Dicembre 2021: fra Rorschach, Rocinante e rasta: cronache nerd di fine anno

Dicembre si apre con il respiro corto delle famiglie italiane alle prese con l’ennesima ondata di malanni stagionali, amplificata dallo spettro del Covid che si aggira tra le classi degli asili. Sandrino racconta che Mila resta a casa per la prima volta a causa di una positività in un’altra sezione: sanificazione degli ambienti, tampone la domenica, e lunedì si riparte. È il copione che ormai conoscono tutti e tre — Rocco con Lavinia febbricitante, Roberto con Caterina che un giorno sta benissimo e la notte seguente rantola di catarro — un copione fatto di aerosol, lavaggi nasali, Vermox, notti in piedi alle 2:00 a preparare latte e miele, e la consapevolezza rassegnata che i bambini piccoli in inverno sono una macchina da guerra batteriologica. “Pensieri continui, giri continui, rotture delle palle continue,” sintetizza Sandrino con la lucidità di un padre che non dorme abbastanza.

Roberto, dal canto suo, combatte con un nemico diverso ma altrettanto logorante: Caterina che dalla nonna dorme fino alle 7:00 di sera e poi resta in piedi fino a mezzanotte passata. Lui crolla addormentato sul tappetone con ancora la tuta di casa addosso, si risveglia alle 4:00 tutto storto e freddolito, e la mattina dopo si alza col sedere girato. Luisa dorme sul divano davanti a una puntata di Blanca su Rai 1, e il ciclo ricomincia. “Ogni volta che me la fai dormire fino alle 7, a me me urta l’animo,” sibila verso la suocera con una rabbia contenuta che è praticamente un’arte marziale.

In mezzo a questo campo minato pediatrico, Rocco sgancia una notizia che squarcia la routine: due suoi lavori sono stati accettati al congresso internazionale di psicologia giuridica della IALMH, che si terrà a Lione. Sandrino e Roberto lo tempestano di domande, genuinamente entusiasti. Rocco spiega con la pazienza di chi è abituato a tradurre l’accademia per i profani: il primo lavoro è una ricerca sui test per il danno psicologico, una nuova tabella di classificazione che contesta quella del Tribunale di Milano. Il secondo — quello che lo rende visibilmente orgoglioso — è una proposta rivoluzionaria sul test di Rorschach. Rocco vuole dimostrare che vedere un ragno e vedere un granchio nella stessa macchia d’inchiostro non è affatto la stessa cosa: il granchio evoca la corazza, la difesa; il ragno qualcosa di pungente, di minaccioso. Propone quindi di creare una nuova categoria — il contenuto “insetto” separato da quello “animale” — in uno strumento clinico usato da 80 anni in tutto il mondo.

Roberto reagisce come se Rocco avesse appena annunciato di aver corretto il sistema copernicano. “Ma è epocale, Rocco! È come se dopo Copernico venisse uno e dicesse: tutto bello, tutto fantastico, ma si può fare ancora meglio!” Lo paragona a un rivoluzionario della scienza, in un crescendo di ammirazione che si inceppa su una serie infinita di “che… che… che…” — il file audio che si mangia le parole. Sandrino, dal canto suo, confessa che mentre ascoltava le spiegazioni sulle sigle F+, G, A, nella sua mente si formavano carte collezionabili con livelli di rarità: comuni, rare, epiche, leggendarie. Il nerd non si spegne mai, neanche davanti alla psicometria forense. Rocco precisa con un sorriso amaro: “Fama sicuramente, denaro no, perché partecipare costa 750 euro.”

Ma dicembre è anche il mese del sacro fuoco videoludico. Halo Infinite atterra sugli schermi di Roberto e Sandrino come un meteorite di grafiche next-gen e gameplay millimetrico. Roberto è il primo a cadere in ginocchio: “Raga, ma porca miseria, l’inizio è veramente formidabile, eclatante!” Descrive la pulizia grafica, le texture definitissime, la lacrima che scende sul volto di un personaggio con un fotorealismo che gli toglie il fiato. Sandrino conferma tutto con l’autorità del veterano: supera Cyberpunk nella resa dei personaggi, gira a 60 frame al secondo fissi, il gameplay è una droga. L’Xbox Game Pass, con Forza Horizon 5, Halo Infinite e Flight Simulator, viene celebrato come la manna dal cielo del gaming: “Non so per quanto sia sostenibile per Microsoft, finché dura è una panna dal cielo.”

L’entusiasmo però si spegne in fretta. Qualche giorno dopo, Sandrino liquida Halo con la brutalità di chi si è disinnamorato: “Ho smesso di giocare a Halo Infinite perché mi fa cagare a livelli mostruosi. Il gioco è rimasto quello che era, un gioco per bambini.” Troppo semplice nei combattimenti, 5 abilità contro le quasi 200 di Cyberpunk, level design noioso. Il verdetto è impietoso, pronunciato dal divano durante le ferie natalizie, tra un episodio e l’altro della Casa di Carta. Cyberpunk invece si congeda con gli onori: 80 ore di gioco e la conferma che è “un giocone giocone giocone giocone.”

Roberto nel frattempo sta divorando The Expanse con la fame di chi ha scoperto un tesoro. La terza stagione lo rapisce: il tredicesimo episodio è un Royal Rumble fantascientifico che lo lascia a bocca aperta, il finale gli ricorda Mass Effect. L’unico tarlo è la pastora — quel personaggio che ogni volta che appare in scena gli provoca un odio viscerale da reazione allergica. “Ogni scena in cui c’è lei è un odio. Penso di essere arrivato molto molto vicino a essermi reciso un testicolo.” Scoprirà poi che l’attrice viene da Lost, e improvvisamente tutto ha senso: è un odio che viene da lontano.

Lo spettro della quarta stagione aleggia come una maledizione annunciata. Sandrino ha ripetutamente avvertito Roberto che la quarta e la quinta sono terribili, ma Roberto è pervaso dalla curiosità masochista di chi vuole capire come si possa rovinare un capolavoro. L’ultimo giorno dell’anno, dopo aver visto la prima puntata della quarta stagione alle 2:00 di notte, Roberto è ancora entusiasta: la Rosinante che atterra, le colorazioni che gli ricordano la Normandy di Mass Effect, l’atmosfera epica. “Ci ho messo 80 minuti per vedere una puntata di 50 minuti,” confessa, perché si fermava a mandare avanti e indietro le scene più belle. Sandrino, diplomatico per una volta, si limita a dire: “Sono due stagioni molto diverse. Poi sta a ognuno decidere per se stessi.”

Parallelamente esplode il caso Fondazione di Apple TV+. Sandrino, armato dei 3 mesi gratuiti che la smart TV LG gli ha regalato, si lancia nella serie tratta dal capolavoro di Asimov. Le prime impressioni sono positive: effetti speciali mai visti, prima puntata “molto figa.” Ma l’incanto si sgretola rapidamente. Salvor Hardin, nei libri un uomo, è diventata una donna. Un’intera puntata è dedicata a decidere quali culture inserire nell’enciclopedia galattica. “Se neri, bianchi, cinesi o mandarini, se bassi, alti o nani, se etero o trans,” elenca Sandrino con crescente esasperazione. Il verdetto finale è senza appello: “Veramente pessima, brutta, non mi è piaciuta per niente.”

Roberto si accoda con una filippica che parte dalla Fondazione e travolge l’intero panorama delle serie TV contemporanee: l’inclusività forzata lo sta trasformando, dice, “da non razzista in un razzista di proporzioni notevoli.” Rocco aggiunge il concetto con la lucidità dello psicologo: “Sentiamo pesante questa cosa perché non la viviamo ancora come normale. Io non voglio sapere le attitudini sessuali dei personaggi. È un horror? Voglio i mostri. È fantascienza? Voglio le astronavi.” La Fondazione di Apple viene definitivamente bollata come “un grandissimo spot pubblicitario per i clienti Apple” e il confronto impietoso è con Dune e Il Signore degli Anelli — trasposizioni che hanno rispettato l’opera originale anziché riscriverla per inseguire il pubblico del momento.

Dalla fantascienza alla materia, Rocco aggiorna sugli avanzamenti della casa nuova. I lavori procedono: il massetto è completo, i muri rasati, i piatti delle docce montati. Il sistema contro l’umidità funziona — le macchie bianche sui muri in alto sono il segno che l’umidità sta uscendo dal basso verso l’alto, esattamente come previsto. L’ingegnere Maria Sole è soddisfatta, la pratica al Genio Civile per il collegamento tra i due piani è approvata. Il sogno romantico di Rocco è trasferirsi per San Valentino. I conti alla mano però fanno meno sognare: 27.000 euro spesi finora, con la previsione di arrivare al doppio, più 14.000 per la cucina. “Evviva, evviva, evviva,” commenta con il sarcasmo di chi ha il conto in banca che piange. Un sabato mattina esce di casa “come un vero narcotrafficante, con una busta con 10.000 euro in contanti” per pagare il costruttore.

Sandrino intanto si gode le ferie dal 20 dicembre alla Befana. Le giornate sono scandite dalla restituzione del decoder Sky dopo più di dieci anni — “Non l’accendevamo da prima dell’estate, non me ne accorgo per niente” — dall’installazione del nuovo armadio della fibra diretta montato sul marciapiede di sua proprietà, e dalla riflessione se affittare o vendere la vecchia casa. Roberto contribuisce con un consiglio: affittare è meglio, perché a Velletri con i prezzi attuali non ne ricaverebbe più di 140.000 euro, e poi un giorno Leonardo potrebbe volerci vivere per fare streaming su Twitch con la fibra a gigabit.

Rocco accende la miccia nerd del mese con l’acquisto del Viper MK2 di Battlestar Galactica dalla Vonado — mattoncini compatibili Lego, 3.800 pezzi per 130 euro spedizione inclusa, contro i 420 euro che sarebbero costati i pezzi Lego originali su BrickLink. Roberto vuole sapere tutto: la qualità della plastica, l’incastro, lo spessore dei mattoncini. “Sono indistinguibili dai Lego?” chiede con l’insistenza di un ispettore della Guardia di Finanza dei giocattoli. Rocco lo rassicura: perfetti, identici, nessun cedimento. Si apre un mondo. Roberto scopre il catalogo Vonado e perde la testa: la Normandy di Mass Effect a 97 euro per 1.800 pezzi, la Rocinante di The Expanse in versione quarta stagione a 290 dollari per 5.000 pezzi, l’Nostromo di Alien, robot Gundam. “Porca miseria Rocco, me lo dici così che c’è la Normandy? Vado stasera a smunciarmi il catalogo!” Al lavoro, l’ultimo giorno prima delle ferie, Roberto cerca la Rocinante su internet invece di lavorare: “Se fosse rateizzabile me la sarei presa a occhi chiusi.”

E poi c’è l’orologio. Rocco ha puntato un Patek Philippe Aquanaut dall’Australia — non il Nautilus dei suoi sogni, che parte da 70.000 euro, ma un Aquanaut “Frankenstein”: un orologiaio austriaco ha montato un quadrante blu da Aquanaut in oro bianco su un modello in acciaio. Il prezzo è sospettosamente accessibile, la spedizione internazionale con corriere portavalori costerebbe 500 euro, e il fatto che nessuno l’abbia comprato in sei mesi suona come un campanello d’allarme. Sandrino lo riporta a terra con la delicatezza di un amico sincero: “Tu ti stai facendo prendere dalla scimmia, e quando uno si fa prendere dalla scimmia non ragiona più in maniera lucida. Alla fine è come se ti stessi comprando un Rolex falso.” Rocco ammette: “C’è ragione, Sandri, sì. Ci ragionerò un pochino a mente fredda.” Roberto, che di orologi non capisce nulla, si limita ad apprezzare i nomi: “Nautilus, Aquanaut. Sembrano i nomi della Justice League.”

A ridosso del Natale, la visita di Sandrino a Roberto a Scalea salta: Mila deve fare il vaccino e Veronica chiede di rimandare. Roberto è di una tristezza infinita — “Ho fatto quasi la bocca” — ma capisce. L’idea si trasforma nel sogno di una discesa di gruppo: Sandrino, Roberto, Rocco e Zino, tutti insieme. “Ma benvenga allora. Ma magari.”

Roberto lancia intanto un annuncio che gli fa brillare gli occhi: il telescopio James Webb sta per partire il 24 dicembre. Ne parla con un’emozione da bambino: la potenza risolutiva 50 volte superiore a Hubble, lo studio del buco nero Sagittario A*, le settimane di dispiegamento dove ogni singolo step potrebbe decretare il fallimento di anni di sviluppo e miliardi di dollari. “Se tutto funziona a dovere, siamo veramente vicini a vedere Dio.” Sandrino, con il tempismo comico del contrappunto perfetto, risponde: “Io spero tanto che scoppi nella partenza. I segni sono chiari. Quando vedranno cosa c’è dentro Sagittarius A — c’è Azathoth — e arriveranno le onde radio dei suonatori di flauto, è la fine di tutto. O l’inizio di tutto, per noi cultisti di vecchia scuola.”

La vigilia di Natale arriva con Rocco e Lavinia in quarantena — il compagno di classe positivo, 10 giorni di isolamento, tampone il 31. Roberto lavora mezza giornata e poi corre a casa. Sandrino propone la videochiamata degli auguri. Il Natale porta a Roberto una Caterina con 38 e mezzo di febbre, imbottita di Soprofen, e il terrore che vomiti tutto il latte della colazione. “Ogni caspita di festività così c’è qualche caspita di inghippo.”

Ma il regalo di Natale dell’anno va a Sandrino: Veronica gli compra una sedia da gaming di Monster Hunter, in similpelle a squame di drago, con artigli nella zona lombare. Roberto è folgorato dall’invidia: “Un regalo così bello a livello nerd, Veronica, hai fatto una cosa eccezionale! Rosico, rosico, rosico!” Sandrino ridimensiona con onestà: “In realtà me la stavo comprando io, Veronica ha visto e mi ha detto aspetta te la compro io per Natale. L’ho incastrata.”

L’anno si chiude con Sandrino che divora The Witcher in due giorni — “Fantastica, bellissima, veramente bella bella bella” — e scopre con orrore che nella seconda stagione hanno inserito un elfo nero con le treccine rasta. Roberto, che ancora non l’ha vista, si indigna preventivamente: “No, per la madosca. L’elfo negro con le treccine rasta, no.” Rocco consiglia Il Deserto dei Tartari di Buzzati e Ma gli androidi sognano pecore elettriche? di Philip K. Dick con la soddisfazione di chi legge ancora i libri: “Una bella fantascienza da altri tempi.” Roberto chiosa: “Con le ultime parole di Rocco ci siamo veramente risposti. È la bella fantascienza di un tempo.”

L’ultimo dell’anno li trova ciascuno nel proprio angolo: Roberto a casa della suocera con Luisa, Caterina e i parenti anziani — “Tanta monotonia, staticità nella mia vita” — mentre invidia il cognato alle Mauritius. Sandrino e Rocco a casa del fratello di Sandrino, col tampone del 31 che libera Rocco dalla quarantena giusto in tempo. E tutti con la promessa di chattarsi durante la notte, come ai tempi di World of Warcraft. “Giovani e imberbi,” sospira Roberto. “Vabbè, ero già vecchio, però.”