Luglio 2018: tra panze, Primero e personaggi non giocanti

Il mese si apre con Roberto e Luisa alle prese con la banca. Duemila e passa euro di assicurazione sulla vita, infilata nel mutuo come fosse un dettaglio, quando invece è una polizza facoltativa che nessuno ha chiesto. Il cugino di Luisa, amministratore contabile di mestiere, ha letto le carte e sentenziato: non ha alcun valore. Roberto, con il pragmatismo cinico che lo contraddistingue, ha già espresso la sua filosofia di vita al bancario: “Guardi, io dico proprio tondo: se crepo, non me ne frega un cazzo di quello che viene dopo.” La banca però ha giocato la carta del ricatto: se disdite la polizza, potremmo annullare il mutuo. Roberto l’ha presa benissimo, paragonando la situazione a una pistola puntata con l’invito cortese ad alzare le mani. Luisa è pronta all’attacco. Quei duemila euro servono come il pane.

Ma il mutuo è solo l’antipasto. La casa nuova ha bisogno di lavori e i preventivi arrivano come schiaffi. Seimila euro a bagno. Roberto quasi prende un infarto. Dodicimila euro per due bagni. Rocco, pragmatico, gli consiglia di farsi fare preventivi da ditte che non conosce, perché il parente o l’amico non lo puoi mai mandare a quel paese quando ti dice “ci metto una settimana” e poi ce ne mette otto. Roberto concorda, e con la sua solita irresistibile logica conclude: “Vabbè, venite a casa, vi apparecchio sulla tazza del cesso e ci guardiamo la finale mondiale sul 55 pollici seduti sul lavabo.”

Pochi giorni dopo Caterina si sveglia con il corpo coperto di un rash cutaneo. Roberto e la nonna pensano a un’allergia, probabilmente presa al parco giochi. Ma per Luisa è il panico totale: è convinta che si tratti di mastocitosi, la stessa forma di leucemia alla pelle che lei ha da anni. Riconosce le bolle, il rossore. Va in berserk. Roberto cerca di calmarla con la sua logica spiazzante: “Oh Lu, pure che dovesse essere mastocitosi, tu ci campi, no? Ci camperà pure nostra figlia.” La pediatra alla fine tranquillizza tutti: è orticaria, dieci giorni di antistaminici e due di cortisone. Ma Luisa non è convinta. E quando la sera sbaglia il dosaggio delle gocce, dandone dieci invece di cinque, apriti cielo. “Ho avvelenato mia figlia!” La nonna, il nonno, Roberto, tutti a ripetere: dormirà un po’ di più, stai tranquilla. Luisa chiama la cugina parafarmacista, un’altra cugina, passa la sera intera nel terrore. Caterina tossisce? Le gocce. Cade? Le gocce. Si addormenta presto? Eccolo lì, è l’avvelenamento. Roberto racconta tutto senza malizia, con la tenerezza impotente di chi sa che il mondo femminile ha le sue regole e il compito dell’uomo è sopportare e calmare.

Sandrino nel frattempo porta notizie dalla sua trincea domestica. Veronica lo vede con occhi diversi. Gli manda messaggi dicendogli che le manca, che lo ama. Non lo fa ancora rientrare a casa, questo va detto, ma lui ha smesso di chiederlo. Ha capito che è inutile. La madre di Veronica è sempre lì, unica ancora di salvataggio, e la madre di Sandrino non la manda giù, questa situazione. Non le mandano neanche una foto di Mila. Roberto gli dice quello che pensa, come sempre, senza giri di parole: tua madre ha ragione da vendere, ma tu in questo momento non puoi sorbirti anche le sue paturnie. E poi, con la delicatezza che non ti aspetti, aggiunge di essere contento che la situazione si stia stabilizzando.

È il momento giusto per parlare di cose più grandi. Rocco ha un tatuaggio nuovo con una frase in latino: “Vocatus atque non vocatus, Deus aderit.” Chiamato o non chiamato, Dio sarà presente. La frase dell’oracolo di Delfi agli spartani, e da lì parte una discussione che è pura filosofia da bar elevata a forma d’arte. Rocco ci costruisce sopra la sua teoria del gioco: la vita è un gioco, succedono cose belle e brutte, livelli facili e difficili, e quando finisce se ne fa un altro e ciccia. Roberto la fa sua, ma Sandrino dissente con eleganza nerd: è un gioco senza vite infinite, dice, citando Ender’s Game, dove il protagonista giocava a un videogioco e intanto moriva gente vera. Il gioco va bene finché è circoscritto a te, ma quando ci sono altri personaggi in mezzo bisogna ragionare meglio. Rocco rilancia con il concetto di personaggi non giocanti, come in World of Warcraft: senza NPC che ti danno le quest, il gioco diventa un walking simulator. E non concorda sulle vite finite, perché lui crede nel “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.” Cita Sandman di Gaiman: “Non si spreca neanche una foglia, perché dovremmo sperperare anime?” E poi, con la naturalezza di chi ha già tutto pianificato, annuncia che da morto vuole essere sparato nello spazio. Un servizio da quindicimila euro, ma con la pazienza degli eoni verrà sicuramente intercettato da un sole o un buco nero. Lo slogan? “Fa’ che le tue ceneri diventino meteoriti di qualcun altro.”

Roberto, nel frattempo, racconta di un’intervista radiofonica che l’ha colpito: un uomo benestante faceva notare che le persone si attivano per gli altri solo dopo che una tragedia li ha colpiti personalmente. Perché aspettare la disgrazia per fare del bene? Un’osservazione che gli hanno quasi rinfacciato in diretta, ma che Roberto ritiene profondamente giusta.

In mezzo alle riflessioni esistenziali, Rocco svela che Margherita dovrà fare la radioterapia. Il tono cambia, si fa serio. La terapia in sé dura venti minuti, niente effetti collaterali importanti, ma va fatta ogni giorno per quasi un mese al San Camillo di Roma. Dal sei agosto a metà settembre, lunedì al venerdì. La vacanza estiva, quell’anno, saranno i venerdì, i sabati e le domeniche. Rocco ne parla al plurale, come fa sempre: “Dovremo fare questa radioterapia.” Perché per lui non è una cosa che fa Margherita da sola. Roberto è dispiaciuto ma pratico: potete approfittarne, ogni giorno di radio andate a pranzo in un ristorante stellato diverso.

Poi però è tempo di tornare alle cose importanti: Roberto scopre di avere messo una panza allucinante e la festa di compleanno di Rocco è in una location con piscina. Il terrore è palpabile. Chiunque lo incontra glielo dice: ti trovo ingrassato, Robè. Lui non ci gira intorno: “Ho messo una panza che fa paura. In quindici giorni non la smaltisco. Penso che quella panza non la smaltirò mai più in vita mia.” Rocco lo rassicura: la festa non sarà in piscina. E poi, aggiunge, devi preoccuparti più per me che giro con sei tatuaggi e Margherita lo stesso: “Noi dobbiamo stare col terrore delle taniche di benzina e degli accendini di Sandrino.” Roberto si consola a metà. Aveva però comprato delle ciabatte mega ultra performanti di un colore sgargiante al negozio dove fa finta di lavorare, e non poterle sfoggiare in piscina gli spezza il cuore.

Ed ecco che irrompe il grande tema nerd del mese: gli orologi. Rocco sta scegliendo il suo regalo di compleanno e oscilla tra uno Zenith e un Panerai. Roberto, dall’alto della sua autocertificata ignoranza orologesca, lancia il suo argomento del giorno con tanto di cliffhanger: ma perché tutti gli orologi più rari, costosi e belli del mondo hanno i nomi più stupidi del pianeta? Il Primero – e sò, è il Primero! I Calatrava, come monaci buddhisti. E Panerai, che a lui fa pensare a una pornostar. Mentre Omega, Zenith, tutti nomi fighi, sono orologiacci da quattro soldi. Rocco quasi sviene. Con la pazienza di un maestro orologiaio che ha appena visto calpestare un tourbillon, spiega: il Primero non è una marca, è un modello della Zenith. Calatrava è un modello Patek Philippe. Panerai viene dalle Officine di Firenze. E da quel giorno annuncia lezioni quotidiane di orologeria: che cos’è un bariletto, a cosa serve la molla, chi era Gerald Genta. Roberto risponde con la dignità dei grandi: “L’albero è una pianta e la corona è quella che si mette in testa il re.” Alla fine Rocco sceglie lo Zenith El Primero, che Sandrino promette di perculare a vita per il nome. Margherita ci metterà la sua parte, gli amici organizzeranno qualcos’altro. Per il compleanno si parla poi di un giubbotto di pelle da Rancserox, oppure di Red Dead Redemption 2 Collector Edition con la mappa. Il budget è democratico, le opzioni infinite.

Intanto Roberto e Luisa entrano nel vortice della cucina nuova. Cinque metri, marca Lube, elettrodomestici Ariston: seimila euro. Roberto è spaventato, i costi dei lavori in casa si sommano come un’avalanga. La cameretta di Caterina, i bagni, la cucina. Pagate qui, pagate là, pagate su, pagate giù, minchia. Rocco e Sandrino lo consigliano: la cucina costa, ma la userai ogni giorno per vent’anni. Rocco dispensa perle: lascia stare l’okite, vai di laminato, non cambia niente. Ma fatti il lavandino in fragranite, perché quello in acciaio vuol dire guerra al calcare ogni volta. Roberto punta i piedi e ottiene la fragranite, ma rinuncia all’okite e al vasistas. Sì, perché Roberto lo chiama “apertura basista” finché Rocco non lo corregge gentilmente: vasistas, con la V di Verona. Luisa non arriva a chiudere certi sportelli? Problema risolto alla radice: apertura normale e ciao.

Il custode del giorno, rubrica non richiesta ma ormai istituzionale, regala altre perle. L’odore dei vacanzieri al bar di Cetraro la mattina, che lo costringe a spostarsi col cappuccino. I carabinieri che parcheggiano di traverso sulle strisce gialle della farmacia per farsi la colazione. Roberto ne fa una questione di principio e civiltà, Rocco spiega le deroghe dello Stato, Roberto non ci sta: non stavano sventando una rapina, stavano facendo colazione. La signora con la Panda che tampona una Punto al parcheggio e se ne va: Roberto si memorizza la targa, pone il quesito etico al gruppo, poi si risponde da solo e sceglie l’inciviltà. Il mondo lo ha portato a questo.

Rocco nel frattempo vive una giornata esaltante alla Scuola Ufficiale dei Carabinieri. Un’aula da film americano, tavolo quadrato, megaschermi, legno ovunque. Farà una ricerca biennale per il Dipartimento Pari Opportunità sulla prevenzione e il trattamento dell’abuso sui minori. Requisiti minimi dello psicologo nell’ascolto del minore, un libro bianco, una Wikipedia psicologico-giuridica per le forze dell’ordine. Roberto è contento per lui, ma poi aggiunge con la sua solita autoironia: “La mia vita è così piatta, io che posso ribattere? Che sto su una grande punta e vado a lavorare a Scalea.”

God of War è il collante nerd del mese. Roberto ci gioca trenta minuti la mattina prima del lavoro, nella casa provvisoria dei suoceri, ed è categorico: è il gioco della sua vita. Nella top tre degli ultimi venticinque anni. Lo ripete come un mantra: ci sto giocando solo a God of War. E lo ripete ancora. E ancora. Sandrino, tornato dal lavoro in malattia, ci si è buttato dentro e ha raggiunto il cinquantadue percento di completamento. Rocco l’ha platinato e gli è “pianto il cuore” toglierlo dalla PS4. Non faranno DLC, ci hanno messo tutto, e gli ha regalato due settimane di vero divertimento. Roberto non lo vuole finire: è all’undici percento e guai a spoilerare. È un gioco pensato per genitori, osserva Rocco: una storia padre-figlio, strutturata in micro-aree da venti minuti per chi non ha tempo. Chi può apprezzarla più di un padre che si ritaglia spazi di gioco tra una notte insonne e l’altra?

Verso fine mese Roberto sale a Velletri per la festa di Rocco, lasciando moglie e figlia in Calabria. Il distacco gli pesa: “Posso dire una cosa che farà incazzare Sandrino? Lasciarla anche solo per un giorno mi piange il cuore.” La festa si prepara con cura: Rocco compra quattro chili di ovoline di bufala, ombrelloni con asta laterale, fari che girano come quelli veri. Leonardo, il figlio di Rocco, viene beccato al centro estivo di Colle degli Dei abbracciato a due fidanzatine, una bionda e una mora. Roberto commenta estasiato: “Hai creato una macchina da guerra acchiappa femminucce. Manca solo la roscia.”

L’ultimo giorno del mese, come un sigillo perfetto, due notizie: hanno arrestato il sindaco di Guardia, e Roberto, tornando a casa, becca due Ferrari e una Lamborghini nel tratto scalea-Cetraro. Tutti ricchi, qua. E il Custode riprende la sua odissea estiva, con il torcicollo dei cuscini sbagliati a casa dei suoceri e la panza che straborda, ma con una figlia che adora, una moglie a cui vuole bene, e due amici che – in fondo – sono la sua vista mare.