Agosto è il mese in cui la Calabria impazzisce. Le strade si intasano di bagnanti, il caldo diventa una condanna biblica, e Roberto affronta la sua personale odissea quotidiana tra Ferrari in coda, vacanzieri puzzolenti e la lenta metamorfosi della casa nuova. Rocco naviga tra radioterapia, Lego e schede video. Sandrino, per la prima volta dopo mesi, riesce a dormire una notte intera.
Il mese si apre con Roberto che, fermo al distributore a fare benzina, assiste all’ennesimo sfoggio di ricchezza costiera. Una Ferrari F458 rossa si piazza accanto alla sua Punto con un rumore che fa tremare i vetri. Ma Roberto è sereno: “Tu puoi avere tutte le Ferrari che vuoi, ma da questo periodo, col traffico che c’è, vai a 50 all’ora come se avessi un Pandino 750.” Anzi, la sua Punto, essendo più stretta, riesce a passare dove la Ferrari nemmeno sogna di infilarsi. La democrazia del traffico agostano.
Il telefono di Roberto, intanto, è in agonia terminale. Il Motorola non ha più memoria, la batteria muore a metà mattina, il microfono è alla frutta. C’è un telefono nuovo ancora sigillato da mesi, ma Roberto è pigro. L’idea di affrontare aggiornamenti su aggiornamenti, installazioni su installazioni, lo paralizza. Vuole la pappa pronta. Il Motorola, dal canto suo, ha dato tutto quello che poteva, e anche di più.
In casa nuova i lavori procedono con la grazia di un film di Totò. La cucina è stata montata, tutto bello, tutto fantastico, se non che il piano a vista dove dovevano entrare il fornetto e gli elettrodomestici è troppo basso. Lo spazio tra il piano e i pensili sopra è troppo stretto. Hanno sbagliato l’altezza. Devono smontare tutto e ricominciare. Roberto accoglie la notizia con la calma olimpica di chi ha già visto troppo: “Porca di quella paletta.”
Rocco si presenta senza barba e scoppia il caos identitario nel gruppo. Roberto è spiazzato: “Mi piacevi molto più con la barba, molto più Kratos e molto più figaccione.” Sandrino rincara: “Sembri un bimbo.” Roberto chiude con un neologismo destinato a restare: “Rocco Glabro.” Rocco, evidentemente, non la prende benissimo.
Mentre Roberto combatte con il caldo e i vacanzieri, Sandrino manda un messaggio che fa sorridere tutti: è in ferie con Veronica, senza Mila, lasciata alla nonna. Hanno bisogno di ritrovarsi come coppia e si sono regalati tre giorni fuori. La notizia bomba? Sandrino ha dormito una notte intera di seguito per la prima volta da quando è nata la bambina. È un momento piccolo ma enorme, e tutti lo festeggiano in silenzio.
Rocco e Margherita nel frattempo devono iniziare la radioterapia al San Camillo, ma la prima seduta salta: una macchina è rotta. L’ansia è tangibile. La terapia va fatta ogni giorno, se saltano sedute si allunga tutto, e il pensiero di passare un mese e mezzo così, con l’appuntamento che può essere disdetto all’ultimo momento, è un peso che Rocco porta con la consueta dignità: “Siamo positivi, siamo positivi.”
Il Ferragosto di Roberto è un’epopea calabrese in tre atti. Pranzo con venticinque persone protratto fino alle cinque del pomeriggio. Festa di compleanno di un bimbo di sei anni fino alle dieci e mezza di sera. E poi, partenza notturna per la festa di Ferragosto dal cugino straricco di Luisa: Elio, quello che ha un ristorante a Tokyo. Elio è un personaggio che non puoi odiare o amare, ma che non puoi ignorare. Ciccione calabrese che parla giapponese e inglese, gira in Italia con una Jeep Renegade da ventimila euro ma in Giappone ha Ferrari e Lamborghini nel garage privato. Ha fatto assaggiare la prima ’nduja prodotta interamente in Giappone, ha vinto premi internazionali per formaggi calabresi fatti con latte di allevamenti giapponesi. Roberto rosica come un porco, ma con eleganza. La nota comica della serata: uno degli aiutanti giapponesi di Elio si chiama Sega, e l’intero tavolo di calabresi non riesce a trattenersi. Il poveretto ride a ogni battuta volgare senza capire. Poi arriva Stefano, un maestro gelataio gigantesco, accompagnato da una compagna che Roberto definisce “una figa allucinante” salvo poi cancellare tutto con un diplomatico “le nostre mogli sono meglio, ciao a tutti.”
A metà mese irrompe il grande dibattito tecnologico: le auto elettriche. Roberto si sta documentando, legge forum, confronta, e il verdetto è impietoso. Centocinquanta-duecento chilometri di autonomia? Lui che ha l’ansia da benzina anche col serbatoio pieno? Una Golf elettrica a quarantamila euro, quando una Giulia diesel da centonovanta cavalli ne costa trentacinquemila? “Ma è come la merda con il cioccolato”, sentenzia con la delicatezza che lo contraddistingue. Rocco concorda su tutta la linea: il futuro è l’ibrido, tipo le Toyota, non il full electric. I tempi di ricarica sono ridicoli, le colonnine inesistenti, i costi fuori scala. La smart elettrica parte da ventitremila e cinquecento euro: è una Smart. Roberto rilancia col GPL, e sa già che Rocco lo perculerà a vita per questo, ma i numeri parlano: undici euro per il pieno, i motori turbo GPL moderni non hanno niente da invidiare ai diesel. E statisticamente è più probabile che prendano fuoco le celle di una Tesla che il serbatoio GPL. La discussione si allarga al downsizing dei motori benzina, con Roberto che difende la Fiat come sempre un passo avanti e poi si indigna per i consumi sul misto: sei chilometri al litro con un mille di cilindrata. “Ma che c’ho la Ferrari?”
Ma il vero terremoto nerd di agosto è l’annuncio delle nuove schede video NVIDIA alla Gamescom. Il CEO Jensen Huang, vestito come al solito col giubbotto di pelle da Terminator, svela i prezzi delle RTX 2080 e 2080 Ti. Roberto e Sandrino seguono in diretta, Roberto bloccato nel traffico a Belvedere. I prezzi? Milleduecentosettantanove dollari la 2080 Ti, ottocentosessantanove la 2080. Roberto esplode: “Porca ma, ma, ma, porco di ma, dai! Vaffanculo!” Sandrino è ugualmente sconvolto. Un anno e mezzo prima con settecento euro ti portavi a casa una 1080 Ti, che ancora oggi è un capolavoro. Questi prezzi sono pura speculazione. Roberto, che avrebbe speso anche ottocento euro per una 2080 Ti, ora manda tutti a quel paese. La nuova tecnologia RTX col Ray Tracing? Una feature proprietaria che non prenderà mai piede, come tutte le tecnologie proprietarie degli ultimi quindici anni. La conclusione amara: stanno costringendo anche i maniaci del PC a buttarsi sulle console. Roberto annuncia che comprerà la PS5 al day one.
Rocco consiglia La Casa di Carta su Netflix, serie spagnola, molto interessante, la protagonista si chiama Tokyo “e ha un fondo schiena notevole, anche se si vede per tre secondi.” Anche se sono spagnoli e quindi antipatici. Il buon Rocco, sempre equilibrato nelle sue recensioni.
Leonardo, il figlio di Rocco, si sta appassionando ai Lego e ai videogiochi Lego, e Roberto non potrebbe essere più contento. Stanno giocando insieme a Lego Movie e Lego Jurassic World su PS4, e Rocco è combattuto: prendergli anche la PS Vita o continuare a giocare insieme sulla console grande? Roberto è categorico: compralo per PS4, la gioia di giocare insieme a tuo figlio è impagabile. E poi, con la sua solita invettiva contro la parsimonia: “Ma che spendaccione! Te lo puoi permettere? Puoi levarti lo sfizio? Fallo!” Margherita interviene nella chat per la prima volta e Roberto le risponde con ironia cristallina: il buon papà sta col figlio e gioca ai videogiochi, la buona mamma sta con la figlia e gioca con le bambole, è la società che impone queste cose. Per il bene dei figli, ovviamente.
E poi arriva Voltron. Roberto, dopo settimane di tentazione davanti al sito Lego, cede e compra il set da centosettantanove euro e novantanove centesimi. Duemilaecento pezzi, cinque leoni che si uniscono. L’estasi è totale. Si sveglia alle sei di mattina per montare prima di andare al lavoro. Racconta ogni dettaglio con una passione che nessun altro argomento gli strappa: le buste numerate, i pezzi colorati nascosti all’interno, la fermezza strutturale perfetta, il panico per un pezzo che nell’immagine sembrava nero ma era grigio scuro. Il tempo vola, venti minuti sembrano un istante. Ha iniziato dal leone giallo e ne parla come di un figlio. Rocco, che ha appena finito la nave in bottiglia Lego Ideas, condivide la stessa gioia: montarlo con Leonardo è stato bellissimo, e gli è pianto il cuore quando stava per finire.
Roberto intanto vuole vendere la PS4 normale e il mini PC assemblato, ma è troppo pigro e impedito per farlo da solo. Chiede aiuto a Rocco, che si offre di piazzare tutto attraverso i gruppi di appassionati e il corriere del negozio. Roberto si vergogna a chiederlo, sa che non lo farà mai da solo, e la scena è di una tenerezza autoironica disarmante.
A fine mese inizia ufficialmente il trasloco nella casa nuova. Non è tutto pronto, la cucina ha ancora le modifiche da fare, ma Roberto decide che se non prendono mai l’inizio non si trasferiranno mai. Il weekend diventa una processione di pacchettini e pacchettazzi. Il falegname viene a montare la parete attrezzata, ma ha bisogno di qualcuno che gli regga i pensili. Luisa chiama Roberto al lavoro: puoi essere a casa alle sei e mezza? Roberto, che aveva pagato il falegname proprio per non dover fare niente, si ritrova a fare il manovale dopo una giornata di lavoro. La sua vendetta? Pagare solo metà: l’altra metà se la è lavorata lui come ragazzetto.
L’apoteosi comica del mese arriva con la perquisizione dei carabinieri. Roberto viene fermato a Santa Maria del Cedro con il collega Marcello. Controllo documenti, poi la frase fatidica: “Se potete scendere che facciamo una perquisizione.” Prima volta in vita sua. Svuota le tasche, allarga le gambe, palpeggiamento ai fianchi, alle cosce, ai polpacci. Nel frattempo perquisiscono la macchina: il porcile con fazzolettini per terra, il simbolo di Zelda stampato in 3D, la chiave regalata da Rocco per i quarant’anni. Controllano zaini, il pranzo, le tasche, il bagagliaio. La gente che passa li guarda come due malviventi. Roberto è strafelice: mezz’ora di ritardo al lavoro giustificata. Alla fine scopre che è tutta colpa di Marcello, che due mesi prima non si era fermato a un posto di blocco e ha una pendenza penale. La ciliegina: mentre i carabinieri li perquisiscono, una macchina taglia la strada a due anziani sulle strisce pedonali. La signora protesta e indica i carabinieri. Il carabiniere si alza, la guarda e dice: “Signora, purtroppo di questo periodo bisogna stare attenti che capita spesso.” Roberto quasi muore dal ridere. Sul verbale c’è scritto che gli hanno chiesto di consegnare tutto ciò che avevano di illegale, e loro avrebbero risposto di non avere nulla. Frase mai pronunciata da nessuno. Ma sul foglio c’è scritto. Benvenuti in Calabria.
