Il mese si apre con Sandrino che si sveglia alle 5 del mattino, gli occhi ancora impastati di sonno e l’adrenalina già a mille. Sta andando a Roma per un concorso pubblico: 3.000 posti da funzionario, 40 domande a crocetta, niente orale grazie al Covid. “Ma so 40 domande a risposta multipla, ma che cazzo, magari mi dice culo le metto a caso e ci riesco,” ragiona tra sé con la lucidità strategica di chi non ha studiato neanche un minuto. Ma prima del concorso c’è un weekend in barca da raccontare, e Sandrino lo fa con il gusto di chi è sopravvissuto a un naufragio. Partenza da Grosseto, destinazione Isola d’Elba, destinazione effettiva Isola del Giglio — perché il mare ha deciso che quella sera nessuno torna dall’Elba vivo. Le onde fanno inclinare la barca fino a sfiorare l’acqua con la vela, un collega scivola dentro il mare, il gommoncino per sbarcare imbarca acqua con cinque uomini adulti a bordo. “Pensavo di morire anche lì,” racconta con la serenità di chi evidentemente ha fatto pace con l’aldilà. Due notti senza dormire, un collega che russa come un trattore, e al ritorno una cena in un ristorante vicino a Viterbo scoperto guardando Camionisti in Trattoria. Roberto, dall’altra parte del microfono, ascolta tutto con una mano sullo stomaco. “Per me sei un eroe,” sentenzia, “io avrei vomitato anche il cervello. Se mi avessero proposto una cosa del genere avrei riso in faccia a prescindere.”
Il concorso va come previsto: le 20 domande di logica e comprensione del testo, quelle le prende. Le altre 20 — diritto amministrativo, tributario, europeo — le mette a caso con la stessa precisione chirurgica di un gatto che cammina sulla tastiera. In più c’è il malus: 0,25 punti in meno per ogni risposta sbagliata, dettaglio che Roberto non manca di commentare rievocando i suoi esami universitari dove il punteggio negativo “troncava le gambe” ai fortunati. I risultati arriveranno la settimana dopo. Rocco, pragmatico, si limita a un consiglio: “Se entri da qualche parte, ricordati degli amici.”
Al ritorno in ufficio, Sandrino trova un tesoro. Il capo delle comunicazioni del team si è trasferito e ha lasciato l’ex ufficio pieno zeppo di gadget: statue di Stormtrooper a grandezza naturale, merchandise di Star Wars, action figure enormi. “Porca miseria, c’era pure un Gundam ad altezza uomo!” esclama, come un archeologo che ha appena aperto una tomba egizia piena d’oro. Roberto e Rocco partono immediatamente con la domanda che brucia: “Ma te la puoi portare a casa qualcosa?” Sandrino tentenna, le telecamere lo guardano, il casco dello Stormtrooper lo chiama. “Il problema è che non so se già stanno nelle telecamere,” mormora con il tono di chi sta pianificando una rapina ma non ha il coraggio di eseguirla. Roberto, con la saggezza del disilluso, aggiunge il colpo di grazia: “E sai qual è la cosa più triste? Al tuo capo probabilmente di tutta questa roba non gliene frega niente.” Sandrino geme.

Intanto il vero protagonista del mese comincia a prendere forma: The Expanse. Sandrino è già alla seconda stagione e non riesce a smettere. “Madonna spettacolare, veramente figa,” ansima nei vocali con l’entusiasmo di un convertito. La serie diventa un mantra, un’ossessione, un appuntamento notturno dopo che Mila si addormenta. Rocco, che l’ha consigliata, gongola silenzioso. Roberto, che non l’ha ancora iniziata, ascolta i due che ne parlano con crescente frustrazione e decide: stasera parto. “Metto la sveglia a mezzanotte, mi alzo e mi guardo almeno una puntata. Non è possibile che sia diventato un vecchio che dorme.” Il giorno dopo, aggiornamento: “L’ultima cosa che ricordo è che dentro di me pensavo: dai che si è addormentata, mo m’alzo a vedere una puntata. Mi sono svegliato stamattina alle 7:04.” Il ciclo si ripeterà per settimane. Roberto si addormenta ogni sera con le migliori intenzioni e si sveglia ogni mattina con il senso di colpa del binge-watcher mancato. “La mia vita è triste, non ho più il controllo di me stesso. Dormo, dormo solo, aiutatemi,” supplica con la drammaticità di un eroe tragico shakespeariano.
Quando finalmente riesce a vedere le prime puntate, Roberto si innamora perdutamente. La scena in gravità zero sulla Donnager sotto attacco, il pilota indiano, la sigaretta che passa di mano — “Sono rimasto sconvolto, porca puttana, anche il cazzo hanno pensato.” E poi la scena del papà abbracciato al figlioletto che vagano nello spazio. “Mi ha stretto il cuore, mi ha disturbato, veramente disturbato,” confessa con la voce incrinata, il bambinone che non si vergogna di esserlo. Ma quando arriva alla decima puntata della prima stagione, con la bambina, l’abbraccio e il “devi essere forte”, Roberto esplode. “Ci mancava solo che arrivava il cane che faceva bau bau, morivano tutti e il cane si salvava. Quello ci mancava,” sbotta, trasformando una scena toccante nella sua personalissima nemesi televisiva. Sandrino lo capisce perfettamente: lui stesso, anni prima, aveva chiuso The Expanse alla prima stagione per motivi simili. È stato Rocco a riportarlo sulla retta via.
Le divergenze si fanno più marcate sulle stagioni successive. Sandrino divora tutto in poche settimane e arriva alla quinta con un verdetto brutale: la quarta stagione è stata scritta da “un paio di scimmie” che hanno sostituito gli sceneggiatori partiti in vacanza, e la quinta è un lungo esercizio di introspezione psicologica che tradisce lo spirito della serie. “Io voglio vedere i combattimenti di astronavi, e come al solito queste cazzo di serie vanno a finire nei problemi esistenziali. Ma che palle.” Roberto, ancora alla prima stagione, registra tutto con angoscia crescente: “Mi stai decisamente segando le gambe come aspettative.” Però trova un’ancora di speranza: se Sandrino gli dipinge un quadro così nero, forse quando arriverà alla quarta e alla quinta, le aspettative basse giocheranno a suo favore. Rocco, che l’ha vista per primo, difende la quinta con il botto finale ma ammette che effettivamente il ritmo cambia. Una cosa però li unisce tutti: Holden è un raccomandato. “Ma solo a me Holden pare avere una faccia da bamboccione?” chiede Roberto. “Quegli occhi stretti, quell’espressione idiota.” Sandrino conferma senza esitazioni: “È proprio inutile, incapace pure a recitare.”
In mezzo al dibattito su The Expanse, Sandrino si accende ogni volta che parla della fantascienza dura della serie. Le astronavi che sembrano scatolette di latta, le manovre d’attacco con i piccoli getti correttivi, il flip and burn della Cant, la gravità artificiale di Ceres che fa camminare tutti storti — e quel dettaglio del liquido versato nella tazzina che segue una rotta obliqua. “Mi pareva di vedere l’ispettore Coliandro di Maccio Capatonda che camminava tutto storto,” ride, ma è chiaro che queste cose lo mandano in orbita. È una fantascienza ancorata alla realtà, possibilista, credibile. “Magari tra 200 anni si avvererà,” dice con la fede di chi ci crede davvero. L’unica cosa che lo fa ridere è il rumore dei motori nel vuoto spaziale — ma “ce sta per effetto scenico, fa mille volte più figo.”
Tra una puntata e l’altra, Roberto entra in modalità crociata televisiva e chiede consiglio per un televisore nuovo. Il suo Samsung del 2016 ha reso l’anima: fermo a 1080p, con macchie scure agli angoli, ormai non regge i contenuti 4K. Il budget è limitato, sui 600-700 euro, e Roberto si rivolge ai due amici con una fiducia cieca che rasenta l’atto di fede. “Vi dico subito che non mi sparate televisori da 1.500 euro.” Sandrino parte con la consulenza: l’HDMI 2.1, il FreeSync, il G-Sync. I nomi delle tecnologie volano come incantesimi in una saga fantasy. Roberto punta un LG OLED A1 a 980 euro rateizzabili, l’entry level con pannello OLED. Sandrino rilancia: “Il Serie C, l’ultimo modello, sta in 12 rate da 120 euro su Amazon.” Roberto guarda, rosica, e sospira: “L’ho visto in rosico. Sono un po’ troppo fuori budget. Ti ricordo che sto ancora pagando 87 euro al mese di RTX 3070.” La speranza è tutta nel Black Friday. Su Keepa il prezzo minimo del C1 è 1.299 euro, 200 euro in meno del listino attuale. La caccia è aperta.
Star Citizen, intanto, continua a essere il grande amore impossibile di Sandrino. Si collega al gioco e fa il suo pellegrinaggio rituale: svegliarsi nella camera da letto virtuale, prendere la metropolitana fino allo spazioporto, fare il retrieve dell’astronave dal terminale, ascensore fino all’hangar — 5 minuti buoni di burocrazia spaziale per ammirare la sua nave da 350 dollari. “Quando sto gioco uscirà penso che sarà una simulazione reale di una vita alternativa nello spazio,” profetizza con la fede incrollabile del vero credente. Ma la tentazione batte forte: il trailer della nuova Origin 400i è un capolavoro cinematografico, e Sandrino vorrebbe fare l’upgrade dalla sua astronave a una da 450 dollari, ma il sistema non glielo permette. “450 dollari non ce li spendo secca,” ammette, e per una volta la ragione vince sulla passione. Roberto, nel frattempo, si ricorda di avere un PC nuovo con 32 GB di RAM e una 3070Ti mai utilizzata per Star Citizen, e si ripromette di installare l’alpha. Un’altra promessa che il sonno porterà via.
A metà mese, Rocco entra in una fase di dolore che nessuna serie TV può alleviare: il nervo trigemino gli sta devastando la faccia. Svenimenti, dolori lancinanti che partono dal dente e arrivano ovunque. Roberto e Sandrino lo seguono con apprensione genuina, senza ironia, senza battute. “Mi hanno sempre detto che il mal di denti è uno dei dolori più forti in assoluto, dopo il parto,” dice Roberto, grato di non averlo mai provato. “Resisti, prima o poi deve passare per forza,” aggiunge, conscio di non poter offrire nient’altro che vicinanza. Dopo qualche giorno la cura funziona: Rocco smette di svenire e torna tra i vivi. La gioia è palpabile nei messaggi degli amici.
Guarito dal trigemino, Rocco riprende in mano i lavori della casa nuova con rinnovata energia. La stufa a pellet è stata scelta — una Eco Compact 290 con wifi e acqua calda sanitaria — e grazie al conto termico spenderà 2.500 euro invece di 7.000, con un recupero di 4.990 euro. I muri vengono intonacati, l’elettricista sta finendo, l’idraulico è agli sgoccioli, gli schemi della cucina ampliata sono arrivati. Forse tra un paio di mesi ci si trasferisce. Intanto bisogna scegliere il colore dei termosifoni: il bianco “fa cagare”, si oscilla tra sabbia e tortora. Roberto, vedendo le foto, scambia i termosifoni per case di PC. “Ho detto: pazza Rocco, se sta a fare il case nuovo in tinta con gli elementi riscaldanti!” Sandrino consiglia il tortora, boccia il lucido senza appello, e ammette che il nero è “molto cazzuto” ma rischioso.
Una sera, Sandrino accende Netflix per cercare Altered Carbon, consigliato da Rocco, e si imbatte nel banner di Squid Game. Il primo istinto è chiudere: è in coreano con sottotitoli, e lui non ci vede un cacchio. Ma quel primo minuto lo cattura come una trappola per orsi. Veronica lo spinge: “Ma che cazzo, vedine una, dura 50 minuti.” E così parte la discesa nel delirio sudcoreano. “Non posso credere che Netflix abbia prodotto una serie del genere. Chi l’ha scritto deve essere uno psicopatico,” sentenzia con ammirazione incondizionata. Anche il coreano con la sua cadenza biascicata diventa parte dell’incanto: “Non si può vedere in italiano una cosa del genere.” Roberto, prevedibilmente, oppone resistenza. Squid Game soffre della “sindrome della Casa di Carta”: quando tutto il mondo ne parla, quando “pure le merde al lavoro che non sanno manco dove sta la Corea” lo consigliano, a lui scatta il rigetto cosmico. Ma promette che lo guarderà — solo perché glielo consigliano Sandrino e Rocco, non perché glielo dice il resto dell’umanità. Tra l’altro, ha letto che la serie è costata 250.000 dollari e ne ha incassati quasi un miliardo.
Roberto, intanto, chiude un capitolo importante: la bilancia segna 74,6 kg. Dopo essere arrivato a 84-85 kg, è finalmente tornato al peso forma di sempre, quei 73-75 kg che lo accompagnano da una vita. “Ero diventato un cazzo di botrillone,” ammette con sollievo. La panzetta resiste, ci vorrebbe attività fisica per asciugarla, ma il numero sulla bilancia è quello giusto. “Sto a perdere i capelli ma almeno ho tolto un po’ dei cicci.” A proposito di capelli: anche Roberto sta perdendo i suoi a velocità allarmante. “Penso che non arrivo al 2022 con tutti i capelli. Cieco, sordo e calvo, possiamo fare il club degli amici di Rocco.”
Verso fine mese le ombre si allungano. Sandrino attraversa un periodo cupo: si sente giù, non ha voglia di parlare né scrivere, ha la nausea persistente. Le analisi del sangue ripetute mostrano ancora la proteina C reattiva molto alta e la glicemia fuori norma. Ha tagliato dolci, pasta, carboidrati, ma il malessere resta. La sua dottoressa — che è anche la cognata Gianna — dice che va tutto bene, ma Roberto e Rocco insistono: “Fai qualche altra indagine, non prendere la cosa sotto gamba.” Rocco è più diretto: “Quando parli di Gianna è come se dicessi che, visto che sei il cognato, non ti si fila tanto. Fatti trattare come un paziente normale.” Anche Rocco confessa le sue difficoltà: litiga con Leonardo per la gelosia verso il compagno di Lavinia, e ammette che organizzare tutto da solo non basta. “È come se c’ho tanta voglia di vino e mi riempite di birra. Sì ok, ma non è la stessa cosa.”
Ma Rocco ha scoperto una nuova religione: Marie Kondo. L’arte del buttare via lo ha illuminato come una rivelazione mistica. Ogni settimana fa un carico di roba all’isola ecologica — giocattoli vecchi, poltroncine, cucinine doppie, scatoloni — e torna a casa liberato. “La cosa che mi dà più gioia in questo periodo è andare all’isola ecologica,” confessa con una beatitudine che farebbe invidia a un monaco zen. In vista del trasloco, la stanza sospesa deve essere svuotata dal “delirio totale” che la occupa. Nell’ultima settimana ha buttato 15 kg di roba. Roberto si riconosce nel problema opposto: lui accumula oggetti dell’infanzia da quando ha 8 anni. “Devo trovare il coraggio di fare una grande manucciata e buttare tutto. Non ci stiamo più noi in casa.”
Roberto lotta anche con i pesi della quotidianità: i genitori scendono a Guardia dopo mesi e immediatamente si alza un vento che li imprigiona in casa — “la bora di Trieste sembra nulla” a confronto. Caterina si becca di nuovo febbre e raffreddore dall’asilo, la seconda volta in un mese. Tre giorni senza televisione come punizione per i capricci, e nella privazione la famiglia riscopre i giocattoli. Ma una mattina di Halloween, Caterina supera ogni limite: dovevano uscire a comprare vestitini e un regalo per il compleanno di un’amichetta, ma i capricci esplodono in una guerra totale. “L’ho sgridata io, ma lei gridava più forte.” Via la festa di compleanno del giorno dopo. Roberto nota un pattern: da quando Caterina è tornata all’asilo, il suo carattere è diventato più aggressivo e sfrontato. “Mia figlia è folle come me e come la mamma,” ammette, ma sospetta che l’ambiente amplifichi tutto.
In fondo al mese, Sandrino chiude il cerchio con febbre alta, tremori e mal di gola. Tampone in coda, maledizioni ai mezzi pubblici romani che gli hanno portato in dote l’influenza dopo un anno e mezzo di lockdown senza un raffreddore. Ma tra un brivido e l’altro, una certezza granitica: “Se dovessi scegliere fra Dwayne Johnson e Vin Diesel, molto sicuramente sarei Vin Diesel. Non si batte.” Alcune verità, in fondo, non hanno bisogno di un concorso per emergere.