Giugno 2021: vaccini, uomini lupo e il custode che non sapeva degli Europei

Giugno comincia con Roberto inchiodato nel traffico dietro un’Audi A6 del 2007, diesel, 250 e passa cavalli, con una gigantesca P di neopatentato sul lunotto. La cosa lo disturba a un livello quasi metafisico. “È come se mi comprassi una Ferrari per il 18enne di turno e poi c’è piazzi sopra la bella P,” borbotta. Alessandro gli spiega pazientemente che la P è per pirla, non per principiante, e che magari il tizio si è preso la patente a 40 anni. O magari ha il foglio rosa e sta usando la macchina del padre. Roberto non è convinto, ma viene distratto dalla foto dei quattro amari del Capo che qualcuno ha postato. Il mistero dell’Audi muore lì.

Il mese vero inizia con Roberto che non riconosce Mila nelle foto del suo terzo compleanno. La bambina è cresciuta talmente tanto che lui, guardando e riguardando le immagini, non riesce a capire chi sia. “Non l’ho riconosciuta, non sembra neanche lei,” confessa mortificato. “E soprattutto non mi sono ricordato il 2 giugno, che era il compleanno.” La vergogna è tale che propone di essere annientato dalla discussione. Alessandro lo perdona con la magnanimità di chi sa che l’amico vive su un altro pianeta, quello calabrese, dove le informazioni arrivano con settimane di ritardo. Ma quando Roberto, riprendendosi dallo shock, nota che Mila assomiglia tantissimo a Veronica, Alessandro conferma: “Più cresce e più assomiglia a Veronica e alla madre di Veronica.”

Alessandro, intanto, riaccende Star Citizen dopo più di un anno per testare la nuova scheda grafica. Il responso è il solito cortocircuito emotivo: la città che visita è resa in maniera che “fa impallidire qualsiasi gioco,” la metropolitana trasparente attraverso la megalopoli futuristica lascia a bocca aperta, ma la domanda finale è sempre la stessa: “Ma quando cazzo ci si potrà giocare?” Roberto, che un tempo era il più fervente paladino di Chris Roberts su ogni forum, si è convertito al lato oscuro: “Dieci anni dopo sono diventato dal più strenuo difensore al più accanito hater.” Il problema non è la visione — quella è grandiosa — ma la gestione. “Chris Roberts sarà un genio visionario, ma non hanno un’idea una di come certe cose vadano gestite.” Intanto il crowdfunding si avvicina ai 300 milioni di dollari. Forse Caterina, Mila, Leonardo e Lavinia ci potranno giocare. Forse.

A metà mese arriva il momento della vaccinazione. L’operazione Luisa-a-Cosenza parte il sabato, dopo che la prima volta era stata annullata dalla protezione civile alle 9 meno un quarto di sera per mancanza di dosi. Stavolta funziona, ma non senza peripezie: Roberto si dimentica l’antistaminico a casa e deve fermarsi a Paola per comprare una “Fexallegra” — che sì, si chiama proprio così. Alessandro gli chiede aggiornamenti tramite Mila, che manda un audio adorabile chiamando Roberto “puccione.” La vaccinazione va a buon fine per Luisa, ma per Roberto niente — le dosi libere partono dalle 14:30 e loro sono troppo stanchi per aspettare. Pazienza: lui ha l’appuntamento a Paola il 10 giugno.

Il giorno del vaccino di Roberto viene accolto con il cerimoniale che gli amici riservano agli eventi potenzialmente letali: Alessandro gli chiede se ha fatto testamento, Rocco monitora i minuti di silenzio come un cronometrista olimpico. “Sono passati 35 minuti e ancora nessuna notizia di Roberto. Cust, resisti, resisti!” Quando Roberto riemerge vivo, l’unico effetto collaterale è un braccio dolorante che impedisce a Caterina di appoggiarci la testolina la sera. Luisa, allarmista di professione, gli dice di non andare al lavoro il giorno dopo. “Che cazzo? Cioè, che gli dico? Non vengo al lavoro perché potrebbe venirmi la febbre?”

C’è poi un evento che getta una luce quasi surreale su Roberto: non sapeva degli Europei di calcio. Cioè, proprio non ne aveva la più pallida idea. “Ieri sera quando ho guardato la televisione stanno a fare questa roba con Stefano Accorsi, intervistano i giocatori della nazionale, e io… so caduto dal pero. Ma che davvero? Ci sono gli europei? È come se mi avessero detto: oh, ma lo sai che sono sbarcati gli alieni l’altro giorno?”

A metà giugno, Roberto vive per tre giorni un’esperienza che lo trasforma: la Ford di Luisa è dal meccanico per i braccetti degli ammortizzatori (“praticamente stavamo andando in giro con una macchina che se cappottava”), e così è lui a portare Caterina all’asilo. La scoperta è commovente nella sua semplicità: Caterina, svegliata un’ora prima del solito, non fa capricci. Si alza assonnata ma serena. “Magari l’idea di questo cambio di routine, che possa esserci anch’io a portarla all’asilo, la rende contenta.” Roberto vorrebbe farlo tutte le mattine, ma sa che quando tornerà la Ford tornerà il solito tran tran. “E poi direte, e svegliatele prima, Caterina. Eh, ci dobbiamo attrezzare.”

L’ondata di caldo africano che colpisce Guardia Piemontese porta Roberto a una decisione epocale: comprare il Thermaltake The Tower 100, lo stesso case di Alessandro. Il PC si è spento per protezione termica tre volte in dieci giorni, sempre giocando a Super Mario Kart 8 emulato con Caterina — un gioco che non richiederebbe chissà quali risorse, ma quando in casa fa più caldo del Sahara, anche un Noctua a basso profilo alza bandiera bianca. Lo compra bianco anziché nero perché costa 11 euro di meno. “Pensa quanto so pulciaro.” Alessandro gli suggerisce il flusso d’aria a torre — ventola in basso che aspira, ventola in mezzo e ventola in alto che espelle — e si offre di mostrargli il montaggio. “Tra l’altro se ti serve una ventola dimmelo, c’è ne ho una marea.”

Roberto annuncia anche una visita al nutrizionista. “Vi rendete conto come sono ridotto? Che tristezza.” Alessandro lo incoraggia con la delicatezza di un amico vero: “Era ora che andassi da un nutrizionista perché veramente stai diventando borso. Te lo dico io che sono un amico, pensa quelli che non sono amici.” La domanda fatale arriva subito: “Ma quindi sono borso come Masha? Come il maialino di Masha?” “Se è borso come il maialino di Mascia.” “Eppure che è il maialino di Mascia, tra altre cose?”

Intanto Alessandro finisce al pronto soccorso di Velletri per un morso — non si capisce bene di cosa, ma il morso “sta in putrefazione.” L’esperienza è kafkiana: entra alle 11, gli dicono di aspettare, la dottoressa gli suggerisce di chiamare la guardia medica, la guardia medica non risponde, torna al pronto soccorso dove finalmente gli fanno l’antitetanica. Ma l’antirabbica no, perché non ce l’hanno. “Deve andare allo Spallanzani a Roma.” Roberto e Rocco lo prendono in giro per giorni: “Cari amici uomini lupo, buongiorno!” Alessandro alla fine si reca al centro antirabbico dell’Umberto I, dove gli confermano che la rabbia è estinta nella Repubblica Italiana dal 1900 e rotti. “Quindi sono sano e salvo, cari amici.”

Ma il cuore di giugno è la visita di Roberto a Velletri. È il primo viaggio in treno da solo dal settembre precedente e l’ansia è palpabile: “Sono molto ansioso, non so perché. Ho viaggiato per anni su carri bestiami, ma stavolta forse effetto pandemia.” Si riabitua al traffico romano con difficoltà (“Mi devo un attimo rincattivire perché sono troppo mollaccione”), e la sera si ritrova con Alessandro, FDA, Caporali e Meconzino per una pizza. Niente tavolate enormi, niente dispersione. “Quando siamo in tanti non riesco a dare retta a nessuno. Invece così, una cosa più intima, me sento più accolto.”

Rocco, quel sabato, non riesce a unirsi alla cena, ma la domenica mattina si precipita a via Ariana 74 — svegliato alle 10 e un quarto dopo essere andato a letto tardi. “Sto facendo una corsa per venire. Arrivo tra 10 minuti.” Roberto lo aspetta fuori dal cancello, fresco di una cacca prolungata e di una chiacchierata con la vicina. L’abbraccio tra i tre, dopo mesi di messaggi vocali, è breve ma carico di tutto quello che le parole su Telegram non riescono a trasmettere.

Il 7 giugno, il compleanno di Margherita, passa in sordina nella chat. Rocco aveva anticipato che sarebbe stato un periodo difficile. Alessandro gli manda un messaggio che non cerca di riempire il vuoto con parole di circostanza: “Non è che ci stanno parole che possono migliorare la giornata di una persona in questi casi.” Rocco non risponde subito. Non ce n’è bisogno.

Roberto, nel frattempo, ha finito la prima stagione di The Umbrella Academy e resta con la mandibola a terra. È il periodo dei sogni rivelatori: Rocco confessa di aver sognato Roberto su una Panda blu, con cappello da fighetto, barbetta bianca e Caterina adulta al fianco, col maglioncino del liceo. “Un sogno brevissimo ma bellissimo.” Roberto commenta: “Panda blu, cappello da vecchio, macchina da vecchio. Vorrà dire molto.”

E il mese si chiude con i preparativi per la vacanza estiva: Alessandro organizza un hotel a Scalea per luglio, Roberto fa il sopralluogo con la suocera. C’è il Mediterraneo, quello al centro, che sembra comodo. “Entro domani vi faccio sapere.” L’estate si avvicina, e con essa la promessa — ancora tutta da mantenere — di ritrovarsi tutti insieme, al mare, come si faceva prima che il mondo impazzisse.