a guardare nulla. Una settimana intera passa senza un singolo episodio. “Non capisco perché, ho sempre sonno, c’ho anarcolessia,” si lamenta. Quando finalmente riesce a guardare qualche puntata della quinta, il verdetto è devastante: dialoghi statici e banali, la storia di Amos nella neve con la figlia di Mao ripetuta all’infinito, il figlio di Naomi con un attore che meriterebbe “zampate sulle gengive.” L’unico sprazzo è un combattimento della Rosinante che però si riduce alla nave che rotea sparando siluri. “Sono arrivato al punto che sto quasi rivalutando le lumache verdi,” ammette sconfitto. Sandrino, intanto, è avanti: si è sparato la sesta stagione e la dichiara la migliore di tutte, epica, leggendaria, con Drummer che continua a fargli sangue e Avasarala tornata cazzuta. L’unico difetto? Sei puntate, troncate di netto. Amazon l’ha chiusa perché non aveva ascolti. Roberto, quando lo scopre, si lancia in una tirata amara sul declino culturale dell’intrattenimento contemporaneo.

In parallelo, Sandrino scopre Arcane su Netflix e ne resta folgorato. Già dalla prima puntata rimane colpito dall’animazione — “un nuovo modo di disegnare, veramente bello” — e puntata dopo puntata l’entusiasmo cresce fino all’ultima scena, dove ammette di essersi quasi messo a piangere. Jinx, o Powder, lo conquista completamente: “Uno dei personaggi più belli della storia dei fumetti, dei manga o quello che cacchio vi pare.” L’effetto collaterale è che ricomincia a giocare a Legends of Runeterra con rinnovato fervore, scoprendo le nuove avventure per i personaggi. Roberto, monoprocessore com’è, rimanda la visione finché non avrà finito The Expanse: “Nonostante le lumache voglio comunque finirla, perché è giusto così.”

Il fronte videogiochi è altrettanto movimentato. Sandrino compra Disco Elysium su consiglio di nessuno e lo disinstalla dopo meno di un’ora: troppi testi, troppa roba da leggere. “Non sono più per qualcosa di frenetico,” dice, che è un modo elegante per ammettere che le avventure grafiche testuali gli fanno venire la nausea. Roberto, da buon pusher digitale, gli rivela che sull’Epic Games Store c’è un coupon da 10€ riscattabile gratis scaricando i Tomb Raider in omaggio, e che quindi potrebbe ricomprarselo a 7€. Sandrino si indigna: “Ma quando c’hai queste informazioni ce lo vuoi dire?! Lo devo scoprire così per caso?” Alla fine però cambia rotta e si fionda su Marvel Guardians of the Galaxy, che Roberto benedice come “uno dei giochi single player più belli e divertenti degli ultimi anni.” Sandrino conferma dopo qualche giorno: fighissimo, semplice, immediato, sembra di guardare un film. Intanto Roberto macina ore su Ruined King: League of Legends Story, al 50% della storia, con il suo trio di eroi preferiti, e una sera Caterina si appassiona al gioco seduta in braccio a papà: “Ma quei soli sono dei mostri? Ma tu chi sei?” Lo ribattezzerà “il gioco dove ci sono quelle faccine.”

A metà mese, una bomba scuote il mondo nerd: Microsoft compra Activision Blizzard. Roberto analizza l’evento con la solennità di un commentatore geopolitico. Blizzard viene da un anno e mezzo di scandali per molestie, Diablo 4 è in ritardo cronico, World of Warcraft è stato lasciato ammarcire. L’arrivo di Microsoft e del Game Pass potrebbe essere la rivoluzione. Sandrino coglie il dettaglio linguistico: “Roberto, mi piace quando dici tossico. Ambiente tossico, situazione tossica, gioco tossico e Sandrino tossico.” Roberto ammette di essere stato plagiato dalle notizie. “Che poi ai nostri tempi tossici erano i drogati, i fattoni,” chiosa Sandrino con la precisione di un linguista.

Sul fronte serie, Sandrino stronca senza appello The Wheel of Time su Amazon: lento, attori con le sopracciglia rifatte e i denti perfetti, una soap opera travestita da fantasy. Roberto non ci ha nemmeno provato, ma si indigna lo stesso quando scopre che Amazon ha già pianificato una seconda stagione con budget ampliato. Rocco, più sobrio, si sta guardando The Witcher seconda stagione — carino ma deludente rispetto ai libri — e le serie Marvel su Disney Plus: WandaVision floscia, Falcon and the Winter Soldier carina, Loki “sembra una puntata media di Doctor Who.” A fine mese è Sandrino a fare la scoperta inaspettata: Clarkson’s Farm, la serie sulla fattoria di Jeremy Clarkson, si rivela una delle cose più belle viste negli ultimi tempi. Genuina, divertente, con Clarkson che infila le mani nella vagina delle pecore per tirare fuori gli agnelli e bestemmia per il maltempo, il tutto durante il lockdown inglese. Rocco, dal canto suo, consiglia a tutti la saga di Nicholas Eymerich l’Inquisitore di Valerio Evangelisti — fantascienza mista a meccanica quantistica e Inquisizione spagnola del 1300 — e Roberto ne resta intrigato, anche se ammette che di norma un autore italiano non l’avrebbe mai preso in considerazione.

Ma gennaio è anche il mese dei denti, e qui il tono cambia. Roberto, una sera, morde un pezzo di pandoro e sente uno scricchiolio seguito da un dolore lancinante alla guancia sinistra. Lancia un bestemmione, si paralizza in piedi con il pandoro in mano, Luisa e Caterina lo fissano allibite. Da quel momento, mangiare diventa un’impresa: solo dalla parte destra, brodini, yogurt, banane — “una delle poche cose che posso mangiare essendo morbida, senza che il dente mi faccia piangere.” La prima visita dal dentista di guardia è un incubo economico: sei sedute di pulizia gengivale, gengive in condizioni pietose, e il dente va o devitalizzato o estratto. Roberto lo ribattezza con geniale lucidità un “Dentista As A Service” — il DaaS — paragonandolo al modello dei videogiochi Game as a Service: ti prendono con la visita gratuita e poi ti tengono accalappiato con pulizie, controlli e micro-interventi a pagamento. Su consiglio dei colleghi, cambia dentista e va da uno a Scalea, più vicino al lavoro e con prezzi meno da rapina. Il verdetto è lo stesso — il dente va aperto — ma almeno non gli propone sei sedute di pulizia gengivale a 200€ l’una. Il giorno dell’intervento, dopo un’ora e mezza di battaglia, il dentista estrae il dente. “Ragà, finito poco fa, come potete sentire non riesco a parlare che c’ho un cazzo di cosa in bocca, eh, ho un dente in meno.” I postumi sono peggio del previsto: dolore, antibiotici, diarrea, brodini, e la consapevolezza che a 46 anni i denti non perdonano. Quando finalmente gli tolgono i punti e gli fanno la pulizia, sono altri 162€. “Ho un sacco di soldi,” commenta con il sarcasmo di chi sta contando i centesimi.

Pure Rocco ha i suoi guai dentali: il molare sotto cui aveva avuto la nevralgia del trigemino adesso si muove, poco, un millimetro, ma abbastanza da farlo impazzire. Andrà anche lui dal dentista, ma dal suo — il dottor Di Gregorio a Velletri — che gli aveva già diagnosticato correttamente la microfrattura e gli aveva detto che la bocca per il resto stava bene. I due amici si ritrovano solidali nel dolore, veterani dei denti marci, e Sandrino si unisce al coro ammettendo che pure lui dovrebbe andarci ma è “abbastanza pigro anche per chiamare il dentista.”

E poi ci sono i figli. Mila è a casa con la febbre a 38 e mezzo, forse presa all’asilo, e Sandrino e Veronica vivono nel terrore che sia covid — ma due tamponi escono negativi, è solo un raffreddore. Sandrino, tra l’altro, ha speso circa 100€ in tamponi solo in quel mese, tra sé e la figlia. Anche la madre di Sandrino è a casa col covid, nonostante le tre dosi di vaccino. L’asilo di Mila chiude, poi riapre, poi richiude: i bambini di Guardia finiscono in quarantena a fine mese. Quelli di Rocco sono nella stessa situazione, con la piccola Lavinia che ha fatto più tamponi e quarantene che giorni di asilo. Roberto solleva la questione con amarezza: “Forzano le riaperture delle scuole, è giusto, io sono il primo a volerlo, però poi al primo problema sono tutti a casa.” Una notte, Roberto e Luisa si dimenticano di mettere il pannolino a Caterina — che di giorno ha imparato a non portarlo e sa fare la cacca nel water — e alle 3 del mattino si ritrovano con un letto allagato di pipì. Luisa si sveglia allarmata, Roberto sta giocando a Ruined King con le cuffiette e non sente nulla, Caterina è tutta impiastrata, il materasso un macello. Lavaggio d’emergenza nella doccetta col freddo che taglia, lenzuola cambiate, materasso girato col talco, e poi tutti e tre a dormire stretti nei lettini singoli della cameretta di Caterina. La mattina dopo, schiena rotta e occhi a panda. Il discorso della “primina” è un altro cruccio: Roberto e Luisa devono decidere se iscrivere Caterina alla prima elementare a settembre, quando avrà 5 anni e mezzo, o aspettare il 2023. Luisa vorrebbe mandarla subito, Roberto no: “Se una persona è capace e intelligente, pure che esce un anno dopo dalle superiori, recupera e si mangia il mondo. Se una persona è una capra, può iniziare pure domani, ma sempre una capra resterà.” Nessuna decisione viene presa, ma la riflessione è sentita.

Anche Rocco è nel pieno del caos quotidiano: tra il lavoro tra Roma e Caserta con 9 pazienti al giorno, il tribunale, la casa nuova con lavori in corso — prima mano di vernice data, mattonelle della cucina comprate (come quelle di Sandrino ma opache e in orizzontale), mattonelle del bagno modello Havana, faretti da scegliere a Velletri e un bonifico da 11.000€ al costruttore — e un fratello a cui è quasi bruciata la casa perché il vicino-costruttore gli aveva montato il termocamino a minchia. I vigili del fuoco hanno sfondato il salone nuovo e bucato il tetto per fare uscire il fumo. “Fortunatamente se ne sono accorti subito,” racconta Rocco, “penso che se succedeva di notte capaci che morirono soffocati.” Roberto è sconvolto e suggerisce che il vicino debba ripagare tutto, Sandrino è d’accordo. I danni materiali si riparano, quelli fisici sarebbero stati irreparabili.

Il colpo della strega coglie Alessandro all’inizio del mese, mentre cambia una gomma alla macchina della donna delle pulizie: bloccato, impossibilitato persino ad allacciarsi le scarpe. Ma non si ferma. Si butta sulla realtà virtuale col suo Oculus Quest 2, giocando per ore a The Room VR — enigmi lovecraftiani in cui tocchi, giri e muovi gli oggetti con le mani — e a Superhot VR, dove passa 2 minuti a muoversi pianissimo per schivare una fucilata a pallettoni in faccia. “Bello bello bello!”

E poi Rocco scopre che la bicicletta elettrica che Sandrino gli ha venduto sembra rotta: non si accende, la batteria fa cose strane. Sandrino si offre di rimborsarlo, propone di provare un caricabatterie nuovo, si mobilita. Poi Rocco scopre che bastava tenere premuto il tasto più a lungo. Falso allarme, crisi rientrata, amicizia salva.

La chiusura del mese è tutta di Roberto, che dopo l’ennesimo crollo serale nel letto scopre, quasi per caso, l’antifrasi perfetta delle lumache verdi: Clarkson’s Farm. E mentre Sandrino gode per la sesta stagione di The Expanse e Rocco pedala sulla sua bici elettrica finalmente funzionante, Roberto si addormenta sul divano, con le gengive che gli bruciano e il Game Pass che scarica in silenzio l’ennesimo aggiornamento di Marvel Avengers.