Novembre 2021: Inscryption, Lotus Evora e padri imperfetti

Novembre si apre con Sandrino che annuncia il suo ritorno al mondo dei vivi. Un malanno misterioso lo ha tenuto chiuso in casa per giorni, trasformandolo — ironia della sorte — in un frequentatore assiduo di centri tamponi, lui che per tutta la pandemia non ne aveva mai fatto uno. Roberto coglie la palla al balzo e gli chiede aggiornamenti sulle indagini mediche, con quella premura un po’ goffa che lo contraddistingue: “Spero che tu stia indagando, sennò fai come faccio io con le mie due dita addormentate da dieci anni — fai un paio di visite e poi muore lì.” Un paragone rassicurante, non c’è che dire.

L’attesa videoludica del mese ha un nome: Forza Horizon 5. Sandrino scopre che sborsando 80€ per la Deluxe Edition potrebbe giocare con qualche giorno d’anticipo rispetto alla versione inclusa nel Game Pass. Roberto reagisce come un paladino dell’economia domestica: “Ma stiamo a scherzare? 80 euro per giocare sei giorni prima? È uno schiaffo a ogni principio!” La tentazione viene respinta con la solennità di chi difende i sacri confini del buonsenso. Sei giorni, d’altronde, non valgono ottanta euro. Neanche per quel capolavoro.

Ma il vero colpo di scena ludico del mese è un altro. Roberto rompe il silenzio con una raccomandazione che ha il tono di una profezia: “Sandrino, devi comprarti Inscryption.” Un giochino di carte da 11€ su Steam, con una grafica che fa quasi ridere. Roberto lo ammette candidamente — la prima volta che ci ha giocato gli ha fatto letteralmente schifo. Poi è caduto nel vortice. “È una settimana che ho la febbre,” confessa, e non parla di influenza. Parla di quella febbre cerebrale che solo certi giochi sanno dare, quella che ti impedisce di pensare ad altro, che ti segue sotto la doccia e a tavola e nel sonno. Rocco conferma con l’autorità di chi è già qualche boss più avanti. Sandrino cede e lo compra — a 20€ anziché 12, dettaglio che Roberto e Rocco non mancheranno di sottolineare con sadico piacere. E in effetti Inscryption mantiene la promessa: la prima parte è pura droga, un misto di gioco di carte, escape room e mistero orrorfico che toglie il fiato. Poi arriva la svolta JRPG, e tutti e tre concordano: qualcosa si rompe. La magia dell’atmosfera claustrofobica lascia il posto a meccaniche più blande. “Si perde tanto di mordente,” ammette Rocco con rammarico sincero. Però per 12€ — o 20, povero Sandrino — ne è valsa comunque la pena.

Rocco, nel frattempo, porta notizie dal fronte sentimentale. Silvia è ormai una presenza stabile: viene a cena il martedì e il giovedì, dorme da loro nei weekend, cucina con Rocco, fa il bagnetto ai bambini. Leonardo e Lavinia hanno cominciato a chiamarla mamma, con quella naturalezza che solo i bambini possiedono. La cosa più toccante arriva durante una visita a casa di Lucia: i bambini restano attaccati a Silvia tutto il tempo, Lavinia fa un disegno con due cuori — “Questo è per mamma Margherita e per mamma Silvia” — e lo dice davanti a Lucia e Alberto, che ascoltano con una maturità che lascia senza parole. Silvia e Alberto finiscono a parlare di pizze, lui che le insegna l’impasto, lei entusiasta come una studentessa al primo giorno. Roberto ascolta e commenta con quel suo modo un po’ formale di dire le cose profonde: “Sono cose veramente difficili dal mio punto di vista, nella mia mente un po’ stretta e limitata. Ma se i bambini sono contenti, dobbiamo essere contenti tutti.”

Rocco racconta anche di essersi chiarito con Check. Un pranzo, parole sagge, un abbraccio. Roberto ne è genuinamente felice: “Check potrà avere tutti i difetti del mondo, ma sempre Check rimane. È una persona con cui hai passato e passerai parte importante della tua vita.”

Intanto Rocco prosegue la sua crociata di vendita del superfluo con un’efficienza che farebbe invidia a un broker di Wall Street. Giochi PS4 venduti, Switch venduti, la PS Vita piazzata a 70€ dopo averla pagata 90 dieci anni prima. Yoshi’s Crafted World frutta 40€ netti, che per un gioco a cui non ha mai giocato nessuno è praticamente un miracolo eucaristico. Il bottino totale tocca i 450€ e la destinazione è chiara: l’Oculus Quest 2. La realtà virtuale lo chiama, e Leonardo ancora si ricorda di quella volta a casa di Sandrino con il caschetto in testa.

A metà mese la realtà virtuale è arrivata, e Rocco ne parla con l’entusiasmo di chi ha appena scoperto un continente nuovo. La stazione spaziale virtuale dove si ferma 5 minuti a guardare la Terra dalla finestra. Beat Saber che dopo 20 minuti gli fa male alle spalle. I giochi di ruolo con lo scudo a sinistra e la spada a destra. E poi la scoperta del riconoscimento delle mani — niente controller, solo le tue dita che toccano, afferrano, lanciano incantesimi. “È sicuramente il futuro,” proclama con convinzione. “Cioè, io sono tornato a giocare a Destiny e ho detto: ma che è sta staporaccitudine?” Roberto ascolta e oppone la teoria dell’auto elettrica: sì, è il futuro, ma io aspetto che il futuro diventi presente a un prezzo ragionevole. Sandrino lo smonta con chirurgica precisione: “Robertino, tu sei quello che si compra la scheda grafica appena esce! È lo stesso ragionamento!” La stoccata è precisa, e Roberto non ha molto da replicare. Anche perché Sandrino ha ragione: l’esperienza dell’Oculus non ha paragoni possibili. È come andare nello spazio — non aspetti cinquant’anni che ci sia il bagno nell’astronave.

Il tema dei prezzi dell’ecosistema Oculus, però, fa storcere il naso a Rocco: Beat Saber a 39€ più 10€ per il pacchetto Imagine Dragons più 10€ per Billie Eilish. “Alla fine il gioco completo ti costa 80€, e questo mi fa rodere un po’ il culo.” L’universo Meta e le sue logiche predatorie non risparmiano neanche la realtà virtuale.

Roberto è alle prese con il Black Friday più desolante della sua carriera. Il passaggio dal vecchio gestionale Magento al nuovo Atelier — iniziato a settembre con la promessa di essere pronto per ottobre — è ancora in alto mare. Call su call, piattaforme che non si parlano, plug-in che non funzionano. Il risultato è un negozio online con la vetrina vuota e i magazzini che esplodono di merce, inclusa una collezione Adidas nuova di zecca che nessun cliente può vedere. “È come entrare da Decathlon e trovare tutti gli scaffali vuoti,” spiega con quella metafora che gli esce ogni volta, segno che ci pensa in continuazione. Proprio la settimana del Black Friday, la settimana sacra, quella in cui puoi avere il Covid ma devi venire a lavorare — e loro non vendono una cippa. Sconsolato, Roberto guarda la merce ammucchiata e spera nel Natale.

Sandrino, nel frattempo, ha scoperto che Mila ha la forza devastante di un piccolo ciclone. 15 giorni a casa tra raffreddore, una breccola nell’occhio risolta al Bambin Gesù, la febbre tornata dopo 40 gradi di temperatura nell’ospedale, e poi i vermi. Veronica ha esaurito tutti i permessi, lui ha lavorato con Mila in braccio durante le videocall. “La amo con tutto il mio cuore,” dice, “ma non ce la facevo più.” Roberto ascolta e cerca di rassicurare, anche Veronica: i bambini sono tutti così, tra una cosa e un’altra, la coperta è quella — tiri da una parte, si scopre dall’altra.

Roberto apre un dibattito che rivela tutta la sua dolcezza di padre: vuole regalare Animal Crossing a Caterina per Natale. Lei glielo chiede da anni, ogni volta che vede la pubblicità in TV lo guarda con quegli occhi e dice “papà, mi piacerebbe.” Caterina ha quasi 5 anni, non sa leggere, e il Nintendo Switch non lo tocca da un anno — da quando papà ha detto basta lei non l’ha mai più cercato, neanche guardato. È in punizione da settimane: niente tablet, niente cartoni, niente cellulare. E lei non protesta, non cerca sotterfugi, semplicemente accetta e riscopre i suoi giochi. Ogni sera apre l’anta dell’armadio, sceglie qualcosa, gioca da sola e poi chiede a papà di giocare con lei. Roberto, anche quando è stanco morto, dice sempre sì. “Non è questo il motivo per cui ho fatto una figlia,” dice con una fermezza che tradisce tutta la tenerezza del mondo. Rocco approva Animal Crossing con entusiasmo — ci ha giocato 80 ore con Leonardo, pagava i mutui notturni dell’isola virtuale mentre il figlio dormiva — e raccomanda tempi limitati, timer su Alexa, regole chiare. Sandrino è più cauto: a quasi 5 anni forse è presto, meglio supervisionare e limitare rigidamente. Alla fine è un coro unanime di padri che si confrontano con serietà e affetto.

Caterina torna protagonista anche involontariamente quando Roberto racconta l’aneddoto della Lotus Evora arancione. Il padre della madrina di Caterina, uomo settantenne col parrucchino, si presenta al parcheggio del lavoro di Roberto a bordo di questa supercar da oltre 100.000€ di listino — 400 e passa cavalli, 305 km/h di punta, 0-100 in 4,2 secondi. Roberto deve consegnargli una busta di vestitini per la figlia incinta. La scena è surreale: lui che apre il bagagliaio della sua Punto da 75 cavalli, poi quello della Lotus — un vano che a momenti non ci sta neanche la busta di plastica. I colleghi lo chiamano dalle telecamere di sorveglianza: “Ma chi è? Ma come fa ad avere sta macchina? Fino a un mese fa andava in giro col Renault Kadjar!” Una scena da Simpson, dice Roberto. E ha ragione.

A livello tecnico, il mese vede anche la guerra dei benchmark su Forza Horizon 5. Roberto non capisce come sia possibile che la 6800 XT di Sandrino faccia meno frame della sua 3070 Ti, e si trasforma in un investigatore informatico implacabile: VSync, framerate sbloccato, Ray Tracing, RAM video. Sandrino difende stoicamente la sua scheda e accusa la 3070 Ti di andare troppo bene, che è forse il complimento più bizzarro che si possa fare a una GPU. La disputa si chiude — come tutte le dispute tecniche tra amici — senza vincitori e con la certezza che tra sei mesi cambieranno tutti scheda comunque.

Sandrino poi si butta a capofitto in Cyberpunk 2077, un anno dopo l’uscita disastrosa. E ne esce folgorato. La grafica spettacolare, la profondità del gioco di ruolo, ma soprattutto la meccanica del braindance — quella sequenza in cui ti innesti il chip di una prostituta per rivivere la sua esperienza sensoriale in un appartamento di lusso, andando avanti e indietro, concentrandoti su dettagli che lei non aveva notato. “Questa cosa è veramente innovativa,” dice con la voce di chi ha visto il futuro. Roberto conferma che l’impianto narrativo è di altissimo livello, ma aspetta la patch definitiva del 2022 per giocarlo. Lui intanto si divide tra Guardiani della Galassia — “sembra veramente di vedere il terzo film” — e Legends of Runeterra, la cui nuova espansione single player Il Cammino dei Campioni lo ha risucchiato nell’ennesimo vortice.

E poi c’è The Expanse. Roberto sta divorando la seconda stagione alle tre di notte, negli unici spiragli di libertà che la paternità gli concede. L’episodio del combattimento tra la Rocinante e la nave stealth lo lascia senza parole: quella genialata di depressurizzare la cabina di pilotaggio prima dello scontro, così che i proiettili attraversino la nave senza farla esplodere. “Non l’avevo mai visto fare in nessuna serie TV, nessun Battlestar Galactica, niente.” E ringrazia Rocco, che da anni lo spingeva a guardare questa serie, e Sandrino che ne aveva confermato la qualità.

Verso fine mese il Covid torna a bussare: Leonardo e un compagno di classe devono fare il tampone dopo il caso di una maestra andata a scuola nonostante non si sentisse bene. A Guardia ci sono 18 nuovi casi, il bar Las Vegas è chiuso, il barbiere di Rocco è chiuso. “Ammazzerei tutti,” sibila Roberto. Per fortuna, qualche giorno dopo, Leonardo e Lavinia risultano negativi e tornano a scuola.

Rocco aggiorna sulla casa nuova con il tono di chi costruisce un sogno un mattone alla volta. I pavimenti sono arrivati — 5.500€ di gioia — il massetto è in lavorazione, le mattonelle del bagno ordinate, i sanitari pure. Il costruttore Luciano è uno preciso: “Queste sono le cose che fanno differenza tra un lavoro fatto dai rumeni e un lavoro fatto da una ditta seria.” Ci sono intoppi burocratici con il genio civile per un buco tra i piani, ma la meta è chiara: trasferirsi per metà febbraio. 17.000 euro spesi finora e il conto in banca non è cambiato di una virgola, grazie a un lavoro che va a gonfie vele. La festa d’inaugurazione è rimandata a marzo, “ma per febbraio una bella pizza ce la facciamo.”

Il mese si chiude con una conversazione sulla paternità che è forse la cosa più bella di tutte. Sandrino confessa che certe mattine proprio non gli va, è sbrigativo con Mila, svogliato, e si sente in colpa. Roberto risponde che anche a lui succede, soprattutto la sera, quando vorrebbe solo spegnere il cervello. Descrive Caterina che gli chiede di giocare e lui che a volte dice no, e poi la vede che inizia a fare i capricci e gli si stringe il cuore. Ma anche Roberto ammette una cosa: i suoi spazi personali li conquista alle tre di notte, tra serie TV e videogiochi, per poi essere un relitto il giorno dopo. “Non so come fa il mio collega con tre figli piccoli,” dice. “Io impazzisco con una.” Sandrino gli risponde: “Tu sei un padre eccezionale, tre spanne sopra di me.” E Roberto, con quell’umiltà che lo contraddistingue, respinge il complimento. Alla fine Rocco mette il sigillo definitivo: “Il fatto che noi ci confrontiamo e discutiamo su che tipo di padri siamo, scientificamente ci identifica come ottimi padri.” E non c’è bisogno di aggiungere altro.