Luglio si apre con una questione diplomatica di primaria importanza: la scelta dell’hotel. Roberto, con lo zelo di un agente immobiliare prestato all’amicizia, si lancia in una missione esplorativa per le strade di Guardia Piemontese. Il dilemma è shakespeariano: Hotel Zilema o Hotel Mediterraneo? Da una parte l’aria condizionata, dall’altra la posizione strategica a due passi dal bar. Sandrino e Meconzino devono scendere in Calabria per un fine settimana, e Roberto — che evidentemente non ha nulla di meglio da fare dopo il lavoro — si presenta di persona in entrambe le strutture, con Luisa al fianco come garante della credibilità familiare. I numeri sono impietosi: 55 euro a notte allo Zilema con colazione e aria condizionata, 40 euro al Mediterraneo con le pale e il fascino spartano della brezza naturale. “Per me ovviamente va bene il Mediterraneo, perché tu le pale sti cacchi, ma noi siamo vicini vicini e soprattutto stiamo davanti al bar,” sentenzia Sandrino, rivelando le sue vere priorità esistenziali. Si aggiunge la questione cruciale della rimessa per le biciclette e della cena del sabato — dove Sandrino carica Roberto di aspettative cosmiche: pesce fresco, buono, e che sia all’altezza. Roberto accetta il fardello con la rassegnazione di chi sa che qualunque scelta farà verrà giudicata per i prossimi trent’anni.
La vacanza però sfuma prima ancora di cominciare. Veronica e Mila sono al mare, ma la piccola si becca la febbre e tocca rientrare a casa. Addio weekend calabrese, addio pesce fresco, addio bar davanti all’hotel. Sandrino comunica la notizia con il tono di chi ha appena visto crollare un castello di sabbia — letteralmente e metaforicamente. Roberto, da buon amico, mette da parte la delusione: “Mi dispiace proprio, poverina, pensa a lei.”
In quei giorni Roberto è anche alle prese con il padre, ricoverato in clinica per un intervento. Il problema è che porta le protesi auricolari e gli hanno detto di presentarsi senza. Roberto, sospeso tra la sala d’attesa e il telefono, fa da interprete tra i medici e un paziente che non sente un piffero, consapevole che senza di lui la comunicazione sarebbe affidata alla telepatia. L’intervento va a buon fine, ma quei giorni diventano un groviglio di corse tra clinica, acquisti per Caterina e tentativi disperati di incrociare Sandrino e Rocco, che sono a Velletri ma sembrano sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. “Roberto, esci dal water, esci dalla doccia, rispondimi!” implora Sandrino a un certo punto, con la disperazione di chi sta tentando di organizzare un caffè come fosse un vertice NATO.
Il fronte nerd, intanto, non conosce tregua. Roberto fissa lo schermo del computer una mattina, con il carrello Amazon carico di una RTX 3070 Ti a 1.073 euro. Il dito aleggia sul tasto “conferma”. Il cuore batte. Il portafoglio piange. Sono 65 euro al mese per 18 mesi — un anno e mezzo di rate per una scheda video. “Sono sicuro che se non me la prendo adesso, venduta e spedita da Amazon a intorno ai 1.000 euro, non me la prendo più,” ragiona, con la lucidità di un giocatore d’azzardo che vede girare la ruota. Sandrino lo riporta sulla terra: “Quant’è, il 5, il 7 per cento del tuo stipendio?” Roberto si difende con la dialettica del disperato: i prezzi non scenderanno, la Cina ha bandito le criptovalute quindi i miner mollano le schede, ma a settembre ripartirà tutto. In un ultimo tentativo di autoconvincimento, normalizza i prezzi paragonandoli alla sua vecchia 2070 pagata 500 euro. “So che sto dicendo una grande cazzata, ma vabbè.” La 3070 Ti resta nel carrello, sospesa tra il desiderio e la ragione.

Nel frattempo Roberto si prepara a cambiare case al PC — quello fisico, non quello virtuale — e chiede a Sandrino il trucco per staccare il dissipatore dalla CPU senza scene da film horror. “Da Ivan ci andavamo proprio di cacciavite, STACK!” confessa Roberto, rievocando pratiche chirurgiche da campo di battaglia informatico. Sandrino, più sottile, suggerisce di accendere il PC e farlo scaldare una decina di minuti per ammorbidire la pasta siliconica. Roberto annuisce, grato, mentre nella sua mente scorrono i ricordi delle incrostazioni rimosse a colpi di cacciavite nell’officina di Ivan.
Una sera Sandrino è da Roberto e scopre il case nuovo — bellissimo — e soprattutto Caterina che padroneggia il gamepad di Mario Kart tramite l’emulatore Cemu come una veterana. “C’è un anno più di Mila ma padroneggia il gamepad in una maniera come non ho mai visto fare,” si stupisce Sandrino. Roberto spiega con orgoglio che un annetto prima era un’impedita totale, ma ha preso confidenza. Mila manda un saluto, tutti sono stanchi, e la serata si chiude con la dolcezza impacciata delle famiglie giovani che si incrociano tra un emulatore e un pannolino.
Poi arriva la notte che cambia tutto: l’Italia è campione d’Europa. Roberto si sveglia la mattina dopo con le occhiaie e la furia di un uomo che non ha dormito. “Hanno iniziato a strombazzare dal primo minuto dopo la vittoria fino alle 5 di mattina. Li ho stramaledetti.” Sandrino, che abita davanti a piazza Garibaldi — epicentro dei festeggiamenti di qualunque vittoria azzurra dai tempi di Noè — si è barricato in casa con aria condizionata e finestre sigillate. Risultato: raffreddore. “Come vedi l’aria condizionata mi ha giocato.” Roberto, costretto dagli zii a vedere la partita in un silenzio sepolcrale rotto solo dal gol inglese al secondo minuto, confessa che l’unica gioia è stata odiare gli inglesi. Sandrino, da non-tifoso quale è, lancia la sua provocazione preferita: “Le partite vinte ai rigori valgono un cacchio. Se arrivi ai rigori vuol dire che non sei stato buono a finalizzare.” La discussione degenera prevedibilmente nel terreno comune dell’odio per i motociclisti rumorosi. Sandrino odia il rumore con ogni fibra del suo essere — è il motivo per cui non è mai andato in discoteca. Roberto rilancia con il racconto dell’American Crazy di Guardia, un negozio Disney gestito da un ex carabiniere appassionato di moto giganti con 3.000 luci e musica a palla, che ogni sabato pomeriggio gli passa sotto la finestra. “Gli accidenti che gli ho mandato, se potessi quantificarli, sarebbero morti n fattoriale volte.”
A metà mese la conversazione decolla — letteralmente. Rocco posta un articolo su Richard Branson e il volo della Virgin Galactic, e Roberto parte in un’epica digressione sui commentatori da tastiera. “Siamo tutti ingegneri della NASA,” sbotta, descrivendo gli esperti di Hardware Upgrade che spiegano alla NASA perché non ha messo i tergicristalli sui rover marziani. Sandrino liquida la faccenda: “Sono solo bimbi minchia.” Ma il vero punto è che Branson, a ben guardare, non è andato nello spazio. 85 km d’altezza invece dei 100 della linea di Kármán, effetto zero-G ottenuto solo in fase di rientro — esattamente come su un aereo turistico da 6.500 euro, contro i 250.000 del biglietto Virgin. “Hanno proprio barato,” taglia corto Sandrino. “E allora il primo uomo nello spazio sarà Jeff Bezos. Sperando che non more.”
Pochi giorni dopo Bezos ci sale davvero, con la Blue Origin. Roberto si guarda il video del lancio e dell’atterraggio, affascinato e perplesso: la capsula tocca terra a 16 miglia all’ora senza booster finali, con un impatto che fa tremare lo schermo. “Secondo me oggi stanno tutti dal fisioterapista col torcicollo,” commenta Sandrino, che però aggiunge un dettaglio pratico illuminante: la piattaforma di atterraggio, con quel bel logo della piuma Blue Origin, dopo le fiammate del razzo è diventata una macchia nera. “Ma chi pulisce qua? Devono scartavetrare tutto?” Mila, nel frattempo, tenta di uscire da sola di casa durante la registrazione del messaggio vocale. “Ci siamo persi Mila! Scusate!” La ritrovano, ovviamente. Sandrino, tra un’ammirazione cosmica e l’altra, non perde la sua vena filosofica: Bezos ha lasciato Amazon una settimana prima, e secondo lui uno dei motivi è proprio il rischio di morire su un razzo e lasciare l’azienda senza capo. “Ha fatto testamento prima di partire.”
In parallelo, Sandrino riscopre Kenshiro su YouTube. “Quel cazzo di cartone animato figo, mi ero scordato un sacco di cose,” confessa, come un archeologo che riemerge da uno scavo con un reperto prezioso. Roberto, che la stessa operazione l’ha fatta un anno prima, conferma: è uno di quei contenuti evergreen che si possono riguardare ogni due mesi senza mai stancarsi. Sandrino rilancia con una teoria: Kenshiro ha anticipato Il Trono di Spade di trent’anni. “In ogni puntata di 20 minuti, un minuto succedeva qualcosa e gli altri 19 stavano a parlare.” Roberto non può che annuire.
La grande novità tecnologica del mese è lo Steam Deck di Valve, annunciato per dicembre. Sandrino parte con la lista delle obiezioni: prezzo pieno senza sconti, deposito per la prenotazione, design brutto e cicciottoso, e soprattutto 700 grammi di peso. “Dopo un’ora con un chilo in mano, secondo me te fanno male i polsi.” Roberto analizza la questione con piglio ingegneristico: le versioni, i prezzi, la possibilità di moddare quella da 400 euro per metterci un NVMe — “ma poi ne devi rispendere 100 euro e non è neanche sicuro che funzioni.” Sui forum di Hardware Upgrade, intanto, sono tutti impazziti perché sullo Steam Deck si potranno far girare gli emulatori Nintendo. Sandrino centra il punto con una lucidità che sorprende: “Tu non devi guardare lo Steam Deck come una console. È un PC portatile. Ci installi le app e le usi.” Roberto concorda ma osserva che tutto il mondo sta confrontando Steam Deck versus Nintendo Switch, ignorando completamente la filosofia Valve. La lista dei giochi incompatibili — tutti i maggiori multiplayer — rafforza la tesi: questa macchina è pensata per un pubblico diverso dai bimbi minchia di Fortnite.
Roberto, nel frattempo, festeggia due traguardi personali. Primo: la seconda dose di vaccino, sopravvissuto. Secondo, e ben più epico: le analisi del sangue sono perfette, la glicemia si è abbassata, nessuna forma di diabete. E soprattutto, in tre settimane è passato da 83,1 a 77,7 kg. “La dietologa si è congratulata con me. Grazie al piffero, sto a mangiare praticamente l’aria.” L’obiettivo è tornare sui 74-75, il suo peso da sempre, e la prossima pesata è a settembre. I suoi amici, nel frattempo, lo torturano con foto di giri in bicicletta.
Sandrino, dal canto suo, scopre che il suo uber-PC è inutilizzabile d’estate. La macchina è una fornace che porta la stanza a 40 gradi. “Quel computer va bene per giocare d’inverno, ma d’estate è una cosa micidiale.” L’Xbox, invece, non scalda. Questo lo porta a un’appassionata difesa delle console di ultima generazione: “Sono un miracolo, un capolavoro ingegneristico di ottimizzazione. Devono sottostare a precisi limiti di consumo e calore. La gente dice ‘scatolette di merda’ ma non c’ha un’idea di cosa significhi far girare quei giochi in quel form factor.” Roberto conferma: la conversione di Flight Simulator su Xbox Series X è quasi miracolosa, praticamente indistinguibile dal PC, e pure su Series S gira in modo impressionante. La patch PC ha quasi raddoppiato i frame al secondo. Sandrino lo scarica su entrambe le piattaforme, ma giocherà su console — per non sudare come una bestia.
Verso fine mese, la pizza dello Zoo di Velletri scrive una pagina nera nella storia gastronomica del gruppo. Sandrino e Veronica, sedotti dalla capricciosa meravigliosa di Rocco vista la sera prima alla cena per l’acquisto della casa di Bizzoni, decidono di ordinare da asporto. Errore fatale. “Stanotte un mal di pancia, giri nel letto a sudare. Stamattina mi sono svegliato con delle occhiaie mostruose.” Veronica pure si è svegliata gonfia e mezza malata. L’unica superstite è Mila, che ha mangiato due pezzetti e poi se n’è andata a giocare — e ora si sta mangiando un flauto, serena come una buddha.
Rocco, che per tutto il mese ha fatto capolino tra un lavoro e l’altro con la frequenza di un’eclissi solare, trova finalmente il tempo di prendersi delle ferie — notizia accolta con giubilo da Roberto — e aggiorna gli amici sulla casa nuova. L’ingegnere ha fatto il sopralluogo, sono arrivati i pavimenti, le tracce dell’elettricista sono pronte, e i costi sono saliti a 12.000 euro ma l’ingegnere è bravissima e chiede un quinto di quello che chiedevano gli altri. La Lavinia si sveglia 5 notti su 5 intorno all’una e vuole venire a lettone, Leonardo perde sangue dal naso in macchina spaventando tutti, e Rocco lavora fino alle 8 di sera. Ma la prossima è l’ultima settimana, poi agosto e riposo. I lavori finiranno per fine ottobre, e il passo successivo è mettere in vendita la casa vecchia. Ce la farà.