Maggio 2021: criptovalute in regalo, shabby chic vietato e preventivi da capogiro

Maggio si apre con Roberto furente al volante, a livelli di scazzo “improponibili”, e Alessandro seduto sulla tazza del gabinetto — il suo trono dell’informazione mattutina — che gli chiede come va. La risposta è un grugnito, ma il vero argomento della mattina è un altro: Alessandro si è comprato Cyberpunk 2077 da un sito di chiavi rubate, pagandolo 24 euro in versione GOG. Non tanto per giocarci, dice, quanto per testare quella benedetta RX 6800 XT. Poi, vabbè, forse anche per giocarci. Anche se l’ambientazione cyberpunk gli ha sempre fatto cagare.

Roberto, dimenticando per un istante la furia mattutina, si trasforma nel professor Bernacca delle schede grafiche. La versione GOG è quella giusta, spiega, perché anche Steam si appoggia a GOG. Poi parte un trattato enciclopedico su RTX, DLSS, DirectX 11 contro DirectX 12, frame rate in 4K con e senza ray tracing. Una 3090 da 1.500 euro senza DLSS tira fuori 19 frame al secondo. Diciannove. Alessandro lo ascolta e si chiede da dove diavolo peschi tutte queste informazioni. “Sulla tazza del cesso la mattina e sulla tazza del cesso la sera,” risponde Roberto, con la candida onestà di chi ha accettato che i suoi unici momenti di libertà intellettuale avvengono in bagno.

Alessandro rilancia: perché non fai un canale YouTube? Roberto tentenna, si sente ridicolo. Allora Alessandro propone un’alternativa geniale: un articolo vocale di 5 minuti, la voce di Roberto sovrapposta a un manichino digitale con la sua faccia. Roberto trova l’idea fenomenale. Poi torna alla realtà e cambia macchina perché è arrivato il collega.

Ma lo scazzo di Roberto ha radici profonde. Non riesce più a fare niente di suo. Niente film, niente serie TV, niente videogiochi, niente bicicletta — quella del suocero che ha ridotto in condizioni pietose. Ha un PC intero da montare ma non ha né il tempo né la voglia, e sta diventando cieco da vicino, quindi le vitarelle del computer sono diventate un’impresa epica. “Prima o poi spotterò come una iena a casa,” confessa. “E io non voglio sbottare.” Ci sono tre “Grazie a tutti” di fila che suonano come un SOS in codice Morse.

Rocco, intanto, porta notizie dal fronte della ristrutturazione che fanno girare la testa. Il preventivo della geometra Maria Sole Masella è arrivato: 1.950 euro. Per lo stesso lavoro — identico, lo stesso progetto del bagno — che Check e Alviti gli avevano quotato 11.800 euro. Un sesto del prezzo. E non solo: dove gli altri ci avrebbero messo 6 settimane, Maria Sole ha consegnato in una settimana. Non un progetto, ma 7-8 soluzioni diverse, con rendering, proposte stilistiche, misure precise. Roberto è basito. Come si giustifica un divario simile? Come fanno a campare quelli? “Sono zizzanioso e perfido e maligno,” premette, prima di infilare il dito nella piaga: se il risultato è lo stesso, preferisce avere i lavori fatti con qualche magagna ma a un costo umano, piuttosto che la perfezione assoluta a sei volte il prezzo.

Rocco racconta di aver affrontato Check direttamente. La risposta è stata sfuggente: “Considera che a te ti abbiamo chiesto un terzo di quello che ti dovevamo chiedere.” Un terzo? “30.000 euro per disegnare un bagno?” La verità emerge piano: Alviti gli aveva confezionato un preventivo per ristrutturare tutta la casa, quando Rocco aveva chiesto solo il progetto del bagno. Alessandro sentenzia: “Hanno visto che Rocco i soldi ce li ha, e hanno caricato il massimo.” Roberto aggiunge un’analogia calzante: è come se lui volesse vendere a Rocco una scheda usata da 200 euro a 800, perché tanto l’amico i soldi li caccia.

A metà mese, un evento più dolce. Alessandro crea due wallet di criptovalute — uno per Roberto, uno per Rocco — e ci deposita un centesimo di Ethereum ciascuno, più qualche altro token messo in staking. Il valore è modesto, una settantina di dollari, ma il gesto è enorme. “Guardatelo come il regalo di Natale che non v’ho fatto,” dice. “Come un amico che ha vinto al Super Enalotto e vuole regalare un po’ di soldi agli altri.” Roberto si quasi commuove: “L’idea che tu mi hai regalato il mio primo centesimo di Ethereum è una cosa talmente romantica…” Rocco, più pragmatico, lo paragona a quando Alessandro gli regalò Star Citizen: “Ci ha regalato l’ingresso al mondo.”

Roberto tenta di impratichirsi nelle criptovalute quella stessa notte. Si addormenta sul divano dopo aver messo a letto Caterina, si sveglia alle 5:08 con un torcicollo devastante, e alle prime luci dell’alba bombarda Alessandro di messaggi disperati perché niente funziona come dovrebbe. Inverte numeri nei campi, sbaglia transazioni, ogni operazione fallita gli succhia gas e commissioni. “Non sono più in grado,” confessa. “A 46 anni non ho più il controllo del mio corpo.” Ma la diagnosi è unanime: le cripto sono un lavoro vero. Roberto lo capisce subito. “Devi stare presso, ma veramente a presso,” riferisce dopo i primi tentativi. Alessandro, che nel frattempo ha perso circa 10.000 dollari nel grande crollo di maggio, reagisce con la filosofia di chi gioca col Monopoli: “La vivo in maniera molto sorridente.”

Il fronte casa di Rocco avanza come un treno. Il costruttore Luciano Castagna — un velletrano verace, amico di Silvia — offre un prezzo tra i 35.000 e i 40.000 euro per tutta la ristrutturazione, con sconto in fattura del 50% tramite la banca. Alessandro però interviene a gamba tesa: lo sconto in fattura non lo fa nessuno. Nessuno. L’unico che te lo fa è Enel Energia per condizionatori e caldaie. Per il resto, bonifico IRPEF e rimborso in 10 anni. Rocco scopre la cruda verità pezzo per pezzo, negozio dopo negozio. E poi il mistero delle ceramiche: lo stesso grès porcellanato effetto legno costa 60 euro al metro quadro in un posto e 22 in un altro. La stessa mattonella da bagno, 88 euro contro 13. “Il mondo della ceramica per me è un grande mistero,” confessa Rocco, che alla fine opterà per il Felici di Velletri.

Ma il mese non è solo mattoni e cripto. Roberto, dopo un anno di pandemia senza colazioni fuori, si avventura con il collega Davide in un nuovo bar sulla Statale tra Diamante e Cirella. Ordina un Japanese — cocktail verde alcolico — e si ritrova davanti un aperitivo che è praticamente una cena: arancini al pistacchio, alla cacio e pepe, classici, crocchette, polpettine. Costo: 15 euro a testa. Roberto prima impallidisce, poi ragiona: nessuno dei tre ha cenato quella sera. “Se la consideri come un pasto e non come concetto d’aperitivo, c’è sta tutto.” Ma la vera conquista non è gastronomica: “Per la prima volta, non so da quanti anni, è stato bello. Ho fatto finalmente qualcosa di diverso dalla mia routine.”

Una mattina, il tablet di Caterina precipita dalle ginocchia di Roberto e si disintegra. Schermo in cocci, pianti della piccola, rimbrotti paterni. E l’amara constatazione: “Non me lo posso permettere neanche un tablet da 200 euro in questo momento.” È il tipo di frase che Roberto pronuncia come un dato di fatto, senza autocommiserazione, che per questo colpisce di più.

Rocco, nel frattempo, racconta un episodio che ha preoccupato tutti: tornando in macchina da Roma, ha iniziato a sudare freddo, gli tremavano le mani, come un piccolo attacco di panico. Si è fermato a un autogrill, ha comprato albicocche secche, un croccante e un Gatorade, ed è passato tutto. Carenza di zuccheri, probabilmente, causata da una vita troppo movimentata e pasti consumati in piedi mentre scrive al computer. Alessandro gli intima di bere e alimentarsi meglio.

La fine del mese porta un capitolo dolce e doloroso insieme. Rocco racconta che durante il weekend con Silvia, Lavinia si è fermata un momento, l’ha guardata con gli occhi sgranati, e ha detto: “Questo me lo metti a posto tu, mamma.” Si è fermata sulla parola. Silvia ha risposto con naturalezza: “Certo, morì, me lo metto a posto io.” Rocco è commosso che il gesto sia venuto spontaneo. Ma è anche il periodo più difficile dell’anno per lui: il 20 maggio è stato l’ultimo giorno di Margherita a casa prima dell’ultimo ricovero, il 28 il trapianto di midollo, il 7 giugno il suo compleanno. Si prende una settimana di ferie: vuole andare al cimitero, fare una passeggiata, isolarsi, giocare a Destiny. Nessun’altra rottura di scatole. Solo i suoi pensieri.

In mezzo a tutto questo, naturalmente, c’è la guerra santa dello shabby chic. Rocco, forse influenzato da Silvia, menziona che l’arredamento della casa nuova potrebbe avere uno stile shabby chic. Alessandro reagisce come se gli avessero confitto un chiodo arrugginito nell’anima. “Assolutamente no, Rocco. Due professionisti, due persone di una certa levatura, che devono andare ad arredare casa come le zecche?” Roberto, dal canto suo, conferma: Luisa un tempo ci era cascata, poi si è “redenta” da sola. Lo shabby chic è associato nella sua mente alla parola “zecca” con una violenza quasi fisica. La Thun, poi, è il gradino successivo verso l’abisso: “Quando ci siamo sposati, un sacco di gente ci ha regalato i ninnoli della Thun. Ma che cazzo, chi l’ha chiesti?” Alessandro racconta di aver regalato tutti quelli ricevuti alla donna delle pulizie e alla zia di campagna. Roberto confessa che l’unico acquisto Thun di cui non si pente è una palla di neve di Babbo Natale che Caterina cerca ogni Natale negli scatoloni delle decorazioni.

E mentre il mese muore, Roberto scopre The Umbrella Academy su consiglio di Rocco. La prima puntata lo lascia a bocca aperta: fotografia sbalorditiva, ambientazioni da film, e un personaggio che gli fa schiantare la mandibola a terra. Legends of Runeterra, intanto, diventa il terreno su cui Roberto e Alessandro si ritrovano nerd come ai vecchi tempi di World of Warcraft — che Roberto evoca con nostalgia quasi dolorosa, ricordando i lupi nel bosco di livello 15, il mostrone cicciotto prima del villaggio, e quegli anni in cui la vita era ancora spensierata.