Gennaio 2018: Mining, sogni e platino: un gennaio tra Criptovalute e battaglie vere

L’anno si apre con il respiro ancora sospeso delle feste appena trascorse. Alessandro, Rocco e Roberto riprendono il filo delle loro conversazioni quotidiane, quei messaggi vocali che ormai sono diventati il tessuto connettivo delle loro vite.

Il primo vero momento di gioia esplode quando Alessandro annuncia: “Si chiamerà Mila”. La notizia della gravidanza riempie di luce le giornate di gennaio. Roberto si commuove al pensiero delle tre bimbe che cresceranno insieme—Caterina, Lavinia e ora Mila—come loro tre sono cresciuti fianco a fianco. “Cerchiamo di farlo, impegniamoci per farle conoscere, farle diventare amiche”, dice con quella voce piena di speranza che riserva ai momenti importanti.

Ma gennaio porta con sé anche un’avventura tecnologica che tiene Alessandro con gli occhi incollati allo schermo e le mani sporche di cavi. Il rig di mining sta prendendo forma. Otto schede grafiche GTX 1080, una accanto all’altra come soldati in formazione, pronte a macinare criptovalute giorno e notte. Roberto quasi sbava quando Alessandro gli manda le foto: “Ti prego Sandrino, fammi sognare, fa venire l’hype al bambino che è in me!” Le ventole girano silenziose, le temperature tengono, gli hashrate salgono. Veronica sopporta con pazienza quella sorta di centrale elettrica montata in una stanza di casa, che scalda come un forno e ronza sommessa nella notte.

Il mercato delle schede grafiche è impazzito. Quello che costava quattrocentoottanta euro a dicembre ora vale seicento. Il mining ha scatenato una caccia globale: tutti comprano tutto, persino le 1080 che prima nessuno voleva per minare. Roberto spiega con dovizia di particolari l’effetto domino: le memorie aumentano di prezzo, le crypto esplodono, gli stock si esauriscono. “Se avessimo avuto l’occhio lungo, dovevamo buttarci sull’acquisto in massa di schede video”, riflette. Ma loro sono stati fortunati: sei schede trovate prima di Natale, poi altre otto arrivate da Puntocomshop dopo un piccolo caos con spedizioni sbagliate. Schede MSI Aero, non baracchette, roba seria.

In mezzo a ventole che girano e LED che lampeggiano, Alessandro vive anche un altro tipo di fibrillazione: quella dell’ecografia morfologica di Mila. Quaranta minuti di attesa, poi altri quaranta minuti con la sonda che cerca angolazioni, poi la dottoressa che chiede di tornare la settimana dopo perché non ha visto bene una parte. Veronica si agita, cerca su Internet—”Internet è il male delle donne”, sentenzia Roberto—e si convince che c’è qualcosa che non va. Alessandro cerca di rassicurarla, ma dentro anche lui sente quel pizzico di ansia che solo chi aspetta un figlio può conoscere. Rocco e Margherita raccontano la loro esperienza completamente diversa: dieci minuti di macchina, dieci minuti di ecografia, risposte immediate. “Cioccolatino, aspetta cinque minuti, si gira”, e il gioco è fatto.

Gennaio è anche il mese in cui Roberto trova casa. Cento metri quadri su due livelli, due bagni, due camere, terrazzini, due posti auto assegnati. Settantacinquemila euro finiti, agenzia e notaio compresi. Non è una reggia, ma è tenuta in modo impeccabile: pavimenti nuovi, mura perfette, tutto funzionante. E soprattutto, già predisposta per il metano, con gli scaldabagni e la predisposizione per i termosifoni. “Per 75 mila euro finiti, compreso di notaio e agenzia, è nostra”, annuncia con orgoglio misto a trepidazione. I suoi genitori gli hanno dato trentamila euro, risparmi di una vita. Roberto non ci dorme la notte pensando a questo: “Se non fosse per i miei genitori o per i genitori di Luisa, col cazzo che ce la potevamo permettere una casa di proprietà”. Ma è per Caterina, per darle finalmente una cameretta vera, per toglierla da quella casa umida dove si è presa una bronchite che non voleva passare.

Rocco invece vive un gennaio completamente diverso. Anche lui cerca casa, e trova una villa da sogno: quattrocento metri quadri su tre piani, con portico, biliardo, statua del Trecento vincolata, giardino di tremila duecento metri, piscina di quindici per otto con scivolo, campo da tennis, salone esterno di cento metri quadri con camino del Cinquecento, garage di cento metri, vista su Velletri e sulle isole Pontine. E una grotta che scende per dodici metri. “Ma c’hai pure la grotta”, esclama Roberto incredulo. Il prezzo è quasi ridicolo per quello che offre: duecentonovantacinquemila euro. Ma la casa interna è un labirinto di stanze mal suddivise, pensate per ospitare venti persone d’estate. Ci vorrebbero centomila euro di lavori. Rocco e Margherita ci pensano, fantasticano, ma alla fine decidono di aspettare. Forse tra qualche anno, con più soldi, potrebbero comprarla e raderla al suolo per ricostruire una bella casa prefabbricata in legno, moderna e funzionale.

Ma su Rocco e Margherita si abbatte una notizia che cambia tutto. Margherita ha un nodulo al seno. Le analisi confermano: è un tumore. Servono cure immediate. Chemioterapia, poi operazione. Rocco manda un messaggio: “Oggi inizia la cura al platino”. Roberto si immagina Margherita come Wolverine, iniettata con metallo prezioso, che diventa indistruttibile. È il suo modo di esorcizzare la paura. La prima seduta dura tre ore invece di cinquanta minuti. Margherita è collegata a fleboclisi, in un letto del San Camillo dalle nove e mezza di mattina fino alle quattro e mezza del pomeriggio. Una volta a settimana per tre mesi. Rocco accompagna, aspetta, lavora come un matto per non pensare. “Vedere Margherita per quattro ore attaccata a una flebo è una cosa che mi ha proprio avvilito”, confessa una sera. Gli sbalzi emotivi sono violenti: picchi di felicità seguiti da picchi di tristezza. “Ho perso la capacità di stare in quel senso di tranquillità e di serenità”. Ma l’oncologa è stata chiara: “La mia volontà è che io e te non ci vediamo mai più. Ti faccio questa cura più pesante perché voglio la certezza matematica che non ti rivediamo più da nessuna parte”.

E c’è un aspetto che Rocco non aveva previsto: lo sguardo degli altri che cambia. La barista di fiducia che si rabbuglia quando lui racconta, che quasi non lo saluta. Le persone che spariscono, che evitano, perché Margherita e lui ricordano a tutti la mortalità, la fragilità, il fatto che può succedere anche a te, dal nulla. “Non giudico assolutamente le persone che mi evitano, le capisco fino in fondo”, dice. Ma è difficile. Difficilissimo per Margherita. E poi c’è il senso di colpa del lavoro: Rocco si riempe di pazienti, uno dietro l’altro, senza pause, perché lavorare significa non pensare, significa far scorrere le ore dentro le vite di altre persone. “Mi sento un po’ in colpa perché sto lontano dalla famiglia”, ammette. Roberto e Alessandro lo rassicurano: “È la tua valvola di sfogo, non puoi stare a casa tutto il giorno, non saresti più d’aiuto”. I messaggi quotidiani nel gruppo diventano ancora più preziosi. “I nostri messaggi sono quelli che ascolto con più ansia durante il giorno”, confessa Rocco. E Margherita, nonostante tutto, continua a essere una forza della natura: quando la si sente nei messaggi, è sempre allegra, che scherza, che ride.

Alessandro, intanto, vola a Parigi per lavoro. Tre giorni negli uffici di MyCanal, perché TeamVision è stata comprata dai francesi e bisogna capire come integrare i sistemi. Cena da settanta euro a testa, champagne da sessanta euro, cucina francese che ad Alessandro non entusiasma particolarmente. Ma almeno non si ammazza di lavoro: passano le giornate a vedere come funziona la loro TV, quali sono i punti d’accordo tra le interfacce. “È una rottura stare qua”, ammette, “però alla fine non è che mi sto ammazzando”. Quando torna, conferma: “I francesi ce li hanno belli che comprati, sto in Canal Plus”.

I videogiochi continuano a essere una costante. Alessandro macina ore su Xenoblade Chronicles 2—centosessanta ore quando finalmente lo completa—e ora sta farmando per i super boss sparsi per il mondo. Roberto si immerge in Assassin’s Creed Origins, sessantuno ore all’arena, e quando Alessandro gli consiglia Titanfall 2 a sette euro su Amazon, lo prova e poi passa il testimone a Rocco: “Devi dargli tempo, vedrai”. Nel frattempo Roberto scopre Devilman Crybaby su Netflix, una miniserie che lo lascia sconvolto: “Veramente tosta, tosta, tosta”, con scene che secondo lui hanno esagerato. Ma è bellissima, la colonna sonora gli rimane in testa come una febbre. E poi c’è Diablo 3, con le sue stagioni che tengono vivo un gioco di sei anni: Roberto macina livelli fino ad arrivare all’ottantotto di potenza—no, Roberto sveglio fino alle quattro e mezza di notte per completare obiettivi stagionali.

Nintendo spiazza tutti con un annuncio bizzarro: il Labo, accessori di cartone da montare per giocare con la Switch. Un pianoforte, una canna da pesca, un volante. Roberto è combattuto tra “è la figata ultra megagalattica spaziale” e “è la cazzata iper mega totale”. Rocco apprezza l’idea: “Ti propongono cardboard a quindici euro invece di plastica a cinquecento come Sony”. Alessandro vede il video e si immagina già a giocarci con Mila quando sarà grande.

Le piccole cose quotidiane riempiono i giorni. Roberto bestemmia perché la carta Fineco gli è scaduta il 31 dicembre e se ne accorge solo quando il bancomat gliela sputa fuori. Rimane con cinquanta euro in tasca e deve chiedere in prestito alla moglie. “La banca non mi ha mandato un’email, un SMS, un cazzo di biglietto cartaceo per dirmi che la carta stava a terminare?” Si lamenta che l’assicurazione te la ricorda un mese e mezzo prima, ma la banca no. Poi c’è la mattina della lavatrice: Roberto, già in ritardo, prepara il bucato, mette l’ampollina col detersivo in bilico dentro la lavatrice, chiude lo sportello e—patapum—tutto rovesciato per terra. Detersivo appiccicoso ovunque, deve pulire tutto, la cacca che gli scappa, le bestemmie che rimbombano per le scale del palazzo. Quando Luisa torna a casa, trova probabilmente ancora schiuma dappertutto.

Roberto ha anche una rivelazione mentre ascolta distrattamente la radio in macchina: la pubblicità della Smart elettrica dice che accelera da zero a sessanta chilometri orari in 4,9 secondi, non da zero a cento come il suo cervello aveva registrato le prime volte. “Vi rendete conto quanto sono subdole ste cose?” Una macchina elettrica che fa zero-sessanta in 4,9 secondi non è sto gran missile. È tutta un’altra cosa rispetto allo zero-cento pubblicizzato nelle sua mente. In compenso, adora la pubblicità della Volkswagen con i bambini che sbavano davanti a Lamborghini e Bugatti, e alla fine lo slogan: “Nessun bambino sognerà una Volkswagen, ma noi freniamo automaticamente davanti ai bambini. Lasciamoli sognare”. Geniale.

Rocco, in una delle sue incursioni in macchina per le strade calabresi, incrocia una Lamborghini Centenario completamente nera. Due milioni di euro, edizione limitata. “Ma io che devo pensare?” si chiede. “È un emirato arabo che attraversa l’Italia coast to coast? O è un cazzo di spacciatore di droga?” Opta per la seconda ipotesi. Come fa uno in Calabria ad avere una macchina del genere se non è un mafioso?

Il tema dei figli attraversa tutto il mese. Roberto racconta di Caterina che quando lui torna a casa la sera è come se vedesse Dio in terra: non vuole stare con nessun altro, solo attaccata a lui come una cozza. La cosa lo inorgoglisce ma anche lo preoccupa un po’: “Dovrebbe stare un po’ con tutti”. Caterina prima prende la bronchite, poi l’influenza con vomito e diarrea. Roberto e Luisa si alternano per accudirla, notti in bianco, Zimox a manetta, Ariosol tre volte al giorno. Leonardo, il figlio di Rocco, anche lui ha avuto la febbre: trentotto e sei, nottate agitate. Ma questi sono i piccoli drammi quotidiani della genitorialità, quelli che si affrontano con occhiaie e pazienza.

Verso la fine del mese, le conversazioni si fanno più profonde. Rocco parla apertamente della sua fatica, dello scazzo, del peso di dover essere forte sempre, di non poter cedere. Roberto gli risponde con il cuore: “Rocchino, tu stai reagendo anche troppo bene. Io, solo a pensare la tua situazione, a volte mi domando veramente, sei un grande, ma soprattutto Margherita”. Alessandro, più pragmatico ma non meno affettuoso, dice semplicemente: “Ti farò mangiare una super pasta domenica a pranzo, ci facciamo una chiacchierata, diamo un bacino al Rig, a Margherita, a Veronica, e stiamo tutti a posto”.

I tre amici parlano di soldi, di come non servano a niente quando non sei più qua, di come bisogna prendersi le pause che servono. Roberto racconta della sua mezz’ora dopo il lavoro in cui si ferma a casa, si siede davanti al computer, gioca una partita ad Assassin’s Creed, legge qualche forum, si rilassa prima di andare da Caterina. “Quella mezz’ora mi rimette in pace col mondo”, spiega. Rocco racconta della bicicletta, ritrovata dopo tanto tempo, che è diventata la sua valvola di sfogo. “Quando sono in bici con Meconzino e ci fermiamo a Nemi, vedo tutti questi ciclisti felici che chiacchierano, si fanno un cornetto, un cappuccino, e l’uomo campa. Le donne non sono in grado di fare una cosa del genere. Ecco perché poi tornano a casa e sono depresse”.

La filosofia spicciola maschile si intreccia con le ansie reali. Roberto si logora per i trentamila euro che i suoi gli hanno dato: “Sono i risparmi loro di una vita”. Ma il padre lo ha preso da parte: “Tu non ti preoccupare di nulla, fai finta che siano già tuoi”. La casa è per Caterina, per darle una cameretta, per farla crescere in un ambiente migliore. Roberto chiede un mutuo di quarantamila euro, seguendo il consiglio di un amico: “Chiedi più liquidità di quando te ne serve, che non fa mai male”. Hanno scoperto che chi non ha mai chiesto un finanziamento prima ha più difficoltà a ottenerlo rispetto a chi ne ha già avuti. “Non è un controsenso? Un cane che si morde la coda?” Ma è così che funziona il mondo bancario: chi ha già dimostrato di saper pagare rate mensili è più affidabile. Il rogito dovrebbe essere il trenta aprile, l’entrata nella casa il primo maggio. Se tutto va bene.

Rocco, invece, progetta già il futuro: quando Margherita avrà finito la chemio e sarà stata operata, vuole portare tutta la famiglia un mese fuori dai coglioni. Due settimane in Messico, una settimana a Miami, una settimana a Barbados. “Mi sperpero tutto quello che ho, torno con il conto vuoto, ma chi cazzo se ne frega”. Perché i soldi non te li porti nella tomba, e questa situazione glielo ha insegnato nel modo più duro. “Ho capito che i soldi veramente non servono a niente”, dice mentre torna a casa per comprare Monster Hunter World Collector Edition in digitale. “Quello che c’è è, non me lo posso portare nella tomba”.

L’ultimo giorno del mese Roberto manda un messaggio: “Anche se vi ho intasato la discussione con gli ultimi miei venti messaggi, vi do comunque il buongiorno cari amici”. Gennaio si chiude così, con venti messaggi di riflessioni sulla casa, sul mutuo, sui figli, sulla vita. Con Margherita che inizia il suo percorso di cure. Con Alessandro che guarda le sue otto 1080 minare Ethereum nella notte. Con i tre amici che continuano a parlarsi ogni giorno, perché quei messaggi sono diventati la cosa più importante: un filo che li tiene uniti nonostante i chilometri, nonostante le difficoltà, nonostante tutto.